
#Italia5Stelle per una scuola pubblica e di qualità
11 agosto 2017 alle ore 11:30•di MoVimento 5 Stelle
di Silvia Chimienti
Ciao, sono Silvia Chimienti, faccio parte della Commissione Lavoro alla Camera e mi occupo in particolare di docenti e soprattutto di precariato nella scuola. Per noi la scuola deve essere pubblica, per tutti, di qualità, al passo con i tempi: questo è il concetto di scuola che il MoVimento 5 Stelle sostiene e per cui si batte ogni giorno. Studenti, genitori, docenti, le loro qualità e le loro esigenze, devono essere i veri protagonisti di uno dei pilastri più importanti per il futuro del Paese. Come vogliamo cambiare la scuola? Parliamone insieme a Rimini dal 22 al 24 settembre, in occasione dell'edizione di quest'anno di Italia 5 Stelle. Se volete aiutarci a creare questo evento di 3 giorni, vi chiediamo intanto una piccola donazione: DONA ORA! Come sapete, il MoVimento 5 Stelle rinuncia al finanziamento pubblico.
Commenti (23)
Silvia Pagano
11 agosto 2017 alle ore 12:20Già fatto. Spero veramente che questo aiuti il cambiamento del nostro vecchio ed obsoleto Paese. Spero di poter tornare, un giorno. E che possano tornare i miei figli, soprattutto. Grazie.
P.S conosco MOLTO bene il funzionamento del Paese.in.cui.vivo, l'Olanda. Si possono prendere molti spunti interessanti. Potrei e vorrei aiutare, come faccio?
undefined
11 agosto 2017 alle ore 14:50Una persona di mia conoscenza, dalla Liguria è andata ad insegnare in Sicilia, è durata poco perché si è trovata costretta ad aprire partita iva non credevo fosse neppure concepibile.... e invece, pare pratica non rara, e, pagando l'affitto e le spese non ce la faceva a vivere.. è tornata in Liguria dove dice che almeno ha una casa di proprietà e vive andando avanti con le ripetizioni.. 'La buona ScuOLA'! Una vera 'SOLA'! Ve l'ho dato come spunto.. potreste approfondire? Grazie.
Clesippo Geganio
11 agosto 2017 alle ore 18:35semplice domanda: chi insegna agli insegnati ad insegnare bene?
Risposta scontata: nessuno!
Ecco spiegata le recessione culturale italiana.
harry haller
12 agosto 2017 alle ore 16:26Come insegnante e parte in causa, vi dico che quel che manca agli insegnanti è un "riconoscimento sociale" ed uno stipendio decoroso, visto che stiamo oltre il 30% sotto la media stipendiale di tutti i Paesi Europei : la maggior parte degli insegnanti come tanti altri lavoratori, è vero, non ha poi lo stipendio "pieno" dovendo provvedere quotidianamente al trasporto di sè stesso con tutti i costi che ciò comporta e senza il minimo riconoscimento per questo (conosco invece impiegati di Stato e di Regione che hanno rimborsi d'ogni tipo appena si spostano di dieci metri); se poi ti azzardi solo a redarguire il "pargolo" anche per gravi e fondati motivi, in certi contesti, ecco che accorrono genitori furiosi con legali al seguito, portiere dell'auto rigate, aggressioni, provvedimenti del Dirigente, etc; quel che servirebbe, da parte degli insegnanti, sarebbe l'amore per il proprio lavoro, un ambiente sereno, continuità didattica, una buona preparazione docimologica (valutazione) e di "tecnica" dell'insegnamento (perchè ad es., non conosco neppure un insegnante di Matematica che non conosca la Matematica, ma che la sappia insegnare davvero, solo uno o due...); un'ultima parola sui ragazzi: negli ultimi ho potuto osservare una nettissima parabola discendente sia per quanto riguarda la capacita' espressiva orale e scritta che per la capacità di mantenere un adeguato livello di attenzione per il tempo necessario: sono cose indispensabili, se si vogliono ottenere buoni risultati qualitativi nell'apprendere, ed i ragazzi delle ultime generazioni, qualunque ne sia la causa, ne sono gravemente carenti.....
harry haller
12 agosto 2017 alle ore 16:29"negli ultimi 20 anni"; pardon, solo n' po' de dislessìa...
FABRIZIO P.
11 agosto 2017 alle ore 18:51...osate forse mettere in discussione le capacita' della fedeli?...si e fate bene !!!!!!!!!!!1
harry haller
12 agosto 2017 alle ore 17:01...oso, oso, o' so...
bron shine
11 agosto 2017 alle ore 20:25Una scuola pubblica di qualita'.
