
K-Flex: prima i fondi pubblici, poi via in Polonia
17 marzo 2017 alle ore 14:48•di Luigi Di Maio
di Luigi Di Maio
L'azienda K-Flex ha ricevuto 12 milioni di fondi pubblici delle nostre tasse e li ha usati per ampliare uno stabilimento in Polonia! Il suo bilancio va alla grande, ma ha deciso di chiudere i battenti e portare i macchinari in Polonia, licenziando 187 dipendenti italiani.
I dipendenti sono asserragliati nello stabilimento da oltre un mese per evitare che la proprietà della K-Flex - azienda che si occupa di isolanti termici e risparmio energetico - porti via macchinari e strumentazioni.
Sono senza stipendio da troppo tempo e dobbiamo aiutarli!
Hanno istituito un fondo di solidarietà.
Chi può faccia una donazione a:
"Fondo di solidarietà lavoratori K FLEX"
IBAN: IT48 H031 2720 4000 0000 0002155
Le aziende che prendono soldi dallo Stato italiano e poi vanno all'estero, devono diventare fuorilegge.
Commenti (31)
Andrea Caroli (elettrociccio)
17 marzo 2017 alle ore 16:28E' stata già approvata una proposta 5Stelle sul tema... purtroppo alleggerita (restituzione dei fondi per delocalizzazione entro i primi tre anni e il 50% dei licenziamenti) sennò col ciufolo che il resto del parlamento l'approvava. E infatti, nel caso in questione, suppongo non sia applicabile per questo... i pesci più grossi son sempre liberi di fare quel X X X X che gli pare!
Nello R.
17 marzo 2017 alle ore 16:45è dai tempi della cassa del mezzogiorno ...
che questi figli di mignotta fanno questi giochini
"Anagni un metro a sud"
12 milioni di finanziamento all'azienda
180 dipendenti a spasso
sono sicuro che ;
se davano 60.000 euro ai dipendenti ..
o a qualche artigiano , gli effetti sull'economia del "finanziamento" sarebbero nettamente migliori
my 2 cent
Clesippo Geganio
17 marzo 2017 alle ore 17:10esatto Nello!!!!
Se i soldi regalati ai -prenditori- li avessero equamente distribuiti agli operai non ci sarebbero 4 milioni di italiani sotto la soglia di povertà, la stessa cosa vale per le ricostruzioni dopo i terremoti dal Belice in poi, se avessero dato il corrispettivo del danno subito ad ogni danneggiato per ricostruire la propria casa o attività non ci sarebbero ancora baraccati e baraccopoli.
Stefano D
17 marzo 2017 alle ore 17:21Purtroppo le aziende che andranno all'estero saranno sempre di più. Nessuno può resistere a una pressione fiscale che è la più alta in assoluto in Europa, a tasse sul lavoro che sono più che doppie rispetto alla Germania e il quadruplo rispetto a paesi come l'Irlanda, oltre a una burocrazia delirante che peggiora di anno in anno. E tutti questi costi a cosa servono? A pagare profumatamente migliaia di privilegiati nullafacenti intoccabili che vivono a sbafo sulla pelle dei pochi che lavorano. E poi ovviamente non c'è una legge che obbliga le aziende a investire il denaro pubblico in Italia. E poi sinceramente in Italia allo stato attuale la situazione è impossibile. Inutile raccontar balle. Una p.iva qualsiasi paga il 65% di tasse, oltre a dover sopravvivere alla concorrenza spietata. E poi ci sono i costi fissi e gli anticipi iva. La gente deve pagare tasse per soldi che non ha mai preso e probabilmente non prenderà mai.
Ma vi rendete conto che in un paese come la Danimarca, con un welfare impeccabile, le tasse sul lavoro sono il 3% (trepercento) ?? Voi del M5S o vi svegliate davvero e date una svolta al paese in tempi molto brevi, oppure resterà ben poco da salvare. E anch'io ne ho piene le scatole, tra poco me ne vado a lavorare all'estero. L'Italia avrà quel che si merita, un bel vaffa.
cosimo calabrese
17 marzo 2017 alle ore 18:05SECONDO ME TRUMP HA FATTO BENE, SECONDO TRUMP, SE UNA AZIENDA SI TRASFERISCE ALL'ESTERO, NON VENDE PIU' NIENTE ALLE NAZIONI UNITE, A MENO CHE PAGHI UNA TASSA SOTTO FORMA DI DAZIO, IN ITALIA LA SITUAZIONE E' ANCORA PEGGIO, SI TRATTA DI AZIENDE CHE HANNO PRESO AIUTI DALLO STATO ITALIANO DI MILIONI DI EURO E TRASFERIRSI ALL'ESTERO, IN PASSATO RENZI HA PERMESSO TALE OPERAZIONI CON RISULTATI CATASTROFICI PER GLI OPERAI ITALIANI.
