Tasse da morire

“Una decina d’anni fa, potevi scommettere sulla tua piccola attività e costruire attorno ad essa il tuo domani. Oggi invece, appare quasi un sogno irrealizzabile. In questa grottesca situazione ti ritrovi a dover ridimensionare i tuoi progetti. Devi guardare negli occhi i tuoi figli, sempre che tu abbia avuto l’ardire di metterne al mondo: anche diventare genitori è diventato un lusso.
Tutti coloro che avevano risparmiato in passato per i tempi di “vacche magre“, si ritrovano con le tasche vuote: quei risparmi non possono bastare neppure a coprire i debiti accumulati. Per non parlare dei tantissimi che hanno fatto appello alle risorse dei genitori in pensione. Il problema vero oggi è far quadrare entrate e uscite. Un lavoratore dipendente, versa allo stato oltre il 40% di ciò che guadagna, inclusi i contributi previdenziali. Il lavoratore autonomo è il più tartassato in assoluto, precedendo nel suo triste primato anche l’imprenditore. Ci sono le proiezioni degli “Studi di Settore”, mero strumento per “far cassa“: se gli affari ti sono andati male, lo Stato non ci crede e ti tocca adeguarti agli “standard“. Ci sono gli imprevisti: fatture insolute e fatture emesse ma non incassate, sulle quali si è costretti ad anticipare l’Iva. Da lavoratrice autonoma, posso affermare che i conti non tornano. Quando lavori di più e guadagni di meno, significa che c’è un problema di equità, di meritocrazia e di giustizia sociale. Non si può fatturare 100 e incassare 30. E’ immorale. Chi andrà a governare questo paese, non potrà spremere un limone già secco. Dovrà riuscire invece a tirar fuori i soldi da qualche altra parte, magari abbattendo delle porte sprangate, alle quali nessuno ha mai osato neppure bussare. Se questo non avverrà si aprirà una nuova stagione: la guerra del tutti contro tutti.” Emanuela Manù Corda

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