
Cinema di Stato
11 aprile 2012 alle ore 18:09•di MoVimento 5 Stelle
"Sono un attore esiliato negli USA, non per inseguire sogni Hollywoodiani bensì per scappare da un cinema ostaggio del malaffare politico-mafioso e degli interessi di casta e il peggio è che nessuno se ne rende conto. E' vero, sembra assurdo parlare di questo mentre l'Italia sta andando a rotoli ma, per dirla tutta, tutto questo non sarebbe successo se in Italia ci fosse stato un cinema indipendente ed attento a quello che stava succedendo. Mentre il malaffare e la mafia si stava impadronendo del Bel Paese, il nostro cinema ci ha parlato di "ultimi baci" e "puerti escondidi" realizzati con i contributi ministeriali (soldi nostri) che restituivano un'immagine dell'Italia tutto sommato rassicurante e bonaria; questo perché di solito non si morde la mano che ti da il cibo! Sono quarant'anni che il cinema in Italia si fa con i soldi dei contribuenti assegnati però dalle famigerate "commissioni ministeriali". Il risultato è stato che dalla censura a priori dei primi anni si è velocemente passati alla "autocensura": è inutile tentare di fare film di denuncia, tanto saranno cestinati alla velocità della luce. Quindi i nostri "sedicenti" produttori, che altro non sono che boiardi di stato residenti all'Olgiata con Rolls Royce parcheggiata in garage, hanno incassato centinaia di miliardi di lire prima e milioni di euro poi, intascando percentuali dal 30 al 60% dell'erogazione ministeriale prima di cominciare le riprese, per raccontarci frottole e che tutto andava bene mentre la mafia, Berlusconi e Dell'utri insieme a quell'armata Brancaleone che ci ostiniamo a chiamare politici si appropriavano indisturbati dell'Italia! Quando prenderemo il potere, dovremo rivoluzionare i meccanismi di finanziamento dello spettacolo!". Fausto Lombardi, New York
Commenti (29)
Patrizia B.
11 aprile 2012 alle ore 18:46I film denuncia sono una gran bella cosa.
Ma credimi la gente vede il cinema anche come "divertimento" cioe´divertere dalla vita quotidiana.
Io capisco che il povero cristo che va a vedersi un film abbia voglia di "scaricarsi" e non di caricarsi "anche" dei problemi degli attori e della storia del film...di problemi suoi ne ha anche da vendere...
Maria Teresa Rancati
12 aprile 2012 alle ore 15:43Che scemenza.
zelgius g.
11 aprile 2012 alle ore 19:24io invece sarei piu rassicurato nel vedere film ke raccontano la scifosa realta di sto mondo, cosicche dopo tanti giramenti di balle, ci sai alza tutti dal cinema e si av a fare la rivoluzione....ovviamente dopo essersi creata un idea alternativa...tipo democrazia diretta,produzione ai fini della sopravvivenza e non della vendita...ovviamente supportatndo il tutti con calcoli e progetti.
rilassarsi serve solo ad accettare i cerioli ke sti incompetenti ci inviano
eugenio cappuccio
11 aprile 2012 alle ore 19:56carissimo, condivido la tua analisi e capisco la tua rabbia. un cinema indipendente, magari tra le righe di quello dipendente comunque in qualche forma, difficilissima, resiste. io ci sto provando tra una rapina e l'altra. spero un giorno tu possa tornare per portare la tua energia di chi ha visto altro ed oltre.. un saluto con stima
Eugenio Cappuccio
Marco Folli
11 aprile 2012 alle ore 20:06Non solo i finanziamenti dello spettacolo,
anche per il troiaio dell'editoria
con fondi che dovranno rimborsare retroattivamente
Se non ci prendiamo a sberle non ne usciamo !
Alessandro Povelato
11 aprile 2012 alle ore 20:26.... Ricordo poi a tutti che quando andiamo a far benzina, c'è un'accisa per finanziare il settore in crisi dello spettacolo. Accisa messa per non gravare sul prezzo del biglietto del cinema. Peccato che quest'ultimi siano rincarati lo stesso di due euro negli ultimi due anni.....
Alessandro Tognoni
11 aprile 2012 alle ore 20:49Difatti ho visto un film denuncia Italiano, e mi chiedevo come mai fosse prodotto (ve lo giuro) dalla UNIVERSAL!!
