Marò e Parà

“La questione dei Marò (brutte e falsamente familiari queste abbreviazioni, Marò, Parà eccetera) è stata condotta dai governi italiani in modo assurdo come se l’Italia fosse uno stato imperialista – senza averne neppure la forza e tanto meno il diritto – all’americana, per cui i militari del Cermis che giocavano alla guerra “ce li processiamo noi negli Usa e zitti e mosca perché noi siamo noi e voi invece…” Ciò che deve aver irritato particolarmente l’apparato giudiziario indiano deve essere stato l’atteggiamento negazionista che metteva in dubbio le responsabilità dei due militari che per aver fatto secchi all’istante i due pescatori indiani senza neppure ferirli, devono aver sparato a zeffunno come direbbero i napoletani, una quantità esorbitante di proiettili.
L’Italia poi, ha proseguito nel mostrare la sua faccia sporca di paese svergognato e maneggione quando è stato fatto il maldestro tentativo di violare i patti trattenendo in Italia uno dei due militari dopo aver promesso di farlo rientrare in India: Paese che certo è a conoscenza della scarsa credibilità italiana manifestata in ogni cosa, anche in tempi recenti, con la violazione di patti come è avvenuto con Gheddafi, che si è visto vergognosamente stracciare in faccia la carta di intesa fra Libia e Italia firmata insieme al suo grandissimo amico e traditore Silvio Berlusconi. Come avrebbe dovuto procedere il nostro Paese? Con molta umiltà, rispettando anzitutto la giustizia indiana, ammettere le colpe, riconoscere l’avventatezza dell’operazione, assumersi in solido tutte le responsabilità con le famiglie dei pescatori, invocare le attenuanti dei difficili tempi che viviamo. Probabilmente i nostri due eroi sarebbero già da tempo in Italia a scontare le conseguenze di un delitto colposo o preterintenzionale (a scelta degli esperti di diritto)”.
Mario Albanesi

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