Importiamo centinaia di tonnellate di giocattoli di plastica dalla Cina. Poi li bruciamo negli inceneritori.
"Ciao Beppe,
da due anni sono papà di due splendidi gemelli e noto con stupore che il 95% dei giocattoli, libri, pupazzi ed "attrezzature" dedicate all'infanzia è "Made in China" (soprattutto quelli delle marche più blasonate). Non che voglia fare barricate od imporre dazi, ma visto che i nostri bimbi sono in contatto con questi oggetti per tutta la giornata, mi chiedo:
1) Siamo sicuri che tutta questa roba che usa plastiche, vernici, inchiostri e componenti elettronici sia a norma? (certificazioni e scartoffie a parte, c'è qualcuno che potrebbe fare verifiche indipendenti?)
2) Siamo sicuri che tutta questa roba sia prodotta in fabbriche dove la manodopera lavora in condizioni decenti?
3) Possibile che un un librettino di 4 pagine con 4 disegnini convenga idearlo in Italia e stamparlo in Cina?
4) Possibile che un banale atto d'amore, come il regalare un giocattolo ad un bambino, uccida silenziosamente l'economia italiana strozzando anche gli ultimi imprenditori onesti che cercano di tirare avanti dando ai lavoratori condizioni decenti?" Pier Luigi C.

Giocattoli con gli occhi a mandorla
18 gennaio 2011 alle ore 21:55•di MoVimento 5 Stelle
Commenti (55)
alvisea fossa
18 gennaio 2011 alle ore 22:22CIAO BEPPE
CONCORDO LA POSIZIONE,PERO' SE NE SAPESSE DI PIU' SUI GIOCATTOLI CHE CI IMPORATANO DALLA CINA,SAREBBE MEGLIO
ALVISE
PaoloGabriele Babbini
18 gennaio 2011 alle ore 22:23Ciao, non so se te lo chiedi in maniera retorica... ad alcuni punti ti posso rispondere con una certa cognizione di causa, ad altri meno.
Sarò anacronistico e mi tiro la zappa sui piedi, ma io qualche barricata la farei.
1) Non sempre siamo sicuri... anzi. Le certificazioni spesso traggono in inganno (lo stesso simbolo CE, con proporzioni diverse da quelle contenute nella norma apposita, anziché il noto marchio di certificazione europea significa China Export. Anche quando non è così, bisognerebbe vedere a quali norme sono conformi (certificate): a volte è capitato che si certificasse non la conformità del prodotto alle norme comunitarie bensì la conformità del marchio CE stampato sull'etichetta alla norma che definisce le proporzioni e la forma del marchio stesso (ad esempio nelle minimoto)).
Le verifiche le fa anche la Comunità Europea su richiesta/denuncia dei cittadini: se guardi il RAPEX (http://ec.europa.eu/consumers/dyna/rapex/rapex_archives_en.cfm) ogni settimana vengono riportati i prodotti pericolosi per vari motivi (chimica, sicurezza, etc.), da dove vengono, dove li hanno rilevati etc. e qua trovi le istruzioni per denunciare (http://ec.europa.eu/consumers/cons_safe/prod_safe/gpsd/danger_def_it.pdf).
2) Di certo le condizioni sono diverse (e probabilmente peggio che da noi), ci sono meno tutele ma anche le abitudini sono diverse (in cina lavorano "tranquillamente" 10 ore al giorno, tutti i giorni, hanno grinta, voglia di emergere, di aumentare il tenore di vita, di mangiare un po' dal tavolo dove anche noi abbiamo attinto a suo tempo)...
3) Me lo sono sempre chiesto anche io e mi rispondo da solo: no, ma ormai fanno così. Forse conviene su larga scala... E si torna al punto 1): gli inchiostri? i cartoni? Sono salutari?
4) purtroppo è così. Nei limiti del possibile (e dello spendibile) però dipende da noi e dalle nostre scelte (meno roba ma migliore o prodotta dalle nostre parti?).
Saluti.
PGB
Paolo Piconi Piconi paolo (m.a.d.r.e.i.t.a.l.i.a.n.a.)
18 gennaio 2011 alle ore 22:40Stesso discorso x tutto il resto importato dalla cina e non solo.
sonia d'errico
18 gennaio 2011 alle ore 22:50ciao.. anch'io ho una bimba piccola e ora sto attenta a tutto.. e tutto è china. davvero incredibile.
a milano, dove vivo c'è un negozio che vanta di fare giochi sicuri, costano di più si chiama la CITTA' DEL SOLE- molti giochi effettivamente arrivano dalla germani a dalla francia o altro ma anche loro hanno un sacco di giochi made in china. io cerco di evitarli.. quando e come posso
per i vestiti h&m fa made in cambogia, in india, anche lì quando posso..
