
Un uomo a metà
21 gennaio 2011 alle ore 18:14•di MoVimento 5 Stelle
"Ciao Beppe, un piccolo appunto a quegli uomini cosiddetti "tutti di un pezzo" e che invece considero uomini a metà : uomini che lavorano 12 - 15 ore al giorno, col capo chino, non trovando mai il tempo, la volontà di alzare la testa, allungare lo sguardo, fermarsi a pensare, riflettere ed occuparsi della Società etica e morale che li circonda....gente che se gli aumenti il prezzo del pane non si domandano nemmeno se ha un senso, se può essere giusto o meno; l'unica cosa che sanno fare per resistere è lavorare ancora di più, quasi fossero degli animali da soma; gente che si annoia a passare qualche giorno in relax con la famiglia o gli amici. Ho sentito un lavoratore intervistato mentre stava entrando in FIAT "io sono per il lavoro"! Ma cosa vuol dire, e a che prezzo! Tu per il lavoro, i tuoi padroni (manager senza scrupoli) per il profitto. Costituita una qualche forma di Società, è dovere di tutti prendersene cura... altrimenti tanto valeva vivere nella giungla ed accettare la legge del più forte, almeno si partiva ad armi pari". Davide P., disoccupato
Commenti (29)
angelo c.
21 gennaio 2011 alle ore 18:36io sono per cambiare l'art. 1 della costituzione.
Se la Repubblica fosse fondata sul benessere e la piena realizzazione del cittadino invece che sul lavoro forse le cose andrebbero diversamente.
giorgio p.
22 gennaio 2011 alle ore 00:53la repubblica è fondata sul lavoro,perchè chi lo
scritto non a mai lavorato!!!
Lovigio II (na)
22 gennaio 2011 alle ore 02:47Concordo pienamente.
Ti consiglio questo Link.
saluti.
Lovigio II (na)
22 gennaio 2011 alle ore 02:59Dimenticavo il Link:
http://www.filosofico.net/100talleri/schiavitu.html
Luigi D.
21 gennaio 2011 alle ore 18:50Il lavoro deve essere al servizio dell'uomo,
e non viceversa.
Il lavoro è una dura necessità,
ma non è mai, per un lavoratore dipendente,
un piacere.
I padroni, cioè la società capitalistica,
hanno inventato e diffuso tra di noi
il concetto di "voglia di lavorare"!
Esso è un concetto artificiale.
La voglia di lavorare non esiste!
E' per questo che si viene pagati.
Si lavora per rispettare un contratto,
per responsabilità verso un impegno preso,
per avidità, o bisogno,
ma mai perchè se ne ha voglia.
Coloro che si sono fatti lobotomizzare
da secoli di cultura prevalente (ZEITGEIST)
sono degli idioti sprovveduti, ignoranti e inconsapevoli proto-umani, che si meritano quello che subiscono.
INNAZIU Z.
21 gennaio 2011 alle ore 21:46ma come è umano!
"proto-umani, che si meritano quello che subiscono."
ma va.... fuori dal paese!
Lovigio II (na)
22 gennaio 2011 alle ore 02:57Ciao Luigi.
Ti consiglio vivamente la lettura di questo saggio illustrato al Link seguente:
http://www.filosofico.net/100talleri/schiavitu.html
Il saggio in questione,ti erudirà sulla "sostanza" schiavistica del lavoro salariato che avviene all'interno del modo di produzione capitalistico,di ieri e di oggi.
Ti chiarirà,in connessione con il tema del lavoro salariato,i punti fondamentali delle "osservazioni" di Marx,come la FILOSOFIA DELLA STORIA;la COSCIENZA DI CLASSE; gli ANTAGONISMI DI CLASSE che inevitabilmente vengono a formarsi in siffatto sistema,ecc.,ecc.
Ti saluto,e come sempre mi è gradito una conferma di lettura di quanto ti scrivo,direttamente in "cantina".
Notte.
P.S.
E' necessario che la massa degli operai sia schiava dei suoi bisogni e non sia padrona del suo tempo,affinchè le facoltà umane (sociali)possano liberamente svilupparsi nelle classi,alle quali la classe degli operai serve unicamente come sostegno.
