#MPS: bail in o bail out, questo è il dilemma

La storia di Mps sta per giungere al capolinea dopo più di 500 anni. Non succede per caso, i responsabili di questo disastro hanno nomi e cognomi con precise responsabilità. Il MoVimento 5 Stelle da anni avverte sulle proporzioni di questo sfacelo, il Pd ha fatto finta di nulla. A gennaio 2016 Renzi suggeriva in diretta tv di acquistare azioni MPS perchè era una banca sana. Da allora ad oggi le azioni MPS hanno perso circa il 60% del loro valore. Porta sfiga, è un pessimo analista o era in mala fede? Oggi non c’è più tempo. Bail in o bail out, questo è il dilemma. L’unica cosa certa è che a a pagare il prezzo più alto anche questa volta saranno i cittadini. Ma non finisce qui, il MoVimento 5 Stelle anche grazie alla Commissione d’inchiesta che presiede in Toscana farà luce sui responsabili e farà in modo che chi ha sbagliato paghi.” MoVimento 5 Stelle Parlamento

di Giacomo Giannarelli, consigliere M5S Toscana, presidente della Commissione d’inchiesta regionale su MPS

Come annunciato in campagna elettorale appena entrati nel Consiglio Regionale della Toscana abbiamo fatto avviare una Commissione d’inchiesta sullo scandalo Monte dei Paschi di Siena, del quale il Movimento 5 Stelle, nella mia persona, è Presidente. Stiamo ultimando la relazione finale frutto di 10 mesi di lavoro passato tra lettura di documentazione, spesso molto tecnica, articoli di giornale e soprattutto la raccolta di molte testimonianze. Un lavoro forse tardivo per una realtà che di fatto col suo dissesto sta mettendo sotto scacco non solo l’economia toscana intera ma il sistema bancario nazionale ed europeo. Il MoVimento 5 Stelle è entrato in Consiglio Regionale solo un anno fa e i partiti di maggioranza e minoranza presenti prima hanno avuto tutti o quasi la loro fetta di responsabilità di quello che ad oggi è il più grande scandalo finanziario della storia europea, secondo nel mondo solo a Lehmann Brothers.

VIDEO Renzi suggerisce di comprare azioni MPS

Polverizzati tra i 55 e gli 80 miliardi di euro
Benché la cronaca recente racconti la vicenda MPS come un fatto quasi “inatteso“, il lavoro della Commissione d’Inchiesta regionale si è concentrato sul comprendere come abbia fatto questo patrimonio della comunità senese e in esteso italiana a polverizzare tra i 55 e gli 80 miliardi di euro in meno di vent’anni. Per cogliere la portata di quanto è accaduto basti pensare che quando Monte dei Paschi di Siena fu privatizzata, creando da un lato la banca e dall’altra una Fondazione tra le più patrimonializzate d’Europa, valeva di fatto un importo che se attualizzato è pari a 30 miliardi di euro. Oggi la banca vale in borsa 700 milioni e la Fondazione ha un patrimonio di circa 550 milioni.

La condanna della BCE
Monte dei Paschi di Siena è tornata alla cronache in questi giorni dopo la divulgazione della lettera inoltrata dalla Banca Centrale Europea all’istituto senese il 22 giugno scorso. BCE richiede a MPS un taglio di 9,6 miliardi delle sofferenze, in tre anni, e un complessivo contenimento di 14,3 miliardi dei suoi crediti deteriorati entro il 2018. Per una banca valutata oggi dal mercato 700 milioni questa richiesta equivale ad una condanna. Si ipotizza un nuovo aumento di capitale – dopo che la banca ne ha di fatto azzerati gli ultimi due, per 8 miliardi, in due anni – e iniziano a paventarsi le soluzioni più estreme: il bail out, ovvero il salvataggio dello Stato esprimibile in varie forme, o il bail in sposato dalla normativa italiana in anticipo grazie al governo Renzi. Il bail in di Monte dei Paschi di Siena sarebbe di fatto molto più drammatico di quello vissuto da Banca Etruria se si considera che l’Istituto senese ha circa la metà delle sue obbligazioni subordinate – quelle azzerabili con il bail in – in mano a persone comuni e stiamo parlando dai 2,5 ai 3 miliardi di euro che potrebbero sparire dalle loro tasche.

I crediti deteriorati
Il nodo principale del contendere sono i cosiddetti crediti deteriorati o “non performing loans“. In parole molto semplici ed esemplificative, un credito diventa deteriorato quando chi ha preso i soldi dalla banca non riesce a restituirli nell’importo o nei tempi indicati dal contratto di concessione. Mentre per i cittadini e imprenditori comuni avere credito dalle banche è molto complicato e quando si sgarra persino una rata scattano immediatamente telefonate di pressione per attenersi al contratto, in Monte dei Paschi di Siena si è avuta una “manica larga” notevole, nonostante sia i sistemi di controllo interni, sia il monitoraggio in tempo reale del credito offerta da Banca d’Italia.

