Le istituzioni non sono vostre



di Michela Montevecchi, M5s Senato

Dieci giorni fa c’è stato un referendum costituzionale e quasi 20 milioni di italiani hanno bocciato la riforma voluta da Renzi e dalla Boschi.

Hanno bocciato anche l’intero governo e l’intera maggioranza che quella riforma l’aveva ideata e imposta al Paese, e che a quella riforma aveva legato la propria sorte politica.

Ma se guardo in questi banchi io oggi vedo ancora le solite facce, siete sempre voi.

Vi siete scambiati di posto, come in un valzer di poltrone, ma siete ancora tutti qui, come se il referendum del 4 dicembre non ci fosse mai stato o peggio, come se a vincere fosse stato il Sì.

Diciamolo chiaro e tondo: quello appena nato è un governo Renzi Bis a tutti gli effetti, un governo senza nessuna legittimazione popolare e che si basa su valori come il demerito, l’incompetenza e l’arroganza.

Voi lo chiamate ‘governo di responsabilità’, ma qui l’unica responsabilità che vediamo è quella che avete nei confronti della vostra poltrona.

Non c’è Renzi, dirà qualcuno. E invece Renzi c’è eccome! E’ il regista dietro le quinte di questo governo.

Un governo che in mille giorni ci ha lasciato con 105 miliardi di euro di debito pubblico in più e 55 miliardi di euro di tasse in più.

Il 28,7% degli italiani è a rischio povertà o esclusione sociale. Abbiamo 8,3 milioni di poveri effettivi. E 3 milioni e mezzo di bambini a rischio povertà.

Nel 2014 sono andate a gambe all’aria 104 mila imprese e 96 mila nel 2015. In pratica, un tessuto produttivo distrutto.

Se aggiungiamo i circa 3 milioni di inattivi, il tasso di disoccupazione reale arriva intorno al 20%).

Nella scuola regna il caos, grazie a una riforma colabrodo che ha scontentato tutti e che stanno pagando i nostri studenti.

L’Italia cresce meno della metà della media dei Paesi dell’UE.

Quello del governo Renzi è un bilancio fallimentare e gli italiani lo stanno pagando sulla loro pelle.

Eppure ci sono ancora i suoi uomini, quel Giglio Magico che sino ad oggi ha gestito il vero potere a Palazzo Chigi e che continuerà a farlo controllando nomine, poltrone e prebende.

Maria Elena Boschi e Luca Lotti sono stati messi lì a fare i cani da guardia perchè il nuovo presidente del consiglio non si allarghi troppo e non guasti la corsa di Renzi per le prossime politiche.

Protagonista dello scandalo di Banca Etruria, la Boschi è stata la ‘madre’ della riforma costituzionale che gli italiani hanno rispedito al mittente. Per farla approvare, ha tenuto impegnato per due anni il Parlamento, distogliendolo dalle vere emergenze rimaste senza risposta.

In un Paese normale avrebbe già chiesto scusa e sarebbe già tornata a Laterina.

Lei stessa il 22 maggio scorso, in tv, in quello che sembrava un sussulto di dignità, aveva assicurato che in caso di sconfitta al referendum avrebbe lasciato la politica insieme a Renzi.

E invece non solo non l’ha lasciata, ma addirittura è stata promossa a Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio. Perchè si sa, in questo Paese il merito funziona al contrario.

Poi c’è Luca Lotti, braccio destro di Renzi e artefice dell’ingresso in maggioranza di Denis Verdini. A lui va la delega allo Sport e nelle sue mani restano le deleghe che contano, quella all’editoria e al Cipe.

Ogni altro singolo ministro di questo governo è uno schiaffo in faccia ai 20 milioni di italiani che hanno detto No a questo governo.

Resta Angelino Alfano. Da ministro degli Interni ha gestito in maniera imbarazzante il caso Shalabayèva ed è stato incapace di gestire l’emergenza immigrazione. Per questo lo hanno promosso a ministro degli Esteri.