Lucio Domizio (enobarbo)
18 gennaio 2011 alle ore 22:54Ed il bello è che la situazione ormai è diventata irreversibile. Anche volendolo, nessun governo potrebbe fare in modo che le fabbriche delocalizzate all'estero tornino a casa, se non sovvenzionandole com miliardi di miliardi di soldi pubblici. L'altro sistema (la pena di morte per tutti i managers che delocalizzano) mi sa che non funzionerà....
mario. bottoni
18 gennaio 2011 alle ore 23:04vaffanculo...ma che cazzo di domande fai? basta non comprare i prodotti made in China..almeno per il momento. Io la mia famiglia e i miei amici lo facciamo da molto. Inoltre ce un eccesso di untili giocattol che sti genitori moderni comprano ai loro figli tentandoli di rincoglionirli. Poi li vediamo giocare con uno zeppo, con una scatole, guando non tentano di costruirsi un giocattolo da solo. Ci sono tanti che scrivono su vari forum che fanno paura per la loro stupidita' ed incoerezza. Certo, se I nostri governanti disonesti rimangono al governo per tutta la vita lo devono senzaltro a queste persone rincoglionite..non se ne po piu' di dare la parola a chi non ha il meriot di possederla!
Mi si scusi il francesismo!
preseverando
sonia d'errico
18 gennaio 2011 alle ore 23:39io invece non sopporto più quelli che usano il blog per dire quanto sono fighi loro, e il resto è una massa informe di rincoglioniti.. insopportabile..
giancarlo n.
19 gennaio 2011 alle ore 08:58Dov'è fabbricato il tuo Pc o il tuo telefono cellulare?
Enrico Bernardi
18 gennaio 2011 alle ore 23:14Caro Pier Luigi,
la penso come te, è incredibile di come riempiamo le ceste delle camerette dei nostri figli.
Enrico
Angela Pagliara
18 gennaio 2011 alle ore 23:15Ciao Pier Luigi,
mia figlia è quasi maggiorenne e il piccolo ha 10 anni. Vivo in Germania da quasi 20 anni e comprendo la tua posizione. In questo Paese i genitori sono molto attenti e parsimoniosi .Noi abbiamo sempre optato per la qualita`piuttosto che la quantita`...per esempio costruzioni Lego prodotti in Danimarca, peluche tedeschi col marchio nell' orecchio ( Steiff) giocattoli in legno di provenienza europea e poi tanti giocattoli fatti da noi...di carta, di fantasia di terracotta. i bambini hanno bisogno di amore e di attenzioni. Non di giocattoli di plastica cinesi.
Un saluto dal mare del Nord.
Angela
franco cosentin
18 gennaio 2011 alle ore 23:35r sec me, dobbiamo arrivare o lo stiamo facendo o iniziando a fare...a essere come loro i cinesi. dobbiamo imitarli x le cose tipo risparmiare .. e su tutto. e ricominciare a rullare..
Dario T.
18 gennaio 2011 alle ore 23:41Com'era bello a 7 anni giocare con la terra e con i pezzettini dei mosaici di pietra costruire miniature di terrazzamenti a secco. Mi assale una gran tristezza vedere i "piccoli uomini" di oggi affogare in questo mare di plastica.
PS sull'argomento c'è un bellissimo articolo di Lester Brown scritto diversi anni fa e sempre attuale: http://www.scribd.com/doc/47115047/Babbo-Natale-is-Made-in-China
Alessio R.
19 gennaio 2011 alle ore 12:29E dire che la plastica l'abbiamo inventata noi Italiani con la montecatini edison.
Ferdinando S.
19 gennaio 2011 alle ore 01:02Attenzione alla tossicità per i piccoli, questi giocattoli sono costruiti solo apparentamente secondo norma, sfruttando gli ultimi ed ingrassando chi delocalizza. Oltre a togliere lavoro ci inquinano. La globalizzazione, senza regole rigide, porta e porterà miseria e contrazione di diritti. La Ue ha le sue colpe.
A Vicari
19 gennaio 2011 alle ore 04:03È da decenni che si acquista quasi tutto dalla Cina - principalmente per il prezzo basso.
Però se ci si chiedesse come mai sia stato possibile far rientrare i costi del materiale, della produzione, della distribuzione e dei profitti dell'imprenditore e dei vari intermediari in prezzi cosí minimi, si arriverebbe ad una sola conclusione: materiale riciclato o di bassa qualità, manifattura scadente e sfruttamento dei lavoratori.
Ora, anche se qualità e manifattura sono migliorate, lo sfruttamento dei lavoratori rimane il fattore costante che permette quei prezzi al consumatore e, soprattutto, lauti profitti all'imprenditore.
In molte nazioni che importano dalla Cina, ci sono leggi severe che regolano e sorvegliano i rapporti fra datori di lavoro e i loro dipendenti per garantire a quest'ultimi remunerazioni e condizioni di lavoro equee - cosa che non è andata mai giú alle imprese.
Ne consegue che, non potendo farlo a casa propria, le imprese trasferiscono la produzione là dove lo sfruttamento è piú che consentito; come nel caso della Cina.
Ma nel fare questo, si è contribuito enormemente alla ricchezza - e quindi potere - della Cina ove il sistema si avvale dell'aspetto peggiore del Comunismo, cioè quello dittatoriale, per favorire il Capitale a scapito del popolo.
La rapacità con cui la Cina sta accumulando ricchezze impensabili (solo per gli U.S., sei trilioni di dollari che prima o poi dovranno tornare alla Cina), la malvagità con cui se ne strafrega dei diritti umani, la prepotenza nell'ignorare regole, leggi e convenzioni internazionali, la totale mancanza di rispetto per l'ecologia, la determinazione a diventare la nazione economicamente e politicamente piú potente al Mondo, fanno di questo Paese un potenziale, catastrofico pericolo per tutta l'umanità.