Per prima cosa bisognerebbe licenziare almeno il 50% di "insegnanti" e sostituirli con altri preparati, al passo coi tempi e volonterosi e farli tutti lavorare correttamente, con orari in linea con gli altri lavoratori.
Il che significa:
-Almeno 30 ore di presenza settimanali sul posto di lavoro
-Aggiornamento continuo a proprio carico ( ogni lavoratore si aggiorna quotidianamente davanti a macchinari nuovi, leggi nuove, prodotti nuovi, lavorazioni nuove
)
-Ferie 1 solo mese oltre a Natale e Pasqua. I mesi estivi da utilizzarsi per lezioni di recupero.
-Divieto assoluto di lezioni private. Gli allievi vanno seguiti a scuola ed e' quasi sempre colpa degli insegnanti se non arrivano ad una corretta preparazione.
-Rivisitazione di tutti i programmi, con abbandono pressoche' totale di ogni studio che non sia funzionale ad insegnare positivita' e progettualita' e collegamenti con il mondo del lavoro .Basta flebi di studi di letterati poveri disperati o cortigiani chi vuole se li studia self, come fa con Rihanna e Lady Gaga o i Pink Floyd o AC/DC
-Programmi di studio collegati al mondo del lavoro e continuamente aggiornati. Ogni scuola riporti statistiche annuali su quanti diplomati si siano inseriti nel mondo del lavoro e come.
-Vautazioni quadrimestrali degli insegnanti da parte di colleghi, genitori e studenti. Dopo 3 valutazioni negative, provvedimenti da cambio scuola a licenziamento.
...
harry haller
12 agosto 2017 alle ore 16:43Concordo solo in una cosa, ed è il fatto che gli ultimi anni del corso di studi tecnici (parlo delle Superiori), deve essere fortemente d'indirizzo e non può essere inferore ai cinque anni (i know my chickens): ad es., far fare ad un tecnico Elettronico od Informatico sei ore alla settimana in v^ tra Italiano e Storia, serve solo a sistemare migliaia di docenti delle discipline umanistiche che sennò starebbero a spasso, ed a limitare le spese per i Laboratori scientifici (l'obbiettivo vero e sciagurato della Schiforma); non credo proprio, che al termine delle superiori, da dei trogloditi della lingua (perchè il problema nasce assai prima), si possano formare dei novelli Dante Alighieri, e , secondo me, sarebbe quindi meglio insistere sulla loro specializzazione professionale....
franco selmin
13 agosto 2017 alle ore 09:41Concordo in quasi tutto.Ma il 50% di licenziamenti è troppo.In base ai dati eurostat abbiamo un 20\30% di personale scolastico in più rispetto alla media europea.
Giuseppe
15 agosto 2017 alle ore 18:55Si vede che codesto signore non ha mai lavorato in una scuola. Provi a lavorarci almeno un annetto buono e poi vedrà che qualsiasi lavoro nel privato è molto meglio. Certi commenti da bar andrebbero fatti con cognizione di causa, ma si sa in Italia tutti sono allenatori e insegnanti.
manu t.
11 agosto 2017 alle ore 20:38I giovani sono il 20% della popolazione ma il 100% del futuro. Una società adultocentrica tiene al centro dell'attenzione docenti e dirigenti ma dovrebbero essere gli scolari al centro della sistema scolastico. Don Milani difendendo la propria scuola Popolare dalle gerarchie della chiesa scriveva: "eppure i giovani lasciano il cinematografo, il gioco, il riposo per frequentare la nostra scuola. Da che dipende???" Gli scolari della scuola italiana non ne sono di certo attratti. Da che dipende??? Michele Gesualdo, allievo della scuola Popolare, la descrive così: "educa i giovani a cercare la verità, a non cercare niente in maniera acritica, a giudicare la coerenza tra il dire e il fare " . La scuola al servizio dei nostr giovani (anche se non votano) sarà una scuola nell'interesse futuro di tutti (anche di coloro che votano).
harry haller
12 agosto 2017 alle ore 16:59"Lettera a una Professoressa", è il primo libro che ho letto da adolescente, e da insegnante, non ho mai scordato la "lezione" di Don Milani; i tempi sono cambiati, e le situazioni descritte nel libro non sono comparabili con quelle di oggi, ma il suo messaggio credo sia ancora attuale: abbiamo bisogno che la Scuola, per i ragazzi, diventi un riferimento, un sostegno, un punto d'appoggio; è necessario che restino aperte la sera, che siano punto di promozione di attività ludiche e sperimental-professionali, ma per fare questo, ci vogliono soldi, e per uno Stato Ragioniere, queste considerazioni, contano 'na cippa...
Armando G.
