L'introduzione di nuove leggi come l'abolizione sacrosanta dei sacchetti di plastica deve essere accompagnata da una riconversione produttiva e da un'informazione capillare. In Italia non è stata fatta né una, né l'altra.
"Caro Beppe, so che magari sarà impopolare perchè ci potrebbero essere motivazioni ambientali tali da rendere questa mail vana, ma la situazione è grave e nessuno ne parla. Lo shopper in plastica è stato messo al bando con un misero comunicato stampa in cui non è spiegato nulla: non la tipologia, non informazioni ai produttori e grossisti. Produciamo sacchetti e shopper e rischiamo posti di lavoro e sacrifici di una vita per una legge contraria alle Normative Europee, tanto che l'European Plastics Converters trade group ha già avviato un ricorso contro il bando, così come il C.A.R.P.I. La legge sarebbe inapplicabile perchè l'Italia ha violato le norme procedurali europee per le regole tecniche. Noi produttori siamo in ginocchio, i Ministeri non rispondono, nessuno ci dà informazioni o le dà ai consumatori, i quali sono stati solo "imbeccati" dai media che hanno diffuso notizie false. Come faremo? Non esistono solo gli operai Fiat e non esiste solo la Fiat. 5.000 posti di lavoro a rischio, sacrifici di persone e famiglie intere, fallimenti a catena. Altre considerazioni riguardano i biopolimeri, al momento introvabili, non sufficienti e costosissimi. Le GDO non sanno dove rifornirsi e sono costrette a vendere le bustine di stoffa o di plastica dura che provengono dalla Cina che, in uno studio del NY Times, risultano tossiche. Perchè nessuno dice che in Francia hanno rinunciato alla legge per motivi occupazionali? E che la UE ha già rigettato una legge francese in materia di bando nel 2007? E che in America Obama ha stanziato 50 milioni di dollari per la ricerca sullo shopper composto da plastica riciclata? Mi sto battendo affinchè si sappia che non esiste nulla che impedisca la produzione e l'utilizzo di shopper di qualsiasi tipo. Lo faccio per mio padre, per i ragazzi che lavorano con noi, per me..perchè dopo essermi laureata 4 anni fa ho deciso di aiutare mio padre nel suo lavoro, visto che questo Stato mi offriva solo precariato." Annalisa

Plastica all'italiana
14 gennaio 2011 alle ore 22:31•di MoVimento 5 Stelle
Commenti (97)
alvisea fossa
14 gennaio 2011 alle ore 22:42CIAO BEPPE
A COSTO DI PARLARE DI BINGA BUNGA,NON SI INFORMA NESSUNO ANCHE SUI SACCHETTI,SEMPRE PEGGIO
ALVISE
io me (me io)
14 gennaio 2011 alle ore 22:44http://it.wikipedia.org/wiki/Novamont
io me (me io)
14 gennaio 2011 alle ore 23:41qui per la materia prima
io me (me io)
14 gennaio 2011 alle ore 22:57qui per riconvertire la linea di produzione:
CIBRA NOVA SNC -via BRESCIA, 16
Citta CERNUSCO SUL NAVIGLIO
CAP 20063 Provincia Mi
poi:
http://www.basff.com/index_1024.htm
e x altre info:
http://www.flexopack.it/index.php?id=10019
In parte hai ragione però... è dal 2007 che ti dicono si cambia si cambia ecc... ora la mancata informazione o meglio il mancato aiuto economico da parte del governo alla riconversione è illegittimo, hai ragione però... in tempi di vacche grasse di fieno ne hai messo da parte oppure no?
ciao e crepi il lupo bunga bunga
io me (me io)
14 gennaio 2011 alle ore 23:06qui x il finanziamento:
http://www.intesasanpaolo.com/scriptIbve/retail20/RetailIntesaSanpaolo/ita/home/ita_home.jsp
io me (me io)
14 gennaio 2011 alle ore 23:14qui per il marketing:
http://www.casaleggio.it/
io me (me io)
14 gennaio 2011 alle ore 23:17qui per rilassarti un pochino dopo tanto lavoro:
http://www.termedisaturnia.it/it/
Dolores D
15 gennaio 2011 alle ore 13:35Intesa San Paolo è uno degli azionisti Novamont..
io me (me io)
16 gennaio 2011 alle ore 23:24si anche di una parte del tuo computer su cui stai digitando
io me (me io)
14 gennaio 2011 alle ore 23:03
Sto blog è sempre peggio non voglio dire altro
................................................
....Mi sto battendo affinché si sappia che non esiste nulla che impedisca la produzione e l'utilizzo di shopper di qualsiasi tipo (W la plastica vero?). Lo faccio per mio padre, per i ragazzi che lavorano con noi, per me..
Peter Amico
14 gennaio 2011 alle ore 23:14Ma che balle! E' ovvio che ogni cosa che si fa tocca gli interessi di qualcuno. Il mio lavoro è cambiato radicalmente negli ultimi 5 anni e nessuno mi aveva avvisato prima. Con le buste di plastica forse si poteva fare ma in ogni caso non è che le cose possono sempre andare allo stesso modo. Io personalmente continuerò a usare le buste di plastica riutilizzando quelle che ho comprato negli anni passati e messo in cantina. Potò andare avanti degli anni! Sono contento che non se ne facciano più. Non c'è una sostituzione 1:1 con buste fatte con biopolimeri: si dovranno usare meno buste e basta.
manuela bellandi
15 gennaio 2011 alle ore 00:39Scomparse una cinquantina di schede a Mirafiori, congelato il seggio N.8
La Commissione elettorale si divide: una parte procede al riesame delle schede del seggio numero 8 e all'esame degli elenchi elettorali per risolvere il giallo delle 58 schede mancanti. Il resto va avanti con lo scrutinio del seggio 7 (sempre nel reparto montaggio). Se non si dovesse chiarire il mistero delle schede mancanti, il voto complessivo sull'accordo di Mirafiori rischia di essere invalidato
marietto rossi
15 gennaio 2011 alle ore 01:09Cara mia,se chiudi la tua fabrichetta di plastica a noi non c'è ne frega un bel piffero anzi.. anche nei primi del 900 chi produceva frustini per cavalli ed a continuato a produrre frustini a chiuso. tu metti il profitto prima dell'uomo, se tutte le categorie che producono merda per l'uomo dovessero andare a puttane BEN VENGAA
Mariasilvia
15 gennaio 2011 alle ore 12:52Siamo noi il paese avanzato?
Il progresso?
è progresso lasciare la gente senza un lavoro senza cercare e dare un'alternativa a queste piccole fabbriche produttrici di sacchetti?
Ci hanno fornito per anni sacchetti in cui mettere la spesa o ce ne siamo dimenticati?
E l'Energia Nucleare? quella è pulita?
Invece di insultare un'onesta cittadina che lavora date delle alternative, non ci si rivolge così alle persone.
Maleducato.
Cordialmente
elia rizzuti
15 gennaio 2011 alle ore 14:27Non e' maleducato ma REALISTA e INCAZZATO. Mi sembra il minimo in questa espoca SCELLERATA.
elia rizzuti
15 gennaio 2011 alle ore 14:29Mi perdoni Signora: puo' spiegare il perche' non ha convertito da 3 anni o oltre la produzione con materiali bio?
Mariasilvia
15 gennaio 2011 alle ore 14:39Siete solo degli ipocriti, al suo posto avreste scritto le stesse parole. è più facile fare i gay con il sedere altrui piuttosto che essere obiettivi e realisti sul serio.
In più ha fornito link con delle spiegazioni,quindi o non si sa leggere oppure si è troppo ignoranti per poter comprendere dove si vuol arrivare.
Mi dica: fa la stessa manfrina per l'energia nucleare e per le automobili. Secondo me è solo ipocrita mia carissima ed egregia Signora.
Dolores D
15 gennaio 2011 alle ore 15:02Signora Enrica, credo che il problema di trovare finanziamenti in tempo di crisi non sia marginale quando si necessita di 50mila euro per la riconversione di un solo macchinario (perchè ho seguito i link e ho letto). Non credo che esistano solo grandi imprese, molte sono piccole e senza le disposizioni finanziarie per poter riconvertire.
Ho letto la legge e lei? Pecoraro Scanio scrive:
""Ai fini della riduzione delle emissioni di anidride carbonica in atmosfera, del rafforzamento della protezione ambientale e del sostegno alle filiere agro-industriali nel campo dei biomateriali, è avviato, a partire dall'anno 2007, un programma sperimentale a livello nazionale per la progressiva riduzione della commercializzazione di sacchi per l'asporto delle merci che, secondo i criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario, non risultino biodegradabili".
e ancora
Il programma di cui al comma 1129, definito con decreto del Ministro dello sviluppo economico, di concerto con il Ministro dell'ambiente e della tutela del territorio e del mare, e con il Ministro delle politiche agricole alimentari e forestali, da adottare entro centoventi giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge previo parere delle competenti Commissioni parlamentari, è finalizzato ad individuare le misure da introdurre progressivamente nell'ordinamento interno al fine di giungere al definitivo divieto, a decorrere dal 1° gennaio 2010, della commercializzazione di sacchi non biodegradabili per l'asporto delle merci che non rispondano entro tale data, ai criteri fissati dalla normativa comunitaria e dalle norme tecniche approvate a livello comunitario".
