OLTRE – V3DAY: Nils Christie e le carceri senza senso

Nils Christie al V3DAY!
(05:00)

L’intervento di Nils Christie, sociologo e criminologo, al V3DAY

“Grazie per avermi invitato, comunque non era necessario mantenere la temperatura norvegese per tenermi qua questa sera, poteva fare più caldo. Noi veniamo da un Paese molto pacifico, solitamente ci uccidiamo molto poco da noi, però le cose non sono sempre state così. All’epoca dei vichinghi eravamo guerrieri e uccidevamo molto. Ma dopo i grandi tempi devi vichinghi noi siamo stati costretti a vivere e sopravvivere con le nostre risorse. Praticamente le attività principali erano quelle della pesca, della caccia, e poi eravamo molto pochi come popolazione e era quindi molto importante creare la fiducia reciproca, per poter sopravvivere.
Per esempio se la mia barca fosse distrutta, rovinata a seguito di una tempesta in mare, i miei vicini mi avrebbero aiutato a ricostruirla. E effettivamente siamo riusciti nel tempo, nei secoli, a mantenere questo tipo di collaborazione. E la cooperazione, la collaborazione, si basa proprio sulla fiducia reciproca, ma questa fiducia è qualche cosa che bisogna anche guadagnarsi. E poi con il passare dei secoli ci sono stati i sindacati, che hanno aiutato alla realizzazione dello stato sociale, del wellfare state. Però la condizione fondamentale della fiducia reciproca è che si vede l’altro come essere umano.
Nel mio lavoro e nella mia professione, ho intervistato moltissimi criminali, moltissimi omicidi, e poi ho intervistato anche delle persone che però pure trovandosi in situazioni simili non sono arrivati all’omicidio. Per esempio mi sto riferendo a quello che è successo nella seconda guerra mondiale, c’erano dei campi, campi di concentrazione, creati dai tedeschi. In questi campi di concentramento alcune delle guardie erano molto violente e uccidevano i prigionieri, altre invece no, perché? Perché vedevano i prigionieri come esseri umani, anche loro. Invece rispetto a coloro che erano violenti, i non violenti, quelli che non uccidevano i prigionieri, appunto vedevano dall’altra parte delle persone, degli esseri umani come loro.
E queste cose comunque continuano, per esempio uno dei principali giornali, la scorsa settimana, ha organizzato una specie di esperimento: hanno per esempio lasciato, distribuito, nella città venti borsellini, con dentro del denaro e dei documenti, li hanno distribuiti, abbandonati come appunto fossero stati persi, dai proprietari, in tutta Oslo. Nel giro di pochissimi giorni 15 di questi venti borsellini sono stati riportati al giornale.
Così se noi vogliamo mantenere lo stato del wellfare, lo stato sociale, noi dobbiamo conservare questa fiducia reciproca tra le persone, altrimenti ci saranno grossi problemi. Uno dei problemi più grossi è che abbiamo scoperto quel maledetto petrolio, e quindi ci siamo arricchiti, e questo per uno stato sociale può rappresentare una cosa terribile. Ma che cosa c’è di male nell’essere ricchi? Il pericolo, da questa situazione, dell’essere ricchi, è che si inizia a credere di essere indipendenti.
Cioè si inizia a credere di potersi arrangiare da soli. E ci dimentichiamo che abbiamo bisogno di tutti gli altri, di tutti i noi, come siamo qui questa sera, per veramente prenderci cura di tutti gli altri e di prenderci cura del nostro paese. Quindi si arriva in una situazione in cui il vicinato, i nostri vicini, non sono più importanti, invece i nostri vicini ci vedono, si possono prendere cura di noi, se ci conosciamo. C’è un altro aspetto che se questa attenzione da parte dei vicini sparisce, all’interno di un quartiere, a questo punto entra la polizia quindi penso che sia essenziale trovare dei modi per proteggere, per mantenere i nostri quartieri, l’importanza del vicinato, fare sì che le persone non si sentano isolate, non si sentano sole. Per esempio in Norvegia è possibile sapere quanto guadagnano i nostri vicini e quante tasse pagano.