11 agosto 2017 alle ore 20:44Una precisazione: in Italia la scuola è sempre pubblica, lo stabilisce la Costituzione. L'essere pubblica vuol dire che non può essere negata l'iscrizione in base a discriminazioni arbitrarie. Altresì le scuole possono essere gestite dallo Stato, dalle Regioni, dai Comuni; oppure possono essere gestite da privati, rispettando la normativa del MIUR.
Maurizio Pistone
12 agosto 2017 alle ore 17:09In nessuna parte del testo della Costituzione compare l'espressione "scuola pubblica".
L'art. 33 dice:
" ...La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi.
Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato..."
Si parla poi di "parità" per le scuole private, che sono tenute a fornire un trattamento "equipollente" a quello delle scuole statali.
Ma rimane la netta distinzione tra scuole "statali" e scuole "private". Che non sono assolutamente la stessa cosa.
franco selmin
13 agosto 2017 alle ore 09:44vista l'esperienza con un mio figlio sara mica che l'equipollenza dovrebbe essere rovesciata ?
aldino c.
13 agosto 2017 alle ore 08:58Non mi è proprio piaciuta l'apertura di Cancelleri, candidato alla presidenza della regione Sicilia per il M5S, nei riguardi dello stop alle demolizioni per "abusivismo per necessità".
Questo aspetto populistico del movimento non mi piace proprio.
GFranco Berno
13 agosto 2017 alle ore 16:34 Basterebbe tornare alla riforma GENTILE; riveduta e corretta in ragione dei tempi, mantenendone la struttura.
Eliminare qualsiasi finanziamento alle scuole private o, al massimo, riconoscergli il 50% del costo medio, a parità di ordine scolare, del costo unitario, che la pubblica amministrazione sostiene per il mantenimento do uno studente.
Enrico
14 agosto 2017 alle ore 16:09La scuola è una ricchezza di valore assoluto di dui disponiamo già. Non ci troverei molto da cambiare, migliorarla questo si, tentando di sperimentare nuove frontiere, ma su quale fronte? Ad esempio, "Sul sistema integrato di insegnamento dei docenti verso i ragazzi," ecco di cosa parlerei a Rimini. Sulla comunicazione dei 3 canali, parlerei, e chiderei conto ai dirigenti istituzionali, ed agli stessi docenti, se ne hanno mai sentito parlare. Si perché ognuno di noi, quindi anche i nostri ragazzi, ricevono e apprendono tramite uno di questi 3 canali comunicativi interpersonali. Cenestesico, Uditivo,Visivo. Quante volte è capitato che tra genitori e figli, non si capissero fino ad arrivare al punto di"odiarsi", senza sapere nemmeno perché? Semplicemente, accade perché tra i due comunicano su due canali diversi, e la madre dice :" mio figlio non mi ascolta"!!, invece semplicemente non la capisce...perché l'uno è preferenzialmente cenestesico, e l'altro uditivo. O viceversa. E se non conoscono gli effetti di queste dinamiche comportamentali, finiranno per continuare ad"odiarsi", sempre senza conoscerne le ragioni. Sono mamma e figlio!! Come fanno ad odiarsi!!! Questo per poter migliorare il tapporto Insegnante / Alunno, ma sopratutto per miglorare in modo straodinario l'insegnamento in generale, attraverso l' apprendimento "personalizzato" di ogni alunno, proposto dall' insegnante che ne conosce le basilari teorie. Se l insegnante (condizione ottimale) sostenesse le lezioni usando tutti e 3 i principali canali della comunicazione interpersonale, raggiungerebbe quasi il 100 % del risultato, in relazione all interesse dell' argomento dei suoi alunni, con il conseguente miglioramento del profitto. Questo servirebbe alla nostra bella scuola, un'altra visione di lei. La nostra scuola è un gioiello sotto molti punti di vista, c'è da sperimentare altri piu avanzati sistemi di apprendimento usando un po di coraggio e senza paure di sbagliare. Solo per tentare di essere utile
Giuseppe
15 agosto 2017 alle ore 18:48Secondo me la prima cosa da fare è eliminare le ultime porcherie di Gelmini e Renzi che han peggiorato tutto. Poi bisogna renderla più europea e attenta a temi come ecologia e sviluppo sostenibile. Per cui riequilibrare materie umanistiche con quelle scientifiche. E poi dare professionalità ad insegnanti che sono i meno pagati d'Europa selezionando in ingresso i più bravi senza tante stupidate di riunioni perditempo che tolgono attenzione dai ragazzi. Buon lavoro.