Lorenzo P.
17 marzo 2017 alle ore 19:02non è facile impedire per legge di delocalizzare perchè almeno per ora vige il concetto di libertà di impresa, quindi anche di libertà di spostare un'impresa ma certamente si deve cercare di arginare questo fenomeno. Se non si può del tutto impedire, perlomeno si può cercare di ostacolare questa pratica mettendo balzelli ed imposte a chi chiude stabilimenti in Italia per aprirne all'estero, premiando invece chi decide di restare in Italia ed investire nel nostro paese. Oltre a quello ovviamente chi ha ricevuto fondi pubblici per aprire all'estero ma chiude in Italia deve restituire quei soldi immeritati con anche gli interessi visto che con i licenziamenti tocca allo Stato, e quindi a tutti i cittadini, farsi carico dei lavoratori licenziati. Inoltre sarebbe utile promuovere a livello mondiale una moratoria verso tutti quei paesi in cui i diritti civili dei lavoratori non sono rispettati, spesso il dumping deriva da quello, salari bassi e sfruttamento dei lavoratori, ma su questo punto ci va un miracolo a mettere tutti d'accordo.
black & white
17 marzo 2017 alle ore 19:20Siamo alle solite, aziende prendono decine di milioni di euro di soldi pubblici e delocalizzano all'estero, ed hanno la faccia di dire che gli Italiani non sono competitivi e devono emigrare.
È ora di smetterla di dire che è colpa della globalizzazione e che i lavoratori italiani vogliono troppi diritti e stipendi troppo alti. La sinistra è riuscita dove non è riuscito Berlusconi. Dal governo Monti in poi l'Italia è stata distrutta dalle tasse, dalla mancanza di lavoro e i pochi lavori sono precari, malpagati e senza diritti.
La situazione in cui siamo è dovuta alle loro scelte che hanno favorito banche, capitalisti e manager di grosse aziende. Basta guardare il resto d'Europa e del mondo per accorgersi che non bisogna delocalizzare o licenziare ma investire in ricerca e sviluppo.
È ripugnante vedere come solo adesso Renzi e il pd si preoccupano di cercare voti al sud, ammettendo che è indietro rispetto al resto d'Italia, quando prima dicevano che era una questione legata ai cittadini che abitano il mezzogiorno. Molti dei quali adesso abitano all'estero, accolti con maggiore dignità e contribuiscono all'economia di quei paesi. Abbiamo visto come al nord ed in particolare in Toscana gira l'economia, tra banche fallite e scandali miliardari di aziende pubbliche.
Spero che i 5 stelle vadano presto al governo perché questi signori hanno dissanguato l'Italia.
Enrico Ciancabilla
17 marzo 2017 alle ore 19:25Ritengo corretto proporre una norma che obblighi ogni azienda che riceve fondi pubblici a lavorare esclusivamente in italia , con controllo diretto dello stato su ogni centesimo speso dalle vincitrici il finanziamento tipo amministrazione controllata . Se non accettano tale postilla possono richiedere il finanziamento nel paese in cui vogliano produrre e lo stabilimento va dato in totale gestione ai dipendenti della ex ditta italiana di ex italiani !! Basta 1/2 misure
undefined
17 marzo 2017 alle ore 20:40Secondo se hanno preso fondi pubblici, devono restituirli con gli
Interessi. Punto. Poi bisognerebbe boicottare tutti i loro prodotti in vendita.
Gianfranco B.
