Così, grazie ai giovani, rimetteremo in piedi l’Italia

Dott.ssa Alessia D’Alessandro, è stata membro dello staff per il Consiglio economico della CDU. Candidata uninominale del MoVimento 5 Stelle in Campania per la Camera dei Deputati nel Collegio di Agropoli (SA).

Sono Alessia D’Alessandro, ho 27 anni e sono di nazionalità italo-tedesca. Sono nata e cresciuta a Napoli, dove ho frequentato le scuole fino al raggiungimento della maturità. Da 11 anni risiedo nella costiera cilentana, esattamente a Castellabate. Nella mia esperienza in Germania, Paese in cui vivevo fino a pochi giorni fa, ho conseguito un master in Public Policy, in lingua inglese, specializzandomi in policy analysis. Ho svolto corsi approfonditi sul processo politico nell’Unione Europea, di Governance e legge, statistica, analisi economica applicata ed economia della conoscenza. In precedenza ho conseguito una laurea in Global Economics and Managment alla Jacobs University di Brema, approfondendo i temi finanziari, macro e microeconomici.

A Berlino ho lavorato per il Consiglio economico della CDU, un’esperienza di quasi un anno che mi ha permesso di conoscere il mondo dell’industria imprenditoriale tedesca (dalle PMI alle multinazionali) e di approfondire i temi trattati dalle 22 commissioni proposte dal Consiglio Economico, temi di rilievo politico nazionale, europeo ed internazionale.

La mia candidatura con il Movimento

Ho deciso di candidarmi con il M5S perché per me è sempre stata l’unica opzione. Da anni seguo con interesse il M5S e all’inizio del 2017 mi sono iscritta alla piattaforma Rousseau votando il programma per le prossime politiche, per far crescere questo progetto e supportare la discussione sui temi economici. Ho deciso di tornare in Italia ed aiutare il Movimento 5 Stelle nel dare una speranza a tutti i giovani, per combattere contro chi militarizza il voto con bancomat o abusi di potere bloccando l’accesso delle nuove generazione alle opportunità offerte dal territorio.

All’interno del Movimento voglio rappresentare il dilemma dei giovani italiani, costretti ad emigrare alla ricerca di un’occasione e di una vita migliore. In particolare spero che in me possano identificarsi molti giovani laureati del Sud, e mi batterò per far si che la questione meridionale, abbandonata dall’attuale classe politica, ritorni al centro del dibattito. Infine ho deciso di entrare nel Movimento per aiutarlo a raccontare le sue proposte in giro per l’Europa e per il mondo, visto che spesso il messaggio 5 stelle viene distorto a causa della cattiva qualità dell’informazione.

La materia economica, ed in particolare la politica monetaria e fiscale dei paesi aderenti all’UE, sono per me oggetto di grande interesse. Ho avuto modo di approfondire questi temi durante la crisi economica e finanziaria degli ultimi anni, studiando in particolare l’effetto delle manovre di austerità sull’economia reale italiana. Riassumo molto brevemente la situazione dell’economia italiana in quel periodo, anno 2013: l’economia era rientrata in recessione, il Pil l’anno prima era calato del 2,4%, il peggior record registrato dal 1994 (Eurostat, 2012) ed il debito pubblico aveva raggiunto il più alto rapporto tra i paesi della zona euro, Grecia esclusa, attestandosi al 127% del PIL alla fine del 2012 (Commissione europea, 2012 p.17). La disoccupazione era salita alle stelle, all’11,7% a febbraio 2013 (Trading Economics, 2013) e l’aliquota d’imposta effettiva era salita al 58%.

Attraverso le politiche tecnocratiche di austerità il governo Monti aveva tagliato la spesa pubblica (e per spesa pubblica si intendono beni e servizi per il cittadino) e alzato la pressione fiscale, al fine di ridurre il deficit pubblico. Se mi venisse chiesto quale sia stato l’esito delle riforme, la risposta sarebbe molto semplice: una catastrofe per l’economia reale, ma forse anche l’unica politica coerente con i modelli economici ortodossi. Dopo quindici mesi di riforme, l’esperienza del governo tecnocratico ci ha insegnato che la semplice applicazione dei modelli teorici ortodossi non garantisce la risoluzione dei problemi strutturali di un’economia complessa. Di certo, però, non tutte le responsabilità possono essere scaricate sul governo Monti, dato che la fragilità italiana dipende in gran parte dalle scelte scellerate dei governi di centro-destra e di centro-sinistra che l’hanno preceduto e seguito.

L’Italia si trova oggi a dover risolvere i disastri economici che scelte di governo passate hanno causato sull’economia reale, tra cui fallimenti aziendali, in particolare per le PMI, esplosione della disoccupazione e riduzione degli standard di vita di numerosi cittadini afflitti da oneri fiscali insopportabili. Tra i principali problemi che limitano ad oggi la competitività del nostro paese ne indicherò due particolarmente importanti:

– le elevate aliquote fiscali
– la difficoltà di accesso ai finanziamenti

Il programma economico del M5S va a toccare tra gli altri anche questi due problemi, puntando ad una riduzione della pressione fiscale e alla creazione di una Banca pubblica di investimento per rilanciare le imprese; attraverso lo stimolo della domanda, infatti, l’offerta aumenta e più offerta si traduce in crescita dei posti di lavoro. Il M5S ha capito che la politica fiscale deve essere vista nel suo contesto economico e nel tempo. Come scrive Terenzio Cozzi in un suo articolo, “l’economia italiana deve essere sostenuta oggi, anche se ciò determina un’espansione del disavanzo e crea nello stesso tempo le condizioni per un consolidamento dei conti pubblici in un lasso di tempo relativamente breve” (Cozzi, 2011 p 291).

L’unica soluzione macroeconomica che può aiutare l’Italia a rimettersi in piedi e a recuperare la propria competitività è il passaggio ad una politica di riforme strutturali sul modello keynesiano. Come diceva il grande economista inglese John Maynard Keynes: “Il boom, e non il crollo, è il momento giusto per l’austerità“.

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