Detto questo e viste le condizioni economiche di tante nazioni, tra cui l'Italia, tra quanto saremo noi ad essere non sfruttati, bensí, schiavizzati da loro ?
Alessio R.
19 gennaio 2011 alle ore 12:42Ti posso dire senza timore di smentita che sono già sbarcati in Italia nel tessile abbigliamento usando a ragione il mady in italy facendo concorrenza sleale ai produttori italiani usando manodopera cinese a bassissimo prezzo,come vorrebbe nei suoi sogni il grande Marchionne super manager ispirato.
Alessio G.
19 gennaio 2011 alle ore 04:57ogni e' epoca ha bisogno del suo mostro, oggi c'e' la cina. Non sto qui a discutere se sia giusto o meno riempire di giocattoli i bambini (molto soggettivo) ma sulla qualita' del made in china. Lavoro in Cina per un'azienda che fabbrica componenti in plastica (guarda un po'...) che ha sedi in tutto il mondo.
Dal punto di vista tecnico: come la maggior parte delle aziende, seguiamo degli standard di qualita', ovvero degli standard che definiscono il livello minimo/massimo di accettabilita'. Vi posso garantire (liberi o meno di pensarlo) che le produzioni in Cina sono meglio di quelle in Italia perche', a parita' di standard, i livelli cinesi sono su una fascia superiore. Voglio dire che il made in China e' meglio del made in Italy? No, voglio dire che dire che Cina=schifo o Italia=schifo sono due affermazioni prive di logica. Dipende dall'azienda e dai suoi standard, punto. Su sicurezza e retribuzioni: ovviamente in Cina i lavoratori sono pagati meno ma:
- il costo della vita e' molto piu' basso
- TUTTE le aziende straniere hanno l'obbligo di costruire alloggi per gli operai immigrati (nel civile occidente sono 40 anni che non si fa piu')
Ultima nota: alla fine degli anni 70 lo spauracchio erano i giocattoli giapponesi (oggi se dici che e' made in Japan vuol dire qualita' altissima), alla fine degli 80 era il made in Korea, alla fine dei 90 il made in Taiwan, oggi il made in China e la prossima sara' da un'altra parte.
Ricordo che alla fine degli anni 60 i tedeschi si lamentavano che le case automobilistiche compravano componenti made in... Italy! E non era giusto perche' troppo economici e sfruttavano i lavoratori italiani che comunque rompevano i coglioni perche' oltretutto venivano anche a Wolfsburg a lavorare per la VW. E' la storia del mondo, nel bene e nel male.
Saluti.
Adriano Vicari
19 gennaio 2011 alle ore 05:49Alessio, non vedo ragione di non crederle, ma resta pur sempre da considerare che la Cina, specialmente oggi, non è un caso di 'mostro' epocale come Korea del Sud, Taiwan, Giappone e Italia.
Nessuno di questi paesi ha mirato all'egemonia mondiale: la Cina, al contrario, ci conta. Il che, visto di chi si tratta, preoccupa parecchio.
Infine, lei non approfondisce sui problemi del popolo cinese ed in particolare dei lavoratori che sono costretti a fare una vita abbastanza misera - sia a livello finanziario che emotivo.
Forse come lei già sa, c'è stato un preoccupante numero di suicidi fra gli impiegati di alcune compagnie che credo lei non esiterebbe a definire di 'fascia superiore' (mi riferisco alle aziende che producono tra l'altro gli iPhone) e che sono ora sotto investigazione non tanto dal Governo cinese (in quanto se ne strabatte), ma dalle compagnie straniere che producono in Cina.
Ecco, questa è la differenza che esiste fra i 'mostri' di ieri ed il 'mostro' di oggi.
Alessio G.
19 gennaio 2011 alle ore 15:53Rispondo al commento partendo da metà. I suicidi che ci sono stati alla foxxcon (azienda taiwanese, fra le altre cose) erano nell'ambito di uno sciopero nella zona di Foshan, Guangdong, una delle zone più industrializzate del paese (dove lavoro io, so di cosa parlo). In seguito a quello sciopero e a quello alla Honda, il governo ha IMPOSTO alle aziende un aumento dei salari del 30%. Prima di criticare è bene conoscere le cose. Dal 2008 esiste un contratto collettivo nazionale (quello che marchionne ha appena fatto togliere) e esiste una specia di scala mobile, ovvero l'adeguamento automatico degli stipendi al tasso d'inflazione, cose che da noi sono un passato remoto in termini di DIRITTI, qui sono il presente. Sulla miseria moorale e materiale: beh, è difficile dare un giudizio, se non altro spero lei abbia visitato l'asia almeno una volta per sostenerlo. Quello che vedo io è un popolo fiducioso nel futuro, che sta progredendo in termini di tutele e, anzi, fose sta diventando anche troppo cinsumista. In Italia (ma non solo...) vedo tanta apatia e rassegnazione: chi ha la miseria morale? La verità è che loro vanno avanti, noi indietro e la colpa è NOSTRA, siamo noi che abbiamo dilapidato tutto il bene creato.