Il film in questione è "C'è chi dice no" con Paolo Ruffini e la Coltellesi, è un film che merita! Guardatelo!
Luigi I.
11 aprile 2012 alle ore 21:31D'accordissimo con te amico!
Marco di cecco
11 aprile 2012 alle ore 21:41Si bravo, cosi al posto di puerto escondito facevamo rats, no?
Lenin eterno (l'unico)
11 aprile 2012 alle ore 22:05DUE PASSI AVANTI, UNO INDIETRO
Sua Emittenza - Biografia non autorizzata di Silvio Berlusconi (di Claudio Fracassi e Michele Gambino)Anche la vittoria, tuttavia, ebbe un suo prezzo. Ne ottenne il pagamento, pare, uno dei tre membri del Caf, Giulio Andreotti. Non di una tangente, si trattava, ma di una sia pur limitata rinuncia, destinata a rendere meno sfacciato il predominio dell'asse Craxi-Berlusconi. Il prezzo era una nuova "piccola spartizione" della Mondadori. Si vide Carlo De Benedetti sempre più spesso in visita al Presidente del Consiglio, e persino oratore appassionato ai convegni della sua corrente. Nel frattempo prima gli arbitri e poi il tribunale avevano dato ragione alla Cir di De Benedetti. Berlusconi decadde da presidente della Mondadori la sera del 29 giugno 1990, dopo centocinquantasei giorni di comando. Toccò poi ad un inedito mediatore, Giuseppe Ciarrapico, definire e solennizzare la spartizione. Per qualche settimana l'uomo di Andreotti e della Fiuggi fu visto, in tutti i telegiornali, trasferirsi da un quartier generale all'altro, da un albergo all'altro, per incontrare i contendenti. Nelle sue mani, in quelle mani, era dunque una parte importante della libertà di stampa in questo Paese: a tanto si era spinta la situazione nell'era del Caf.
Alla fine, Berlusconi si tenne il grosso della Mondadori e del monopolio della carta stampata. Furono scorporati l'Espresso, Repubblica, i quotidiani locali della Finegil e parte della concessionaria di pubblicità Manzoni.
La vittoria strategica di Berlusconi sarebbe poi stata perfezionata nella fase dell'assegnazione delle frequenze. Un ingegnere della Fininvest, come denunciarono i delegati di molte tv minori, si installò permanentemente al ministero delle Poste, retto da Oscar Mammì, che aveva come segretario un certo Davide Giacalone (destinato, più tardi, a finire come consulente di lusso sui libri paga Fininvest).
Lenin eterno (l'unico)
11 aprile 2012 alle ore 22:07↓
Il "piano frequenze" che ne risultò era sfacciatamente favorevole alle tre reti nazionali e alle tre "pay tv" di Berlusconi.
Alla conclusione della guerra dell'informazione Sua emittenza poteva dirsi soddisfatto: portava a casa, e stavolta con sanzione di legge, il più grande impero della comunicazione mai esistito in un Paese democratico. In più, continuava a godere dell'appoggio illimitato del Principe, destinato, anche col suo sostegno, a dominare per decenni l'Italia.
Eravamo agli inizi del 1992, alla vigilia delle elezioni politiche. Proprio in quei giorni un oscuro sostituto procuratore di Milano, Antonio Di Pietro, aveva arrestato un personaggio di medio livello del mondo politico milanese, un certo signor Mario Chiesa.
Cominciò quasi per gioco, con una tv via cavo che trasmetteva ricette di cucina per le giovani mogli dei manager rampanti di Milano 2. Era il 24 settembre del 1974. Una graziosa annunciatrice, scelta tra le centraliniste della Edilnord, annunciò agli abitanti del complesso residenziale di Segrate la nascita di Telemilano cavo. Un notiziario di piccole informazioni utili per i condomini alle 19; la sera, a volte, un film. Quattro anni dopo, nel maggio del 78, la tv di Berlusconi lascia il cavo per l'antenna, come a dire la carretta per l'automobile. Il colpo di genio Berlusconi lo imbrocca nel giugno del '79. Sono tempi cupi, l'Italia è stretta tra una malavita sempre più audace e le brigate rosse, la gente si chiude in casa. Berlusconi compra dalla Titanus trecento film mai trasmessi in televisione per due miliardi e mezzo. Poi li rivende ad altre emittenti locali sparse per l'Italia. Altri, per la verità, hanno avuto la stessa idea, ma Berlusconi rispetto ad essi ha una liquidità maggiore, e forse anche più coraggio, visto che il mercato televisivo è ancora tutto da inventare. Alle emittenti che entrano nel suo circuito Berlusconi offre film a prezzi ridottissimi.
