La Repubblica dei voucher

Dopo oltre un anno di tutele crescenti e costosi sgravi contributivi, il bluff del Jobs act è oramai svelato a tutti. La dinamica delle nuove assunzioni pseudo-stabili fa segnare nel primo trimestre un crollo fragoroso pari al -77% tendenziale. E l’unico dato in salita è quello dei contratti a termine, i rapporti precari che crescono del 22% rispetto all’anno scorso.
Renzi e Poletti, infatti, ci hanno riempito la testa per mesi e mesi con la loro propaganda. Ora che gli incentivi si sgonfiano, l’impalcatura di cartapesta non regge più e si capisce che abbiamo buttato svariati miliardi alle ortiche. Nel frattempo esplode il fenomeno dei voucher per il lavoro accessorio, che mascherano i dati reali sulla disoccupazione, e si consuma la tragedia della Garanzia giovani, un programma nel quale molti ragazzi avevano riposto una speranza e che si è rivelato un colossale flop.
Secondo il premier nessun lavoratore sarebbe più rimasto solo, mentre invece l’Anpal non decolla, le politiche attive sono state messe in soffitta e i Centri per l’impiego sono ancora alle prese con la riforma Delrio delle Province, con personale insufficiente, mal pagato e inadeguato.
Quale sarà il vero rapporto, nel 2015-2016, tra spesa in sgravi previdenziali e creazione di posti di lavoro reali? La montagna che il governo ha cercato di muovere ha partorito un topolino. E ciò accade perché la visione è sbagliata. Stop alla logica dei bonus che sostituiscono i diritti. Basta con gli interventi spot che coprono i tagli al welfare e una mancata politica di investimenti. Il M5S andrà al governo e rivolterà la politica economica come un calzino.

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