Tv sì, Tv no – parte 1: I talk show no

Prima parte di “Tv sì, Tv no” di Alberto Airola. Domani la seconda parte
“Vorrei fare una riflessione personale anche alla luce della mia esperienza professionale nel settore dell’informazione e di quella da parlamentare. Molti di voi si chiedono come mai si sia deciso di non comparire in Tv. In primis chiariamo: non andare in Tv significa non andare nei talk show, siamo invece (per quanto possibile) presenti nei Tg.
Il problema parte da due domande: perchè ci sono così tanti talk show in tv? E perchè siamo poco presenti nei Tg? Alla prima domanda la risposta è semplice: i talk sono tanti perché questo sistema politico e governativo si regge grazie alle insignificanti chiacchiere che oramai saturano l’etere televisivo senza mai chiarire al cittadino i veri problemi da affrontare e le soluzioni proposte.
In gergo si chiama “rumore“: una miriade di parole e a volte schiamazzi che si sovrappongono, che non sono dibattito politico ma show, finalizzato a creare ancor più confusione sui temi e scatenare un tifo da stadio tra i “contendenti“.
Lo sapete anche voi, non c’è bisogno che mi dilunghi. In genere a questo punto mi si dice che è vero quello che dico ma troppi Italiani guardano solo la TV e quindi bisogna andarci lo stesso. Capisco molto bene il problema e vi prego di continuare a leggere. Anche gli spazi di dialogo diciamo “più equilibrati” non possono (per varie questioni di share e tempi del mezzo televisivo) approfondire adeguatamente le problematiche del paese e quindi restano sempre a un livello superficiale e non bastano due slogan e quattro parole per spiegare come affrontare questa crisi economica, politica e culturale, allora ecco che il TALK in realtà non serve a informare, al limite sembra una forma di intrattenimento (non a caso si parla di infotainement un mix di informazione e intrattenimento) dove si scatenano più istinti che ragionamenti, con contenuti superficiali e generici. Questi diventano quindi luoghi della TV predisposti al tifo come un’arena dove incanalare rabbia e frustrazione del cittadino per poi disinnescarle definitivamente.
Andarci significa dargli audience, forza e collaborare alla disinformazione. Inoltre i talk “meno peggio” li guardano coloro che già conoscono il M5S e non si raggiunge comunque chi non sa nulla di noi, dovremmo andare da Giletti e dalla D’Urso ma come si fa a parlare con tali personaggi? Con Giletti che grida a Carla Ruocco che dovevamo fare l’accordo col PD? Ma come si permette di sbroccare così? Lo dicesse alla Moretti in spiaggia, e lasciasse il servizio pubblico a chi lo sa fare. Oppure vedere Fazio come uno zerbino mentre la Boldrini ci da impunemente degli eversivi e potenziali stupratori? Non va bene per niente.
Per farci vedere da chi non ci conosce bisogna passare le giornate in tv: la mattina fare un salto a Coffe Break e non dimenticare Agorà, poi L’Aria che Tira…al pomeriggio c’è il crogiuolo di appuntamenti non proprio politici da La Vita in Diretta a l’Arena di Giletti la domenica..senza dimenticare l’Annunziata In ½ ora… Dopo aver partecipato a 8e1/2 con la Gruber o da Floris a Diciannoveequaranta la sera poi il fenomeno esplode: DiMartedì/Ballarò, La Gabbia, Servizio Pubblico, Vespa, Matrix, Virus, Tg3 Linea notte (in genere si ciancia fino all’una di notte) e via così…
Non basta andare in quei due o tre talk, per contrastare veramente la disinformazione bisogna fare i conti con dodici ore di palinsesto per almeno 7 canali tv, si deve passare la vita lavorativa in TV invece di provare a bloccare in aula e in commissione al Parlamento le porcate che producono le larghe intese, è per questo che ci avete eletto? O è per uniformarci agli altri politici: vincere perché si ha la battuta pronta anche se non si argomenta, ubriacando di slogan gli Italiani?
A me sembra che si voglia vedere la squadra M5S che fa goal quando una Picierno o Bonafè qualsiasi sparano una cazzata. Lo possiamo anche fare ma la cosa finisce lì, non cambia né la politica né gli Italiani.” [continua…] Alberto Airola, M5S Senato – Commissione di Vigilanza RAI

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