Franco Masini
18 agosto 2017 alle ore 13:05"Secondo me ci sei vicino...! La scuola ha mancato al grande compito di formare il PAESE. Dell'Italia non si parla mai, della Costituzione neppure; Del senso civico e delle prerogative (diritti e doveri di cittadini e di chi li governa) di noi cittadini e di coloro che essendo stati prescelti tramite voto purtroppo indiretto (quindi non diretto come quello di Rousseau)non si rendono conto o non accettano l'idea di essere al servizio dello Stato inteso non come emblematica istituzione ma come cittadinanza. La scuola deve dare agli alunni il senso dell'appartenenza ad una nazione, alla Patria, da amare proteggere e difendere e siccome oggi siamo nella comunità europea deve dare anche il senso di questa appartenenza che però non ci deve omologare né come linguaggio né come costumanze e mentalità. Semmai ve ne fosse bisogno ci può anzi deve dare agli alunni il giusto insegnamento per poter convivere con gli altri partner europei senza troppe differenze educazionali e di comportamento. La matematica va insegnata bene e così pure le lingue europee che è giusto conoscere fin da bambini assieme alla geografia ed alla economia politica di ogni paese d'Europa"
GIANCARLO O.
17 agosto 2017 alle ore 18:39PER UNA SCUOLA PUBBLICA E DI QUALITA'IN LINEA CON IL PENSIERO DI CALAMANDREI E DE MAURO
TULLIO DE MAURO SCRIVE:
Calamandrei individuava nella mobilità sociale il principale compito della scuola.
L'opportunità aperta a tutti, indipendentemente dalla nascita, di entrare a far parte della classe dirigente, come garanzia di una giustizia sociale,
ma anche come necessità di un rinnovamento efficace dei gruppi dirigenti. Considerava la scuola "un organo costituzionale" della democrazia e
come la più iniqua e dannosa delle disuguaglianze il privilegio nell'istruzione. Privilegio rafforzato dall'indebolimennto della scuola pubblica a
vantaggio di una privata ricca e protetta. Ancor peggio quando questa, col finanziamento statale all'istruzione privata, diventa scorciatoia
verso una scuola di partito, o di setta, o di chiesa. Sono argomentazioni di grande attualità, oggi resa ancor più bruciante dal fatto che il
sistema dell'istruzione in Italia sembra riavvolgersi intorno agli stessi problemi irrisolti. E il non averli mai definitivamente
risolti fa di questi appassionati e lucidi interventi sulla scuola lontani mezzo secolo, scritti con l'eleganza letteraria e
la sapienza di uno dei padri più nobili della Costituzione, anche una lente per rileggere la storia d'Italia.
"L'analisi di Calamandrei - scrive Tullio De Mauro nell'Introduzione - si impone oggi come ieri. Passa attraverso la capacità
di promuovere una istruzione che rialzi in tutta la società i livelli di cultura, la possibilità di realizzare una compiuta democrazia che dia a tutti e tutte una effettiva pari dignità".
GIANCARLO O.
17 agosto 2017 alle ore 18:42
PER UNA SCUOLA PUBBLICA E DI QUALITA'IN LINEA CON IL PENSIERO DI CALAMANDREI E DE MAURO
TULLIO DE MAURO SCRIVE:
Calamandrei individuava nella mobilità sociale il principale compito della scuola.
L'opportunità aperta a tutti, indipendentemente dalla nascita, di entrare a far parte della classe dirigente, come garanzia di una giustizia sociale,
ma anche come necessità di un rinnovamento efficace dei gruppi dirigenti. Considerava la scuola "un organo costituzionale" della democrazia e
come la più iniqua e dannosa delle disuguaglianze il privilegio nell'istruzione. Privilegio rafforzato dall'indebolimennto della scuola pubblica a
vantaggio di una privata ricca e protetta. Ancor peggio quando questa, col finanziamento statale all'istruzione privata, diventa scorciatoia
verso una scuola di partito, o di setta, o di chiesa. Sono argomentazioni di grande attualità, oggi resa ancor più bruciante dal fatto che il
sistema dell'istruzione in Italia sembra riavvolgersi intorno agli stessi problemi irrisolti. E il non averli mai definitivamente
risolti fa di questi appassionati e lucidi interventi sulla scuola lontani mezzo secolo, scritti con l'eleganza letteraria e
la sapienza di uno dei padri più nobili della Costituzione, anche una lente per rileggere la storia d'Italia.
"L'analisi di Calamandrei - scrive Tullio De Mauro nell'Introduzione - si impone oggi come ieri. Passa attraverso la capacità
di promuovere una istruzione che rialzi in tutta la società i livelli di cultura, la possibilità di realizzare una compiuta democrazia che dia a tutti e tutte una effettiva pari dignità".
