
Il "Made in Italy" globalizzato
26 novembre 2010 alle ore 23:30•di MoVimento 5 Stelle
Quante aziende italiane hanno delocalizzato la produzione all'estero in nome della globalizzazione e continuano a vendere con il marchio "Made in Italy"? Il "Made in Italy" non è di proprietà delle aziende, ma del nostro Paese. Chi lo usa deve produrre in Italia. Se emigra utilizzi per i vestiti, le auto, i caschi per le moto, le caffettiere, i marchi "Made in China" o "Made in Romania" e vediamo chi comprerà i suoi prodotti. La delocalizzazione ha regalato profitti giganteschi alla Confindustria e la disoccupazione agli italiani. In alcuni casi questo è avvenuto, come per la Romania, attraverso incentivi alle aziende provenienti dai contributi versati dall'Italia alla UE, i famosi "fondi europei". Ci siamo pagati la delocalizzazione con le nostre tasse... Aziende create da generazioni di tecnici, operai, ingegneri, designer italiani non si possono spostare come un pacco postale in un qualunque luogo della Terra perché "costa meno". In posti dove spesso non esistono controlli, garanzie, leggi, norme di tutela ambientale. E' necessaria subito, per bloccare l'emorragia, una legge che tolga il diritto dell'uso del "Made in Italy" alle aziende che non ne hanno diritto. Oltre al danno della disoccupazione non possiamo subire anche la beffa del marchio abusivo. Nel blog verrà pubblicata in futuro la lista con i nomi delle aziende "Made in Italy" delocalizzate. Inviate le vostre segnalazioni.
Commenti (100)
bruno bassi
26 novembre 2010 alle ore 23:38se è prodotto all'estero da una ditta che ha anche una sede in italia non può scrivere made in italy perché se lo fa l'avvocatura dello stato potrebbe fargli causa e anche le aziende che producono in italia per concorrenza sleale e per truffa aggravata e continuata.
Secondo me non occorrono neppure nuove leggi ma è sufficiente la buona volontà della magistratura dietro la denunzia di quelche sindacato o di qualche ditta che realmente produce tutto in italia.
bruno bassi
26 novembre 2010 alle ore 23:43ma il nano ci penserebbe subito a trovare quelche decretino per perpetrare il "made out italy" che è maestro in queste cose lui!
giorgio p.
26 novembre 2010 alle ore 23:46penso che in tanti compreranno lo stesso,la legge
poi non la faranno mai,visto che ormai la poltica
è in mano all'economia.
salvino roma (com)
27 novembre 2010 alle ore 00:04Giusto che sia cosi , almeno impariamo noi e loro.
Paolo Piconi Piconi paolo (m.a.d.r.e.i.t.a.l.i.a.n.a.)
27 novembre 2010 alle ore 00:06Il nostro made in italy oggi lo fanno solo i cinesi di prato.
ivan m.
27 novembre 2010 alle ore 00:09fatemi e fatevi un favore.
quando entrate in un negozio di abbigliamento o una boutique (intanto fa lo stesso), controllate i cartellini di magliette, maglioni, jeans ecc. e provate ad acquistare un prodotto made in italy, specialmente di noti e blasonati marchi di moda.
mi sa che uscirete a mani vuote.
Patrizio Di Maio
27 novembre 2010 alle ore 00:36E'vero i prodotti made in Italy sono costosi, ma spesso li acquistiamo pensando che siano davvero fatti in Italia e quindi qualitativamente validi, invece non lo sono per niente (vedi i casi Bialetti, Geox, Hogan,ecc.).
Bisogna creare un sito (tipo nuclearbanks.org) che ci indichi con esattezza i marchi e le ditte che hanno decolonizzato e quelli che nonostante ciò utilizzano ancora impropriamente il "Made in Italy". Almeno sapendolo, potremmo scegliere di non acquistare più questi prodotti.
Andrea Lanteri
27 novembre 2010 alle ore 00:44L' idea è buona, dai. Se nessuno comincia, non si va avanti.
A Report avevano parlato di un' azienda di divani gestita, da due donne, che produceva tutto da sè in Italia e con manodopera italiana, senza trucchi.
Come faccio a trovarla?
Alessandro I.
27 novembre 2010 alle ore 00:49eccola
http://www.report.rai.it/dl/Report/puntata/ContentItem-44cb01c9-e533-426c-90c3-ce4d3b2304e4.html
Alessandro I.
27 novembre 2010 alle ore 00:46le fabbriche cinesi di prato piene di poveri cinesi clandestini e usati come schiavi, come le cataloghiamo?? Dovrebbe essere Made in Italy.
La scorsa stagione una puntata di Report sul distretto dei divani mise in luce due marchi famosi, Divani&Dicani e Chateax d'ax che si servono di questi terzisti cinesi IN ITALIA per farsi produrre i divani alla metà del prezzo delle botteghe italiane. Questo grazie ai lavoratori che sfruttano per 12 ore al giorno assunte con contratti part time e fatte lavorare anche la domenica.
Ecco, a me questo tipo made in italy FA SCHIFO.
Lovigio II (na)
27 novembre 2010 alle ore 00:49Il costo del lavoro è la variabile chiave dell'economia.
Il tasso di rendimento(profitto) è l'obiettivo principale.
Da questi due dati,si concepisce perchè si delocalizza.
E' il ...Capitalismo signori.
P.S.
http://www.youtube.com/watch?v=fG5HWd5nkFQ&feature=related
Noam Chomsky (lotta di classe)
riccardo ivani
27 novembre 2010 alle ore 00:53SACROSANTO.
Giovanni Mazzei
27 novembre 2010 alle ore 01:10Ho recentemente visto su rainews24 una intervista al presidente della repubblica di Ecuador, Rafael Correa, in cui con lucidità impressionante venivano analizzati gli effetti disastrosi della globalizzazione sull' umanità. Il senso del suo messaggio era il seguente: "SONO LE SOCIETA' E GLI STATI NAZIONALI CHE DEVONO DOMINARE I MERCATI, NON I MERCATI A DOMINARE LE SOCIETA'. IL MERCATO E' FATTO PER SODDISFARE I BISOGNI DEGLI UOMINI, NON VICEVERSA !!". Credo sia un messaggio di incredibile importanza. Invertire questo nesso è la nuova sfida per l'umanità.