Lenin eterno (l'unico)
11 aprile 2012 alle ore 22:08↓
In cambio, esse si impegnano a trasmettere la pubblicità fornita dalla neonata Publitalia, la concessionaria pubblicitaria del gruppo di Segrate.
Berlusconi è ormai pronto al grande salto: è ai primi posti nell'elenco dei contribuenti milanesi, nel '77 è stato nominato cavaliere del lavoro insieme a Gianni Agnelli, Leopoldo Pirelli, Gaetano Caltagirone. Roberto Gervaso, scrittore iscritto alla P2, lo descrive così: «E' una specie di magnete, caricato a dinamite, esplosivo in ogni direzione
troppo modesto per parlare di sé in terza persona ma non abbastanza per rinunciare al plurale maiestatico
Ama celiare su tutto, soprattutto su se stesso, ma sotto sotto, non dubita di essere il più capace, il più indefesso, il più lungimirante. Niente gli sfugge e deve sfuggirgli».
I tempi sono maturi, insomma, perché il 12 novembre 1979 venga registrata la società Canale 5 Music srl, venti milioni di capitale, amministratore unico il solito illustre sconosciuto, tale Giovannino Ciusa da Macomer. Spiegherà, Berlusconi, che quel 5 significa che lui punta a piazzarsi dietro le tre reti Rai e Telemontecarlo. Le cose, come sappiamo, gli andranno in effetti molto meglio.
http://www.macchianera.net/category/rubriche/banca-dati-della-memoria/page/4/
UN BRUTTO FILM PER IL CAVALIERE
04 agosto 1994 pagina 37 sezione: ECONOMIA
L' Antitrust ha aperto un' istruttoria su Cinema 5 (gruppo Fininvest) e sulla Titanus che fa capo all' Acqua Marcia di Francesco Caltagirone. Nel mirino del garante c' è la situazione della sale cinematografiche a Roma. L' istruttoria vuole accertare l' esistenza di un accordo fra Cinema 5 e Titanus in violazione della legge che impedisce intese fra aziende delle stesso settore. L' Antitrust ha poi diffidato l' Alitalia per la gestione della tratta Roma-Milano ma ha dato l' ok alla fusione Alitalia-Ati. Il Garante ha poi condannato il sistema creditizio per gli accordi interbancari sulle tariffe di alcuni servizi.
Lenin eterno (l'unico)
11 aprile 2012 alle ore 22:11↓
A cominciare dalla gestione delle bollette della Sip e dell' Enel.
L' Autorità, inoltre, è favorevole ad un "supplemento d' istruttoria" per quanto riguarda l' acquisto del 30 per cento della Banca Mediterranea da parte della Banca di Roma. L' operazione, sulla quale la Banca d' Italia aveva chiesto il parere del garante, è dunque da considerarsi "congelata" in attesa di un verdetto definitivo. ROMA - Gli imputati sono Cinema 5, società di distribuzione cinematografica del gruppo Fininvest e la Titanus che fa capo ad Acqua Marcia e quindi a Francesco Caltagirone. A mettere sotto accusa le due aziende è l' Antitrust. L' ipotesi da accertare è l' esistenza o meno sulla piazza di Roma di un' accordo di cartello per la programmazione delle sale. Ecco spiegata la decisione del Garante di aprire un' istruttoria sulle intese e gli intrecci azionari fra le due imprese.
