Il viaggio all’inferno degli animali

Il Movimento 5 stelle ha denunciato in tutte le sedi le condizioni di maltrattamento e sfruttamento che riguardano il mondo animale. Per fermare questo scempio occorrono non solo leggi più severe e uniformi tra i vari Paesi e controlli stringenti sull’applicazione dei regolamenti dell’Unione europea, ma un cambio di mentalità da parte di chi considera gli animali alla stregua di una merce e non, invece, esseri senzienti che vanno tutelati.

L’ultimo caso è documentato da un video diffuso in Italia dagli ambientalisti di Ciwf, che per due anni hanno monitorato le conseguenze del trasporto su lunghe distanze di esemplari giovani destinati al macello. Le immagini mostrano animali da allevamento come vitellini e agnelli trasportati in Europa in condizioni critiche, stipati nei camion sovraffollati senza riuscire a bere o mangiare, viaggiano per ore, anche per giorni, fino all’arrivo a destinazione disidratati e feriti. I più giovani, ancora da svezzare, senza adeguata assistenza non sopravvivono neanche al trasporto. Un viaggio che spesso porta dritti verso l’inferno, una mattanza che deve essere fermata!

È una condizione che interessa potenzialmente circa 1,3 milioni di vitelli e 1,8 milioni di agnelli che solo nel 2015 sono stati trasportati in lungo e in largo per l’Europa. Il nostro Paese non è esente da questo giro di affari sulla pelle degli animali: l’Italia è il terzo importatore di vitelli e il primo importatore di agnelli nella UE. Non possiamo girare la testa dall’altra parte.

Le leggi sul trasporto animale ci sono, ma sono difformi da Stato a Stato all’interno della Ue, rispondono spesso ad interessi economici e vengono scarsamente applicate per carenza di controlli. Sono in vigore anche una serie di regolamenti europei che però vengono sempre più spesso violati, come dimostrano le denunce degli animalisti e dei parlamentari. Una normativa che già nella sua formulazione risulta carente su molti aspetti, uno di questi è il tetto orario massimo consentito per il trasporto.

Per superare questa impasse il M5s alla Camera ha presentato nel luglio 2014 una mozione a prima firma Gagnarli che impegnava il governo, tra le altre cose, a “promuovere a livello comunitario l’approfondimento delle condizioni scientifiche ed economiche al fine di revisionare il Regolamento (CE) 1/2005” sulla protezione degli animali da allevamento durante il trasporto. La mozione è stata approvata, ma di fatto poco o nulla è cambiato.

È necessario invece un cambio di mentalità. Parlare di allevamenti, oggi, non può prescindere dal concetto di “benessere animale“. Il Trattato di Lisbona, all’articolo 13, definisce gli animali quali esseri senzienti, il cui benessere, all’interno dell’Unione Europea, deve essere tutelato attraverso una legislazione adeguata ed efficace. E può essere misurato attraverso l’analisi di diversi aspetti: dalle tipologie di allevamenti degli animali destinati al consumo, alle modalità di macellazione messe in atto nei diversi Paesi. Dalla sperimentazione nella ricerca medico-scientifica alle fasi di trasporto degli animali. Dalle normative a salvaguardia delle specie selvatiche, domestiche e degli animali da compagnia, fino agli allevamenti per animali da pelliccia o alla detenzione degli animali nei circhi.

Con questa ottica i portavoce del Movimento 5 stelle a Bruxelles hanno sostenuto lo scorso novembre la risoluzione in materia di “Strategie per il benessere degli animali per il periodo 2016-2020“con la quale si è ribadita la necessitò di uniformare la legislazione in tutti i Paesi membri, che sia meno vicina agli interessi della grande industria e che preveda sistemi di controllo applicabili e sanzioni forti.

Proprio per ampliare il ventaglio dei casi coperti dalla normativa, su Lex è attualmente in discussione con gli iscritti una proposta di legge presentata da Paolo Bernini e Vittorio Ferraresi che mira a colpire i maltrattamenti subiti dagli animali in svariati contesti. Agendo sia sull’inasprimento delle pene per i reati esistenti che sull’introduzione di nuove tipologie di reato a danno degli animali. Nonché la sospensione dell’attività per allevatori e imprenditori che vengono condannati.

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