Sull'ultima affermazione: tutte le economie che tirano hanno pretese egemoniche, è la storia del mondo. Alla fine dell'800 gli stati uniti erano una landa desolata, dopo il suicidio di massa europeo della prima guerra mondiale erano già dominanti. L'inghilterra è stata una potenza mondiale per molti annni nonostante le ridotte dimensioni e negli anni 80 in america si cacavano addosso pensando che i giapponesi li avrebbero comprati. Cina e India hanno quasi la stesa popolazione ma l'india, che sta seguendo lo stesso sviluppo, non fa paura a nessuno. Perchè? La mia opinione è che il mondo è ormai multipolare e non accettiamo che la "cviltà" occidentale non ne sia più il centro. Democraticamente parlando loro sono di più, quindi forse è giusto così. Saluti.
Ferdinando S.
19 gennaio 2011 alle ore 21:57Fermo restando che non è l'unico che conosce la Cina, Lei ci lavora e avrà i suoi vantaggi. Di fatto generalmente i prodotti cinesi sono rubbish, checche lei ne decanti i pregi, gli aumenti concessi sono un episodio e resterà tale. Fanno i comunisti a parole ma poi sfruttano chi lavora, sia i politici sia chi ha delocalizzato arricchendosi a man bassa, garanzie dei diritti reali all'anno zero, cambio tenuto basso strumentalmente. Amano il libero mercato quando si parla di altri. Io, come consumatore, non compro ne comprerò manufatti fatti in quel luogo anche se griffati italiani e , nel dubbio, non acquisto.
Adriano Vicari
19 gennaio 2011 alle ore 22:54La ringrazio per le sue delucidazioni che poi sembrano corroborare quanto ho sostenuto. Lei infatti dice: "
a seguito degli scioperi il Governo ha imposto
" significa che solo dopo' i suicidi e gli scioperi, il Governo ha fatto qualcosa. Tra l'altro un 30% di aumento dimostra quanto lontano siano i datori di lavoro da quello che si stima giusto.
Da considerare anche che questo forse non sarebbe accaduto se le multinazionali americane non avessero reagito pubblicamente - se non altro per difendere la loro immagine.
Avendo girato e rigirato buona parte dell'Asia ed del subcontinente Indiano, ho visto quanto possa essere incredibilmente misera l'esistenza di milioni di persone. Un'esperienza che mi ha sempre disturbato e fatto riflettere su quanto possa essere ingiusta la società umana.
Credo di capire che lei si trovi bene nella zona di Foshan; ma se lei è lí, assumo che in buona parte lo deve al fatto che le sue capacità si sono sviluppate in Italia e non in Cina.
Che il nostro Paese sia sull'orlo del baratro è fuori discussione; ma questo non può automaticamente implicare che la Cina sia un paese migliore.
Andrea Casalegno
19 gennaio 2011 alle ore 05:07Sfortunatamente i numerosi sprechi non ci consentono di essere competitivi. Un terzo dell'onere previdenziale (33%) grava sugli stipendi lordi degli stessi lavoratori, contro il 21% degli altri Paesi. Quindi le aziende spendono troppo di manodopera e conviene eseguire le lavorazioni in altri Paesi più convenienti. Tutti i prodotti di marca (anche i giocattoli) seguono un'economia di scala orientata a preferire qualunque soluzione tecnica che ne riduca i costi di produzione.
Le aziende per sopravvivere sono costrette a fuggire dall'Italia oppure sono destinate ad agonizzare lentamente.
Anche la pressione fiscale non è favorevole alla crescita di aziende e famiglie, poiché in altri Stati le proporzioni sono 30% tasse, 20% reinvestimento per lo sviluppo, in Italia le tasse superano il 50% e questo soffoca molte aziende piccole e medie (che chiudono).
Molti prodotti "Made in China" economici presentano marchiature CE false, che imitano l'originale e la loro contraffazione è difficile da rilevare. I prodotti evitano costi aggiuntivi di certificazioni e controlli di tossicità.
Ma anche nel caso di prodotti a norma nessuno sarebbe disposto ad acquistare un prodotto completamente sviluppato e costruito in Italia, poiché troppo costoso e fuori mercato.
Le famiglie per sopravvivere sempre più spesso ricercano la convenienza dei Centri Commerciali, che a loro volta per conservare prezzi competitivi si rivolgono verso prodotti esteri. Anche carne, pesce e frutta provengono dall'estero... figuriamoci tutto il resto.
tina ghigliot
19 gennaio 2011 alle ore 06:24..non abbiamo autonomia alimentare figurarsi i giocattoli !!!!....vorrei invitarvi ad analizzare i marchi CE che sono identici(cambiano x un dettaglio impercettibile) x identificare comunità europea e cina export.....demagistris e alfano!!!!siete al parlamento eu....fate qualche cosa !!!!!...a ..dimenticavo...ricordate agli amici leghisti che hanno aumentato i pedaggi ai pendolari padani...grazie!!!!
alma gemme
19 gennaio 2011 alle ore 06:46Associazioni democrariche femminili CHE FATE? iL VOSTRO è UN SILENZIO INACCETTABILE: SI DISTRUGGE LA DONNA COME PERSONA PER ASSOCIARLA AL REGNO ANIMALE....
