
Delocalizzazione assistita
18 novembre 2013 alle ore 10:43•di MoVimento 5 Stelle
"Electrolux è una di quelle aziende che ha avuto aiuti ed ora sta vergognosamente delocalizzando, nel silenzio generale, la propria produzione in Polonia, dopo aver dichiarato investimenti e disponibilità a mantenere la produzione sul territorio italiano. Nel 2010, Electrolux inaugurava, con la presenza di Formigoni, una nuova linea produttiva a Solaro. Adesso dopo soli 3 anni c'è un piano di dismissione, delocalizzazione produttiva, esuberi e mobilità. Si parla di circa 900 lavoratori coinvolti solo in Lombardia. 2000 a livello nazionale. Ne abbiamo le palle piene di queste aziende a cui è consentito tutto. Di queste aziende che arraffano aiuti per poi mettere sotto scacco i lavoratori ed i cittadini. Che schifo." Marcello I.
Commenti (36)
Sandro Ciccarese (sacicc)
18 novembre 2013 alle ore 11:36Ciao Beppe, volevo segnalare al blog la stessa analoga situazione che sta vivendo in questo periodo la Ex Manifattura Tabacchi di Lecce. Il colosso British American Tobacco Italia dopo aver acquisito marchi stabilimenti e dipendenti dall' ETI (Ente Tabacchi Italiani)col benestare di politica, sindacati ed istituzioni locali ha delocalizzato le produzioni di tutti i marchi e riconvertito tutti gli stabilimenti acquisiti con false riconversioni, attraverso la tecnica tutta italiana dello spezzatino e cioè facendo subentrare tante piccole aziendine disposte ad assumere i dipendenti e a voler espandere la produzione. Tutto falso ovviamente, si è trattato in tutti i casi di piccoli imprenditori in crisi di liquidità che attraverso varie frequentazioni sono venuti a contatto con i cosiddetti manager di British America Tobacco Italia. Per vie traverse questi Imprenditori hanno ricevuto dal colosso BAT grossi finanziamenti per il pagamento di tre anni stipendi per ogni dipendente assunto a tempo indeterminato ed altri bonifici milionari per l' acquisto di impianti e macchinari. Quindi il giochetto si chiudeva col finale che BAT se ne usciva da gioco con la faccia pulita di non aver fatto perdere nessun posto di lavoro, gli pseudo-imprenditori coraggiosi invece dopo aver fatto finta di acquistare qualche macchinario ed assunto tutti in blocco e a tempo indeterminato magicamente dopo pochi mesi dichiaravano la crisi e scaricavano i costo degli stipendi sulla CIG. In soldoni nel piatto ricco messo in tavola da BAT ci si son ficcati sempre tutti insieme ed allegramente. Finisco con un agghiacciante dato: nel 2010 quando hanno firmato la chiusura, lo stabilimento di lecce chiudeva il bilancio con ben 200 mln di euro di utile netto. La fine di un isola felice del Salento, la fine di un business, quello del tabacco, che non ha mai conosciuto crisi...ce lo hanno strappato via come invece le autorevoli Svizzera e Germania, se pur con lo stesso costo del lavoro, non hanno permesso.
PAOLO B.
18 novembre 2013 alle ore 11:44CI DOBBIAMO MUOVERE, NON C'E' PIU' TEMPO!!!!CI FANNO FUORI TUTTI!!!!!
marco e
18 novembre 2013 alle ore 11:56Io dico che ancora una volta gli italiani arrivano tardi. L'italiano assiste alle disgrazie degli altri sperando che a lui non debbano toccare mai, senza pensare che le circostanze potrebbero con alte probabilità toccare anche lui. Il sindacato d'altra parte mira a proteggere chi ha ancora un contratto in essere senza guardare se l'azienda è decotta o meno, quindi chiede soldi pubblici comunque du comune accordo con politici ed industriali di turno. E il tutto è. Un gioco al massacro per dipendenti e per l'economia del paese in cui si penalizzano aziende sane e redditizie a discapito di baracconi senza piú futuro, che però fanno la felicità dei soliti magnaccioni istituzionali!
Marina C.