D' altronde la legge che nel 1990 ha istituito l' Antitrust vieta espressamente accordi fra società che operano nello stesso settore. Insomma, dopo la vicenda MGM svelata dal Wall Street Journal, per la seconda volta in due giorni Silvio Berlusconi ha un dispiacere dal mondo del cinema. L' Autorità, con un linguaggio asettico ma non per questo meno duro, sottolinea in una nota ufficiale che l' istruttoria riguarda le "partecipazioni incrociate" fra i due gruppi che operano a Roma nella gestione delle sale. La società Cinema 5 Gestione, ad esempio, è controllata al 51 per cento da Fininvest, di cui è presidente Fedele Confalonieri, e al 49 per cento da Romagnoli-Acqua Marcia mentre per la Safin l' assetto proprietario è rovesciato (51 per cento gruppo Romagnoli, 49 per cento Fininvest).
Poi il Garante aggiunge che nei consigli di amministrazione delle due società "sono presenti le medesime persone". Certo, nelle ultime settimane l' ingresso massiccio di Vittorio Cecchi Gori sulla piazza romana ha mutato gli equilibri nella programmazione dei cinema.
Lenin eterno (l'unico)
11 aprile 2012 alle ore 22:12Tuttavia non bisogna dimenticare che l' Autorità da una parte può sanzionare le irregolarità riguardanti il passato. E dall' altra indicare ai protagonisti del settore le regole da rispettare in futuro. Ma al momento in cui la situazione è stata fotografata dal Garante non potevano esserci equivoci.
Spiega dunque L' Antitrust: "Cinema 5 Gestione programma 22 schermi cinematografici e Safin 23: complessivamente i due circuiti controllano circa il 70 per cento degli schermi di prima visione di Roma". Quindi l' Autorità sottolinea come alle prime 45 sale "possono essere aggiunti i 7 schermi gestiti dal gruppo Cecchi Gori, con il quale Fininvest opera in una joint-venture paritetica (Penta)". Anche in questo caso però, non viene ricordato che la situazione è vecchia di qualche mese perché Penta è in via di liquidazione mentre nel frattempo i rapporti fra Cecchi Gori e Silvio Berlusconi si sono raffreddati. La scure del Garante non manca di abbattersi con estrema durezza sul ruolo giocato dal gruppo Fininvest nella programmazione cinematrografica. Una durezza che non va sottovalutata anche perché l' Antitrust non ha potestà sul settore dell' editoria e delle trasmissioni radiotelevise.
Ma anche una censura che vale la pena di riportare integralmente perché coglie acutamente il nesso fra film e tv, fra grande e piccolo schermo. "La proiezione in sala, soprattutto sugli schermi della città di Roma, - spiega l' Autorità garante - risulta di importanza fondamentale per la successiva programmazione televisiva, che costituisce la principale fonte di introito per i distributori cinematografici.
Il gruppo Fininvest opera nell' intera "filiera" del prodotto cinematografico, dalla distribuzione alla gestione delle sale, alla programmazione dei film nelle proprie reti televisivi". Ce ne è abbastanza per convincere l' Antitrust che "in tale contesto l' intesa fra Cinema 5 e Titanus potrebbe condurre ad una chiusura degli accessi al mercato per i distributori indipendenti".
Lenin eterno (l'unico)
11 aprile 2012 alle ore 22:13fine:
Più che sufficiente a far partire l' istruttoria.
Sul fronte dei media, la società svizzera Richemont ha intanto avuto il via libera dalla Commissione Europea per acquistare il 25 per cento di Telepiù. L' operazione, hanno spiegato fonti della Commissione, darà al magnate sudafricano Johann Rupert, di cui la Richemont gestisce gli interessi europei e al gruppo tedesco Kirch che già detiene il 34,2 per cento di telepiù il controlla della pay tv italiana. Per mettere le mani sulla quota di Telepiù la Richemont ha dovuto sborsare ad una controllata della banca lussemburghese Bil 300 miliardi. La stessa Bil di cui si è parlato recentemente riguardo alle tangente Enimont. Il gruppo Richemont controlla già il 46,5 per cento del Film Net, società proprietaria di quattro pay tv in Olanda, Belgio e Scandinavia con oltre 700 mila abbonati. In Italia Telepiù vanta tre canali con circa 500 mila abbonati.
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1994/08/04/un-brutto-film-per-il-cavaliere.html
Antonio Valenzi
11 aprile 2012 alle ore 22:50Mi dispiace, ma un articolo così lo avrebbe potuto scrivere Brunetta, non un addetto ai lavori, il che mi fa pensare che troppo "addetto" non sei. Perdonami, ma questa, oltre a una certa dose di populismo, è ignoranza informata.