Roberto Colombo
19 gennaio 2011 alle ore 07:50"...noto con stupore..." ma dove ha vissuto finora l'autore del post ????
gino lino
19 gennaio 2011 alle ore 09:25Vorrei dire un buon giorno al signor Pier Luigi e allo stesso tempo un ben svegliato non mondo odierno....lei nel mentre che il mondo cambiava dormiva?.....ora mi viene a parlare di qualcosa che e in atto da almeno un ventennio ovvero la globalizzazione e si domanda come mai...beh ne io ne lei lo abbiamo scelto dira...pero abbiamo contribuito fortemente al perche avvenisse. Si perche noi consumatori non siamo attenti a dove spendiamo i soldi e come ed ecco che facendo finta di non vedere etichette made in qua e made in la abbiamo distrutto l economia di un paese come l Italia ritrovandoci sommersi di prodotti esteri che compriamo. Potevamo non comprarli i prodotti esteri e invece lo abbiamo fatto perche ci piacevano ci servivano erano piu convenienti etc. Perche allo stesso tempo le aziende italiane facevano fatica a innovare il prodotto e a renderlo piu attuale a appetibile perche gli investimenti nell innovazione e nello sviluppo da noi sono pari a zero. Qui qualcuno si lamenta delle piccole imprese che chiudono. Ma se molte di loro hanno padroni che piangono a investire 5 lire in piu nell innovazione e continuano a restare produttori di componenti per altre aziende l economia finisce cosi. Ed ecco che i giocattoli di suo figlio oggi sono made in china...perche era conveniente farli la perche qualcuno ha investito e fatto scambi economici con quel paese e ora ne vuole il ritorno perche noi in Italia siamo sempre stati troppo piccoli e frammentati e perche lei compra i giocattoli cinesi a suo figlio come fanno tanti altri. Sono sicuri? la manodopera e sfruttata? le condizioni di lavoro sono sfavorevoli? e che importa oramai lei i giocattoli li abbiamo comprati come tante altre cose...
Ferdinando S.
19 gennaio 2011 alle ore 10:14Questo è uno dei tanti risvolti della globalizzazione, così come concepita. Miseria avanzante per tutti, sfruttamento per gli ultimi e grasso per pochi, i soliti!!! No globalization.
luca
19 gennaio 2011 alle ore 10:53io sono relativamente giovane,27 anni.
Da quello che ricordo è sempre stato così,anche quando ero piccolo era tutto "made in china","made in korea", made in vietnam" e ancora non si parlava di globalizzazione.
E' ovvio che si produce dove conviene farlo,è sempre stato così e sempre sarà così.qui in italia se uno vuole aprire una azienda la maggior parte dei costi se ne va in cose burocratiche ,per non parlare dei contratti...finchè anche in cina la manodopera non sarà tutelata come qui e vinceranno sempre loro,anche se è più probabile che prima che acquistini diritti loro ne perderemo noi,pur di stare" al passo".
saluti
Ferdinando S.
19 gennaio 2011 alle ore 11:29E' necessario invertire il percorso. Prima, regole minime ed inderogabili, diritti minimi ed inderogabili per tutti, poi qualità, competenze, in ultimo concorrenza. Oggi c'è solo falsa concorrenza, oligopoli, liberismo senza partecipazione, pessima qualità in nome di abbattimento dei costi di produzione, ma non di acquisto, in mezzo quelli che ci speculano e si arricchiscono alla faccia dei tanti. Noi!!!
Alessio R.
19 gennaio 2011 alle ore 12:25Caro giovane amico,negli anni 60 il famoso boom economico,allora eravamo noi Italiani ad essere i "Cinesi"di turno nella divisione internazionale del lavoro capitalista.
ALESSANDRO A.
19 gennaio 2011 alle ore 11:25Purtroppo anche l'istinto primordiale della procreazione è stato contaminato dal Principe (leggi Capitalismo) ed usato a nostro danno affinché ci renda "schiavi al quadrato", prima perché dobbiamo produrgli gli schiavi futuri e poi perché dobbiamo renderci ancora più schiavi per crescerglieli sani e forti.
Il capitalismo ti toglie il tempo per stare con i tuoi figli facendoti lavorare per arricchire i padroni e poi ti impone cosa comprare con i soldi che hai sudato togliendo tempo agli affetti, in modo che tu possa alleviare il senso di colpa e riempire di merdate una cesta per giocattoli.
Cari signori, svegliamoci! c'è un solo modo per spezzare questa catena ovvero smettere di produrre gli schiavi al Principe. Smettiamola di procreare i futuri "consumatori" se ancora non siamo capaci di assicurare il diritto alla vita a quei 35.000 bambini che ogni giorno muoiono nel terzo mondo.
Occuparsi dei giocattoli dei 'nostri' bambini senza considerare quei lontani sfigati è solo l'ennesimo, vile ed imperdonabile atto di egoismo che noi "occidentali" ci arroghiamo il diritto di imporre al resto del pianeta.
SVEGLIA!!!
farucchino
19 gennaio 2011 alle ore 12:50perchè non ti ammazzi?
salvino roma (com)
19 gennaio 2011 alle ore 19:03in questa triste terra di merda l'ignorante è il merdoso . Spazio pubblicità.