Marco Arosti
27 novembre 2010 alle ore 01:36Guardate dietro un iPhone signori: designed in California, assembled in China. Stipendio medio di un ingegnere Apple in California: 200mila USD, stipendio medio dell'assemblatore cinese 2mila USD. Rischio di delocalizzazione per I centri di design Apple in California: zero. Rischio di delocalizzazione per chi assembla prodotti in Italia (e pretende uno stipendio pari a 10 volte quello di un assemblatore cinese): 100%.
Invece di piangere per la delocalizzazione che e' inevitabile (tranne per I Servizi protetti da barriere linguistiche, come ad esempio il servizio di intrattenimento di un comico - ecco perche Grillo non teme la concorrenza Cinese o Indiana, beato lui) cercate di far si che I vostri figli diventino designer in questo nuovo mondo e non assemblatori. Oppure iscriveteli a Scuola di comico italiana
Arcibaldo Monocolao
27 novembre 2010 alle ore 09:00Stronzate filonanesche.
Arcibaldo Monocolao
28 novembre 2010 alle ore 19:23E aggiungo che un ingegnere Apple non guadagna 200k USD dollars, ma MOLTO MOLTO MENO...
Davide Barzaghi
1 dicembre 2010 alle ore 18:28Stipendio medio di un designer italiano: 1200, sono i nuovi impiegati, non hanno un albo di riferimento e vengono trattati come disegnatori tecnici, informati prima di parlare.
Bello 1200 è un po' più di uno stipendio di un operaio, sicuramente paragonabile a quello di un designer californiano vero?
La verità è che il lavoro in italia è sempre meno valorizzato.
marco carrer
27 novembre 2010 alle ore 03:32QUESTA E' DAVVERO UNA LOTTA IMPORTANTE... si potrebbe fare un codice tipo ricarica telefono, che uno gratta e invia tipo sms o via mail, e ti rispondono con un messaggio che autentifica il made in Italy, certificato e garantito dal Governo Italiano, che sia obbbliagatorio su tutti i prodotti davvero made in Italy... e chi non produce in Italia con prodotti italiani non può averlo... dall'abbigliamento al cibo, fino alle auto
Ronnie Ansaldo
27 novembre 2010 alle ore 05:00ma avete idea che vuol dire avere una azienda che produce in italia con personale italiano?
vuol dire essere fuori mercato! fallimento, bancarotta. Ecco cosa vuol dire.
dovrebbero prima cambiare la testa dei nostri "operai e impiegati" che la dovrebbero piantare di accamapre sempre diritti e mai doveri. poi bisognerebbe darsi una regolata con i contributi. il costo del lavoro in italia e' uno tra i piu' alti.
ma allo stato delle cose attuali un matto terrebbe ancora un azienda in italia!
Rosario Contarino
27 novembre 2010 alle ore 07:14x Ronnie Ansaldo
Ciao Ronnie,
È vero quanto dici, di più se riferito ad aziende manifatturiere. Ma questo non vale solo per l'Italia ma per molti altri paesi, anche gli USA. La soluzione però, a parer mio, non va solo cercata nella riduzione della qualità della vita degli operai, o comunque certamente non solo nell'abbattimento del costo del lavoro per l'azienda (di cui solo una parte va in tasca agli operai) ma nella innovazione e nella qualità. Due percorsi che purtroppo non hanno visto brillare l'Italia perché non si è saputo valorizzare adeguatamente il genio italiano. Per valorizzare l'innovazione bisogna prima crearla (e di qui invertire la tendenza della fuga dei cervelli spostando ad esempio gli investimenti, già pochi, dalla difesa all'istruzione ma anche smantellando il sistema baronale e politicizzato) e poi tutelarla (attraverso una riforma delle leggi a tutela della proprietà intellettuale e in generale di tutta la giustizia civile italiana). Per la qualità, bisogna lavorare sulla valorizzazione delle professionalità, eliminando l'appiattimento a cui le strutture sindacali hanno portato, in favore di modelli che premino le competenze e la dedizione. Per concludere, una ricetta a tutto campo: Non solo bastonate (virtuali s'intende) ai lavoratori come dici, ma ai sindacati ed alla politica che hanno la responsabilità oggettiva dell'attuale stato del mondo del lavoro e della giustizia civile italiana. Infine, non possiamo non condividere il fatto che il marchio "Made in Italy" spetti solo a chi produce in Italia. Non si discute. Purtroppo non possiamo dire lo stesso della lingua italiana, e così i supermercati di tutto il mondo sono pieni di prodotti con nomi apparentemente italiani prodotti ovunque. Mentre se cerchi un prodotto all'estero che ricordi quand'eri ragazzo, non lo trovi perchè l'azienda italiana non è attrezzata o capace per esportare.
Buon fine settimana
Rosario
Paola F.
27 novembre 2010 alle ore 08:56mi chiedo come facciano in Germania dove gli operai hanno uno stipendio più alto... forse hanno meno tasse dallo stato sia alle imprese che agli operai...
Rosario Contarino
27 novembre 2010 alle ore 11:15x Paola F.
Ciao Paola,
Vivo in Germania da diversi anni. La Germania è molto diversa dall'Italia sotto tanti aspetti, certamente anche sotto il profilo del mercato del lavoro, del costo del lavoro per le aziende, della tutela dei mercati e cosi' via. Per una azienda, alla fine, la cosa importante è la produttività dei propri collaboratori, a parità di costo aziendale. Io azienda sono disposta a pagare di più i miei collaboratori se questi producono di più e meglio. Io lavoratore sono disposto a lavorare meglio e di più, se guadagno di più e il mio posto di lavoro è confortevole e tutti siamo disposti a pagare tasse, se abbiamo qualcosa in cambio. È questo meccanismo che è inceppato in Italia mentre funziona meglio in Germania. Guardando i macro-dati, il costo del lavoro per le aziende è più basso che in Italia, anche se non di molto. Certo gli stipendi sono più alti, ma la gente produce di più e meglio.