L'industria cinema in Italia ha molti problemi, registra molti comportamenti omissivi e ci sono persone con precise responsabilità, ma nessuna di quelle che hai elencato.
E' dal 2004 che il contributo statale si è ridotto al minimo (al massimo tocca il 12%) e non è vero -come diceva un lettore- che l'accise della benzina serviva a rifinanziare lo spettacolo (come scrisse a suo tempo, unico a farlo, Il Giornale, che con il cinema e la cultura in genere non ha troppa dimestichezza).
Quell'aumento sul carburante era già stato deciso e si destinò, dopo, una quota allo spettacolo.
Il cinema in Italia morirà, ma non di contributi pubblici.
Leonardo R.
12 aprile 2012 alle ore 11:42Caro Antonio, qui l'ignorante sei tu e anche presuntuoso! Fausto è un attore e ha lavorato in Italia e nagli USA per anni, per cui accendi il cervello prima di mettere in moto le dita sulla tastiera ;-)
Chiunque abbia frequentato questo ambiente in modo approfondito sa benissimo che quello che ha scritto Fausto è sacrosanta verità e che il cinema italiano ha cominciato il suo declino nel momento in cui ha rinunciato ad essere imprenditoriale ed è stato sommerso di soldi pubblici, sempre ben assorbiti dai "produttori" più ammanicati col sistema politico, facendo declinare l'altissima professionalità delle maestranze italiane, un tempo stimate in tutto il mondo, e rendendo gli artisti delle prostitute in cerca del magnaccia di turno. Una vera tristezza!
Mauro Agnoli
12 aprile 2012 alle ore 01:08Meno male che qualcuno parla del cinema in Italia, che è completamente MORTO. E quando si parlerà della Tv, che fa vomitare da ormai 20 anni, priva di qualsiasi spessore artistico o didattico? NAZIONALIZZARE queste strutture, rimettere al timone gente che se ne intende, gente in gamba, recuperare la Tv artistica e didattica degli anni '60-'70, indice di gradimento, premiare i programmi belli e ben fatti, educativi, che insegnano qualcosa. Merde che adesso siete in Rai e Mediaset, fuori dai coglioni!
cielo stellato
12 aprile 2012 alle ore 05:09GEORGE ORWELL 2012--Solo i Paesi che hanno adottato l euro hanno perso il controllo sui tassi di
interesse dei titoli. Siamo diventati ricattabili e schiavi dei mercati. Siamo
stati venduti ai mercati da coloro che ci hanno portato nell Euro, sottraendoci
la Lira. Non possiamo più calmierare i tassi come fanno i Paesi che hanno la
capacità di emettere moneta tramite gli acquisti, cospicui e ininterrotti, delle
loro Banche Centrali che fungono da prestatrici di ultima istanza e garantiscono così, in ogni caso il totale collocamento di quei titoli. L euro ha trasferito il controllo dei rendimenti sui titoli di stato, dagli STATI AI
MERCATI. Potendo sostenere i tassi sempre più IN ALTO, senza PIU' il contrasto
delle Banca Centrale del PAESE sotto attacco, i terroristi finanziari provocano
una austerità SEMPRE MAGGIORE DELLA PRECEDENTE. Una austerità inutile che sotto
la maschera propagandistica del risanamento, ha in realtà come unico fine quello
di sottrarre soldi e ricchezze ai cittadini. Una estorsione, nientaltro che una
estorsione, che l apparato massmediatico riesce perfino a far accettare alla
gente, persuasa che essa non sia una rapina ma una punizione meritata perchè
italiani, e perfino funzionale a far ripartire l economia. Una austerità alla quale, i
terroristi finanziari, rialzando nuovamente a proprio piacimento i tassi, ne
faranno seguire sempre un'altra, ancora più grande. Spogliandoci cosi di tutto e
conducendoci alla fame, dentro un nuovo modello di società para-feudale, becera e antidemocratica. Questa dittatura di economisti neoliberisti non se ne andrà. Verrà rinnovato il mandato a Monti e alla Goldman Sachs. Napolitano ce lo dirà a reti unificate, naturalmente per " per dare continuità all azione del governo e per rassicurare i mercati, in un momento cosi drammatico per il Paese ". Prepariamoci al peggio. Scenari orwelliani sono alle porte.
