La casta non molla: nessun taglio agli stipendi d’oro dei parlamentari

di MoVimento 5 Stelle Camera

Quando li tocchi sul vivo saltano sulla poltrona, urlano e stramazzano. Quando tocchi la casta sulla carne viva dei propri privilegi, messi a nudo di fronte ai cittadini, l’aula si infuoca. Oggi è stato votato il bilancio della Camera a cui il M5S ha presentato una serie di proposte per un taglio radicale dei costi della politica, per avvicinare il Palazzo ai cittadini, per provare a instillare nelle teste dei politici che ogni tanto dare l’esempio – come fa il M5S che rinuncia 42 milioni di euro di fondi ai partiti e tagliandosi gli stipendi – potrebbe essere utile a tutti. Ma niente da fare e dall’aula arrivano solo insulti e schiamazzi nella fetta di emiciclo in cui siedono I portavoce M5S.
Cosa chiedevamo? Semplice:

Tagliare 805mila euro di spese sanitarie che paghiamo a favore degli onorevoli;
– Eliminare indennità di carica dei deputati;
Stipendio da 5mila euro lordi, rimborsi solo con rendicontazione da pubblicare sul sito della Camera;
– Rendicontare, in ogni caso, le spese “per l’esercizio del mandato” e pubblicarle sul sito della Camera;
– Riduzione del contributo ai gruppi parlamentari del 20 per cento (vi costano 32milioni di euro l’anno);
Rimborso spese viaggi solo se in diretta connessione con il mandato parlamentare (8.450.00 euro la spesa complessiva);
– I deputati si paghino di tasca propria i pasti (attualmente c’è un contributo di 3.145.000 euro a favore dei parlamentari per i loro pasti alla mensa della Camera);
– Equiparare il trattamento pensionistico dei deputati a quello dei dipendenti della PA, passando al modello contributivo e fissando il tetto di 3mila euro massimi degli assegni (attualmente ci costano 135.360.000 euro);
Sopprimere l’assegno di fine mandato (303.373 euro spesi nel 2015) o uniformarlo al trattamento di fine rapporto;
– Vitalizi per condannati: inserire abuso d’ufficio e comprendere condanna sopra i due anni oer delitti colposi, consumati o tentati, con pena massima a 4 anni ed escludere la riabilitazione e la reversibilità;
– Procedere all’eliminazione dell’autorimessa della Camera lasciando una sola auto di servizio a disposizione del presidente qualora non abbia già una scorta predisposta dal ministero dell’Interno (costo 210mila euro) e stipulare convenzioni con compagnie di car sharing a cui attribuire i posti nel parcheggio della Camera senza che, però, i parlamentari abbiano diritto di prelazione.

La loro risposta? Urla, strepiti e insulti.
Signore e signori ecco a voi la casta.

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