Nina Nygren
19 gennaio 2011 alle ore 12:05In Finlandia ogni anno fanno i controlli sui giocattoli (e altri prodotti). Ogni anno trovano giocattoli fuori norme. :(
In Finlandia si vende 10 milioni di giocattoli fatti in Cina ogni anno, e ovviamente non riescono a testare che una piccola parte.
http://www.tukes.fi/en/For-Consumers/Home-and-home-technology/Toys/
Calogero Parisi
19 gennaio 2011 alle ore 12:18In un mondo globalizzato, con regole precise per i paesi facenti parte della WTO, i dazi non sarebbero la soluzione, piuttosto una soluzione sarebbe cernere in principio, con mirate leggi europee,le esportazioni da parte quelle "aziende" che non rispettano gli standard di qualità dei materiali, dei diritti dei lavoratori e sulla salvaguardia dell'ambiente. Solo così si avrebbe anche una sana competizione con i paesi occidentali, che per il rispetto di tali obblighi, hanno maggiori costi di produzione. I mezzi per fare ciò ci sono, come le certificazioni sia da parte di organismi privati che pubblici, ancora di scarso impatto e rilevanza. Certifichiamo questi prodotti!!!(vedi il marchio CE)
lazzeri vladimiro
19 gennaio 2011 alle ore 12:20Si purtroppo conviene farlo in Cina è il mercato, non possiamo andare contro di esso, tua moglie al mercato guarda chi ha i prezzi migliori, fa i suoi acquisti al banco più conveniente, pochi si chiedono perchè costa meno una cosa, la comperano e basta, chi è più caro è "un ladro" magari guadagna meno di chi lo vende ad un prezzo più basso, però è "caro" magari perche paga le tasse e fa tutti gli scontrini, però è fuori mercato e muore. Il mercato è incontrollabile?????? o non vogliamo controllarlo?
vincenzo tuccio
19 gennaio 2011 alle ore 13:20Caro Pier Luigi, ho letto la tua lettera inviata a Grillo ed è mio desiderio fare un commento sui giocattoli cinesi. I giocattoli si sa già che quelli importati dalla Cina sono contraffati e deleteri per i bambini. Già le forze dell'ordine (I.N.A.S.) sono intervenuti più volte seguestrandone grosse quantitativi, ma è come fare un buco nell'acqua. Ci vuole una legge che parta dagli Organi governativi che sono i veri responsabile di questa politica corrotta, assurda, antidemocratica. A me resta una sola speranza che questo nostro Movimento 5 Stelle possa sostituire al più presto questo Governo che non esiste.Siamo nelle mani dei senza scrupoli che mancano di coscienza, di umanità.
Nedo Paglianti
19 gennaio 2011 alle ore 17:23A leggere questi commenti mi sento male. Possibile che la maggioranza della gente (compresi alcuni militanti del Movimento 5 Stelle!!) sia così beceramente ignorante da non sapere come funziona il fenomeno e da credere che i giocattoli cinesi arrivino da soli?!
Sono senza parole. Signori, sveglia! La responsabilità civile per la qualità di un qualsiasi prodotto importato extra CEE, compete all'importatore! Se in Italia arrivano giocattoli non conformi alla norma (siano essi cinesi, messicani o australiani) la colpa non è della Cina, né del Messico, né dell'Australia, ma dell'importatore italiano che li ha commissionati in quel modo e che li ha acquistati ben sapendo che cosa stava acquistando. Se non lo sapeva, allora, è un inetto e gli deve essere revocata la licenza di esercizio, perché se non ha potuto controllare la qualità, allora non deve fare l'importatore.
Se un importatore italiano distribuisce giocattoli pericolosi, fa profitto perché acquista a basso costo, ignorando volutamente le caratteristiche di sicurezza del prodotto a beneficio del prezzo. Finché non lo beccano, guadagna sulla pelle altrui. Quando lo beccano, dà la colpa al cavallo gridando: I cinesi mi hanno ingannato!! Il gioco funziona così da trent'anni.
Per vostra infomazione, la discriminante non è il "made in China", ma la professionalità dell'importatore, che se pagasse quel che dovrebbe pagare invece di tirare sempre al ribasso per arricchirsi più alla svelta, non immetterebbe mai sul mercato merci pericolose.
Però, la cosa più triste è che migliaia di email per contenuti ben più alti sono state sistematicamente ignorate dallo Staff di Grillo. Scrive questo sconcertante qualunquista che si "meraviglia" di un fenomeno che dura da cinquant'anni (ma dove ha vissuto fino a ieri?!) e gli dedicano un post...
Temo che ci sia qualcosa di strano in tutto questo e spero che non sia la malafede.
Nestor Machno
19 gennaio 2011 alle ore 13:24c'é secondo me un falso presupposto per quanto riguarda il perchè produciamo in Cina ed é che molti credono che la produzione in Cina sia più economica per il fatto che la manodopera viene pagata meno, anche se vero in parte non si tiene mai conto che il trasporto incide in maniera maggiore ( 20-30% del costo del prodotto) .Il fatto é che le grandi multinazionali producono in Cina perché, é là che il mercato é in espansione, guardando l'Italia,nel caso dei giocattoli, vediamo che avendo un tasso di natalità pari a zero le prospettive di crescita del mercato sono nulle,mentre al contrario in Cina abbiamo una crescita della popolazione del 6-7 % annuo e questo vuol dire vendere molti giocattoli
Massimo Consorti
22 gennaio 2011 alle ore 18:03è una fesseria
Il trasporto incide in funzione del volume, mica è una percentuale fissa, su scarpe giocattoli elettronica, in gnerale su beni poco ingombranti incide pochissimo.
