
La liberazione degli scimpanzè
27 novembre 2015 alle ore 13:18•di MoVimento 5 Stelle
"Francis Collins, direttore del NIH (National Institutes of Health, USA), la più grande organizzazione di ricerca biomedica nel mondo ha dichiarato il 18 novembre 2015 che "Il NIH non finanzierà più la ricerca biomedica sugli scimpanzé"
Francis Collins ha replicato così ad una rapporto scientifico commissionato due anni fa dallo IOM, Istituto di Medicina degli USA, nel quale erano inclusi studi scientifici presentati dal Physicians Committee for Responsible Medicine. Di conseguenza i 50 scimpanzé detenuti negli stabulari del NIH veranno liberati e mandati in un centro di riabilitazione idoneo al loro benessere (già nel 2013 dallo stesso centro erano stati liberati ben 310 esemplari della stessa specie).
Claude Reiss, presidente di ANTIDOTE EUROPE (AE) e Gianni Tamino, presidente del Comitato Scientifico EQUIVITA, sono stati subito concordi nel rilasciare la seguente dichiarazione: "Essendo ogni altra specie animale evolutivamente più distante dall'uomo dello scimpanzé, questa decisione del NIH porta all'inevitabile necessità di un abbandono di ogni altro modello animale per la ricerca medica finalizzata alla salute umana".
VIDEO La liberazione di uno scimpanzè: COMMOVENTE
Dice André Ménache, direttore di AE: "E' scontato che a partire da oggi si verifichi un effetto domino riguardante tutte le specie animali usate in laboratorio". E aggiunge: "Questa notizia non è soltanto una vittoria sulfronte della conservazione di una specie a rischio di estinzione, è un BALZO IN AVANTI NEL PROGRESSO SCIENTIFICO e nella difesa della salute umana" Equivita
Commenti (11)
alvise fossa
27 novembre 2015 alle ore 13:26NIENTE SPERIMENTAZIONE SUGLI ANIMALI,AVANTI COSI'
Valeria Pesce
27 novembre 2015 alle ore 13:45Bellissima notizia e speriamo sia davvero solo l'inizio per arrivare alla fine di tutti gli esperiment i sugli animali. Grazie M5S per essere l'unico movimento politico ufficialmente contro la sperimentazione animale.
Gian A
27 novembre 2015 alle ore 14:40Che dire?
Finalmente vediamo il "progresso scientifico".
Adesso vediamo se anche associazioni varie, alcune tanto presenti nei media per raccolta fondi, sono in grado di prendere il buon esempio.
rosanna scarpa
27 novembre 2015 alle ore 14:45di tanto in tanto qualche buona notizia. sono felicissima della soluzione di questa situazione vergognosa. grazie cinquestelle.
Ely Rep
27 novembre 2015 alle ore 14:58Una piccola ma splendida vittoria! un piccolo passo verso l'evoluzione della nostra specie..
Massimo Trento (orbo e semisordo)
27 novembre 2015 alle ore 16:20Non mi si fraintenda, ma tecnicamente le conclusioni a cui giunge l'articolo sono fuorvianti. Le affermazioni dei due studiosi (spero lo siano sul serio) sono poi definibili in inglese come wishful thinking...al bar si direbbe stronzate. Che cosa vuol dire che negli USA la NHI, la "piu' grande organizzazione di ricerca biomedica del mondo (?)", ha deciso di non finanziare piu' la sperimentazione sugli scimpanze'? Nulla piu' di questo! Cio' vuol dire che negli Stati uniti continueranno la sperimentazione su milioni di altri animali, senza contare il fatto, che sia da loro che nel resto del mondo, vi sono migliaia di centri che continueranno i test anche sui primati. Altro che effetto domino... Supporre che basti una rinuncia di una organizzazione di un singolo paese a fermare prassi e protocolli di vivisezione di altri e' operazione ingenua nella migliore delle ipotesi, mentre nella peggiore e' radicalismo militante, E con quest'ultimo il movimento deve andarci parecchio coi piedi di piombo. Consiglierei, semmai fosse necessario, una serena e obbiettiva comparazione degli opposti punti di vista tra vivisezionisti e antivivisezionisti, possibilmente scienziati esperti in materia. Dopo, ognuno -che non l'avesse ancora, beninteso- si formera' la sua convinzione a ragion veduta. Di animaliste a prescindere alla Brambilla ce ne basta e avanza una. Auguri!
paolo col
27 novembre 2015 alle ore 16:26un ulteriore balzo in avanti per la ricerca scientifica potrebbe essere quello di iniziare le ricerche biomediche sulla specie dei politici di professione. per 2 motivi. 1) non sono in via di estinzione 2) sono sicuramente più simili a noi di quanto lo siano gli scimpanzè 3)sono più facili da catturare
cuciscuci
28 novembre 2015 alle ore 12:32Sbagli. Noi siamo più simili agli scimpanzé che non ai politici di professione. Sono una specie a parte, Pericolosa e inquinante.
differenze inesistenti
27 novembre 2015 alle ore 20:55cosa cambia tra gli uomini e gli scimpanze?
solo i soldi.... se gli simpanze avessero tanti soldi troverebbero senz'altro qualche troia disposta ad andarci a letto!
FABIO B.
27 novembre 2015 alle ore 21:43un BALZO IN AVANTI NEL PROGRESSO SCIENTIFICO e nella difesa della salute umana
Ale Ra
29 novembre 2015 alle ore 13:23Caro Beppe,
Ho cercato sul web ma non ho trovato traccia della documentazione citata nell'articolo. Potrei averne i riferimenti? (rapporto IOM)