Lenin eterno (l'unico)
12 aprile 2012 alle ore 10:49PIL Italia
2006 +1,9%
2007 +1,5%
2008 -1,4%
2009 -5,1%
2010 +1,3%
http://it.wikipedia.org/wiki/Prodotto_interno_lordo
Governo Prodi 2006-2007: PIL +3.4%
Governo Berlusconi 2008-2010: PIL -5,2%
Eravamo nell'Euro anche nel 2006 e nel 2007.
link serio:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-12-02/nellultimo-decennio-sceso-termini-104545.shtml?uuid=Aam6LaQE
Dal 1996 al 2001 (Governi Prodi, D'Alema e Amato) l'Italia tiene il passo della Francia è surclassa la Germania.
Dal 2001 al 2006 il crollo verticale che ci rende la peggiore economia Europea.
Dal 2006 al 2007 nuovo governo Prodi e arresto del declino.
Dal 2008 nuovo governo Berlusconi e crollo definitivo.
Il PPA è quello vero, quello che dice quanti sono i soldi "veri" nelle tasche della gente.
I governi Berlusconi hanno distrutto il nostro paese.
http://a8.sphotos.ak.fbcdn.net/hphotos-ak-prn1/545703_117248308405821_100003619575823_82352_1323577370_n.jpg
bruno-bassi
12 aprile 2012 alle ore 05:13Molto difficile giudicare l'arte!
Ancor piu difficile stabilire se il cinema che denunzia il disagio sociale è arte oppure no!
Il giudizio lo danno solo i posteri e dopo qualche anno (col cinema un po meno) ma sempre ci vuol tempo.
Se invece vogliamo vederlo come attività culturale e un discorso ancora diverso e se lo guadiamo come spettaco di intrattenimento è ancora diversa la posizione della politica.
Ricapitolando
ARTE
STRUMENTO DI DENZUNZIA POLITICA DEL DISAGIO SOCIALE
ATTIVITA' CULTURALE
SPETTACOLO DI INTRATTENIMENTO
E' proprio il cinema in se che è difficile da legiferare!
Beteljuce
12 aprile 2012 alle ore 06:18Potrei essere daccordo su tutto, anzi lo sono, ma non capisco in america che ci vai a fare con gli stessi principi c'è la stessa falsa riga democratica che li non potresti mai girare un documentario sulle cose vere, del tipo raccontare di obama che è la marionettaa del nuovo ordine mondiale, oppure raccontare delle inutili guerre con dettagli dai coidetti nemici che non sanno neppure di essere in guerra ma sanno che piovono missili. Ma va la, l' america.
Vivo nel Siam. Evviva gli Indiani di america i veri padroni di casa sfrattati.
No Fatello, l' italia non va bene per nulla ma l' america non ci insegna nulla, se non a a fare la coca cola, facessero solo quella e non rompessero le balle, si andrebbe in un vero progresso.
Marco Baldrighi
12 aprile 2012 alle ore 10:20Scusate la domanda inopportuna, ma vorrei capire perchè lo Stato debba finaziare il cinema. Il mio lavoro non lo finanzia nessuno, o rende o non si fa. Così come critichiamo il finanziamento dei giornali non vedo la differenza con il cinema tanto più usato come propaganda dall'una o dall'altra parte. Alla risposta: l'arte va incoraggiata, allora mi piacerebbe si finanziasse mio fratello che è pittore, un mio amico a cui piace scrivere...