18 novembre 2013 alle ore 13:08Se l'azienda fosse a partecipazione condivisa con i dipendenti, che oltre allo stipendio fisso di base potrebbero avere ottimi incentivi in base al profitto ottenuto anno per anno dall'azienda (che dovrebbe rispondere a parametri di: eticità, rispetto per l'ambiente, spazi condivisi come asilo nido, mensa, cral ecc.) ogni dipendente andrebbe a lavorare con maggiore soddisfazione e forse ci trascorrerebbe volentieri anche parte del suo tempo libero perché sarebbe anche un polo di aggregazione sociale.
Marcovinicio d.
18 novembre 2013 alle ore 12:23Ormai il disastro è compiuto, dobbiamo solo aspettare che il POPOLINO venga toccato e poi ci diranno "DOVETE RIBELLARVI A QUESTA CASTA CHE CI HA PORTATO ALLA ROVINA", parleranno come gli avvocati del popolo e vorranno ergersi artefici della rivoluzione. La storia lo insegna, hanno sempre cavalcato l'onda e il popolo BUE li ha seguiti perché ignoranti e pecore. Quando arriveremo al dunque DOBBIAMO, e sottolineo DOBBIAMO, fare una bella selezione, e tramite il trascorso di tutti una bella E P U R A Z I O N E. Forza BASILICATA facci sognare a cinque STELLE.
Riccardo D.
18 novembre 2013 alle ore 12:24Ma come potete pensare che una qualunque azienda, soprattutto straniera, possa accettare gli aumenti di tasse assurdi ed ingiustificati che ci sono in Italia. La Tares nel mio comune per un ristorante di 300 mq. è passato da 2.000 /anno ad oltre 6.000 . L'imu sul mio immobile è stato raddoppiato due volte in quattro anni. Ma chi cazzo ci vuole rimanere in questo paese. Fanno bene ad andarsene, chi non se ne va o chiude o va fallito. Chi vuole sopravvivere deve scappare da qui. A gambe levate.
Franco Losini
18 novembre 2013 alle ore 12:49Nella mia piccolissima città c'era un impianto termale,
La sorgente di acqua benefica, non viene piu utilizzata.
Lo stabilimento è chiuso.
I cittadini, hanno preferito investire i propri soldi in Argentina, anzichè prendere in carico la struttura.
Il risultato è che le terme sono chiuse da 20 anni, e i cittadini hanno perso soldi e terme.
Per fortuna!!
salvatore castellano
18 novembre 2013 alle ore 12:56SOLUZIONE.
AUTOGESTIONE.
alvise fossa
18 novembre 2013 alle ore 12:59CIAO BEPPE,
E' VERO NON SE NE' PUO' PIU',ANCHE DI UN'ALTRA COSA,ESSERE PRESI DI CONTINUO IN GIRO DA QUESTE AZIENDE CHE DELOCALIZZANO
ALVISE
riccardovlafratta
18 novembre 2013 alle ore 13:02E arrivato il momento di fermare tutto questo. Ci vuole una persona che ci guidi alla rivolta. Riprendiamo in mano la costituzione, se ce un volontario che ci possa guidare per rivoluzionare si faccia avanti.
zambelli katiuscia
18 novembre 2013 alle ore 13:54Ciao, Beppe..sono un' operaia di Electrolux Forlì, lavoro da 14 anni in azienda. Azienda che non mi ha mai delusa, azienda che vuole chiudere, perché QUESTO GOVERNO NON AIUTA.. LE FABBRICHE ITALIANE.. e se le aiuta è solo per avere un tornaconto. AIUTATECI PER FAVORE.. NOI OPERAI ABBIAMO PAGATO SEMPRE LE TASSE, FORSE GLI UNICI IN TALIA. io non posso permettere che un' azienda come Electrolux che è un secolo che ci sostiene possa chiudere. NOI OPERAI SCIPOERIAMO MA CI COSTA CARO IN BUSTA PAGA!! MA LOTTIAMO TUTTI INSIEME.. PARLATE AL GOVERNO DI QUESTA SITUAZIONE PER FAVORE.. I TELEGIORNALI NON CI AIUTANO!! BEPPE PER FAVORE, SIAMO BRAVA GENTE, CHE VUOLE SOLO IL PROPRIO LAVORO NIENTE DI PIÙ. UNA PERSONA SENZA LAVORO ( ONESTO) NON HA DIGNITÀ. NON FATE IN MODO CHE CI TOLGANO LA DIGNITÀ. HO VOTATO 5 STELLE PER QUESTO!! COMBATTETE CON NOI!! PER FAVORE.