Ste stronzate falle dire a quelli che spostano la produzione e si inventano la favola del mercato in crescita. Il governo cinese decide tutto sul mercato interno, e fà fuori chi vuole fare fuori. Chi ci và non lo fà per prospettive di lungo termine, lo fà per fare soldi subito. Anche perchè per vendere in CIna i prodotti devono essere totalmente diversi
Vincenzo-New York
19 gennaio 2011 alle ore 13:37E' impressionante , quanto i giocattoli siano fatti male, si capisce ormai che non c'e' piu' studio dietro e nessuna cura per i bambini.
Niente contro i cinesi, ma questi produttori non capiscono cosa e come si diverte un bambino.
Ne ho alcuni a casa e veramente mi fa paura utilizzarli.
Dove andremo?
Io intanto mi limito a non comprare piu' giocattoli made in China,cercando di trovare ancora qualcosa fatto nel nosto continente, ma non e' facile.
Riccardo Montillo
19 gennaio 2011 alle ore 14:16Quello descritto dall'amico Pier Luigi è uno scenario comune a tutti gli ambiti produttivi in Italia, quale ad esempio quello delle calzature. Una nota marca molto in voga tra i 30/40enni e che comincia com M..e finisce con...ell, infatti, ho scoperto essere prodotta in Cina. Che scoperta direte voi, è vero, anch'io so benissimo che il 70% di quello che compriamo in Italia è fabbricato in Cina, ma, pensando che riguardasse prevalentemente beni a basso costo mi ha sorpreso scoprire che lo fossero anche prodotti di fascia medio-alta. Mi domando, allora, che senso ha fabbricare questo genere di beni in Cina se questo non determina un abbattimento dei costi di produzione? Non sarà, invece, che questi vengono abbattuti ma siano solo i prezzi di vendita a rimanere medio-alti? Siccome il profitto è l'unico credo degli imprenditori e quindi è ovvio propendere per quest'ultima versione, non resterebbe altro che prediligere acquisti di marchi che fabbricano in Italia (lo so sono pochi, ma ci sono!!!)e limitare quelli di case che producono "altrove", insomma fare quello che già abbiamo fatto per ridurre i costi della benzina. Facciamolo allora!!!
Chun Li
19 gennaio 2011 alle ore 14:39Il 90 per cento dei prodotti a bassa tecnologia di qualsiasi tipo viene dalla Cina o dall'Asia in generale.
Non solo i giocattoli.
Piero Dellavedova
19 gennaio 2011 alle ore 17:10scusate... avete tifato per l'europa senza frontiere ?
avete dato del gnurant ai leghisti che volevano le frontiere ?
adesso , perche' vi lamentate ?
oneri ed onori!!!
Alberto S.
19 gennaio 2011 alle ore 17:32acciderbolina, avrei voluto scriverlo io questo commento .............. bravo bravissimo
Ferdinando S.
19 gennaio 2011 alle ore 21:04caro leghista la maggioranza degli industrialotti che delocalizzano sono intorno a te. La lega ti frega con le chiacchiere, perchè tu la voti, poi passa all'incasso dai delocalizzatori.
Alberto S.
21 gennaio 2011 alle ore 20:17............... è evidente che usi la parola "industrialotto" come un insulto. Qui da noi, una volta, eravamo fieri di esserlo e anche di avere il capanùn. Gli industrialotti, come li chiami tu e come sono io, NON scappano, sono costretti ad andarsene. Globalizzazione vuole dire grandi guadagni per le grandi imprese e le grandi reti distributive. Per caso sono diminuiti i prezzi al supermercato con la globalizzazione?. Gli industrialotti come li chiami tu e come sono io, devono andare in Romania o in Albania a fare una vita di mxxxx perchè se stanno qua non mangiano, le grandi reti di distribuzione non comprerebbero più ai nostri prezzi italiani...... e gli operai italioti restano qui in cassa integrazione a guardare il faro di quel testa di razzo del Landini della FIOM. Non so cosa fai di mestiere e non voglio offenderti, ma trovo certi atteggiamenti francamente sbalorditivi.
claudio iacomucci
19 gennaio 2011 alle ore 17:43perché non smetti di comprarli invece di fare domande di cui sai già la risposta?
cammello
19 gennaio 2011 alle ore 18:59Stiamo ignorando platealmente ciò che anche un grande scrittore come Terzani (milioni di libri venduti) aveva minuziosamente analizzato in alcuni dei suoi ultimi testi: le sorti della colonizzazione di paesi quali la Birmania e la Thailandia da parte dei cinesi. L'acquisizione del debito pubblico europeo da parte dei signori d'oriente e la delocalizzazione delle nostre imprese e della nostra produzione nei loro territori quale altro obiettivo può avere se non quello di acquisire pieni diritti e accesso alla "civiltà occidentale"? La sorte di un popolo che non legge e dimentica le disgrazie capitate agli altri non ha altra ragione se non quella di soccombere. Sappiamo solo piangerci addosso e coloro che ci rappresentano non potevamo essere diversi da come sono. Auguri
rosario v.