Resta Pier Carlo Padoan, l’uomo che ha salvato le banche senza pensare ai risparmiatori lasciati in mezzo a una strada, l’autore di manovre lacrime e sangue e dell’ultima legge di bilancio zeppa di mancette elettorali senza coperture, che condanna il Paese ad un futuro di altri sacrifici.

Resta Giuliano Poletti, l’autore del Jobs Act, che ha cancellato l’art.18 e i diritti dei lavoratori, ha fatto aumentare il precariato e ha appeso la vita di tanti giovani a un voucher.

Resta Beatrice Lorenzin: con lei in due anni il fondo sanitario nazionale è stato tagliato per oltre 4 miliardi di euro. Mentre 11 milioni di italiani rinunciavano a curarsi, lei spendeva soldi pubblici per il Fertility Day con una campagna di comunicazione retrograda e razzista.

Resta Graziano Del Rio, il cui nome è legato alla finta abolizione delle Province e che da ministro delle Infrastrutture ha avallato il folle rilancio del Ponte sullo stretto di Messina.

Resta Marianna Madia, la cui riforma della pubblica Amministrazione è stata bocciata dalla Consulta.

Resta Andrea Orlando, il Guardasigilli che in tre anni non è stato in grado di fare una legge contro la corruzione.

Resta Gianluca Galletti, ministro dell’Ambiente nuclearista e amico degli inceneritori, convitato di pietra dello Sblocca Italia, tenuto sulla sua poltrona proprio da lei, Presidente Gentiloni, che ha un passato, e sottolineiamo passato, ecologista in Legambiente.

Resta Dario Franceschini, a cui dobbiamo dire grazie per aver smantellato il sistema delle soprintendenze e la tutela del nostro patrimonio paesaggistico e artistico. E che con l’ultima legge di bilancio scippa alle soprintendenze speciali gli incassi del Colosseo e di Pompei, che da oggi andranno al suo Ministero.

Dulcis in fundo abbiamo Anna Finocchiaro, madrina ombra della riforma costituzionale, che oggi si appunta al petto la medaglia al merito di un ministero senza portafoglio.

In meno di 48 ore avete calpestato la sovranità popolare degli italiani, fregandovene del volere chiaramente espresso nel voto del 4 dicembre. Gli elettori vi hanno mandato a casa, ma voi continuate imperterriti con la vostra arroganza e la vostra brama di potere.

Nessuno che abbia pagato per i suoi errori, nessuno che si sia assunto la responsabilità delle proprie azioni.

Lei Presidente ha detto che rivendica il lavoro fatto dal governo Renzi: ma quel programma, di cui lei è così orgoglioso e che intende portare avanti, da quale voto è stato legittimato? Quale mandato popolare avete per attuarlo? In quale occasione gli italiani hanno potuto scegliere di essere governati con queste scelte, con le vostre soluzioni? Mai! Nessun voto vi ha mai legittimati ad attuare questo scellerato programma.

Sembrate miopi, ma la verità è che non volete vedere. Sembrate sordi, ma la verità è che non volete sentire.

Voi avete portato il Paese nel caos e sempre voi ora vi riproponete per metterci una pezza. Ma come possono gli italiani fidarsi di voi?

Lo spettacolo che offrite è indegno. Siete l’immagine di una casta che si autotutela, che si aggrappa sulle poltrone, che si chiude in se stessa sorda al volere dei cittadini. Quella voce, ormai diventata un grido di dolore, non siete più in grado di ascoltarla. Per questo l’avete silenziata con un governo fotocopia del precedente, impedendo al Paese di tornare al voto.

Presidente Gentiloni, Lei ha detto: “Il Parlamento non è un social network”. Non deve venirlo a dire a noi. Il M5S ha un senso altissimo delle istituzioni: noi abbiamo combattuto perchè questo Senato restasse elettivo e combattiamo ogni singolo giorno, da quando siamo qui dentro, perchè il Parlamento diventi pulito, senza trombati e senza disonesti.

Le istituzioni, Presidente, non sono vostre. Sono al servizio dei cittadini e 20 milioni di cittadini hanno espresso chiaramente la loro volontà: tornare il prima possibile a decidere chi e con quale programma deve governare l’Italia. Per questo motivo il M5S non darà la sua fiducia a questo governo.


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