Rosalba Disimino
18 novembre 2013 alle ore 13:58Basta con questi giochini!,a questo punto in Italia le nostre industrie,quelle che sono rimaste in Italia a produrre dovranno essere aiutate dalle banche con una clausola che non possono espatriare,i soldi devono girare in Italia altrimenti non ci potrà essere la crescita industriale innovativa e né economica.Rosalba.
Carlo D.
18 novembre 2013 alle ore 14:23LA SOLUZIONE? TUTTI NEL PUBBLICO. Non si capisce perchè gli effetti della crisi la debbano pagare solo alcuni lavori, quelli privati; a questo punto lo Stato inizi a licenziare o mettere in cassa integrazione tanti dipendenti pubblici quanto sono i licenziamenti delle ditte private (diminuendo così la spesa interna e creando i presupposti per l'abbassamento della pressione fisale), oppure diventiamo tutti dipendenti pubblici: o ci sono soldi, tutele e garanzie per tutti o altrimenti se alcuni devono essere super-protetti e altri no, allora questa situazione non va bene e occorre bilanciarla.
Oggi chi investe il proprio capitale in un'impresa è un incosciente: perchè rischiare quando la prospettiva è il pubblico impiego, cioè soldi tanti e fatica poca?
MEDITATE TUTTI E RISPONDETEMI.
orazio finotello
18 novembre 2013 alle ore 20:35Tutti nel pubblico ora che non c'è più una lira , bisognava pensarci prima , bisognava pensarci quando tutti volevamo diventare ricchi investendo in titoli o azioni che ci promettevano " moltiplicheranno il tuo denaro " , ora cerchiamo il capopolo che ci porti fuori dalla merda , poi una volta usciti arriva il Berlusconi di turno che promette un milione di posti di lavoro , promette ricchezza per tutti ed il popolino boccalone abboccherà come al solito , ora è tardi ora bisogna sbattere la faccia per terra , ora si deve lavorare per 600 euro al mese , ora vogliamo diventare tutti badanti , lavapiatti o muratori , ma bisognava farlo prima , ora è tardi !!!
Alberto Sensini, Pordenone
18 novembre 2013 alle ore 14:26Mi permetto di precisare. Tu ti preoccupi dei 900 in Lombardia e dimentichi i 1300 "Electrolux" tra Veneto Orientale e Friuli Venezia Giulia. Siccome l'area veneto/friulana è molto più piccola di quella lombarda, i 1300 di cui sopra sono come 13 mila in Lombardia. Un vero disastro, in una zona che fino a pochi anni fa faceva scuola proponendo un proprio modello originale di industrializzazione. Disastro che si aggiunge al disastro nel settore mobilifici, edilizia, elettromeccanica. E NON ne parla mai un cazzo di nessuno, TABU' - Aggiungasi che la "Zanussi ora Electrolux" nel 1984, in fallimento, è stata letteralmente regalata agli svedesi in cambio della promessa fatta alla Fiat di rilevare il marchio di automobili svedesi Saab. Gli svedesi poi hanno sfanculato Agnelli e si sono tenuti la Saab, e noi qui siamo stati colonizzati da quei 4 vichinghi che, all'epoca, sapevano costruire solo aspirapolveri. Quante storie così, in Italia? Ma si parla solo e soltanto dell'Alitalia, per salvarla dilapideranno svendendola anche Terna, rimandando nuovamente un fallimento inevitabile e dimenticando nel frattempo fior di aziende per pura superficialità. Siamo in mano ad una banda di scimmie ubriache. Chi ci salva?
Carlo D.
18 novembre 2013 alle ore 14:28Perche lo stato costa?
LA SOLUZIONE? TUTTI NEL PUBBLICO. Non si capisce perchè gli effetti della crisi la debbano pagare solo alcuni lavori, quelli privati; a questo punto lo Stato inizi a licenziare o mettere in cassa integrazione tanti dipendenti pubblici quanto sono i licenziamenti delle ditte private (diminuendo così la spesa interna e creando i presupposti per l'abbassamento della pressione fisale), oppure diventiamo tutti dipendenti pubblici: o ci sono soldi, tutele e garanzie per tutti o altrimenti se alcuni devono essere super-protetti e altri no, allora questa situazione non va bene e occorre bilanciarla.