Secondo dati OCSE, l'Italia è al 68 posto nella graduatoria tra i paesi in cui è più semplice fare impresa, e la voce personale è solo una parte del problema ed è fuorviante guardare solo quest'aspetto senza considerare il contesto nel suo complesso. Faccio un paio di esempi: qui in Germania, non manca mai la corrente elettrica (hai idea di cosa significhi questo in termini di funzionamento degli uffici per una azienda). Quando vivevo in Inghilterra e mi fu clonato il bancomat, mi furono restituiti i soldi il giorno dopo. Hai idea di come questo impatti nei rapporti con le banche per una azienda? Se spedisco una normale lettera oggi, arriva domani in Germania, non ci sono dibbi, e cosi' via. Questi elementi sono fondamentali per aiutare le aziende e la popolazione tutta, migliorando la qualità della vita.
Ciao
Rosario
Massimiliano P.
27 novembre 2010 alle ore 11:28Nessun problema..
Volete il Marchio "Made In Italy" con il suo relativo valore aggiunto...
Producete in Italia
NESSUNO DICE con lavoratori Italiani.
Ferdinando S.
27 novembre 2010 alle ore 05:12D'accordissimo, solo chi produce in Italia può indicare sulle etichette Made in Italy. Consumatori osservate bene dove la merce viene realmente prodotta, non solo l'etichetta; essa non è veritiera. Fanno pagare prezzi italiani, a prodotti che di italiano non hanno nulla.
Andrea G.
27 novembre 2010 alle ore 05:45Thun
Spacciati come made in Italy e fabbricati a Thangshan in Cina
C'e' anche un gruppo su Facebook
aldo bianchi
27 novembre 2010 alle ore 06:43La Cina da tempo mantiene artificialmente basso il valore dello yuan: questo lo sanno tutti e infatti tutti protestano. Uno yuan basso fa costare di più le importazioni dall'estero, ma contemporaneamente favorisce le esportazioni cinesi. I prezzi dei prodotti cinesi battono i nostri anche per questo e i nostri mercati ne sono invasi.
ok x la globalizzazione ma con regole uguali x tutti e cambi monetari alla pari;
altrimenti non partecipi alla globalizzazione e
quello che produci lo vendi nel tuo paese;
Filippo Franchini (filipfonky)
27 novembre 2010 alle ore 08:31Che fine hanno fatto i NO-Global?
In televisione non se ne vede più uno.
Forse perché avevano ed hanno ragione?
Sono un'artigiana toscana nel settore della moda, e
purtroppo ho visto piano, piano finire il lavoro, senza che nessuno, sindacati,noi stessi artigiani
c/terzisti,operai, dicesse qualcosa.
Oltretutto, con questa storia della delocalizzazione, chi è rimasto a lavorare in Italia per le griffes, viene strozzato nei prezzi, con il ricatto, altrimenti qui non conviene piu,etc......ed io mi sono trovata, per potere pagare le spese, (non ce la faccio lo stesso) a lavorare 15,16,17 ore al giorno.
Domanda: "Ma non è che siamo diventati un Paese del terzo mondo ?
Ale Me (ale64)
27 novembre 2010 alle ore 10:36-Dove eravate quando quei ragazzi prendevano mazzate dai terroristi del governo?
-Cosa avete Fatto quando quei ragazzi venivano etichettati Sovvertivi dalla stampa del governo?
-Come avete contrastato la politica dei globalizzatori?
Facile chiedere aiuto Ora avendo tenuto vigliaccamente il proprio culo al caldo e sicuro a casa e magari criticando Proprio il Movimento vero?
Vaffanculo!
Paola F.
27 novembre 2010 alle ore 08:47Beppe non bisogna perdersi d'animo ci viene richiesto di fare qualcosa. I nostri strumenti sono i referendum (che abrogano leggi) e le leggi popolari... Non una ma 10 100 1000 raccolta di firme vanno fatte... li sommergeremo... non sapranno più dove mettere gli scatoloni. L'errore è fermarsi adesso.. Scadono le firme che abbiamo portato? Ci procureremo di rinnovarle tutte e aggiungeremo anche la proposta della legge Made in Italy.
Le tue provocazioni danno frutto, in politica copiano (il virus si diffonde) le tue idee, guarda Renzi... Questo frutto è positivo... Bisogna continuare ANCHE su questo fronte Beppe...
Filippo Franchini (filipfonky)
27 novembre 2010 alle ore 08:48Caro Ronnie Ansaldo,
va bene non conviene più lavorare in Italia,
hai ragione.
E' meglio colonizzare i Paesi poveri, sfruttare quelle persone che non compreranno mai i prodotti delle ns. aziende perché troppo poveri.
Noi italiani, smetteremo di lavorare perché a meno di così ci vai te a lavorare,e poi perché in Italia non ci sarà più una fabbrica aperta. Quindi
non avremo i soldi per comprare come 10 anni fa,
i prodotti di queste aziende che delocalizzano.
Secondo me alla fine il mercato andrà in tilt, perché non bisogna essere economisti per capire che il giochino durerà poco.
Pochi ricchi, poca classe media che produce e molta classe media che non produce (statali, impiegati,ecc.) quanto resisterà ancora il sistema?
O cambia subito qualcosa, oppure sarà un problema per tutti.
stefano b.
27 novembre 2010 alle ore 09:51riguardo al tema bisogna fare chiarezza
su alcuni altri argomenti importanti (avere bene chiare le cose)
quante volte per PURO INTERESSE DICIAMO SI A DELLE VERE STRONZATE PSEUDOFILOSOFICHE......
cosa pensate per risolvere la fame del mondo....