Questi ultimi rappresentano la mancanza di sviluppo,affinchè le altre classi rappresentino lo sviluppo umano.
Questa è realmente l'antitesi in cui si sviluppa la società borghese,e fino a oggi si è sviluppata ogni società
(K.MARX- Storia delle teorie economiche)
ENRICO RICUPITO
21 gennaio 2011 alle ore 19:04Sul tipo di lavoratori che vengono menzionati nel post voglio aggiungere 2 cose; 1 a volte sopportano in silenzio, soffrono allo stesso modo di chi si ribella e non chiedono niente; 2 a volte sono persone che lavorano sempre scegliendo di fare molti straordinari solo per prendere sempre più soldi, molte di questa volte sono le mogli a costringerli. Ho conosciuto entrambi questi tipi di persona.
alvisea fossa
21 gennaio 2011 alle ore 19:18CIAO BEPPE
E' CHIARO CHE PIU' LAVORI PIU' TI SCHIAVIZZANO E PIU' TI VENDI,COME E' OGGI CONCEPITO IL LAVORO OGGI FA' SOLO PENA
ALVISE
David Mininno
21 gennaio 2011 alle ore 20:46La schiavitù non è stata annullata ... anzi!!! é stata allargata a tutti noi...
Si dice che il lavoro nobilita l'uomo... Bella frase!
E tante altre frasi... m qui non si tratta più di lavoro ma bensi di schiavitù.. dove ti fanno credere di essere liberi dopo il raggiungimento dell'età pensionabile!
Palle! Siamo tutti schiavi....
E l'analisi è facile da fare...
Pier A.
21 gennaio 2011 alle ore 21:57La regola giusta è che si lavori per vivere e non vivere per lavorare. Come in tutte le cose, l'equilibrio è sempre l'ideale. L'essere inseriti nel mondo del lavoro e farlo in modo utile per esistere sono il giusto per vivere bene. Qualsiasi esagerazione in più o in meno possono creare ripercusioni negative diametralmente opposte. Ovviamente non c'è una regola uguale per tutti ci sono persone che lavorano di più e persone che lavorano di meno, questo perchè non siamo tutti uguali e le varianti della vita sono diverse una dall'altro. In parole povere chi e celibe potrebbe essere diverso da chi e sposato con famiglia, generalizzare e sempre sbagliato, perchè magari ci sono persone che criticano tutti semplicemente perchè sono dei pelandroni e fanno la vita del Michelac, mange bevi e fe un cas.
Cerea nè.
machler marianne
21 gennaio 2011 alle ore 22:01morti di fame sono e morti di fame rimangono
e fanno anche molto danno.
la rivoluzione non è mai stata in Italia.
Alex C
21 gennaio 2011 alle ore 23:26Il lavoro è quello che ti piace fare(fosse anche filosofeggiare) e che ti da il tempo, nella società, di usufruire dei suoi vantaggi. Quell'altra cosa, quella che ti vogliono far fare oggi si chiama "schiavitù".
Donato S.
21 gennaio 2011 alle ore 23:51Ecco caro Davide...
Penso che tu abbia proprio centrato uno
dei noccioli della questione...
Hai descritto molto bene ed in poche righe
molti di coloro che,
senza rendersene conto,
moltissimi anche in buona fede,
sono entrati in una spirale cosí subdola
da non farli rendere conto piú
con obbiettivitá cos´é la realtá
fuori dalľambiente lavorativo...
Molti che non sanno piú cosa farsene del poco
tempo libero che gli resta...
Qualcuno persino se gli chiedi di esprimere
un desiderio probabilmente non sanno
nemmeno piú cosa desiderare,
cosa sognare...
Io anche ero arrivato a quel punto,
e non mi vergogno a dirlo...
Pensavo,
fin da giovanissimo,
che lavorando e lavorando mi sarei guadagnato
la mia buona dose di rispetto...