19 gennaio 2011 alle ore 19:24In Italia abbiamo imprenditori che, invece di vendere i propri prodotti con margini ridotti, ma certi, hanno da decine di anni hanno preferito cambiare le proprie suv e ferrari ogni anno,
Hanno deciso di fare arricchire i produttori di barche milionarie, chiaramente eludendo le tasse.
Hanno deciso che piuttosto che produrre e, magari, dare qualche euro in più ai propri lavoratori massimizzare i propri profitti e, se ciò significava disinvestire dalla produzione e giocare con la finanza, magari portando i soldi in paradisi fiscali, scommettendo milioni in settori non produttivi ma puramente (appunto) finanziari, non rinnovare prodotti e processi, fregandosene del futuro delle proprie aziende.
Soldi, soldi, soldi; non ricerca, non prodotti innovativi, non processi low cost.
Dimenticata per sempre l'automazione ormai dappertutto, i concorrenti sembravano i paesi europei: eravamo i cinesi, i "low-cost" d'occidente.
Già. Ma i cinesi però, quelli veri, sono poi arrivati grazie alla caduta delle barriere.
E il lavoro è andato a monte!
L'automazione poteva (e doveva) sostituire l'uomo nelle sue fatiche, ma occorreva ricerca, sforzo intelligenza, soldi.
I soldi li hanno spostati altrove per farsi un futuro loro, non per per creare un futuro alle aziende.
Questi sono certi produttori nazionali.
Ora non vengano a rompere i cosiddetti!
Hanno suicidato le proprie aziende, e nel contempo ucciso il futuro del mondo del lavoro perchè hanno, in tanti, mentalità post fasciste, con una concezione del lavoratore come merce e non come collaboratore!
Poi certi sindacati si sono fatti comprare da Craxi e succedanei e il futuro del Paese è finito lì.
No money, no music.
Chi può permettersi i prezzi delle aziende italiane?
Pensate: interi paesi di decine di migliaia di persone, a sud e in centro Italia, oggi possono vestire le proprie donne solo grazie ai negozietti cinesi o ai rivenditori dei mercatini settimanali mentre grandi negozi di qualità hanno chiuso per pagare le mafie!
Alessio S.
19 gennaio 2011 alle ore 19:46La globalizzazione è un male, ve ne siete accorti solo ora?
Ferdinando A.
19 gennaio 2011 alle ore 22:11il punto non è che la globalizzazione è un male o un bene, il punto è che la globalizzazione esiste! è un fenomeno che cè ed è impossibile fermare! come chi pensa ancora che si possa fermare la migrazione dei popoli!?!?! La differenza sta nel come si affrontano i fenomeni. attenzione, ho detto fenomeni non problemi!
Gianni D'Elia
20 gennaio 2011 alle ore 13:03Con la stessa quantità di plastica con cui veniva costruito un giocattolo 10 anni fa in Europa, oggi in Cina ne fanno 10!
Mediamente i giocattoli che passano da casa mia non durano più di una settimana. Si rompono solo a guardarli. E non solo i giocattoli.
Mediamente di ciò che compro, il 50% è difettato e lo riporto al negozio per la sostituzione.
Ho smesso, nei limiti del possibile di comprare queste cianfrusaglie. Mi costano più di gestione (viaggio, smaltimento, riparazioni, etc) che di utilizzo.
Ai negozianti la prima domanda che faccio è: dove lo producono? E la risposta ovvia è in Cina. Quindi lascio giù l'articolo e me ne vado lasciando il negoziante un po' attonito. Lo capiranno?
Voglio dei prodotti: 1) non tossici 2) sicuri 3) duraturi. Se li faranno in Cina va bene ma oggi non è così.
Io, la pattumiera la pago ancora!
Gianluca Gotkani
22 gennaio 2011 alle ore 09:07Condivido l'osservazione.
Segnalo che parecchi sono dotati di pile non riciclabili nè ricaricabili, dunque acquisto di preferenza e se necessario quelli dove posso inserire pile ricaricabili, che utilizzo con profitto da tanti anni.
Segnalo pure che le mie bimbe amano i giochi fatti in casa con i rotoli di carta igienica e tutti gli oggetti più banali come un calzascarpe sono più gettonati di quelli acquistati in farmacia...
silvia simoni
29 gennaio 2011 alle ore 18:29Pier Luigi ha la mia solidarietà. Non esiste certezza sulla provenienza e sui controlli. Purtroppo il discorso è molto più ampio e vale sui giocattoli come sui vestiti, sul materiale di consumo (pennarelli, acquarelli, colle, paste da modellare...). Durante la gravidanza mi sono imbattuta nella pedagogia steineriana. Consiglio a tutti i genitori curiosi e attenti una ricerca sulla rete: i giocattoli waldorf sono bellissimi. Sono molto costosi da acquistare ma semplici da realizzare. Alcuni siti offrono spunti e idee per la realizzazione. Per esperienza personale posso affermare che darà grande soddisfazione ai genitori creare giocattoli davanti ai propri figli e che i bambini saranno felicissimi di utilizzarli.
