Gli ultimi giorni di Cinecittà #spaghettigovern

Questi giorni sembrano gli Ultimi giorni di Cinecittà, una versione sordida e surreale degli Ultimi giorni di Pompei. Una recita da spaghetti western all’amatriciana tra palazzi di cartone tirati su in qualche modo. Una città fantasma, una ghost city polverosa, un continuo andare e venire tra palazzi di cui si vede e rivede la facciata dietro alla quale non c’è nulla. Un film di serie B, ma molto costoso, fatto con i nostri soldi, che si sposta di telegiornale in telegiornale da Palazzo Madama, al Quirinale dove vigila l’Uomo del Colle, da Palazzo Grazioli al Viminale a Palazzo Chigi con qualche deviazione al Nazareno. Queste facciate sono diventate familiari come l’ingresso di casa nostra, ci accompagnano da mattina a sera e ci infondono sicurezza. Dietro a edifici così austeri, ripieni di storia patria, dove si immagina l’aleggiare di un Giolitti o un De Gasperi, qualcuno opera per la Nazione, per la stabilità e la governabilità. Se qualche cittadino si azzardasse a suonare il campanello e ad entrare troverebbe solo la stabilità dei Boot Hill, delle colline degli stivali, i cimiteri del West. E’ ipnotico questo percorso quotidiano tra i Palazzi di Cartone che hanno sostituito il Palazzo di Pasolini. Allora nel Palazzo c’era l’antagonista, il nemico, insomma qualcuno da combattere, oggi, dietro ai portoni, c’è il vuoto. Come sconfiggere il vuoto? Rischi di mulinare pugni nell’aria. Di fare la figura del pazzo, della voce che grida nel deserto. Di fronte ad ogni palazzo c’è immancabile una folla di comparse sottopagate che rincorrono dei presunti attori che declamano la loro recita quotidiana. Un copione che non cambia mai, sempre le stesse parole, del resto gli attori sono quello che sono, dei poveri figuranti della Bce, del FMI e di Confindustria oltre che di qualche ras nazionale, non certo dei Gary Cooper in Mezzogiorno di fuoco. I palazzi sono i fondali della Repubblica, il poco o niente che ancora la sostiene e la rappresenta, per quanto rimarranno in piedi? Basterebbe un soffio di democrazia per fare venire giù tutto.

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