Oggi chi investe il proprio capitale in un'impresa è un incosciente: perchè rischiare quando la prospettiva è il pubblico impiego, cioè soldi tanti e fatica poca?
Meditate tutti...
Mario rossi
18 novembre 2013 alle ore 15:09mio caro amico sapessi quante volte lo dico pure io , ma purtroppo i dipendenti statali sono protetti da una botte di ferro , e nessuno li potra' mai toccare .... anzi se tu parli con loro e con i sindacati che li difendono a spada tratta , sai cosa ti rispondono ? che anche loro pagano la crisi visto che non gli aumentano lo stipendio da 7 anni . Purtroppo noi dipendenti del privato ce la prenderemo sempre a quel posto e loro vivranno bene .
Alessandro P.
19 novembre 2013 alle ore 18:13è solo questione di qualche mese e arriverà la resa dei conti anche per il pubblico impiego:
con l'ultima finanziaria la Grecia è sempre più vicina.....
marco de vivo
18 novembre 2013 alle ore 15:06Ma cosa ci aspettiamo se chi ci governa ancora oggi è la stessa classe politica(li chiamiamo pure dirigenti)che ha portata il "sistema Italia" in questa disastrata e penosa condizione...
marco a.
18 novembre 2013 alle ore 15:10Qualcuno di M5S sa a che punto è l'inchiesta sul fallimento del consorzio CSEA, nel quale sono coinvolti l'ex siindaco di Torino Chiamparino e soprattutto l'ex vicesindaco Dealessandri?.
Grazie
corrado de lorenzo
18 novembre 2013 alle ore 15:11le delocalizzazioni sono figlie del blob insulso chiamato "Europa". se accetti in Europa paesi come la polonia o la romania con stipendi medi pari ad 1/3 dei nostri, hai di fatto accettato la fine della produzione in Italia. ora si parla anche di integrare la Serbia; stipendi bassissimi e tasse al 15%. smettiamola di prenderci in giro. se un concorrente delocalizza in polonia, l'azienda italiana o fa lo stesso o muore. giustissimo non concedere agevolazioni e contributi a chi delocalizza; ma questo non fermerà il collasso della produzione industriale in Italia.
Giuseppe Fazio
18 novembre 2013 alle ore 16:54Per un'attimo ho pensato che hai ragione e in parte l'avrai, ma mi è venuto in mente che in germania le cose non stanno così. Penso che la cosa non sia cosi semplice. Io non so dare una spiegazione più precisa ma rimane il fatto che i contributi... sovvenzioni.. soldi queste aziende li hanno presi e i nostri governanti glieli hanno dati e continuano a darglieli senza prospettare una soluzione convincente. Sono convinto che chi fa impresa non fa beneficenza, ma sono altrettanto convinto che lo stato non è una mucca da mungere.
Maria Angela Berchi
18 novembre 2013 alle ore 16:42Sembra che non c'entri niente invece sì: REDDITO DI CITTADINANZA! Salviamo le persone, non le aziende che prendono in giro! Aiutiamo con tutte le forze chi il lavoro se lo crea per sè e per gli altri, facciamo risputare gli aiuti ricevuti a chi se ne và e diamoli a chi resta! E' così difficile?
emma s.
18 novembre 2013 alle ore 16:53Bisogna unire tutte le lotte che si attuano nelle diverse fabbriche, perché la situazione è sempre la stessa.
Poi si può chiedere la solidarietà della popolazione perché la situazione è tragica per tutto il paese.
Ivan Galati
18 novembre 2013 alle ore 17:00Stessa cosa per la dayco europe s.r.l. Di San Bernardo d'Ivrea!!!! Anche loro in Polonia!!
Andrea Roccabruna
18 novembre 2013 alle ore 17:06se aspettiamo ancora un pò chiudono tutte le aziende ci rendiamo conto poi ci ritroviamo col culo per terra di botto...
Mario Pellerey
18 novembre 2013 alle ore 19:09anni orsono la Nokia di Bochum decise di "delocalizzare"..la cancelliera propose di far pagare a peso d'oro il terreno che aveva dato"in comodato d'uso" alla nokia....la Nokia è ancora a Bochum...no pasaran
Ely
18 novembre 2013 alle ore 19:31La Nokia é chiusa dal maggio del 2008. Sono di Bochum!!!! L'avranno riaperta a casa tua! Perché dici queste cose????