Mi sembra che abbia scritto che non ci sono i decreti attuativi richiesti e quindi la legge non esiste.
io me (me io)
15 gennaio 2011 alle ore 15:46ma quante Belle, Medie e Brutte Persone trovo qui...
Più che dell' Argomentare il Replicare un tema..(non che il post su menzionato sia una tematica sociale da sviluppare per esigenze personali) comunque anche se circoscritta, per ora, ad una categoria (pur ristretta) industriale, trovo che l' essenza del sunto (con la supercazolaconloscappellamnetoadestra) sia Sì una Tematica Fondamentale per il Riequilibrio alle dinamiche economico-eco-sostenibili Multiculturali e quindi Sociali....
Che ne Dite? ci proviamo a sviluppare un percorso di riconversione post-industriale petrolifera?
Perchè se quella carbonifero ebbe il suo epilogo fu solo perchè il petrolio lo soppiantò per ragioni economiche private quindi bancarie (i grandi giacimenti carboniferi erano per lo più degli Stati Sovrani in Concessione a Privati Cittadini, mentre con quello petrolifero oltre che per l' indubbia potenza intrinseca, il controllo primario fù solo Privato in quanto le lobby entrarono nella sala del Potere Sociale, perchè allora sostituirci Noi al controllo privato dell'attuale evoluzione sociale?
Giorgia
27 aprile 2011 alle ore 18:17Caro Marietto Rossi,complimenti per la risposta, bravo!
Non so di cosa ti occupi, ma ti auguro con tutto il cuore che presto un giorno un illustre Ministro si sveglierà e deciderà che anche il tuo lavoro fa parte di quelle categorie che "producono merda per l'uomo" (come scrivi tu)...e allora sì, vorrei essere lì per dirti BEN VENGA!!!!
Lex
15 gennaio 2011 alle ore 01:50O/T
Scusate, qualcuno può aiutarmi a trovare un lavoro qualsiasi fuori dall'italia in un paese qualsiasi? Grazie lexpennacapitale@yahoo.it
Massimiliano P.
15 gennaio 2011 alle ore 09:24Berlusconi cerca camerieri ad antigua per prossimo trasferimento in massa di famiglia e complici.
io me (me io)
15 gennaio 2011 alle ore 14:47ma perchè non si possono quotare le risposte...?
matteo detto
15 gennaio 2011 alle ore 01:54Se volevi veramente aiutare tuo padre e la sua azienda dovevi convertire la tua produzione in prodotti ecosostenibili. E' inutile piangere ora, l'abolizione dei sacchetti di plastica era una cosa che si sapeva da tempo, ineluttabile, e si sta applicando in tutti i paesi industrializzati.
Io personamlmente, i sacchetti di planstica sono anni che non li utilizzo piu' e tu e la tua azienda per me' non esiste piu' gia' da tempo.
Perfetta Sconosciuta
15 gennaio 2011 alle ore 13:06certo, immagino che metti anche frutta e verdura, affettati, formaggi, ecc. ecc. nei sacchetti di stoffa, vero? perchè tu DA ANNI i sacchetti di plastica non li usi più!
e pure l'acqua la vedi solo in bottiglia, e la spazzatura indifferenziata la metti nei sacchetti di stoffa, come no!!!
basta uno specchietto per le allodole per farvi scemi!!!
marco giaveri
15 gennaio 2011 alle ore 07:33Via da quest'Europa finta truffatrice affarista solo x per le banche !! Rivoglio la lira, almeno una fiat ce la potevamo comprare !!
Mi dite xche' non si condannano gli aiuti ai giornali e si vietano quelli all'industria ?? Per la concorrenza ?? Con la Cina la concorrenza non puo' esistere !!
Ceppentawa
15 gennaio 2011 alle ore 07:55Il ricatto occupazionale risulta sempre un'arma pericolosa e tendente alla barbarie, perché impedisce il vero progresso. Di contro, vero è che se il progresso mette all'angolo qualcuno, questo qualcuno va indubbiamente aiutato; ma non per questo dobbiamo rinunciare migliorare la qualità della nostra vita. Lo stesso discorso vale, ad esempio, per tutti coloro che operano nel settore petrolifero (perché fare auto a metano, elettriche o semplicemente meno inquinanti? Ci sono decine di migliaia di lavoratori che rischiano il posto)oppure per le centrali nucleari (migliaia di persone lavorano per produrre i reattori, per estrarre l'uranio, ecc.) oppure per le guerre (in provincia di Brescia si producono mine antiuomo di prima qualità, perché metterle al bando? E tutti i lavoratori del settore?). Potremmo continuare così con centinaia di esempi ma credo che il concetto sia abbastanza chiaro. Sappiamo tutti che l'imprenditoria ha dei rischi, spesso sono ben ripagati ma talvolta diventano devastanti. Solitamente è il cosiddetto "libero mercato", tanto amato dal turbo-capitalismo, a fare la selezione e delle vittime quotidiane di questo sistema, ma nessuno si preoccupa. Ora, che la selezione la fa una valido principio, ci appelliamo all'occupazione? No, non accetto il ricatto occupazionale. Concordo però sul fatto che ci debba essere una legge chiara (ne esistono in Italia?) che possa permettere una riconversione industriale certa e sostenibile, per dar modo alle aziende di effettuare un programmazione degna di questo nome. Ricordatevi però di questo quando andrete a votare e che non pensiate di scegliere qualcuno solo perché concede lo scudo fiscale agli evasori o favorisce l'evasione stessa, perché chi fa le leggi lo scegliamo noi e poi non dobbiamo lamentarci. Spero che tu non abbia votato per chi ha promulgato questa legge "pasticciata" (salvaguardando il concetto che sta alla base) altrimenti, se l'hai fatto per altri motivi, ti meriti queste leggi. Ciao
Fabiana Casagrande Campoli
15 gennaio 2011 alle ore 07:57Comprendo che dietro la messa al bando dei sacchetti di plastica ci celino drammi operai, familiari e individuali.
Ci si deve impegnare però nella riconversione industriale e non sui ricorsi Ammazza Leggi che comunque sono giuste e decisamente tardive per il pianeta, la nostra salute e per il futuro (l'unico che potremmo avere) ecosostenibile.
Se non cerchiamo di mettere fine agli sbagli fatti e che ancora si fanno, per non far perdere posti di lavoro allora ci saranno tanti lavoratori ma che non avranno futuro. Non è giusto non bloccare, eliminare, correggere comportamenti dannosi per tutti e tutto per il quieto vivere, o perchè altrimenti si perderanno posti di lavoro. Puntiamo sulla riconversione industriale ecosostenibile. L'unica possibilità di vita.
davideuck
15 gennaio 2011 alle ore 09:09E invece dobbiamo smettere di utilizzare sacchetti di plastica.........per noi stessi, per i nostri cari, per i nostri figli!!!
FABER C.
15 gennaio 2011 alle ore 09:10Premetto che da tempo faccio la raccolta differenziata, solitamente vado a fare la spese con due sacche riutilizzabili, piu' prendevo dall'iper un sacchetto in plastica che utilizzavo per buttare via i rifiuti indifferenziati. Adesso ti danno i sacchetti riciclabili, solo che appena metti dentro la spesa si sfondano, quindi servono a poco o niente.
Camilla N.
15 gennaio 2011 alle ore 09:22...e dentro alla sporta compostabile (?) ci si mettono tanti sacchetti in plastica per la frutta e la verdura -di solito uno per tipo- e tutto il resto con doppio e triplo imballo spesso in materiali poliaccoppiati e quindi non riciclabili... Così si esce dal supermercato.
Mario Amabile
15 gennaio 2011 alle ore 10:24Dalle mie parti, i sacchetti BIO sono resistenti e non si sfondano cosi facilmente.
Il costo ovviamente non è paragonabile al vecchio sacchetto.
Circa 60 centesimi...
...probabile che dalle tue parti qualcuno cerca di risparmiare.
davideuck
15 gennaio 2011 alle ore 09:16Di tempo i produttori di sacchetti di plastica ne hanno avuto x riconvertire la produzione!!! Vogliamo continuare a disseminare fiumi, mari e montagne di plastica x altri 10 anni? Vogliamo continuare a soffocare piante, pesci e animali con i sacchetti di plastica x altri 10 anni? Di tempo ne avete avuto.......ANCHE TROPPO!!!