Mi ricordo per esempio che passato c’era nel nostro quartiere un vicino che era sempre molto elegante, con una moglie, sempre molto bene vestita. Invece secondo quello che si vedeva dai documenti ufficiali lui non pagava niente di tasse. E ovviamente si trattava di molto tempo fa, c’era ancora in vita mio padre, e mio padre allora mi aveva detto io con quell’uomo non ci voglio parlare. Un modo per mantenere, per proteggere i nostri quartieri, il nostro vicinato, è di suddividere le grandi città, le grandi metropoli. Per esempio io proporrei di suddividere questa città di Genova, che più o meno ha una popolazione come quella di Oslo, in tanti piccoli villaggi, in tanti piccoli paesi. In questo caso i vari paesi, villaggi, potrebbero meglio controllare quelle che sono le proprie attività, per esempio all’interno di ogni singolo quartiere, paese, ci potrebbe essere una stazione di polizia, questi poliziotti non arresterebbero molte persone in questo caso, proprio perché i vicini si conoscono, gli uni con gli altri, c’è molta più conoscenza tra le persone e non solo, ci sarebbe quasi una specie di controllo da parte del vicinato. In questo modo il vicinato, tutto insieme, con la polizia, potrebbero risolvere i problemi principali. Lo stesso dovrebbe valere anche per tutti i servizi sociali. Bisognerebbe decentralizzare i servizi sociali, in modo che siano vicini alle persone che seguono e che assistono. Ovviamente un’altra cosa importante è quella di cercare di non creare un paese criminale, quale potrebbe essere la migliore università per quanto riguarda la criminalità? A quale potrebbe essere migliore scuola di criminalità se non la prigione? Quindi visto che la prigione rappresenta una università del crimine, dovremmo trovare, individuare dei sistemi alternativi alla prigione, al carcere, diciamo che in Italia la situazione è abbastanza buona, infatti la percentuale di carcerati rispetto alla popolazione è relativamente bassa, infatti per esempio ci sono 170 carcerati su 100 mila persone.
E come avete appena sentito da Beppe, invece negli Stati Uniti abbiamo una mostruosità per quanto riguarda il numero dei carcerati.
Infatti attualmente ci sono più di due milioni di carcerati negli Stati Uniti. In particolare dovuto a delle leggi antidroga assolutamente idiote. Fa molto freddo, quindi non voglio prendere troppo del vostro tempo, però voglio solo aggiungere ancora un punto: il vero progresso per quanto riguarda il sistema dei controlli nel mio paese, appunto la soluzione, quello che stiamo facendo da noi, ma anche in altri paesi, è proprio di creare una specie di forum, di comitato, per risolvere i principali conflitti sociali. Diciamo per esempio che mi hanno rubato la bicicletta, la ritrovo, è possibile che anche la polizia mi abbia aiutato a ritrovarla, a me non interessa che la persona che me l’ha rubata vada in prigione, io voglio indietro la mia bicicletta, però voglio vedere in faccia chi me l’ha rubata, voglio sapere infatti che cosa ha fatto con la mia bicicletta, infatti si tratta di una bella bici, voglio poi che mi aiuti a ripararla, però non gli voglio creare altra sofferenza, infatti le prigioni sono praticamente un sistema per somministrare intenzionalmente la sofferenza alle persone. Quindi in uno stato decente e qui in Italia, che rappresenta la culla della cultura europea, noi abbiamo essere più gentili gli uni con gli altri e dobbiamo tornare ai nostri vecchi valori e i valori si basano sulla gentilezza e non sulla tortura.
E a questo punto come ultimo ringraziamento vorrei aggiungere penso che questo che vediamo oggi rappresenti l’inizio di qualche cosa di molto importante, perché quello che state facendo qua è il semplice riunione tra persone diverse, e secondo me grazie al vostro movimento avete in un certo modo ricreato la visibilità. Siete riusciti a dimostrare come i politici si siano allontanati da coloro che li avevano votati. E in un certo senso avete ricreato la struttura del paese, del villaggio, e avete fatto vergognare tutti coloro che si sono allontanati da quelli che erano i valori di base.”