E se stracciando il TTIP Trump salvasse l’Europa?

di Tiziana Beghin, Efdd – Movimento 5 Stelle Europa

L’amministrazione Trump ha bloccato il TPP perché il dibattito americano intorno a questo trattato è più sviluppato di quello europeo sul TTIP e il tema era diventato importante durante la campagna elettorale. Oltre agli USA, il TPP unisce undici paesi delle sponde del Pacifico (Giappone, Malaysia, Vietnam, Singapore, Brunei, Australia, Nuova Zelanda, Canada, Messico, Cile e Peru) in un unico mercato senza dazi doganali. La ragione è che il TPP era progettato per rendere meno costosa l’importazione di quei beni utilizzati dalle imprese americane nella loro catena di approvvigionamento e per rendere meno costosa la produzione delocalizzando il lavoro oltreoceano.

Nella pratica il TPP era diventato una “lista della spesa” dove le multinazionali avevano ottenuto molti privilegi a scapito dei cittadini: riduzione dei salari, ulteriore delocalizzazione, ingresso di merci scadenti a basso costo, perdita di potere d’acquisto e di posti di lavoro. Viste queste premesse, Trump ha costruito una campagna elettorale (vincente) sulla produzione in America e ha coerentemente deciso di proseguire su quella strada. Il TPP avrebbe continuato a portare a molte delocalizzazioni, come è stato con il NAFTA.

Se adesso Trump decidesse di non stringere la mano tesa di Cecilia Malmström, Commissario europeo per il Commercio, per i cittadini europei sarebbe una bella notizia: si salverebbero le eccellenze dell’agricoltura e al contempo la salute dei cittadini, si metterebbe ko lo strapotere delle multinazionali che vogliono appropriarsi di servizi pubblici essenziali e condizionare la democrazia con arbitrati figli delle lobby.

Per il Movimento 5 Stelle il commercio è uno strumento per diminuire le disuguaglianze, deve rispettare l’ambiente e non compromettere le regole e gli standard che proteggono i cittadini, deve essere funzionale al benessere dell’Italia.

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