Perfetta Sconosciuta
15 gennaio 2011 alle ore 13:11no, tranquillo, non soffocheremo più nessuno, solo perchè non ci sono più gli SHOPPER in plastica... poi, certo, continuiamo ad avere la cara vecchia bustina in plastica al reparto ortofrutta, a quello salumeria, ai formaggi, quando ti separano i vestiti dai detersivi o dai surgelati, nei sacchi usati per l'immondizia, ma si vede che quella è plastica che non soffoca, chissà...
mo' le tartarughe staranno tranquille!!!
o.t
15 gennaio 2011 alle ore 10:04questa ragazza si lamenta perche'lei e 5000 persone rischiano il posto e voi la massacrate?ah solo gli operai alla fiat han diritto a fare casino..ed infatti per mantenere il lavoro a gente che altro non sa fare riempiamo le citta'di auto con annesse malattie e tumori di ogni genere..ma magari chiudesse la fiat!altro che sacchetti di plastica..FIAT ROVINA DI TORINO!!
Obi Kenobi
15 gennaio 2011 alle ore 10:09Ma come, i supermercati distribuiscono già sacchetti (ovviamente più leggeri) che rispettano la nuova normativa. E le alternative non sono poche, dalle borse di tela (tossiche? ma in base a quali test?) al vecchio carrellino con le ruote della nonna.
Adeguatevi: l'equazione più inquino, più salvo posti di lavoro non ha alcun senso logico. Strano che una laureata non ci arrivi.
Romano Lanzani
15 gennaio 2011 alle ore 10:15Cara Annalisa , hai perfettamente ragione. Lo Stato sarebbe dovuto essere più chiaro in materia e darvi un alternativa ma l' incidenza del consumo di sacchetti di plastica sulla catena dei rifiuti è mostruosa..la soluzione possono essere i polimeri biodegradabili , costosi ma non possiamo continuare a sfruttare e inquinare sui guadagni di qualche pur onesto cittadino. Anche la Salute del Pianeta e i territori su cui viviamo ha un costo.
Io consiglierei a tutti i borsoni in carta riutilizzabili, li vendono in qualsiasi supermercato. E' ora di pensare non solo a noi ma anche a coloro che ci circondano e coloro che verranno. PAROLA D' ORDINE. SOLIDARIETA'
zhebù-di-più
15 gennaio 2011 alle ore 10:16la riconversione in questo momento di crisi è quasi impossibile per la scarsità di liquidità,un consiglio:
ti conviene vendere i tuoi macchinari in asia e poi trovare da fare qualcos'altro dato che sei un 'imprenditore sta a te farti venire qualche idea .
Il problema non è il sacchetto di plastica ma è il consumatore io e 4 anni che non uso più sacchetti di plastica ho quei sacchi che si agganciano al carrello che costano all'incirca 3 euro l'uno ed è 4 anni che li ho e sono come nuovi.
E' LA GENTE CHE DEVE CAMBIARE
Mario Amabile
15 gennaio 2011 alle ore 10:17Da quel che ne so io, semplice cittadino, la legge in questione E' VECCHIA DI ALMENO TRE ANNI.
E prima di entrare in vigore in maniera definitiva HA SUBITO PROROGHE SU PROROGHE per andare incontro a chi aveva scorte di sacchetti (negozi e supermercati) e a chi doveva adeguare gli impianti produttivi (produttori di sacchetti).
INSOMMA OLTRE DUE ANNI PER SMALTIRE SCORTE E CONSENTIRE AI PRODUTTORI DI ADEGUARSI.
Ora che vi sia ancora qualcuno del settore ignaro di tutto questo può significare due cose, scarsa comunicazione dagli enti e scarsa attenzione dei produttori a mantenersi aggiornati sugli sviluppi del proprio settore.
E' mai possibile che in questo paese LE PROROGHE NON BASTANO MAI?
bibo bibo
15 gennaio 2011 alle ore 10:32...ed inoltre al bando del sacchetto, si introduca una tassa pro riciclo del resto della plastica. Esempio la bottiglia del latte di plastica 60 centesimi .Non serve vietare basta introdurre una tassa di scopo e tutto si aggiusta . Chi produce con questo imballo si applicherà per cercare una soluzione per tornare competitivo e usera il cartone Tpack o il vetro oh altro .... e cosi di seguito per ogni altro prodotto imballato il plastica vergine . Lo shopper fuori legge ? no è sbagliato si fa pagare 1 euro cadauno !! Sono tanti ? 5 figurine dei calciatori costano 62 centisimi !! Tassare i consumi stupidi della gente pigra . PS Bisogna controllare come viene utilizzato l'introito della tassazione ..ma questa è una storia che viene dopo . Buona fortuna
Maria Rosa Mangione
15 gennaio 2011 alle ore 10:35vado abitualmente in Francia e sono ormai diversi anni che nei supermercati non danno più sacchetti di plastica ,ma solo se richiesti e a pagamento quelli biodegradabili (a base di mais suppongo),ormai è diventato uso comune portarsi le borse da casa, e non so se abbiano o no rinunciato alla legge , ma di sacchetti in giro se ne vedono pochi.Per quanto riguarda i posti di lavoro , so che si era presenta il problema dei posti di lavoro in particolare nella zona di lione dove appunto venivano prodotti i sacchetti e c'è stata una parziale riconversione e comunque l'intervento del governo ma purtroppo non ricordo con quali azioni. Ora per quanto riguarda l'Italia , è vero che sono anni che si parla di abolizione dei sacchetti , in teoria gli industriali avrebbero già dovuto trovare delle alternative che comunque richiedono investimenti.Ora non so se spostare il termine per l'abolizione dei sacchetti possa aiutare a trovare soluzioni , ma se proprio non ci sono alternative, chiediamola al governo. Però secondo me il problema più grosso riguarda ai tagli a ricerca e sviluppo che sono rimasti all'età preistorica e chiudo qui il discorso perchè continuiamo ad affrontarlo in altri post.
Nello Musella
15 gennaio 2011 alle ore 10:56Buongiorno!!
Volevo far notare alla signora, che gia dall'anno scorso i sacchetti avrebbero dovuto essere man mano smaltiti, fino ad arrivare al gennaio 2011 con il completo esaurimento e quindi le stesse industrie hanno avuto un anno di tempo per adeguarsi; ma come sempre in Italia la coscienza è stata da secoli surclassata dall'onnipotenza dello sfruttare finchèposso!!!
Egr. Signora se fossi nei suoi operai, le darei un bel calcione nel didietro e le farei anche causa!!!
Pippo
15 gennaio 2011 alle ore 11:02Anche se chiudessero le fabbriche di armi ci sarebbe una diaspora rovinosa di posti di lavoro. Ben più dei 5.000 della plastica. Ma ciò non vuol dire che le fabbriche di armi vadano difese. I sacchetti sono una rovina per l'ambiente e in Europa (quella civile) al supermercato ti porti la borsa da casa (e in Francia ormai da anni, altroché ritiro della legge. Io abito vicino a Menton). L'unico argomento valido è il mancato sostegno alla ricerca di prodotti innocui dal punto di vista ambientale e non il sostegno alla plastica. Ma in Italia non è l'unica ricerca senza sostegno. O no?
Daniele
15 gennaio 2011 alle ore 11:551. I sacchetti di tela sono tossici ? Ma scherziamo ? Certo se qualcuno usa coloranti tossici... ma queste sono aberrazioni. Ok, facciamo più controlli, ma dire che un sacchetto di tela è tossico è ridicolo.
2. Sempre la solita storia: si campa alla giornata. E' da anni che si parla di questa cosa e all'ultimo secondo ci si piange addosso.
Davide B.
15 gennaio 2011 alle ore 12:02I sacchetti di plastica sono al bando in tutta Europa da qualche anno. Solo l'italia attraverso il decreto mille proroghe (uno dei tanti decreti che mostra la serietà dei nostri governanti!!)l'ha posticipato per anni, fino alla minaccia di una multa europea, una delle tante. Quindi i produttori hanno avuto tempi, e molto per adeguarsi.