Ely
Jean Pierre
18 novembre 2013 alle ore 19:44alle votazioni molti intelligenti sono rimasti a casa o votato i soliti che hanno distrutto il paese. Adesso al rinnovo di forza italia la piazza era gremita. Ora che Ti lamenti COSA HAI VOTATO? L'unico cambiamento in questo paese era ed è il M5S ma purtroppo c'è troppa ignoranza per disinformazione è brutto a dirsi Ma ogni popolo a quello che si merita... Nel 2009 (per mia fortuna)ho trasferito la mia azienda all'estero. Solo un pazzo può resistere nel paese di Cahi!!
orazio finotello
18 novembre 2013 alle ore 19:54Premetto che vivo poco lontano da Solaro e la vicenda la vivo quasi direttamente , vorrei fare una piccola ma acuta critica agli operai italiani di cui anch'io faccio parte : noi viviamo in un sistema liberal/capitalista , e siamo i paladini della proprietà privata , guai a chi ce la tocca , ma poi quando il nostro datore di lavoro delocalizza per il suo profitto ( noi scioperiamo per il nostro ) , allora diventiamo tutti statalisti , vogliamo che lo stato impedisca all'Eletrolux di delocalizzare !!! Forse dovremmo preoccuparci del nostro futuro quando il lavoro c'è , ora è tardi , questo è il prezzo che paghiamo per stare in una società di " MERCATO " , questo mercato che ci sta dicendo che i polacchi lavoreranno, ( finchè non ci sarà qualcuno che lavorerà a meno ), e ci sta dicendo il mercato che se vogliamo lavorare dobbiamo guadagnare come un polacco 300,00 euro al mese !!!!!! Wiva il meracato ed il capitalismo estremo , quando andrete a votare , votate ancora per Berlusconi o la Lega o per Casini ecc.. !!!!
orazio finotello
18 novembre 2013 alle ore 20:53Come possiamo pretendere che una ditta come l'Eletrolux non delocalizzi ??? In Polonia un operaio guadagna 300 euro al mese , va a lavorare in bicicletta mangia zuppa di crauti e beve birra una vota alla settimana e non ha il telefonino e l'Iphone , l'Ipad e l'I minkia , non veste firmato, non va in crociera e non va al mare a Malindi e se sta a casa lo licenziano , se sta malato non lo pagano o lo pagano poco e se ha un tumore lo licenziano . Se voi foste il padrone dell'Eletrolux cosa fareste ???? La stessa cosa che sta facendo l'Eletrolux !!! Il problema dovevamo risolverlo anni fa quando ANDAVATE a votare Berlusconi , la Lega Nord o ladri vari , ora sapete cosa bisogna fare per non farli delocalizzare ??? Dobbiamo accettare uno stipendio polacco !!!!
Renzo R.
18 novembre 2013 alle ore 21:25Quanti finanziamenti (agevolati o a fondo perduto) della UE pigli Elettrolux per ampliare i suoi siti produttivi in Polonia?
Guido Zappatore
19 novembre 2013 alle ore 00:02Bla bla bla bla e tutto è come sempre.....
Vito Giuseppe Salanitri (parsifalvito)
19 novembre 2013 alle ore 07:27Caro Beppe,ormai siamo arrivati ad un punto in cui,non c'è più il tempo per permettere che nasca un personaggio che possa portare il paese alla rivoluzione.Tu ci stai provando civilmente e sai già quali sono i risultati.
Tu puoi entrare nella storia se dirai a tutti quelli che ti seguono,e siamo davvero tantissimi, di riunirci per cacciare tutti i vecchi bacucchi della politica Italiana,cancellandola definitivamente. E' l'unico modo per evitare una rivoluzione violenta che farebbe scorrere davvero troppo sangue. Siamo duri a partire,ma se l'Italiano lo farà in estremis,allora saranno davvero "volatili per diabetici".
Yuri b
19 novembre 2013 alle ore 17:38Ci vuole una legge sul Made in italy così che noi italiani sapremo che prodotti comprare ovvero solo prodotti fatti in Italia ! Dal conto delle aziende bisogna pure aiutarle ma poi devono garantire lavoro a noi italiani! Basta ! Non se ne può più !
AlpenGate Suisse
4 dicembre 2013 alle ore 14:27AlpenGate Suisse
Dellocalizzazione-Terziarizzione-Esternalizzazione
http://www.alpengatesuisse.ch/
