Scuola: alunni disabili senza ‘sostegno’

di MoVimento 5 Stelle

Non c’è pace per la scuola italiana. Dopo i disastri della riforma di Renzi e Giannini, ora il governo ha messo le mani sulla riforma del sostegno con un decreto che in teoria doveva servire a migliorare la vita a scuola dei disabili e che invece avrà conseguenze pesantissime per questi ragazzi e per le loro famiglie.

Il decreto sull’inclusione scolastica varato dal governo Gentiloni, con la regia del ministro Fedeli, sferra un duro colpo al diritto allo studio degli alunni disabili e fa compiere alla scuola italiana un pericoloso passo indietro, andando a smantellare tra l’altro i capisaldi della storica Legge 104 sulla disabilità. Ecco cosa succederebbe se il decreto dovesse passare così com’è:

tutti gli studenti che non hanno una disabilità grave certificata rischiano di perdere le ore di sostegno di cui sino ad oggi, seppure con mille lacune, hanno goduto. A richiedere le ore di sostegno, sulla base delle esigenze del singolo alunno, sino ad oggi era la scuola, insieme ai docenti e ai genitori dei ragazzi, ora invece questo ruolo passerebbe nelle mani di un Gruppo di Inclusione Territoriale (GIT), composto per lo più da dirigenti scolastici e senza la presenza di specialisti. Saranno loro a decidere quante ore di sostegno destinare ad ogni alunno, leggendo documenti e relazioni e non più sulla base di una conoscenza diretta dell’alunno.

Le classi con ragazzi portatori di disabilità potranno essere composte da più di 22 studenti, numero che ad oggi non può essere superato.
La valutazione diagnostico-funzionale degli alunni disabili sarà affidata a commissioni composte solo da medici, estromettendo le famiglie, gli educatori, i pedagogisti, gli psicologi e gli assistenti sociali, con un approccio alla disabilità solo medico, quando ormai da anni si va nella direzione psico-sociale.
Il Piano Educativo Individualizzato non prevede più i contributi provenienti dalle figure professionali dell’ASP, né dell’ente locale, né dei diversi gruppi di supporto all’inclusione, certificando la fine del processo di inclusione inteso come presa in carico diffusa e condivisione delle buone pratiche.

Il decreto, naturalmente, non stanzia un euro:
come si possa pensare di migliorare l’inclusione dei ragazzi disabili a scuola senza spendere un soldo, e quindi senza risolvere la drammatica carenza di insegnanti di sostegno e di servizi quali l’assistenza e il trasporto, devono venire a spiegarcelo.

Questo decreto va preso e gettato nel cestino. Serve un nuovo testo che contenga alcuni punti imprescindibili che il M5S ha già proposto al governo: ridurre ad un massimo di 20 studenti le classi in cui ci sono alunni disabili, prevedere la presenza di figure professionali di supporto all’attività dei docenti, garantire la presenza delle famiglie in ogni fase decisionale sul sostegno, assicurare i servizi scolastici e assumere nuovi insegnanti di sostegno specializzati, senza i quali non è possibile garantire ad ogni studente la continuità didattica a cui ha diritto.

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