Poi, visto che si parla di plastica. Beppe, indaga sulla fine che fa la plastica riciclata. Mi sono giunte voci più che fondate che le varie aziede proprietarie di inceneritori la comprino per bruciarla nei loro impianti per aumentare il potere calorico dei rifiuti, per non utilizzare gas o petrolio più costosi. Esempio che mi è stato fatto è l'inceneritore di brescia...
marco freddi
15 gennaio 2011 alle ore 16:21caro Beppe e cari amici del blog...
lo so che da fuori non è facile comprendere alcune ragioni tecniche più da "addetti ai lavori", mentre è più semplice rimanere favorevoli al merito della questione.
siamo d'accordo che la plastica - materiale di derivazione da petrolio e quindi da fonte non rinnovabile - sia un qualcosa a cui bisognerà prima o poi arrivare ad una sostituzione
ma Vi assicuro che in questo caso (mi riferisco al tutto italiano divieto dei sacchetti di plastica...ps: per Davide B. non esiste nulla di ciò in Europa e Ti sfido a provare il contrario) c'è un totale e incredibile connubio di interessi economici e speculativi di chi sta dietro alla produzione di questi biopolimeri nel mercato dei quali è stato creato de facto un monopolio, con tutto ciò che ne consegue.
quello che lamentano gli addetti ai lavori (produttori, distributori, commercianti) è il metodo della cosa, perchè sul merito tutti ci si è sempre detti pronti a discutere, ma in maniera seria!!!
ma come si può prevedere di cambiare un mondo attraverso una indicazione in una finanziaria (atto di indirizzo politico e non quadro normativo) che comunque prevedeva al suo interno programmi sperimentali da avviare, regolamenti attuativi da emanare, incentivi alle imprese per la riconversione...e poi, le istituzioni non avendo fatto nessuna delle cose che sarebbero state propedeutiche al cambiamento, limitarsi a non fare nulla per "vedere quello che succede"!!!
ma come si fa a fare un discorso serio sull'ecologicità di un'idea o iniziativa o prodotto (es. il famoso mater bi che non dimentichiamoci che è un prodotto brevettato) se gli unici elementi di ricerca a supporto della tesi presi in considerazione provengono da fonti interne di un'azienda profit (novamont) che nel mentre è diventata monopolista?
lo sapete che il famoso mater bi è un prodotto brevettato (da Novamont) che contiene anch'esso petrolio e elementi chimici?
Barbara B.
15 gennaio 2011 alle ore 12:45Cara signora,
che le borsette in plastica sono un pericolo per l'ambiente me lo dicevano ancora alle scuole medie, ben 20 anni fa! Già allora qualche imprenditore accorto avrebbe dovuto guardare al futuro e cercare delle alternative! Comunque, sono già 4 anni che si parla di mettere al bando le borsette in plastica e, non per fare pubblicità, è da allora che decathlon ha convertito i suoi negozi alla fornitura a pagamento di borsette mater-bi, resistenti (non si sfaldano facilmente, certo costano di più di altre). Da due anni anche i supermercati Auchan forniscono borsette in tela, in cartone o in mater-bi.
Purtroppo nella vostra azienda avete dimenticato un fattore importante: l'INNOVAZIONE. Proprio in questi quattro anni lei avrebbe dovuto fare la differenza: fresca di laurea, avrebbe dovuto portare innovazione e tecnologia. Certo, richiede investimenti: ma era meglio investire allora qualcosina e trovarsi con un'azienda florida ora o non aver speso nulla e trovarsi adesso nell'orlo del fallimento?
Purtroppo non è nemmeno colpa sua. Il problema dell'Italia è che non si da spazio ai giovani ed all'innovazione che possono portare. Li abbiamo costretti a considerare la strada vecchia come la migliore. E' per questo che siamo rimasti indietro rispetto al resto del mondo.
elia rizzuti
15 gennaio 2011 alle ore 14:32Una piccola osservazione. Non sono gli ostacoli che non portano i giovani a innovare, sono i giovani che non VOGLIONO INNOVARE.
Lucio Domizio (enobarbo)
15 gennaio 2011 alle ore 13:15Ed i sacchetti di plastica no perchè si perdono posti di lavoro.
E le armi no perchè si perdono posti di lavoro.
E le centrali nucleari no perchè si perdono posti di lavoro.
E gli inceneritori no perchè si perdono posti di lavoro.
Salviamo pure i posti di lavoro, ma l'ambiente è uno solo ed ha i suoi limiti. Una volta che l'abbiamo rovinato completamente ed irreversibilmente, che ce ne facciamo di quei posti di lavoro?
Il denaro mica si può mangiare (nè bere, nè respirare.....)
Lucio Domizio (enobarbo)
15 gennaio 2011 alle ore 13:235mila licenziati possono sempre trovare un altro lavoro (la possibilità esiste) ma le migliaia (milioni) di sacchetti di plastica non bio-degradabili, altamente inquinanti (lo sappiamo, no, la diossina che producono una volta bruciati?) che non si sa come smaltirli, che se si tagliano non servono più a niente e si devono buttare (ma dove? Come?) sono un danno permanente all'ambiente, al nostro ambiente, all'ambiente di tutti (anche dei 5mila licenziati, dei loro figli, dei loro nipoti, ecc.).
Meglio 5mila licenziati ora che milioni di tonnellate di sacchetti di plastica in più in futuro
Dolores D
15 gennaio 2011 alle ore 13:45L'ignoranza non ha confini.
Ma tu, i rifiuti indifferenziati dove li metti? La raccolta differenziata la fai? Bene, nella sezione PLASTICA puoi mettere anche i sacchetti non riutilizzabili.
Lucio Domizio (enobarbo)
15 gennaio 2011 alle ore 13:57Certo, Dolores D 15.01.11 13:45, che la differenziata la faccio e certo che i sacchetti di plastica li metto nella raccolta plastica ma...che fine gli fanno fare? Credi davvero che li riciclino? Che li infilino in macchinari fantascientifici che li trasformeranno in nuova plastica da riutilizzare all'infinito? Credi che non li brucino come fanno in tutto il mondo con la plastica da quando è stata inventata?
Beata ingenuità!
Maria Grazia Tarulli
15 gennaio 2011 alle ore 13:38Della fine dell'utilizzo degli shopper in plastica si parla da almeno 10 anni e la data è stata rinviata più volte. Pur condividendo l'opinione sulla nullafacenza del Governo Italiano, queste lacrime di coccodrillo per ottenere un'ulteriore proroga, e poi magari la cassaintegrazione o un contributo statale e/o altro ancora... certo che non c'è solo la FIAT in Italia, anche le piccole ditte hanno imparato a comportarsi nello stesso modo. Non avranno la mia solidatietà, questo è sicuro
Massimo Landi
15 gennaio 2011 alle ore 14:02Il vero problema è che troppo spesso non siamo in grado di modernizzare i nostri stabilimenti. Chi meglio di voi potrà produrre shopper di plastica resistente e utilizzabili tante volte ma non tossici come quelli che provengono dalla Cina? Ci sarà da produrre ancora un "sacco" di cose in futuro (bottiglie per dist. alla spine di vari prodotti, contenitori trasporto riutilizzabili, ecc.)
giorgio sciandra
15 gennaio 2011 alle ore 14:13Ancora con questa storia dei posti di lavoro!!!
ma vogliamo davvero mettere sullo stesso piano qualche migliaia di posti di lavoro e la tutela dell'ambiente in cui viviamo? Guardate il caso Taranto: vale la pena morire di tumore in cambio di un misero posto di lavoro?
Non le vogliamo le tue shopper di plastica, se non sei in grado di convertire l'azienda chiudi tutto. Comprati un po' di terra coltivabile e falla coltivare dai tuoi operai in modo sostenibile. Vendi i tuoi prodotti sul mercato locale. Probabilmente i tuoi guadagni diminuiranno, ma produrrai molta più riccheza.
paolo
15 gennaio 2011 alle ore 14:21Come ha detto qualcuno: "L'età della pietra non è finita per mancanza di pietre".
Secondo quello che dice lei se domani si trovasse un'energia pulita in grande quantità in grado di soppiantare il petrolio e il carbone non dovremmo usarla perchè altrimenti gli operai delle multinazionali petrolifere perderebbero il lavoro, giusto? Ma per piacere!
E'da una vita che si sa che i sacchetti inquinano, e voi non avete mosso un dito! Quindi?
christian noce
15 gennaio 2011 alle ore 14:26in Italia si aspetta SEMPRE la proroga...quindi le aziende, pur sapendo che sarebbero stati messi al bando, aspettano ASPETTANO aspettano la proroga...poi, finite le proroghe...CI SI LAMENTA perché ci sono posti di lavoro a rischio. Meglio pochi posti a rischio o la salute di MOLTI? Con tale ragionamento invece dei computer ci sarebbero ancora le MACCHINE DA SCRIVERE. Informatevi e svegliatevi fuori... chi si siede è perduto, chi anticipa il mercato andrà avanti.... i lavoratori dovrebbero prendersela col datore di lavoro...
gabriele scatena
15 gennaio 2011 alle ore 14:34Solo una domanda, quanti di quelli che hanno risposto hanno un'attività in proprio!? Artigianale o industriale che sia!? Mi sembra ci sia molta ipocrisia nella maggior parte dei commenti che ho letto, un pò come quando ci si mobilita per salvare Sakineh e invece non si fa nulla per i condannati a morte americani o cinesi...
molti parlano di innovazione, ma avete idea di quello che chiedono le banche per dare un finanziamento per poter restare sul mercato!? Sono alla pari degli strozzini!!!
christian noce
15 gennaio 2011 alle ore 14:39allora continuiamo a fare i nostri PORCI COMODI perché NESSUNO è senza peccato.... mavalà....
gabriele scatena
15 gennaio 2011 alle ore 14:45mavalà... mavalà... mi ricorda qualcuno...
però non hai risposto alla mia domanda!!!