Senza rendermi conto che quel "rispetto"
guadagnato col sudore e la gran buona volontá
era direttamente proporzionale al fatto
che in buona sostanza eri in realtá
diventato il coglione che ha bisogno e vuole
lavorare,
mentre i tuoi capi il tempo per le loro famiglie
se lo godevano tutto,
insieme ai lauti profitti che quelli come
te gli procuravano...
E di essere considerato solo uno di quelli che
tirano la carretta...
Quando ho cominciato a rendermene conto,
ho alzato la testa per guardarmi intorno
gli avevo giá regalato buona parte dei miei
migliori anni..
L´importante credo che sia riuscire
prima o poi rialzare la testa,
avere ľumiltá di saper riconoscere i propri
sbagli,
non aver timore di guardarsi un giorno
allo specchio e a volte sapersi anche dare
del coglione da solo..
Non restare arroccato ad oltranza sulle proprie
posizioni..
Non aver mai paura di toccare un fondo qualsiasi
per poi poter ripartire e cominciare a cambiare
un po se stessi..
Perché il punto é che molti vorrebero cambiare
il mondo.
Ma quasi nessuno pensa prima a cominciare
da se stesso.
Buona fortuna
Saluti
D.
Donato S.
22 gennaio 2011 alle ore 00:09P.S.
La dimostrazione ľabbiamo avuta pochi giorni fa
fuori dai cancelli di Mirafiori...
Quello che mi ha amareggiato di piú
non sono state le ragioni del si
puttosto che quelle del no...
Ma vedere fuori di quei cancelli persone,
non lavoratori,
ma persone talmente divise dai propri muri
ideologici e piene di se stessi
che pareva quasi che si parlassero in lingue
diverse...
Si é perso tutti quanti la voglia e soprattutto
la capacitá di saper ascoltare e condividere,
piuttosto che continuare ognuno ad urlare
la propria ragione...
Un popolo diviso e che si odia reciprocamente
per quello che ognuna delle parti scritte
da una classe dirigente infame
ha programmato per ognuno di noi.
Che serve a loro per continuare a mantenere
le proprie posizioni privilegiate...
Io ora ho un locale che mando avanti
praticamente da solo,
sono il capo di me stesso,
mia moglie mi da una mano ogni tanto
ed abbiamo capito entrambi che il
motore che ci spinge non é il profitto a
qualsiasi costo...
Ma stare uniti,
condividere e prenderci i nostri spazi
e il tempo libero per coltivare
quello che insieme abbiamo costruito insieme
a livello umano e morale...
E soprattutto nostro figlio di un anno...
Scusa se sono stato lungo...
Ma il tema mi sta particolarmente a cuore,
visto che a causa di tutto ció
in passato ho rischiato di giocarmi tutto...
Se non avessi alzato la testa...
violetta rimelli
22 gennaio 2011 alle ore 00:15ciao oggi ho sentito un commento che ti vorrei riportare caro beppe il commento era questo
tempo indietro c'e' stata una notizia durata lo spazio di 1 giorno berlusconi in un paradiso fiscale ai caraibi avrebbe costruito un albergo per ospitare i suoi amici puttin e gheddafi poi questa notizia e' sparita nel vuoto ora viene il sospetto che puttin e gheddafi hanno il gas da vendereagli italiani e berlusconii non se ne vuole andare non da' le dimssioni che sia perche' su un metro di gas mettiamo prende un centesimo e se se ne va questo centesimo da puttin e gheddafi non lo prende piu? ciao violetta
Giuseppe Maldera
22 gennaio 2011 alle ore 01:12Quando capiremo che l'attuale modello sociale perpetuato da stato e chiesa va distrutto allora saremo veramente liberi. Basta con il modello della famiglia facilmente ricattabile dai padroni. Il single difficilmente lo tieni in pugno: ti manda a fanculo perché non ha nessuno da mantenere e quindi non è ricattabile. E poi i figli li devono fare solo i ricchi così un giorno metteranno solo i loro figli a lavorare e sono curioso di sapere come andrà a finire.
