Luigi Tivelli e il senso delle Istituzioni

Luigi Tivelli, il “lobbista” beccato dal M5S, pochi giorni fa raccontava al telefono: “Tu non avresti potuto fare niente al di sopra dei 150 mila euro compresa la pensione. È stata una battaglia durissima! Ehhh, è questo il Parlamento oggi. Lo potrei scrivere in un manuale come caso di eccellenza di azione di lobby. Avevo una marea di gente che mi chiamava, chi per il lavoro autonomo, chi perché c’hanno privilegi, professori universitari, ste cose qua, e quindi si sono salvati pure quelli
Nel novembre 2012 invece rilasciò un’intervista in cui dichiara:
I beni relazionali che servono per tutta l’economia sono la legalità e il senso civico, soprattutto nel sud. La legalità è il primo dei beni relazionali. Bisogna ripristinare la legalità in tutte quelle regioni del sud affette da mafia, camorra e ‘ndrangheta, ma anche nelle tante regioni affette da corruzione diffusa. Il secondo è il senso civico, il senso dello Stato, il senso delle Istituzioni che dovrebbe nutrire un Paese. Bisogna ripristinare questi valori invece dell’arte dell’arrangiarsi all’italiana. […] Un ambito importante è la lotta alla corruzione e all’evasione fiscale.

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