DARE PRESERVATIVI(VENDERE...NDR)AI PAESI PIU POVERI
EQUAZIONE... -figli + cibo per tutti
tutti d accordo....
RISPOSTA e una gigantesca bugia
AL MONDO C E CIBO PER PIU DI 10 MILIARDI DI PERSONE....
solo gli u.s.a producono 7 volte il loro necessario....
ma allora perche???
SEMPLICE C E LA PRECISA INTENZIONE DI ARRICCHIRSI OLTRE L IMMAGINARIO
OLTRE LA STESSA DURATA DELLA VITA
es..
una banca investe 100 per guadagnare 200...
(ma il mercato e quello che e.....)
invece di 200 ne guadagna 150.... e in perdita di 50??????
no ha SOLO GUADAGNATO SOLO 50 DEL SUO PREVISTO PROFITTO....
quale la sua SOLUZIONE AL PROBLEMA .....
DIMOSTRANDO LA SUA GRANDE ABILITA FINANZIARIA
taglia ...taglia .. taglia i rami secchi(SECONDO LUI)
quei rami secchi che gli hanno dato quella sicurezza di guadagnare quei 50 % di profitto
e si rivolge verso altri ....rami piu economici
(ricordate il tema del preservativo
di prima????)
equazione
-operai italiani qualificati + cinesi rumeni indiani.... senza diritti senza sicurezza del lavoro (che costa ....)
uguale +profitto
(quel 200 % previsto da quella banca)
ma questa non e abilita finanziaria e UN CRIMINE A NORMA DI LEGGE.... E LA LEGALIZZIONE DELLA SCHIVITU a norma di legge)
lo tolleriamo finche sono (pensiamo) gli altri a subirne....
MA ADESSO SCOPRIAMO CHE LE VITTIME SIAMO NOI
le nostre ex industrie italiane....
CHE BEN VENGA LA LISTA DELLE FABBRICHE LOCALIZZATE
E CHE SIA DA SCARICARE IN PDF
LE STAMPEREMO UNA COPIA DA PORTARSI DIETRO OGNI VOLTA CHE .."DOBBIAMO" COMPERARE QUALCHE COSA IN NEGOZIO per potere dire al commesso rifiuto quella marca SCHIAVISTA E SFRUTTATRICE
senza di noi loro non possono esistere...noi invece...
stefano b.
27 novembre 2010 alle ore 10:44errata corrige quando parlo del 50% e uno sbaglio intendevo il 150 %di guadagno
paolo s
27 novembre 2010 alle ore 09:52Questo grazie ai nostri politici, noi gli diamo il voto e loro ci danno la disoccupazione...Se cotinua cosi anche se scriveranno "made in italy" non venderanno comunque perchè la gente stà perdendo il lavoro e non ha più soldi per comprare. Vedi il caso della FIAT, fa le macchine in Polonia, licenzia gli operai degli stabilimenti italiani e poi pretende che gli italiani (disoccupati) comprino la Panda o la 500 (fatte in Polonia).
gagliardo giuseppe
27 novembre 2010 alle ore 10:27i cinesi sono riusciti a contraffare anche il marchio (CE comunita europea,con C E cina export)attenzione alle luci natalizie!che si trasformano in disgrazie OK; quando vengono sequestrate dalla guardia di finanza molte di queste merci vengono triturate e portate in discariche,quando finiscono nelle mani di chi le compra si rischia da l'avvelenamento alle ustioni o danni che si creano nel tempo.siamo in guerra diceva Grillo qualche tempo fa (e ce'poco da ridere)
rolla lorenzo
27 novembre 2010 alle ore 10:29Segnalo questa legge:
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/legge_made_italy/LEGGE_55_Made_Italy.pdf
e questo comunicato:
http://www.governo.it/GovernoInforma/Dossier/legge_made_italy/MadeIn_Brochure.pdf
Paolo R.
27 novembre 2010 alle ore 10:35questo post e questo argomento meritano la ribalta del post principale, in home page.
Qui ci stanno TOGLIENDO il futuro. Nostro e dei nostri figli.
E non è la crisi a togliercelo, ma l'AVIDITA' di certi imprenditori, con la collusione dei politici.
Ragazzi, ma ci rendiamo conto che a questi personaggi manca la lungimiranza???? non riescono a vedere le conseguenze delle loro azioni!
Teresa Fortini
27 novembre 2010 alle ore 10:36In Alto Adige un' azienda che ha completamente delocalizzato( c'è solo la logistica a Mantova e il marketing e direzione a Bolzano) è la Thun ( oggettistica, acchiappapolvere a forma di angeli, animaletti ecc). Le vernici però sono spedite in cina e provengono da una ditta locale e per questo si fregiano del Made in Italy.
Ale Me (ale64)
27 novembre 2010 alle ore 10:39-Dove eravate quando quei ragazzi prendevano mazzate dai terroristi del governo?
-Cosa avete Fatto quando quei ragazzi venivano etichettati Sovversivi dalla stampa del governo?
-Come avete contrastato la politica dei globalizzatori?
Facile chiedere aiuto Ora avendo tenuto vigliaccamente il proprio culo al caldo e sicuro a casa e magari criticando Proprio il Movimento vero?
Vaffanculo!
maurizio
27 novembre 2010 alle ore 10:53ve ne siete accorti ora?????sono 20 anni che va avanti questa truffa....io ho perso l 80% del lavoro 10 anni fa e nessuno ne parlava di queste situazioni ...si diceva che la globalizzazione era un bene x l'umanità...è un bene solo x che ha il potere di fare che caxxo gli pare...solo che 10 anni fa non andava di moda stare dalla parte dei no global..il made in italy andrebbe tolto a chiunque produca anche solo il 10% al estero...mentre adesso è esattamente il contrario...
stefano b.