Lovigio II (na)
22 gennaio 2011 alle ore 03:09E' necessario che la massa degli operai sia schiava dei suoi bisogni e non sia padrona del suo tempo,affinchè le facoltà umane (sociali)possano liberamente svilupparsi nelle classi,alle quali la classe degli operai serve unicamente come sostegno.
Questi ultimi rappresentano la mancanza di sviluppo,affinchè le altre classi rappresentino lo sviluppo umano.
Questa è realmente l'antitesi in cui si sviluppa la società borghese,e fino a oggi si è sviluppata ogni società
(K.MARX- Storia delle teorie economiche)
P.S.
E poi dicono che Marx,è morto.
Sarà pure morto,ma le sue osservazioni come si può leggere dal brano di sopra,restano più vive e attuali che mai, perchè?
Perchè, il "modo di produzione" capitalistico di oggi,è lo stesso di quello ai tempi di Marx.
Di conseguenza,la schiavitù salariata,è la stessa a distanza di 150anni.
Forse oggi,è anche peggio,perchè il divario tra ricchi (ricchissimi) e poveri,è aumentato.
Si legga:
(ANSA) - ROMA, 11 OTT
Appena l'1% della popolazione mondiale possiede il 43% delle ricchezze private.
Alla base della piramide,il 50% delle persone detiene solo il 2%.
Inoltre,secondo il Wall Street Journal, uno studio del 2008 sulla ricchezza negli Stati Uniti mostra che lo 0,01% più ricco della popolazione (un centesimo di un percento,ossia 14000 famiglie americane) possiede il 22,2% della ricchezza del paese.
Il 90% più povero,ovvero oltre 133 milioni di famiglie, ne controlla appena il 4%.
Il 9,99% restante dei ricchi vive con il 73,8% di ricchezza residuo.
Saluti.
http://www.filosofico.net/100talleri/schiavitu.html
MImmo Limmo
22 gennaio 2011 alle ore 08:27Welcome to the Jungle
Scusa Davide P ma io credo che nella giungla ci siamo gia' con in aggiunta la grande mistificazione di farti credere che viviamo in una societa'. Magari mi sbaglio ma la legge della giungla non e' mica la legge del piu' forte, del chi sbaglia paga malamente e via dicendo? Penso che ci siano stati dei tentativi nel corso della storia di ridurre al minimo il tasso di anumalita' nelle relazioni umane, lasciando spazio agli istinti, salubremente direi, solo in momenti controllati. I vari tentativi piu' o meno creativi per ora sono falliti. E tu te la prendi con quelli che piccoli e pregmatici cercano di andare avanti!!
In teoria hai ragione tutti dovremmo pensare a migliorare la societa' ma poi ti ritrovi senza un soldo e magari con una famiglia a carico e che fai? Chi ti aiuta? Ti parlo per esperienza visto che ora sono disoccupato e ho paura perche' non so' come mangiare io e dar da mangiare a mia moglie ed ovviamente sono arrivato a ringraziare il cielo che non ho fatto figli... (37 anni).
Lo ho gia detto altre volte ma come atteso nulla e' accaduto. Occorre un movimento di gente che provochi un vero cmabiamento repentino. L'unione fa la forza perche' in gruppo il debole e' protetto e puo avere risorse per pensare alla comunita'. Ma quale comunita'? Quella che durante le vacanze di natale interrompe le proteste per andare in montagna? Ed io e mia moglie stiamo alavorare fino all'ultimo minuto per poter sperare di allungare i giorni in cui ci possiamo permettere unpiatto di pasta al pomodoro! Spero che tu capisca e proprio te lo dico senza rancore.
vittorio perin
22 gennaio 2011 alle ore 09:11ottimo post...
andrea asoni
22 gennaio 2011 alle ore 10:18a me invece mi sembra di essere circondato sia da gente che non gliene frega un c@@@o del lavoro che da gente che non gliene frega un c@@@@o de quello che c'è al di fuori dal lavoro. nel tuo caso specifico......... sei più contento di poter passare 24 ore al giorno con le persone che ami o di non dover dare il tuo tempo libero ad un padrone?