giancarlo sartoretto (giankazzo da velletri)
12 aprile 2012 alle ore 10:46Se un film è "contro" e vuole avere il sostegno ministeriale deve essere per forza "raccomandato" politicamente, però se parla di vicende legate al terrorismo rosso come nel caso del documentario di Pannone vige una sorta di censura preventiva. Ma oggi i finanziamenti statali sono talmente esigui (gli unici due registi che in questi due ultimi anni hanno preso un milione di euro sono Ermanno Olmi e Giuliano Montanldo) che bisogna trovare altre fonti di finanziamento. Il privato investitore però stimolato dalle agevolazioni fiscali non vuole rischiare e si fida solo delle grosse produzioni con grandi cast e non certo di un film indipendente con attori giusti per i ruoli, ma quasi sconosciuti. E se l'indipendente riesce a fare un film con grandi sacrifici rischiando tempo e soldi rischia anche l'invisibilità perchè il MERCATO E' REFRATTARIO AL NUOVO E VUOLE FILM FORTEMENTE PUBBLICIZZATI DAGLI UFF. STAMPA. Allora bisogna investire centinaia di migliai d euro in pubblcità e solo una major Usa può sostenere tali spese perchè il film indipendente USA ha un mercato "imperiale". CI sono tanti film italiani interessanti e da vedere (IL 30-40% DI QUELLI PRODOTTI) che incassano MENO di ventimila euro perchè il mercato li rifiuta. Se poi il distributore è anche produttore ed esercente (in condizione di monopolio verticale) gli indipendenti rimangono fuori per forza e se gli va bene girano per i festival ma non si riprenderanno mai i soldi che hanno speso.
Leonardo R.
12 aprile 2012 alle ore 11:34Grandeeeee Fausto!!!!! Sono Leo della "Cripta", come stai? Mi fa piacere avere tue notizie, è una vita che non ci sentiamo. Scrivimi se ti va: rubini.leonardo at gmail punto com Un abbraccio e a presto.
Marco .
12 aprile 2012 alle ore 12:15...piccolino non ti finanziano il filmettino....
...ammazzati tu e il cinema...è la gente come voi che rovina il mondo...parassiti sulle spalle di chi lavora...vai a coltivare la terra...guadagnati quello che consumi
Lenin eterno (l'unico)
12 aprile 2012 alle ore 20:07a proposito! quando ti ammazzi tu? testa di cazzo!
Free Skipper
12 aprile 2012 alle ore 12:23Salario amaro e pane salato!
Stipendi e pensioni sono ormai fermi da anni ai minimi storici, ben lungi dagli standard europei. Ma questa è storia vecchia. D'altronde in Europa, lo si sa ormai tutti, ci stiamo solo per farci salassare e per pagare i debiti della mala-politica, non certo per essere stipendiati alla pari dei lavoratori tedeschi, francesi e inglesi. Per il resto, però, aumenta tutto, pure il pane! La città italiana dove "il tozzo di pane" è più caro è Milano: minimo 3,9 euro al chilo. Mentre Napoli, con i suoi 1,7 euro, è la città dove 'la pagnotta' costa di meno. Ma ci sono anche dei picchi, come nel caso di Bologna, dove chi vuole del pane 'speciale' - alle olive, alle noci, al sesamo, o magari al tartufo - deve sborsare 6 euro. E' quanto emerge da un'inchiesta di 'Altroconsumo' su 138 punti vendita, tra panetterie e supermercati e ipermercati in dieci grandi città: Bari, Bologna, Genova, Firenze, Milano, Napoli, Padova, Palermo, Roma e Torino. Il 90% degli italiani consuma pane tutti i giorni. Per averlo in tavola spendiamo fino a 270 euro l'anno a testa. Alimento di prima necessità, ma sempre più costoso. Differenze notevoli emergono anche da dove lo si acquista. Al supermercato si risparmia. Pur variando ampiamente il prezzo a seconda che si tratti di pane economico o costoso nella grande distribuzione i prezzi sono più abbordabili: 1,96 euro in media al chilo. Dal fornaio, invece, il pane costa in media il 50% in più: 2,95 euro per kg. Ma almeno fosse buono! Non sempre il pane che compriamo è all'altezza del suo costo! Con qualche trucco è possibile imparare a riconoscere un pane di qualità, da uno scadente. Per esempio, il colore ideale della "crosta" dovrebbe essere tra il giallo ocra e il marrone, leggera, croccante e non troppo spessa. La "mollica" deve aderire bene alla crosta, deve essere appena umida, non deve sbriciolarsi, nè essere troppo compatta. In bocca deve essere soffice, leggermente elastica
ma se poi prendiamo una bella manciat
trash
17 settembre 2014 alle ore 00:27I capolavori si fanno con fatica e con pochi soldi, la prassi del cinema finanziato non é altro che l'epitaffio di un cinema oramai defunto.