27 novembre 2010 alle ore 11:02la piu bella sul governo che tocca tutti noi e quella del patentino per installare il router di internet
QUESTI DEMENTI CHE NON SANNO NEPPURE COSE INTERNET....ANDREBBERO TUTTI .....
OGGI MI SENTO MOLTO LEGITTIMATO A
BOICOTTARE LO STATO
BOICOTTARE TUTTE LE FESTE DELLO STATO
SPECIE QUELLA DEL 150 ANNO DI ITALIA
BRUCIARE LE SCHEDE ELETTORALI
MA DATO CHE IN ITALIA CI SONO GLI ITALIOTTI
L UNICA MIA SODDISFAZIONE SARA QUELLA DI POTERE STRACCIARE LA SCHEDA ELETTORALE IN FACCIA AL MESSO COMUNALE QUANDO MI PORTERA LA NUOVA SCHEDA PER LE PROSSIME FUTURE ELEZIONI...
Ale Me (ale64)
27 novembre 2010 alle ore 11:19BIALETTI
Ale Me (ale64)
27 novembre 2010 alle ore 11:20FIAT
Ale Me (ale64)
27 novembre 2010 alle ore 11:21OMSA
Ale Me (ale64)
27 novembre 2010 alle ore 11:22DE LONGHI
Ale Me (ale64)
27 novembre 2010 alle ore 11:38MIVAR
UN' AZIENDA CHE È STATA SEMPRE CONTRO LA GLOBALIZZAZIONE E CHE ORA SOFFRE DELLO STRAPOTERE ASIATICO E DELL IGNORANZA POLITICA ITALIANA.
AIUTIAMO LE NS VERE AZIENDE ITALIANE CHE SONO QUI E CI RESTANO DANDO PANE QUOTIDIANO ALLE FAMIGLIE ITALIANE.
Ale Me (ale64)
27 novembre 2010 alle ore 11:49http://www.mivar.it/storia.htm
Luca
27 novembre 2010 alle ore 14:02Non è proprio come dici riguardo la Mivar...purtroppo!!!
Ale Me (ale64)
27 novembre 2010 alle ore 16:56Luca ora spiegami
Luca
28 novembre 2010 alle ore 00:34Sono contrario sul fatto che per il momento di crisi della mivar dai colpa alla politica italiana...
In quanto il Sig.Vichi ha si costruito la più grande azienda italiana di TV(fino aglla fine degli anni '90)...ma nello stesso tempo non è riuscito ad aggiornarsi alle nuove tecnologie, e ha pagato certe scelte.
Ti lascio questi articoli...
http://it.wikipedia.org/wiki/Mivar
Questo forse ti farà luce su alcuni avvenimenti(capannone nuovo da 100mld mai aperto!!!)
http://archiviostorico.corriere.it/2001/maggio/22/Mivar_signor_lancia_sfida_co_2_0105223286.shtml
Ciao...Luca
Ale Me (ale64)
28 novembre 2010 alle ore 01:09ok comunque continuerò a comprar MIVAR fanculo Sony fanculo lg
Ale Me (ale64)
28 novembre 2010 alle ore 01:09ok comunque continuerò a comprar MIVAR fanculo Sony fanculo lg
Ale Me (ale64)
28 novembre 2010 alle ore 01:09ok comunque continuerò a comprar MIVAR fanculo Sony fanculo lg
Ale Me (ale64)
28 novembre 2010 alle ore 01:10ok cmq continuerò a comprar Mivar fanculo sony fanculo lg
bruno bassi
29 novembre 2010 alle ore 01:56io ho provato a vedere questi cosi lcd o led o plasma e devo dire che affaticano molto la visione e alla fine mi guardo i film col mio vecchio 27 pollici a tubo luxor.
Certo che la definizione non è il massimo e neppure la convrgenza ma il tubo ha qualcosa che manca a queste nuove tecnologie.
forse il plasma è il meno affaticante e nonostante che sia sceso di prezzo perché ad ogni nuova tecnologia si abbassa il prezzo della precedente.
Se io fossi la mivar punterei a fare qualche oggetto fullHD ma ancora tubo perché gli amatori disposti a pagarli qualcosa in piu ci sono sicuramente.
Oppure vedrei di trovre il modo di rendere queste nuove tecnologie piu naturali nella visione similmente al tubo.
zhebù__di più
27 novembre 2010 alle ore 11:39i nostri nonni hanno affermato il made in italy nel mondo - i nostri padri lo stanno sputtanando nel mondo - ora sta a noi sapere che cosa caxxo vogliamo farne con questo MADE IN ITALY di certo se continuiamo cosi tra qualche anno ci possiamo pulire il culo con quasto marchio
bruno bassi
27 novembre 2010 alle ore 11:41ci sono almeno 4 cose che sono state proposte come oro e si sono rivelate merda.
il nano col bipolarismo
l'euro con l'eurolandia allargata ad est
l'immigrazione con permessi e cittadinanze facili
l'abolizione del protezionismo autarchico
poi ce ne sono di altre però queste sono state talmente imposte attraverso i media che chi si opponeva veniva trattato come una merda dalla massa di polli alevati a suon di ideologismi.
ora però tutti i nodi vengono al pettine
remo caretti
27 novembre 2010 alle ore 12:06sono perfettamente daccordo,la marcegalia quando fa finta di indignarsi, lo dovrebbe fare anche nei confronti dei suoi colleghi, che allegramente chiudono aziende nel bel paese, lasciando alla fame tanti poveri cristi che non anno nessuna colpa tranne quella di abitare in un paese di m.....e vano ad arricchirsi altrove tutta questa illegalità è permessa perchè il bel paese è il paese della illegalità, uno con più è disonesto più è bravo, il pesce puzza sempre dalla testa, visto c he la testa è in decomposizione!!!!!quando questi riportano i loro prodotti made in itali bisognerebbe applicare loro dei dazi al 10.000 x 100, in un paese serio, da noi....
Massimiliano P.
27 novembre 2010 alle ore 12:20Ho detto la stessa cosa in un commento pubblicato da Beppe come Post tempo fa!