La Banca del Pd
Ma la particolarità di questa “generosità irresponsabile” dei vertici MPS è che la grande maggioranza dei crediti deteriorati dell’istituto senese non sono stati concessi a persone comuni – che con Monte dei Paschi di Siena hanno perso soprattutto i propri risparmi nel crollo del titolo e cercando di sostenere gli ultimi aumenti di capitale – ma ad “amicisponsorizzati dai partiti di maggioranza e minoranza (soprattutto uno: i DS prima oggi PD) o a società partecipate pubbliche, quasi sempre gestite in modo pessimo. Ad esempio tra i crediti deteriorati di MPS ci sono anche gli 8 milioni dati alla AAMPS spa, partecipata del Comune di Livorno, nel periodo della mala gestione PD che difficilmente potranno essere restituiti nella loro totalità durante la procedura di concordato preventivo di continuità.

Il caso Sorgenia
Uno dei casi più eclatanti ed esemplificativi di come funzionava il sistema che ha portato il gruppo MPS ad avere oggi 24 miliardi di euro di crediti deteriorati netti (Fonte: trimestrale 2016), 18 dei quali dati ormai per difficilmente recuperabili o irrecuperabili, è il caso Sorgenia. La società del gruppo De Benedetti (conosciuto come “tessera n.1 del PD”) era indebitata per 1,8 miliardi di euro con un pool di banche, principalmente Monte dei Paschi di Siena, con il suo finanziamento da 600 milioni. Al momento del salvataggio, Monte dei Paschi di Siena si dimenticò del suo bisogno assoluto di liquidità – che chiederà agli azionisti e al mercato con 8 miliardi di aumento di capitale in due anni – e si accordò per convertire 200 milioni di finanziamento in azioni Sorgenia e rinviare la restituzione degli altri 400 milioni alle “calende greche“.

L’ammissione del trucco dei bilanci
Se i crediti deteriorati sono di certo l’attuale bubbone più visibile di un istituto in dissesto, Monte dei Paschi di Siena negli ultimi vent’anni è riuscita ad arrivare dove nessuna altra banca: ha di fatto ammesso il 16 dicembre 2015 di aver “truccato i bilanci” quantomeno dal 2011, contabilizzando miliardi di derivati come titoli di Stato e lo avrebbe scoperto perché glielo ha spiegato la Procura di Milano. Non Consob, non Banca d’Italia, ma la Procura di Milano. Ma non finisce qui: Monte dei Paschi di Siena era infatti l’unico istituto palesemente controllato dalla politica tramite l’azionista di maggioranza Fondazione Monte dei Paschi di Siena. Una governance al contrario talmente forte che il Presidente di MPS arrivò a chiedere a Banca d’Italia un rinvio dell’aumento di capitale necessario perché “a Siena ci sono le elezioni“. Un legame talmente diretto che nel 2012 il Sindaco PD Franco Ceccuzzi decadde ad un anno dalla sua elezione perché la parte ex Margherita del suo gruppo consiliare in Comune lo mise in minoranza sul Rendiconto 2011 – un atto dovuto se si sono approvati gli atti precedenti – perché i leader di tale corrente (su tutti Alberto Monaci, ex Presidente del Consiglio Regionale della Toscana) presero molto male l’estromissione dal nuovo CDA della Banca MPS dei “loro uomini“, tra i quali proprio il fratello di Monaci.

Gli interessi dei partiti
Gli ultimi vent’anni di storia di questa gloriosa banca nata nel 1472 sono un incredibile spaccato di un’Italia ammalata dai partiti, sempre avidi nel coltivare il culto delle nomine – quasi sempre estranee ad ogni meritocrazia e incapaci di collocare al posto giusto persone capaci di gestire almeno i fondamentali del loro ruolo – e il piacere di sentirsi controllori e padroni del destino di imprese, famiglie e qui addirittura della terza banca italiana. Partiti capaci solo di coltivare propri interessi, slegati da termini tempi e modi dell’economia reale.

Nazionalizzazione di MPS
Il 30 luglio la Commissione d’Inchiesta terminerà i suoi lavori e pubblicherà la sua Relazione finale. Non possiamo svelare altro. Ma appena mi sarà possibile vi racconteremo i punti più salienti di questa avvilente storia italiana dalla quale auspichiamo di ripartire con una necessaria nazionalizzazione, fatta secondo termini tempi e modi da M5S.


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