17 marzo 2017 alle ore 21:54Ogni centesimo di sostegno/finanziamento dello stato o altro ente pubblico, deve essere trasformato in quota di partecipazione. Lo stato/ente pubblico finanziatore, non deve entrare nella gestione ordinaria ma, in quanto finanziatore, potrà mettere il proprio veto alla vendita o alla delocalizzazione di qualsiasi azienda che abbia ricevuto finanziamenti pubblici. Fiat docet; questa emerita soc. ha spolpato le casse pubbliche in tutti i modi, possibili e immaginabili, per mezzo secolo e oltre per poi trasferire la sede legale in Olanda, quella fiscale in G.B.e grossa parte della produzione all'estero.. Queste cose, in uno stato rispettoso dei denari pubblici, non sarebbero potute accadere. Che l'Italia sia diventata un supermarket dove si fa a gara a svendere patrimoni industriali,marchi, catene commerciali, proprietà intellettuali è chiaro come il sole. Che queste vendite non solo non hanno nessuna valenza per abbassare il debito pubblico ma hanno una grande valenza per impoverire il paese ed aumentare la disoccupazione. A mio modesto avviso, le aziende strategiche, finanziate o no, dovrebbero essere, per legge, soggette al nulla osta del ministero dell'industria/commercio e dell'economia. Questo liberismo sfrenato e senza regole sta lasciando dietro di se scie di sangue e disperazione. DIAMOCI UNA MOSSA:
Talelbano
Romualdo M.
17 marzo 2017 alle ore 22:31Se l'Italia fosse un azienda ( e forse sotto certi aspetti lo e') con un debito pubblico devastante, sarebbe gia' fallita. Il debito si mangia tutto, a piccole dosi. Gli oneri aumentano e le aziende sia per ingordigia sia per necessità se ne vanno. Un vortice senza fine. Persone senza lavoro meno entrate,e quindi per ordine di sua maestà europa, manovre! L'Italia deve chiudere bottega e rifondarsi. Sovranità monetaria e territoriale. Protezionismo della produttività e un regime fiscale completamente nuovo. Una tassa fissa annuale per avviare un'attività. Variabile a seconda del tipo, della posizione, e della grandezza. Molto più bassa ma per tutte le attivita registrate. Niente registratore di cassa. paghi e lavori. stop.
Ezio D'Alessandro
17 marzo 2017 alle ore 23:54Di più Enrico Giancabilla, Perugia.
L'Azienda è di più di una univeralità di mobili che appartengono alla stessa persona e hanno una destinazione unitaria, Art.816 c.c.; l'Azienda è il complesso dei beni organizzati dall'imprenditore per l'esercizio dell'impresa, ma è anche la fonte del LAVORO.
Soccorrono gli art. Cost.41 e Cost.43 per l'esproprio e autogestione dell'Azienda; di più, il 70% delle plusvalenze dovute al minor costo del lavoratore, vanno riversate sull'autogestione dell'azienda rimasta in Italia e autogestita.
Altrimenti cari lavoratori italiani seguite l'azienda all'estero e il 70% del vostro minor costo all'estero ve lo prendete voi.
la volontà dietro le apparenze
18 marzo 2017 alle ore 02:50già che c'erano potevano tenere aperto anche in italia e licenziare tutti gli italioti piddioti e mettere al loro posto i clandestini centroafricani.
perché mi pare che la volontà sia quella... o no?
quelli fanno 10 figli come menimo contro 1 degli italioti ... ci vuole poco a fare i conti di come andrà a finire fra pochi anni!
quando il primo italiota piddiota mi dirà che l'hanno mandato a casa per mettere al suo posto un tizio bello abbronzato gli farò una risata in faccia di quelle che si odono a 500 metri di distanza.
Aldo B.
18 marzo 2017 alle ore 05:58I dipendenti sono asserragliati nello stabilimento da oltre un mese per evitare che la proprietà della K-Flex - azienda che si occupa di isolanti termici e risparmio energetico - porti via macchinari e strumentazioni.
Io consiglierei di fare un'asta online dei macchinari e strumentazioni della K-Flex e il ricavato dividerlo tra gli operai.
infine, di tutti i capannoni della K-Flex farei un sequestro operaio per diritto di usucapione e gli darei in comodato d'uso gratuito agli artigiani della zona.
El Pueblo unido jamás será vencido !! KO-FLEX.
Clesippo Geganio
18 marzo 2017 alle ore 11:36anche il papà dell'ex ministro Guidi fece la stessa cosa per delocalizzare la sua azienda.
FABRIZIO P.
18 marzo 2017 alle ore 21:49..non è vero ..il governo " sta lavorando e fa sforzi " per investimenti pubblici" (stigassi)e pure per trovare 1 soluzione il prima possibile (campa cavallo)
sergio boscariol
19 marzo 2017 alle ore 02:12e'piu' di trent'anni che le aziende vanno all'estero dopo aver intascato i denari pubblici e portandosi pure i macchinari;abbiamo tolto i dazi?tutto cio'commercio chiuso con la russia,e la destabiizzazione de paesi africani ha portato il PIL del paese piu' alto! simmertria del gambero he he
ricardo garcia dominguez
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