Il governo taglia il diritto allo studio

L’università italiana sarà sempre più ad appannaggio dei ricchi, ma la formazione e la cultura non si possono parametrare! Uno Stato degno di questo nome deve investire sui giovani e sulla loro formazione, mettere in campo politiche serie nel pieno rispetto del diritto allo studio costituzionalmente garantito, eliminare gli ostacoli di ordine materiale che impediscono ai cittadini di scegliere il loro futuro. Ed invece cosa fa questo Governo? Modifica gli indicatori della situazione economico-patrimoniale delle famiglie con studenti e riduce del 25% gli aventi diritto alle borse di studio.
Un vero e proprio schiaffo dato in piena faccia a migliaia e migliaia di universitari.

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Che presto sarebbe arrivata la stangata sulle borse di studio era prevedibile: la riforma Gelmini, già nel lontano 2010, aveva posto le basi per questo disastro, il governo Monti lo ha concretizzato con un decreto legislativo e ora Renzi ha dato il colpo di grazia. Da una parte l’attuale Presidente del Consiglio regala gli 80 euro, dall’altra riforma gli ISEE introducendo criteri che riducono la platea degli studenti che possono percepire borse di studio.Gli studenti avevano annunciato già in estate questo possibile scenario sulla base di proiezioni con i nuovi parametri ministeriali, previsione che puntualmente è stata confermata. Sul nuovo calcolo incide fortemente la situazione patrimoniale, soprattutto con una percentuale alta attribuita alla prima casa. Chi fino a ieri era sotto la soglia di 33mila euro, limite massimo per poter concorrere all’ottenimento di una borsa di studio, adesso la supera senza però guadagnare un soldo in più. Come faranno quelle famiglie proprietarie di una sola abitazione e monoreddito a far studiare i propri figli? Questo è un altro colpo inferto dall’attuale Governo all’università italiana e al futuro dei suoi cittadini.” Carlo Sibilia, portavoce M5S Camera

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