Il MARCHIO "Made In Italy" deve essere registrato e autorizzato...chi lo vuole deve dimostrare che produce ijn Italia...e deve anche PAGARE per poterlo usare.
ivan m.
27 novembre 2010 alle ore 12:47si cosi' si alza il prezzo per noi consumatori.
se mai devono pagare chi produce all'estero e vuole vendere in Italia.
Moreno Corelli
27 novembre 2010 alle ore 12:28La Dernier Natìf produce in Italia con il marchio made in italy ed è al 100% realmente Italiana, sia nella lavorazione sia nei lavoranti che nel designe dal 1928 ecc.
Non ha mai delocalizzato e tanto meno chiesto aiuti di stato o altro, perciò esistono ancora (seppur poche) aziende che vanno tutelate, altrimenti se le perdiamo tutte diventaremo una succursale della Cina, che di fatto ha già acquistato e sta ancora acquistando gran parte dei nostri debiti.
Carlo Dellarole
27 novembre 2010 alle ore 12:34Sono d'accordo sul fatto che non si debba permettere di marcare col Made in Italy le merci prodotte fuori dall'Italia, ma l'idea che mi frulla per la testa, al fine di porre fine allo scandalo delle "delocalizzazioni", è la seguente:
ognuno è libero di delocalizzarsi, ma occorre non permettere che anche un solo spillo delle fabbriche da delocalizzare esca dall'Italia. In fin dei conti le fabbriche nate in Italia sono nate con il concorso dei soldi degli Italiani ed hanno prosperato col lavoro degli Italiani.
Gli industriali possono senz'altro delocalizzarsi, ma giusto con la camicia che hanno addosso e vedremo quanti saranno a farlo!
Erica Panicalli
27 novembre 2010 alle ore 12:40Il problema del Made in Italy e un punto dolente da troppo tempo, vorrei inoltre ricordare che anche capi che si confezionano in Italia non sono fatti da mano d'opera Italiana bensì da cinesi.
Non è una questione di razzismo ma spesso mi chiedo:
Questi qui, dove spendono i soldi guadagnati in Italia? Li depositano in Cina o nelle nostre banche? Fanno girare la nostra economia o la loro? a Milano ho visto la prima Bank of China, il che la dice lunga su come ci stiano rivoltando come un calzino a favore loro.
Faccio la stilista da 10 anni e conosco numerose aziende che affidano la loro produzione ai cinesi qui in Italia, poi usano il made in Italy. La domanda è veramente Made in Italy o no?
Non sono un'economista quindi non posso fare altro che farmi domande e sperare che qualcuno più esperto di me mi dia una risposta.
Ho visto personalmente giacche di CORNELIANI arrivare dalla Cina ma sinceramente non ricordo se all'interno portava la dicitura made in Italy.
Spero che ci sia qualcuno che risponda alle mie domande. Mi auguro che questo commento non vada perso. Troppe volte ho sentito dire cavolate sul made in Italy da persone che non vivono la realtà manifatturiera Italiana.
Stefano N.
27 novembre 2010 alle ore 18:35Chi pensi gestisca il debito pubblico italiano? In pratica, chi pensi compri i nostri titoli di Stato (BOT, CCT, ecc.)? L'Italia ormai nn è altro che una gigantesca SpA di cui la Cina in primis e poi altri Stati Esteri sono gli azionisti di maggioranza e i nostri dipendenti al Parlamento rappresentano il Consiglio di Amministrazione (a delinquere).
Lucio Domizio (enobarbo)
27 novembre 2010 alle ore 12:47Il blog potrebbe organizzare un bel boicottaggio di tutte le ditte che pur avendo delocalizzato all'estero continuano ad usare il marchio Made In Italy.
Magari fornirci pure degli indirizzi a cui potremmo spedire mails in cui spieghiamo ai managers non solo che li stiamo boicottando ma anche il perchè e pure promettergli che ricomincieremo a comprare i loro prodotti quando ritorneranno in Italia...
Paolo Madaro
27 novembre 2010 alle ore 13:07Gruppo FILANTO - FILIGRANA (Calzature)
dal Salento all'Albania
LAMERICA non è più qui ma lì!!!!
guido ghidoni
27 novembre 2010 alle ore 13:09Ciao mi chiamo Guido, io penso che il problema principale sia sempre lo stesso: non il fatto che le aziende vadano all'estero a produrre, per poi marcare i prodotti col made in Italy!!
Il vero problema è che al governo italiano sono presenti le stesse persone;" o surrogate delle stesse", che gestiscono a loro piacimento e comodo i nostri fili... come fossimo marionette.
Ogni anno non fanno che aumentare o inventare nuove tasse, raccontandoci nuove soluzioni per risollevare l'economia; ma alle nostre spalle.... anzi, col nostro consenso; perché, ora mai... una volta eletti, non c'è più nulla da fare; gestiscono a LORO piacimento e COMODO, questo portafoglio.
Bella fatica!!! Perchè non fanno il contrario? Perchè non si pongono un limite a rischio? Una volta eletti, grazie a tutte le iniziative da loro proposte, perchè non mettono in ballo quella sedia/garanzia su cui siedono? Perchè anzi che fare dispendiose propagande elettorali x essere votati, non propongono grazie proprio a quelle cifre di dare un possibile risultato? Se questo non venisse raggiunto, non sarebbero più i nostri di soldi ad essere persi, ma i loro.!!! Scommetto che già da li molte persone si lamenterebbero meno di un fallimento.
Da una parte sono d'accordo sull'ingiustizia nel dare il made in Italy a prodotti fabbricati all'estero; e anche nel dare disagi a tutte quelle persone che hanno contribuito a far si che il "made in Italy" non sia solo un marchio ma anche una garanzia.
