Ricordo di un padre

“Mio padre che non c’è più, aveva un’azienda. Non dormiva tranquillo se prima non aveva pagato tutto e tutti. Pretendeva, per esempio, che tutte le donne al frantoio usassero i guanti. Mi diceva “A parte i dolori reumatici che potrebbero prendersi lavorando con l’acqua fredda, non voglio neppure che si rovinino le mani“. Quando ha potuto trovare lavoro a qualcuno, ho saputo per caso da lui solo pochi mesi prima della sua morte, lo ha fatto in silenzio, senza mettere nessuno al corrente di ciò che stava facendo, per evitare di essere ringraziato. Quando è mancato la chiesa era stracolma. Io non vivo dove viveva lui, ma ancora oggi quando vado lì, le persone mi vengono incontro e mi riempiono di gioia per le belle parole che hanno sempre nei suoi confronti. E’ la più grande eredità che mi ha lasciato.Voleva a tutti i costi che io andassi a vivere fuori dall’Italia pur volendomi un bene dell’anima. Io non l’ho ascoltato ed è la più grande stupidaggine che ho fatto. Nessuno avrà la nostra anima, non sanno neppure che esiste un anima!”. Stefania A.

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