Perfetta Sconosciuta
15 gennaio 2011 alle ore 14:54a parte questo, ma quelli che hanno risposto giubilando per la messa al bando dello SHOPPER di plastica hanno smesso di usare anche le bustine per la frutta e verdura (sempre di plastica), comprano l'acqua da 6 bottiglie di vetro e incartate nella stoffa, si fanno mettere l'affettato nelle foglie di banana e il formaggio nelle vaschette di terracotta e mettono l'immondizia nelle buste di stoffa?
no, perchè se per tutta questa roba (e molta altra ancora) continuano ad usare la plastica, mi sembra che stiano giubilando per la classica vittoria di Pirro...
Davide B.
15 gennaio 2011 alle ore 15:02Si, mio padre è artigiano, piccola azienda idraulica. 25 anni fa mio padre è stato il primo nella zona a dotarsi delle attrezzature per istallare tubi dell'acqua e scarico in plastica, che poi hanno iniziato tutti ad usare, già 15 anni fa ha iniziato a fare impianti solari termici (il primo a casa mia) e oggi tutti li fanno.
Basta avere voglia e capacità di innovare.
Cosa che una grossa azienda dovrebbe fare a prescindere da crisi o no.
gabriele scatena
15 gennaio 2011 alle ore 15:22Pienamente d'accordo, puoi farmi un favore? Puoi chiedere a tuo padre se lavorare oggi è come quando ha iniziato 25 anni fa?! Ritornando alle buste, se fossero riutilizzate più volte come quelle in cotone probabilmente ce ne sarebbero molte di meno in discarica... non è la plastica il demone ma come viene utilizzata dall'uomo, insieme a molte altre cose geniali ma che usiamo nel modo sbagliato
Marco Bissoli
15 gennaio 2011 alle ore 14:48ho letto qualche messaggio qui sotto, e mi ha lasciato a bocca aperta. Qui sotto c'è gente che dice che è ovvio sbattersene di qualche migliaio di posti di lavoro per cambiare tipo di sacchetto. Li abbiamo usati per decenni, e ora pare sia diventata l'emergenza del momento, sembra che siano quelli che minacciano la fine del mondo entro il prossimo anno! Annalisa non si stà lamentando della sostituzione del sacchetto di plastica con quello biodegradabile (che poi anche su quello credo si possa approfondire, così a occhio e croce mi sembra una stupidaggine come le lampadine a basso consumo che ci hanno costretto a comprare) ma della NON regolamentazione di tutto il processo di sostituzione... fateci un pensierino sopra prima di rispondere. Vi lascio con un paragone preso da una battuta di George Carlin: il mondo ha 4.54 miliardi di anni, l'uomo ne ha 200 mila... fate un rapporto per favore, sapete quanti momentacci ha superato in nostro pianeta senza di noi? e secondo voi si fa influenzare da una sportina di plastica? dai su... riflettete un pochino si tratta di 4.540.000.000 e 200.000. Già la stiamo trattando male la nostra terra, e vogliamo essere così presuntuosi da volerla salvare? Vogliamo essere così presuntuosi e stupidi da non programmare un passaggio da una tecnologia ad un'altra in modo da causarci meno danni possibili?
bovio
15 gennaio 2011 alle ore 14:58Bisognerebbe fare una riconversione.Chiedere di non pagare le tasse per due anni,forse non salva tutti ma aiuterebbe tanti.Noi da soli consumiamo piu' sacchetti di qualsiasi altro stato europeo,ma negli altri paesi non hanno avuto bisogno di fare divieti.
Francesca Montesanto
15 gennaio 2011 alle ore 15:05Grazie Beppe per quello che stai facendo.
ho ascoltato l'articolo pubblicato ma allora coa è bene fare?
Nel mio piccolo promuovo il riciclaggio e la differenziata
ci credo ma si avverte forte la mancanza di una cultura del recupero
e dell'impegno Istituzionale per la salvaguardia dell'Ambiente.
Ad ogni modo è necessario continuare.
Francesca
alessandro b.
17 gennaio 2011 alle ore 08:16nel mio piccolo anch'io cerco di fare riciclaggio il più possibile. A volte mi sento pure ridicolo nel non buttere nella normale spazzatura anche i più piccoli pezzetti di carta e di plastica, e a volte mi chiedo pure che fine veramente farà questa mia piccola attenzione, verrà veramente usata per migliorare?
I miei figli, più che criticarmi, dicono che poi alla lunga si risolve tutto come le moltissime onlus dove il donato non arriva mai ai destinatari finali se non in minima parte; però alla fine riciclano anche loro anche se con poca attenzione per il "picolissimo".
E siccome, come diciamo da queste perti, tutto va a finire in brodo di giuggiole, quale sarà poi il ritorno economico, oltre che ambiantale, per il semplice cosidetto cittadino? non lo sò, o meglio me lo immagino.
comunque andiamo avanti anche nelle minime cose
anche perchè
saluti riciclati
Dolores D
15 gennaio 2011 alle ore 15:16Seguendo i link ho letto questo in uno degli ultimi articoli.
Ha ragione lei, la legge non esiste e lo dice il portavoce del Ministero dell'Ambiente
"Intanto precisiamo che il comunicato stampa aveva lo scopo di ribadire l'entrata in vigore del bando in data 1° gennaio 2011, non di completare quanto presente nella legge 296/06, voluta dal governo Prodi" e ancora "L'intenzione è quella di lasciar passare un po' di tempo, ovviamente monitorando con attenzione quello che accade, per capire se e come il mercato riesce ad autoregolarsi, a riassestarsi senza crisi. Poi valuteremo se sarà il caso di intervenire, ma ricordo che per intervenire su una legge dello stato, com'è la 296/06 in cui si trova il provvedimento in questione non basta una circolare, ci vuole un'altra legge."
Perchè in tv non lo dicono?
Bruno Campasso
15 gennaio 2011 alle ore 15:17Quando finiscono i signori giornalisti di prenderci in giro per televisione e nei TG?
Come si può dire che il referendum alla Fiat vinto dai SI e stata una grande VITTORIA!
Con un referendum VERGOGNOSO E RICATTATORIO che più di cosi non si può, hanno votato SI il 54% dei votanti che sono stati quasi il 100% della platea votante,cio vuol dire che nonostante il ricatto il 46% HA VOTATO NO,Dove Sta Sta Grande Vittoria, questi signori si sono chiesti come sarebbe andata senza il ricatto della chiusura dello stabilimento, ancora una volta ci prendono per COGLIONI,Poveri operai FIAT;
Come al solito si continua con la guerra tra poveri intanto loro si ARRICCHISCONO:
Quando gli ITALIANI si sveglieranno?
Perfetta Sconosciuta
15 gennaio 2011 alle ore 15:28hai finito di postare commenti che non c'entrano un cavolo col blog?
E' CHIARAMENTE VIETATO
Avvertenze da leggere prima di intervenire sul blog di Beppe Grillo
Non sono consentiti:
- messaggi non inerenti al post
- messaggi privi di indirizzo email
- messaggi anonimi (cioè senza nome e cognome)
- messaggi pubblicitari
- messaggi con linguaggio offensivo
- messaggi che contengono turpiloquio
- messaggi con contenuto razzista o sessista
- messaggi il cui contenuto costituisce una violazione delle leggi italiane (istigazione a delinquere o alla violenza, diffamazione, ecc.)
Perfetta Sconosciuta
15 gennaio 2011 alle ore 15:19ma quelli che hanno risposto giubilando per la messa al
bando dello SHOPPER di plastica hanno smesso di usare anche le bustine per
la frutta e verdura (sempre di plastica), comprano l'acqua da 6 bottiglie solo in vetro e incartate nella stoffa, si fanno mettere l'affettato nelle
foglie di banana e il formaggio nelle vaschette di terracotta e mettono
l'immondizia nelle buste di stoffa?
no, perchè se per tutta questa roba (e molta altra ancora) continuano ad usare la plastica, mi sembra che stiano giubilando per la classica vittoria di Pirro...
senza tener conto del fatto che la legge, in realtà, NON è applicata nè è applicabile, visto che mancano i decreti attuativi: semplicemente, di fronte all'incertezza e per non sapere nè leggere nè scrivere, i negozi, piccoli o grandi, hanno smesso di ordinare i vecchi sacchetti, ma non c'è nessun bando ufficiale e gli stessi sacchetti non sono affatto illegali!!!
e se ci arriverà pure una bella multa dalla Commissione Europea vi voglio vedere esultare ancora, da brave pecore quali siamo sempre noi italiani!!!
christian noce
15 gennaio 2011 alle ore 15:32qua non si tratta di mettere al BANDO TUTTA la plastica, ma di utilizzarla di MENO...almeno dove è possibile....non si vuole demonizzare un materiale importante...ma usarlo con PIU' INTELLIGENZA... se c'è l'alternativa perché non usarla? Se diamo retta a tutti quelli che invocano IL RISCHIO OCCUPAZIONE....non si farebbe nulla di nulla. Tra l'altro siamo il paese che usa più sacchetti di plastica di tutti..possibile cambiare le proprie abitudini? Forse si... o sbaglio?
io me (me io)
15 gennaio 2011 alle ore 15:49Più che dell' Argomentare il Replicare un tema..(non che il post su menzionato sia una tematica sociale da sviluppare per esigenze personali) comunque anche se circoscritta, per ora, ad una categoria (pur ristretta) industriale, trovo che l' essenza del sunto (con la supercazolaconloscappellamnetoadestra) sia Sì una Tematica Fondamentale per il Riequilibrio alle dinamiche economico-eco-sostenibili Multiculturali e quindi Sociali....