Paolo Conforti
22 gennaio 2011 alle ore 11:00Ciao Beppe. Sono un insegnante precario dal 2000, come del resto tantissimi. Volevo fare una riflessione. Sono giorni che in tutte le televisioni, si parla del caso Ruby. Ammetto che sia un fatto grave che il presidente del consiglio vada con una minorenne. Ma, la cosa grave è che tutti sono concentrati, Tg, carta stampata, politici, ecc. su questi fatti, e si lasciano in secondo piano; se non in terzo, i problemi reali. Stipendi passi e difficoltà ad arrivare a fine mese. Elezioni si, elezioni no, minacce della lega, il Pdl è pronto, il Pd pure. Altri soldi da spendere per loro??? ci siamo Beppe, siamo allo sfascio la Grecia è vicinissima. Paolo C.
danilo miatto
22 gennaio 2011 alle ore 12:00se è disoccupato non dovrebbe scrivere nel blog ma cercarsi un lavoro. poi quando c'e l'ha può criticare chi lavora.
Fausto Rocchi
22 gennaio 2011 alle ore 14:28Mi spiace dirtelo ma se continui a pensarla cosi rimarrai disoccupato a vita.
paolo margari
22 gennaio 2011 alle ore 15:01invece mi dispiace dirlo a te, se rispondi così resterai dipendente a vita.
la dipendenza è una forma di sottomissione, di prostituzione: vita contro denaro.
occorre cancellare i vincoli di dipendenza, i contratti individuali, favorendo la mobilità delle competenze, rivoluzionando il sistema affinché l'individuo sia coinvolto in toto nel processo di produzione e consumo, beneficiando appieno del suo contributo, non limitatamente alle ore misurate in markette.
Diego Schiavon
22 gennaio 2011 alle ore 16:37Quindi il mondo la' fuori e' cattivo e ingiusto, ecco perche' e' tuo diritto fare il mantenuto mentre qualche altro lavora. La pusillanimita' e l'indolenza elevati a virtu'.
Ma come fanno certi post a finire pubblicati sulla prima pagina del blog?
andrea asoni
22 gennaio 2011 alle ore 20:03quoto fausto e diego
Andrea Della Pietra
24 gennaio 2011 alle ore 20:52Io lavoro, ma approvo pienamente quanto detto da "DavideP." Lo dico per tutti quelli che lo criticano, che evidentemente sono solo asini, anzi un asino è più intelligente. Sono partito da Operaio pure io, e ho fatto dei lavori da emigrante per diversi anni; o posso anche dire lavori da deportato, visto che vivere la vita di un cantiere edile all'estero è vita davvero dura!
Quanto detto da Davide è vero, non si può vivere in una società dove ci si basa solo sul profitto o sul lavoro senza che ci si renda conto del costo che paghiamo per queste realtà. Una vita senza senso perchè fondata solo sugli utili, sull'avere, senza apprezzare più nulla, nemmeno un tozzo di pane, perchè non si sa più nemmeno che gusto ha!
Aprite gli occhi e cercate di vivere la vita per quanto breve che essa sia, ha ancora le sue bellezze, di chi ci sta vicino, degli amici, delle relazioni che abbiamo perso in questa società di capitali, di luci televisive di finti palcoscenici. Guardate la natura, quello è il nostro palcoscenico, non ha bisogno di niente, forse nemmeno di noi; ma almeno possiamo ammirarmla e capire quanto siamo stupidi perchè abbiamo scelto il capitalismo.
Davide Cattelan
26 gennaio 2011 alle ore 10:40Buon giorno, ho letto e condivido quello che è scritto nel senso che mi son accorto di tutto ciò e, in parte, non nascondo di subirlo. Secondo me comunque è importante "vederlo" e riuscire a salvagurdarsi: purtroppo uno deve (soprav)vivere in una società e deve accettare dei compromessi(sta a lui scegliere il quanto perché la teoria resta teoria). dall'altro lato secondo me e almeno nel tipo di socierà in cui mi trovo a vivere, son fortemente convinto che tutto ciò è voluto e per certi esemplari di ominide va bene così(basti vedere i casini che nascono nei momenti di ferie, feste o svago).