Il popolo è sovrano #Brexit

di MoVimento 5 Stelle Europa

Grandi manovre a Londra. L’Alta corte di giustizia di Inghilterra e Galles ha stabilito che l’articolo 50 del Trattato di Lisbona – quello relativo all’uscita dall’Unione europea – può essere attivato solo dopo un voto favorevole del Parlamento britannico. Il referendum sulla Brexit non aveva quorum, era di tipo consultivo e non era legalmente vincolante, è vero, ma è stato un grande esercizio di democrazia: andare contro la volontà degli elettori sarebbe un suicidio, tant’è che in Inghilterra nessuno ha apertamente festeggiato alla decisione dell’Alta corte di Giustizia. Tuttavia, nel Parlamento di Westminster c’è un’ampia maggioranza di deputati che si erano schierati contro la Brexit. Se la decisione dei giudici venisse confermata, come voteranno? Secondo coscienza o rispetteranno l’esito popolare. È in gioco la sopravvivenza della democrazia.

Piero Calamandrei, durante l’arringa in difesa di Danilo Dolci arrestato nel 1956, si rivolge al giudice e dice: “che cosa vuol dire libertà, che cosa vuol dire democrazia? Vuol dire prima di tutto fiducia del popolo nelle sue leggi: che il popolo senta le leggi dello Stato come le sue leggi, come scaturite dalla sua coscienza, non come imposte dall’alto”. Ecco l’idea di democrazia che dovrebbe stare a cuore a tutti i rappresentanti dei cittadini.

Il voto di quasi 17 milioni di cittadini britannici che hanno deciso per la Brexit è la conseguenza (e non la causa) di un’erosione democratica iniziata con la costruzione dell’euro. Attorno alla moneta unica è stato disegnato un sistema di governo attraverso il quale la Banca centrale e una Commissione di non eletti stanno controllando le politiche fiscali, valutarie e monetarie dei Paesi. Il Movimento 5 Stelle denuncia da anni la mancanza di legittimità democratica di questa architettura politica. La crisi economica iniziata nel 2008 ha dimostrato che i Trattati europei sono una camicia di forza per le economie del Sud Europa. Solo i cittadini, e non i giudici, possono salvare l’Europa dalla disintegrazione. E questo vale dappertutto: a Londra, a Bruxelles e a Roma.

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