Che ne Dite? ci proviamo a sviluppare un percorso di riconversione post-industriale petrolifera?
Perchè se quella carbonifero ebbe il suo epilogo fu solo perchè il petrolio lo soppiantò per ragioni economiche private quindi bancarie (i grandi giacimenti carboniferi erano per lo più degli Stati Sovrani in Concessione a Privati Cittadini, mentre con quello petrolifero oltre che per l' indubbia potenza intrinseca, il controllo primario fù solo Privato in quanto le lobby entrarono nella sala del Potere Sociale, perchè allora sostituirci Noi al controllo privato dell'attuale evoluzione sociale?
io me (me io)
15 gennaio 2011 alle ore 15:57scusate...
...Non per il Controllo bensì per la Socialdemocrazia Diretta?
Marco Freddi
15 gennaio 2011 alle ore 17:00ho provato a postare un commento in merito, circa un'ora fa...ma non lo vedo
ma deve essere prima approvato??
Marco Freddi
15 gennaio 2011 alle ore 17:03caro Beppe e cari amici del blog...
lo so che da fuori non è facile comprendere alcune ragioni tecniche più da
"addetti ai lavori", mentre è più semplice rimanere favorevoli al merito
della questione.
siamo d'accordo che la plastica - materiale di derivazione da petrolio e
quindi da fonte non rinnovabile - sia un qualcosa a cui bisognerà prima o
poi arrivare ad una sostituzione
ma Vi assicuro che in questo caso (mi riferisco al tutto italiano divieto
dei sacchetti di plastica...ps: per Davide B. non esiste nulla di ciò in
Europa e Ti sfido a provare il contrario) c'è un totale e incredibile
connubio di interessi economici e speculativi di chi sta dietro alla
produzione di questi biopolimeri nel mercato dei quali è stato creato de
facto un monopolio, con tutto ciò che ne consegue.
quello che lamentano gli addetti ai lavori (produttori, distributori,
commercianti) è il metodo della cosa, perchè sul merito tutti ci si è
sempre detti pronti a discutere, ma in maniera seria!!!
ma come si può prevedere di cambiare un mondo attraverso una indicazione in
una finanziaria (atto di indirizzo politico e non quadro normativo) che
comunque prevedeva al suo interno programmi sperimentali da avviare,
regolamenti attuativi da emanare, incentivi alle imprese per la
riconversione...e poi, le istituzioni non avendo fatto nessuna delle cose
che sarebbero state propedeutiche al cambiamento, limitarsi a non fare
nulla per "vedere quello che succede"!!!
ma come si fa a fare un discorso serio sull'ecologicità di un'idea o
iniziativa o prodotto (es. il famoso mater bi che non dimentichiamoci che è
un prodotto brevettato) se gli unici elementi di ricerca a supporto della
tesi presi in considerazione provengono da fonti interne di un'azienda
profit (novamont) che nel mentre è diventata monopolista?
lo sapete che il famoso mater bi è un prodotto brevettato (da Novamont) che
contiene anch'esso petrolio e elementi chimici?
Marco Freddi
15 gennaio 2011 alle ore 17:11ma come possono dei settori produttivi (produzione di shopper, distribuzione) che già sono in un periodo difficile di recessione a dover basare il proprio lavoro e organizzazione su una NON-LEGGE e su delle dichiarazioni e comunicati stampa di fantomatici dipendenti di un ministero che nel medesimo anno patrocina un marchio di certificazione per favorire l'utilizzo della plastica riciclata per poi considerare lo stesso materiale fuori legge a fine anno?
ma come si fa a cambiare il mondo in una direzione se poi la maggior parte del paese è ancora agli albori delle basi dell'educazione e sulle strutture tecniche e tecnologiche che dovrebbero essere di base al cambiamento (es. raccolta differenziata - es.ad oggi il 30% della popolazione italiana è coperta dalla raccolta dell'umido organico che sarebbe poi il fine vita delle bioplastiche)?
ma come si fa a credere a persone (ministro in testa, ma poi giornalisti, accademici, ecc) che addirittura arrivano ad affermare falsità quali ad esempio che l'Italia con questo divieto si adegua ad una normativa europea quando in realtà non esiste nè è mai esistita una normativa europea che stoppi l'uso della plastica a favore delle bioplastiche (ne esistono invece che favoriscono il ririclaggio e l'attuazione di circuiti di recupero efficienti)?
ma come si fa il 30 di dicembre a scatenare un delirio mediatico nell'opinione pubblica attraverso un comunicato stampa (!!!) che dal giorno dopo obbliga chi aveva acquistato merce (distributori e commercianti) senza averlo messo a bilancio come un costo a dover svalutare magazzini per centinaia di migliaia di euro e chi aveva merce nei magazzini (produttori) a vedersi il proprio prodotto ridotto a merce senza alcun valore col risultato di lasciare gente a casa o in cassa integrazione??
Marco Freddi
15 gennaio 2011 alle ore 17:13avrei mille altre questioni che potrei dire, ma il concetto è chiaro...
tutto ciò non è altro che l'ennesimo pasticcio doloso all'italiana, dove gli interessi politici ed economici dei pochi - sfruttando abilmente attraverso i media ed il potere di influenza delle associazioni ambientaliste (finanziate sempre dagli stessi di cui sopra) calpestano senza pietà la debolezza dei molti, addirittura presentandosi come i crociati del bene contro i cattivi inquinatori...
Vi prego di credermi...questa cosa è uno scandalo e mi fa rimanere arrabbiato tanto come quando vengo a sapere ad esempio di appropriazioni di fondi donati magari a Onlus che invece di utilizzarli per progetti benefici se li intascano...
è più o meno la stessa cosa...
con la scusa di un qualcosa di corretto nel merito (e purtroppo con l'appoggio indotto del pubblico che è stato tempestato dai messaggi di ecologismo a senso unico e guidato dall'alto) c'è gente che si sta sfregando le mani...
mentre altri da un giorno all'altro si sono visti crollare il mondo addosso
Domenico Falconieri
15 gennaio 2011 alle ore 22:11Come al solito, in Italia, ci si lamenta di tutto ciò che si propone come cambiamento od innovazione. I produttori di buste di plastica sapevano da anni che a fine 2010 si sarebbe vietata la vendita di tali contenitori, ma nulla hanno fatto per provvedere ad una loro riorganizzazione o ad un'eventuale contestazione. Ci si attiva sempre dopo, piangendo e cercando di ricattare e ponendo come giustificazione la messa in strada di produzioni fiorenti e dei loro lavoratori. Ma Annalisa si rende conto di quali danni la messa in commercio di 24 miliardi di sacchetti (se non ricordo male; secondi consumatori nel mondo dopo gli USA) produca all'ambiente, specie con il loro abbandono indiscriminato? Dubito, poi, che per produrne di biodegradabili (almeno quelli derivati dal mais) si metta in circolo una quantità maggiore di metano, così come a fronte di una necessaria quantità di terreno per la coltivazione s'incrementerebbe una produzione agricola che in Italia è ridotta ormai al lumicino. Quindi meno pianti e più attenzione a NOI STESSI!
Dolores D
15 gennaio 2011 alle ore 23:25Ma l'abbandono discriminato non fa della plastica un colpevole.
Ma scusa, come ti porti ora la bustina di stoffa, non avresti potuto fare la stessa cosa con quella di plastica?
Ma se lasci una batteria sul ciglio della strada pensi inquini di meno?