Dall'altra parte però, vedo questi imprenditori, che in tutti questi anni, dove sono stati abituati dai nostri "governanti", si trovano davanti ad una realtà di crisi internazionale, che li porta come nel mondo animale, a prendere delle decisioni. Come l'animale, che nel tempo attua delle modifiche genetiche e fisiche, l'imprenditore italiano fa lo stesso. senza pietà, con un'unico scopo: continuare ad essere/fare, quello che i nostri inamovibili "governanti" gli hanno permesso.
movimento femminista
27 novembre 2010 alle ore 13:22Gazzetta del Mezzogiorno
Sabato 27 nov. 2010
Esteri
ALTOLA' CINESE, QUEL TERRITORIO E' NOSTRO
dopo il bombardamento della Corea del nord, e dopo l'annuncio americano di manovre militari nel mar giallo, la Cina fa sapere che in quel mare è suo e che considera queste manovre UNA SCONSIDERATA PROVOCAZIONE CHE SPINGERA' LA REGIONE VERSO UNA NUOVA GUERRA...
Poiché le guerre sono state inventate dai maschi e rappresentano uno scellerato e depravato PRODOTTO TUTTO MASCHILE invito a guardare
---LE SUPPOSTE IDEOLOGICHE
GUARDA IL VIDEO
http://www.youtube.com/watch?v=YUncPdjILFc
---IL MASCHIO UN GRANDE BLUFF.. guarda il video
http://www.youtube.com/watch?v=iUuJTOsYyAs
Tomaso Mainardi
27 novembre 2010 alle ore 13:26RISO SCOTTI, fabbrica a Vladeni, Romania con coltivazioni a Dolj, Olt, Braila e Ialomita sempre Romania. Produzione dicono, destinata al consumo locale...ma chi ci crede?
LACTITALIA, dalla Sardegna alla Romania, nei pressi di Timisoara, prevalentemente export.
Parmalat, PANGRAM Resita che e' produttrice di pasta, e' controllata dalla ditta italiana Foodco SPA, MARTELLI EUROPE SRL (Gruppo Martelli Lavorazioni Tessili spa), Italsofa Romania, del Gruppo NATUZZI, possiede un importante stabilimento produttivo nella città di Baia Mare, ove si realizzano divani destinati all'esportazione. Pert ogni lavoratore rumeno assunto da una fabbrica italiana uno exlavoratore italiano piange e si dispera.
Anca
27 novembre 2010 alle ore 18:40nessuno e contento neanche in Romania della situazione credetemi;al meno tratassero bene questi operai che li pagano niente..mah loro no!pagano 2 lire un operaio;sono pieni i giornali di imprenditori italiani e anche grandi aziende che non danno manco riscaldamento d`inverno agli operai;nella mia citta c`e una fabrica di porcelana(fa le tazze per illy e altri)e ogni inverno finisce nei giornali perche gli operai chiedono riscaldamento(ogni anno!ci provono :(
purtropo non fa bene a nessuno questa situazione!
Sono d`accordo che non si debba scrivere piu "made in"perche queste aziende non ci possono garantire piu nulla-sono talmente grandi che non possono controlare la qualita dei loro servizi o prodotti!
Ferdinando S.
27 novembre 2010 alle ore 13:46Questo è il risultato della globalizzazione e del libero mercato. Essi tolgono diritti e dignità a coloro che l'avevano e sfrutta coloro che non l'avranno mai, in mezzo quelli che ci speculano. Il falso Made in Italy ne è uno degli strumenti. Questo è un tema rilevante che dovrebbe essere portato in evidenza da questo blog in maniera sistematica e trovare consenso quotidiano e continuo. Il lavoro e l'ingegno, sia di chi investe, sia di chi offre la sua prestazione in Italia deve essere tutelato, dicendo semplicemente la verità sull'origine del prodotto realizzato. Sarà il cittadino ( nella Ue i soggetti di diritto sono i consumatori e lo diventi solo se acquisti!! ) che deciderà se o cosa acquistare e a quale prezzo.
bogotto simone
27 novembre 2010 alle ore 14:04questa lista delle aziende la vogliamo nella pagina principale del blog beppe!un bel link grande!
e al più presto!
io della de longhi per esempio, non ho più comperato niente dalla chiusure dei 2 stabilimenti a treviso.anche se era conveniente, un rigetto totale.
Fabrizio Onnis
27 novembre 2010 alle ore 15:06Bisognerebbe chiederlo a quella moltitudine di deficenti che ogni giorno guardano i telegiornali o leggono i giornali manipolati, e che poi vanno a votare, come purtroppo sappiamo...Buone, a tutti
Massimiliano Coraggio
27 novembre 2010 alle ore 15:23Caro Beppe, sono d'accordo che se un prodotto sia fabbricato in un determinato luogo debba essere chiaramente riportato sulle etichette, ma quello che non condivido è: perché i prodotti che non sono italiani devono essere considerati per forza di qualità inferiore?
Penso che se una cosa è di qualità lo è a prescindere dalle coordinate geografiche.
Detto questo, vai avanti così Beppe!
Patrizio Di Maio
27 novembre 2010 alle ore 16:59Il problema è che se la qualità è uguale allora perchè mettere il marchio "Made in Italy" impropriamente??? Perchè magari si vuole vendere il prodotto a un prezzo più alto???
Comunque resto dell'idea che un prodotto "Made in China" è per definizione un prodotto con scarsa qualità perchè la qualità sta anche a significare il modo in cui il prodotto viene fatto, con quali regole lavorative viene fatto, ecc., ecc.
massimiliano rupalti
27 novembre 2010 alle ore 17:04Non è che un prodotto è migliore se è italiano, ma di sicuro sai che non ha percorso mezzo mondo per arrivare da te (inquinando l'impossibile), nessuno ci lucra sopra e nessuno lavora a 1 dollaro al giorno per produrlo.
Il prodotto è possibile che sia pure peggio, ma non ha fatto danni irreparabili in giro per il mondo.
Senza parlare di tasse...
Cesare F.
