Nuzzi e Fittipaldi assolti, governo non pervenuto

Ieri i due giornalisti Nuzzi e Fittipaldi sono stati assolti nel processo Vatileaks. Poco prima della sentenza Gianluigi Nuzzi ha rilasciato questa intervista al Blog delle Stelle per ribadire il suo impegno in difesa della libertà di stampa.

di Gianluigi Nuzzi

Questo processo è fondamentalmente contro la libertà di stampa, perchè Fittipaldi ed io siamo chiamati a rispondere di cosa? Di “concorso morale nella divulgazione di notizie riservate sulle offerte, i denari, della Santa Sede“. Cosa vuol dire? Che secondo la pubblica accusa con la nostra “attenzione, presenza e disponibilità davamo impulso psicologico” alla divulgazione di notizie riservate. Ma allora io mi chiedo: ma un giornalista deve essere presente e disponibile rispetto alle notizie o deve scappare e darsela a gambe quando c’è uno scoop?

Uno si chiede perchè la Chiesa ha reagito in questo modo, portando in tribunale due giornalisti. La risposta è semplice: perchè si è rotto un tabù, perchè i panni sporchi si lavano in famiglia, perchè non bisogna turbare i cattolici come se il popolo cattolico fosse un popolo di somari con gli orecchi chiusi. Io credo che invece la trasparenza faccia solo del bene sempre e comunque, non solo alle finanze in genere, ma soprattutto alle finanze di un Paese come il Vaticano che è l’unico Paese al mondo che non si basa sulle tasse ma proprio sulle libere offerte dei cittadini, dei cattolici e dei credenti e quindi bisogna far sapere.

Il Papa dice che non bisogna diffamare, che non bisogna calunniare, che non bisogna fare disinformazione: qualunque giornalista e qualunque lettore e telespettatore non può che essere d’accordo con quanto dice il Santo Padre, peccato che né Via Crucis né il libro Avarizia del collega Emiliano Fittipaldi siano mai stati smentiti in una solo loro riga. Quindi fanno informazione e tutelano il bene comune: il sapere.

Il Vaticano mi sembra sotto gli occhi di tutti, basti vedere quello che è successo nell’autunno scorso quando è trapelata la notizia che il Papa aveva un tumore, poi si è scoperto che era un tumore benigno e poi che non doveva nemmeno essere operato, però era l’anticamera per dire ‘il Papa è malato, quindi poverino quello che dice non è molto credibile’.

Che ci sia un intreccio di denaro, di interessi e di poteri in Vaticano lo si vede anche dalla rete diplomatica, fittissima, che il Vaticano ha nel mondo, seconda solo a quella degli Stati Uniti, ed è chiaro che una vecchia mentalità è maldisposta a dar spazio a un Papa che per la prima volta prende il nome di Francesco ricordando il Santo dei poveri e che è un gesuita.

Il grande assente in questa storia è il governo italiano che non ha speso una parola, è stato lì ad osservare muto gli accadimenti riguardo due cittadini italiani, due giornalisti che per la prima volta nella storia della Chiesa venivano processati all’interno delle sacre mura. Questo è un silenzio che fa molto rumore, è un silenzio che va rotto e spero che dopo la sentenza questo accadrà.

Uno si può chiedere se è giusto ciò che il giornalista ha fatto e se lo rifarebbe, io posso dirvi di più: se avessi saputo che avrebbero chiesto per me una condanna e che avrebbero fatto un processo, io avrei fatto esattamente la stessa cosa, perchè le notizie non si tengono nascoste nei cassetti, le notizie si divulgano, perchè è la missione, il lavoro del giornalista. Non siano martiri, basta che facciamo il nostro lavoro, sennò ci affidiamo solo ai comunicati stampa e all’informazione unica e torniamo a quello che si chiamava il Ventennio.


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