Guarda che a leggere bene quello c'è scritto si evince che non c'è nessuna legge, ma solo una pilotata "mala-informazione"..
marco freddi
16 gennaio 2011 alle ore 16:27caro Domenico
premesso che non credo sia giusto addossare al sacchetto di plastica in quanto tale tutti i mali del mondo (addirittura paragonarne la produzione a quella delle armi), essendo lo stesso un materiale resistente, riutilizzabile e riciclabile, che permette con 6-7 gr di materiali di portare a casa spese di kili e kili di merce (ecco!allora apriamo una discussione anche sull'inutilità ed eccesso di molti tipi di imballaggi o di logiche di usa e getta, ad esempio le CIALDE DEL CAFFE' in plastica che non sono nemmeno riciclabili)...ma ad ogni modo quello che da addetti ai lavori stiamo cercando di segnalare non è tanto (o non solo) una discussione sul merito della questione quanto sul metodo dell'introduzione del divieto che ha creato e sta creando danni ingenti e che, ti prego di credermi, cela sotto un insieme di incompetenza e malaffare che purtroppo non sta emergendo perchè coperto da un'aura di uno pseudo-ecologismo che ovviamente nell'opinione pubblica ha molta più presa.
Provo a rispiegarmi: un paese serio che volesse introdurre un cambiamento ci si aspetta che questo cambiamento lo affronti organizzando tavoli di lavoro che coinvolgano gli attori interessati (in questo caso produttori, distributori, commercianti, ricerca, istituzioni, assoc.ambientaliste e consumatori), che definisca i criteri di tale cambiamento (es.qual'è il concetto di biodegradabile a cui rifarsi? quale il concetto di "sacco della spesa"?), gli step temporali e le regole per lo smaltimento delle scorte presenti nei magazzini a tutti i livelli, e che magari conceda anche degli incentivi ad aziende che devono affrontare dei cambiamenti tecnologici.
Ebbene, dal 2007 nulla di tutto ciò è stato fatto!! nemmeno il concetto di biodegradabile è definito, per cui ad oggi ad esempio - a torino ,dove esiste un'ordinanza dell'aprile 2010 - sono permessi i sacchetti "degradabili" (ovvero plastica addittivata con elementi chimici che ne accellerano la decomposizione) mentre in altri luoghi
Ecocapsula
27 febbraio 2012 alle ore 13:02L'alternativa è appena stata lanciata sul mercato: Ecocapsula
Marco Freddi
16 gennaio 2011 alle ore 16:43...in altri luoghi dove esistono altre ordinanze tali materiali non sono permessi perchè si è inserito un riferimento a standard più rigidi, per cui si possono utilizzare solo sacchetti biodegradabili e compostabili (es. il mater bi).
non solo!!! ma chi ci ha detto e dimostrato che questi materiali bio sono effettivamente ed oggettivamente più ecologici della plastica? come sai non basta dire che una cosa è bio per poter affermare che abbia un'impronta ecologica inferiore, ma occorrono studi che verifichino l'intero ciclo di vita di un prodotto o materiale (dalla culla alla tomba). Ebbene, gli studi e le prove che sono state prese come riferimento sapete da chi provengono?? da NOVAMONT, ovvero dall'azienda profit che nel mentre è diventata monopolista sul mercato delle materie prime e che ha sviluppato un prodotto brevettato(appunto il mater bi) !!!
non vi pare quantomeno strano tutto ciò?
questi materiali si biodegradano effettivamente nell'ambiente in minor tempo (e quindi i milioni di delfini che popolano i mari italiani saranno salvi) ma comunque sono NON RICICLABILI, NON RIUTILIZZABILI (salvo dove esiste la raccolta dell'umido ovvero ancora purtroppo nel 30% del territorio italiano) e comunque per ottenere un prodotto che ha caratteristiche di tenuta molto inferiori alla plastica occorre fare dei sacchetti che a parità di formato utilizzano quasi il doppio di materia prima, con materie prime (dal mais) di derivazione agricola ad alta intensità di utilizzo di acqua e di terreno da coltivare.
per non parlare della questione del costo di tali materiali, che non è solo che un minor aggravio ai consumatori, ma anche per i produttori significa esposizioni finanziarie 3 volte superiori per un materiale che è deperibile (e se la legge non fosse passata cosa si faceva delle scorte di bio?)
Ebbene, questi elementi non avrebbero necessitato di una discussione oggettiva e di parte terza un pò più ampia prima di giungere a "sposare" un materiale e escluderne un altro?
Valerio
16 gennaio 2011 alle ore 17:22Dispiace moltissimo per questi lavoratori, ma da moltissimo tempo esiste la conversione della produzione. La Ducati una volta produceva radio, poi durante la guerra ha dovuto convertire la produzione in armi, e una volta finita la guerra ha convertito la produzione in moto. La Lamborghini prima di produrre auto di super lusso produceva trattori. Vedendo tutti questi cambiamenti, sembra così difficile convertire la produzione di buste in petrolio con buste biodegradabili? I 5000 lavoratori a rischio, devono protestare (certamente con l'aiuto nostro, e magari anche di questo blog) per chiedere ai loro dirigenti di convertire la produzione in buste biodegradabili, non mi smbra così difficile come convertire la produzione di radio in moto sportive, e la produzione di trattori in auto super lussuose, mi sbaglio? E di esempi di fabbriche che hanno convertito la loro produzione ce ne sono veramente tante, passare dalla produzione di buste in plastica alla produzione di buste biodegradabili non la chiamerei nemmeno conversione di produzione, in fondo sempre di buste si tratta, cambia solo il materiale
Dolores D
16 gennaio 2011 alle ore 19:33Il problema non è riconvertire o meno, il problema è che non esiste una legge che vieti lo shopper...credo che la denuncia sia questa e anche che le imprese sono state lasciate sole, nonostante la legge originale del 2006 prevedesse aiuti alla riconversione.
Non si discute shopper sì o shopper no, ma si discute, come sempre, il modo in cui in italia si fanno le cose..
Paola D
17 gennaio 2011 alle ore 16:49Quello che non viene detto è che i produttori di sacchetti avrebbero anche riconvertito la produzione (e lo farebbero anche adesso!!) se solo fosse disponibile del biopolimero da trasformare.
E invece...si assiste ad una sorta di sciacallaggio, le poche scorte disponibili sul mercato sono già sparite, purtroppo l'unico beneficiario di questa legge-non-legge non è nemmeno in grado di fornire la materia prima. E intanto i costi dei materiali alternativi lievitano, le aziende sono ferme e i lavoratori a casa, magari a leggere commenti di goduria a riguardo...
Che scandalo!
Poi stendiamo un velo pietoso sulla campagna mediatica: Italia in ritardo di un anno rispetto all'europa (FALSO), direttiva UE che vieta i sacchetti (FALSO), i biopolimeri sono più ecologici (FALSO), l'Italia usa 1/4 dei sacchetti d'europa (la fonte? qualcuno lo sa? se è la stessa dei punti precedenti, allora è FALSO ancora una volta!).
Ma i giornalisti si informano prima di parlare o leggono solo topolino?
Marco Freddi
16 gennaio 2011 alle ore 18:16Valerio...nei miei post poco sotto ho cercato di spiegare i motivi per cui le riconversioni non sono state fatte.
Si tenga presente poi che le aziende produttrici di shopper in italia sono per la stragrande maggior parte (un centinaio) piccole aziende a conduzione familiare e al massimo una quindicina di aziende di medie dimensioni (50-70 dipendenti), comunque nessuna multinazionale o di grande dimensione.
Matteo Carteo
17 gennaio 2011 alle ore 14:16Come ha scritto Marco chi compera un prodotto che costa 6-7 volte tanto,che si degrada dopo die mesi e che non è più utilizzabile se non ha la certezza di doverlo usare??
Comunque le borsette BIO non sono la panacea di tutti i mali, basterebbe che tutti mettessero le loro borsette nella plastica da riciclare ed il problema sarebbe risolto...
E poi la maleducazzione di abbandonare le sportine lungo le strade o in altri luoghi non scomparirà certo con le nuove borsine, che si si biodegradano ma il luro contenuto dove va a finire? andate in una spiaggi in inverno, quante borsette vedete? la maggior parte dei rifiuti sono residui della pesca e bottiglie di plastica, facciamo tutto bio degradabile??
Non sono tanto sicura che l' ambiente ne guadagni, immaginate quanti campi di mais coltivati a concimi chimici e pesticidi(mica sono per alimentazione umana)e poi parlano gia di OGM per migliorare le caratteristiche dei biomateriali.
Tutto questo mi sa solo di ambientalismo di FACCIATA.
Alessandro
17 gennaio 2011 alle ore 14:46Riconversione dell'azienda! La plastica è al bando dal 1 gennaio ma si sapeva già da un bel po' che lo sarebbe stata.
Lamentatevi con i dirigenti e con chi non si è occupato per tempo di riconvertire la produzione.
Basta lamentarsi di tutto, anche quando viene fatto qualcosa di giusto...magari non è stato fatto perfettamente ma perlomeno è stato fatto!
Dolores D
17 gennaio 2011 alle ore 23:03Informati: non c'è nessuna legge..
http://www.ecodallecitta.it/notizie.php?id=104907
Nessun decreto, nessuna legge, solo la disinformazione dei media e anche di quelli che vogliono la libertà di stampa per girarla a loro favore..
Ma le cose le leggete oppure vi limitate a parlare senza cognizione di causa?
Volturno 127
17 gennaio 2011 alle ore 22:22...Da qualche parte di doveva pur cominciare.
Sarà tanto, sarà poco,...chissà, ma è pur sempre un piccolo passo verso un uso più intelligente e contenuto della plastica. Ogni qual volta vi è un cambiamento (positivo o negativo che sia), si necessita il sacrificio o il cambiamento per qualcuno, ma bisogna saper mettersi in gioco se vogliamo davvero cercare di preservare il Nostro Pianeta. Certo, tale provvedimento ''non salverà il mondo'', ma è pur sempre qualcosa...
Marco Freddi
18 gennaio 2011 alle ore 01:02mi dispiace ma non posso essere d'accordo con chi dice che basta fare dei cambiamenti costi quello che costi...e si arrangino imprenditori (si parla di piccole imprese familiari...mica di multinazionali con dirigenti) e lavoratori che potevano svegliarsi prima.
qui si sta dicendo che ci sono alcuni che si stanno sfregando le mani e contando i denari...
perchè al di là delle considerazioni sul merito della questione (ovvero della non dimostrata da fonti terze ecologicità della soluzione data)...
al di là del fatto di aver di fatto creato un monopolio in Italia sul mercato delle materie prime, cosa che ovviamente porta a inefficienze e speculazioni che colpiranno tutti...
qui si sta dicendo che la cosa è stata fatta in maniera tale che ANCHE AVENDO VOLUTO NON SI SAREBBE POTUTO ADEGUARSI per oggettive (e volute!!!) mancanze, omissioni e passaggi necessari mai fatti.
se hai voglia prova a rileggerti le considerazioni che ho fatto nei miei post precedenti e troverai tutte le spiegazioni.
Marco Freddi
18 gennaio 2011 alle ore 21:58gradirei un commento se possibile di qualche amico di Legambiente o magari di Novamont, sempre pronti in tv o sui media a sparare numeri e prove provate
Pippo&Pluto
29 gennaio 2011 alle ore 09:34Per la serie "CHE BELLO ESSERE TUTTI AMBIENTALISTI ..." Ecco una delle poche verità ... nessuno ne parla ?
di Franco Battaglia
Mi propongo ministro all'Ambiente. E, per essere sicuro di non essere preso sul serio, con un unico punto in programma: chiudere il ministero omonimo. E chiudere, con esso, gli assessorati all'Ambiente di comuni, province e regioni. Centinaia di strutture che sono pleonastiche, se ci va bene. Ma troppo sovente ci va male, e così troppo sovente sono, quelle strutture, dannose. Ove c'è qualcuno che vorrebbe avviare un'attività produttiva, ecco che ti piomba il ministero o, come vuole il caso, l'assessorato, dell'Ambiente col preciso compito di renderla improduttiva. Accanto alle attività primarie, secondarie e terziarie (agricoltura, industria e servizi) cui la maggior parte di noi è dedita, vi sono le «attività quaternarie», il cui obbiettivo è uno solo: distruggere tutte le altre attività.
Orbene, a differenza di tutti gli altri, che cercano di regolare attività produttive, i ministeri e assessorati all'Ambiente esistono per regolare le «attività quaternarie». La molla ufficiale delle loro azioni sarebbe la difesa dell'ambiente, ma difficilmente esse hanno avuto qualche influenza positiva, anche minima, sull'ambiente. Le influenze negative, invece, si sprecano. La regola che seguono per decidere quale azione intraprendere è questa: per affrontare un problema - spesso presunto - trovare e perseguire tenacemente la soluzione - si fa per dire - che richieda il massimo dei costi col minimo dei risultati.
L'ultima che si sono inventata sarebbe di voler abolire le buste di plastica. Non chiedetemi quali, perché non l'ho capito. Quelle della spesa? Quelle del pattume? Non lo so, forse entrambe. Le associazioni ambientaliste tifano per le buste da spesa eco-compatibili perché sono riutilizzabili.Chissà mai perché non si possano riutilizzare quelle di plastica.
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Pippo&Pluto
29 gennaio 2011 alle ore 09:35...segue
Chissà mai perché non si possano riutilizzare quelle di plastica. E quanto alle buste per il pattume, una volta nell'inceneritore, quelle di plastica fanno la stessa fine di quelle ecologiche o presunte tali.
Ammesso e non concesso che la fine che fanno le prime sia dannosa e che sia virtuosa la fine che fanno le seconde, quel che manca in queste proposte è la cognizione delle dimensioni dei problemi, in questo caso infime. In un sacco di 5 kg di pattume che va a finire nell'inceneritore, il sacco medesimo peserà - quanto? - 30 grammi. Una sola bottiglia in Pet dentro quel sacco vanificherebbe ogni sforzo a sostituire il contenitore non-eco (o presunto tale) con uno eco (o presunto tale). Insomma, possiamo dire che queste buste (presunte) eco sono quella cosa che con la quale o senza la quale si rimane tali e quali.
Ci dicono che anche le bottiglie andrebbero sostituite. Non le vogliono di Pet ma di Pla. Entrambi polimeri, ottenuti dal petrolio il primo e da un processo agricolo il secondo. Ma siccome l'ignoranza ambientalista ha deciso che l'agricoltura è natura e che tutto ciò che è natura è buono per definizione, allora viva il Pla e abbasso il Pet. Se ci pensiamo bene, invece, non solo l'agricoltura non è natura, ma è il petrolio ad essere natura. Inoltre, non è neanche vero che tutto ciò che è natura è buono per definizione: anzi, di solito succede il contrario.
L'agricoltura è una delle più fantastiche conquiste dell'ingegno umano, senza il quale alcun prodotto agricolo neanche esisterebbe. E il petrolio è una delle più fetide schifezze mai prodotte da madre natura, che solo l'ingegno umano ha saputo elevare a preziosa risorsa, grazie alla chimica, che è una benedizione dell'umanità. Ma, come ben sappiamo, tutte le benedizioni per l'umanità sono avversate dagli ambientalisti, i quali hanno l'umanità in uggia.
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Pippo&Pluto
29 gennaio 2011 alle ore 09:37...segue
Quando oltre 25 anni fa nacquero in Germania i primi Verdi, cominciarono subito a far danni, imponendo il bando del Pet a favore del vetro. Il pregiudizio su Pet e vetro era la riciclabità di questo ma non di quello, mentre è vero quasi il contrario.
Dal vetro riciclato si produce vetro scuro, di commerciabilità limitata; mentre il Pet può riciclarsi quasi all'infinito con fantastica versatilità (da poche bottiglie di cola si può produrre una maglietta di pile) e, grazie all'elevato potere calorifico, in un inceneritore produce energia evitando di bruciare gas o petrolio. E, a questo proposito, va detto che se per produrre 1000 bottiglie in Pet occorrono 100 litri di petrolio, per produrre le stesse in vetro di litri di petrolio ne occorrono 250. Non a caso i tedeschi, negli anni, hanno soppresso quel bando. Insomma, ad essere ambientalisti virtuosi si dovrebbe preferire il Pet al vetro, contrariamente ai consigli dei ministeri e degli assessorati all'ambiente.
Meglio chiuderli.
Topolino C.
31 gennaio 2011 alle ore 11:48Amici pseudo-social-critici-ambientalisti, ma sapete almeno cosa state affermando?
Conoscete realmente la composizione di plastica utilizzata nella produzione dei sacchetti oppure pensate che tutti i sacchetti prodotti posseggano delle potentissime gambe e chissà in quale modo contribuiscano ad inquinare l'ambiente?
Mi spiegate che differenza passa tra l'utilizzo di una borsa realizzata in polietilene, una borsa biodegradabile oppure una borsa "eco-riutilizzabile"
(magari importata da chissà quale paese, forse contenente sostanze tossiche?).
Forse quella in polietilene puo' essere utilizzata diverse volte, forse quella in polietilene viene riciclata diverse volte, forse quella in polietilene viene usata per la raccolta dei rifiuti, forse quella in polietilene aiuta la combustione negli inceneritori, forse quella in polietilene ha un costo minore; peccato che quella in polietilene, se gestita da persone incivili può diventare pericolosa ... come quante altre cose?
Forse perchè noi italiani, siamo tutti pseudo-ambientalisti...
preferiamo sfruttare la natura (carta, cotone ...) manipolando le materie prime con sostante chimiche magari anche tossiche a scapito di oggetti realizzati con materiali certificati e garantiti e a norma di legge !!!
Aboliamo quindi l'utilizzo di tutta la plastica ... no anzi, solo delle borse in plastica !!!!
Forza Italia per il bellissimo esempio "ecopocologico" mostrato a tutto il mondo !!!
Peccato che presto saremo anche multati dall'Unione Europea, per una legge assurda che non esiste; ma forse esiste solo nella testa di poveri burattini.