27 novembre 2010 alle ore 15:43Concordo al 100%, non pensavo si potesse arrivare a tanto anche perchè recentemente da Coin ho visto giacconi della Luca d'Altieri o piumini della Gas con indicazione "made in China" e con prezzi non certo popolari, quindi nel limite del possibile andrebbe boicottato abbigliamento o scarpe che recano solo il marchio di ditte Italiane ma sono fabbricate in altri paesi.
tinazzi .
27 novembre 2010 alle ore 15:48
UN MEGA POST
Perchè minipost? questo post dovrebbe occupare
tutto il blog e tutte le prime pagine dei
giornali o anno zero ...
Perchè qui' si spiega IL NON LAVORO , DELOCALIZZAZIONE , DEINDUSTRIALIZZAZIIONE E MANCANZA DI SVILUPPO.
Facciamo prima A FARE L'ELENCO DEI VERI FABBRICANTI MADE IN ITALY , perchè gran parte delle imprese / imprenditori DI CONFINDUSTRIA LAVORANO IN CINA .
i coglioni CHE FABBRICANO IN ITALIA ,COME MONACI TIBETANI SVOLGONO UN RUOLO SOCIALE A BASSO MARGINE E PROFITTO SENZA ALCUNA PROTEZIONE.
ECCO I TRUCCHI DEL COMMERCIANTE ITALIANO DI MERDA CHE ETICHETTA MADE IN ITALY PRODOTTI CINESI , COREANI , RUMENI ECC E CHE HA SOSTITUITO IL PICCOLO IMPRENDITORE / ARTIGIANO ITALIANO:
a ) metto sopra le casse o cantainer davanti COMPONENTI in caso di controllo alla dogana e sotto o dietro PRODOTTI CINESI O MADE RPC , stessa cosa. Dopo aver sdoganato METTO MADE IN ITALY , BANDIERA ITALIANA E ESPORTO O VENDO NAZIONALMENTE , CAMBIANDO IMBALLO O GIA' CON IMBALLO NEUTRO METTO MADE IN ITALY , falsificando il certificato d'origine .
b ) importo da singapore invece che da shangai per non avere sui documenti il MADE IN CINA O RPC ; etichetto made in italy , brucio gli imballi cinesi e metto quelli italiani.
c) Vendo il prodotto cinese con TINAZZI spa ITALY , NON MADE IN ITALY ; LA LEGGE ME LO CONSENTE E PRENDO PER IL CULO TUTTI
d) dinostro falsamente che faccio una trasformazione del prodotto cinese importato mettendoci sopra un 30% di ore lavoro ( con modifiche ridicole e balle ) e la legge mi consente di scrivere MADE IN ITALY
Non solo cinesi , ma GLI ITALIOTI COMMERCIANTI DI MERDA stanno distruggendo il paese e pure il nostro vero esport made in italy con la connivenza UE,cancro a loro favore .
Solo un riconoscimento del ruolo , status DI VERO FABBRICANTE CON SGRAVI FISCALI , INCENTIVI , BONUS PUO' SALVARE LA NOSTRA ECONOMIA.
MADE IN ITALY VERO -DEBLOBALIZZAZIONE-LOTTA AL CAPITALE FINANZIARIO : QUI' SI GIOCA IL NOSTRO FUTURO .
Tinazzi
alvisea fossa
27 novembre 2010 alle ore 16:04CIAO BEPPE
ECCO TE NE FORNISCO DUE DI AZIENDE ,CHE HANNO DELOCALIZZATO ALL'ESTERO,LA TECNICA E LA SALOMON,PER FARTI DUE ESEMPI QUI DEL NORD EST ITALIA,COMUNQUE HAI RAGIONE BEPPE :"IMPRENDITORI CON LE PEZZE AL C...O" E SE VOGLIONO METTERE MADE IN ITALY,METTANO PRIMA MADE IN CHINA O ROMANIA
ALVISE
Anca
27 novembre 2010 alle ore 18:32la SALOMON e proprio qui vicino casa mia(in Romania)sono venuti qui pagano gli operai una miseria e al loro negozio in fabrica i prodotti costano piu di come si posso acquistare in Italia(cioe` lo stesso operaio che lavora la scarpa la prende con doppio che in Italia:))in Romania l`imprenditore straniero ha avuto per tanto tempo piu vantaggi(fondi europei) che quello rumeno-abberante!i rumeni pagavano piu tasse se volevano produre qualcosa!come vedete il solito giro delle furbate UE:(
Luigi D.
27 novembre 2010 alle ore 16:14Come non essere d'accordo con questo post?
Giusto, giustissimo,
togliere la dicitura "made in Italy"
se si delocalizza,
anzi, secondo me,
si dovrebbe anche proibire
di vendere in Italia,
quei prodotti allo stesso prezzo
di quando erano fabbricati qui.
Non è giusto che tutti i vantaggi
della delocalizzazione vadano ai profitti,
e nulla ai consumatori.
Inoltre, chi delocalizza deve perdere immediatamente la cittadinanza italiana,
e la possibilità di godere di qualsiasi vantaggio che la legislazione italiana possa accordare
alla sua impresa.
Insomma chi se ne vuole andare se ne vada,
ma che se ne vada davvero,
nel bene e nel male.
Paola Bassi
27 novembre 2010 alle ore 16:29Ottima iniziativa!!
concordo con Tinazzi e con chi dice che questo post dovrebbe avere più risalto
Se si scrive Made in Italy
dev'essere made in Italy!
altrimenti si dovrebbe obbligare il produttore a cambiare l'etichetta in:
Made da un Italiano
che poi però ha delocalizzato all'estero...
AL - 2012
27 novembre 2010 alle ore 16:41La Globalizzazione, la Privatizzazione, La Comunita' Europea senza una Costituzione Vigente sono tutte emerite fregature per confermare il dominio dei potenti su poveracci, e siccome i cittadini non influiscono piu' di tanto,nemmeno sulla politica hanno una sola via da seguire: "SUBIRE SEMPRE E COMUNQUE"
dal chianti
27 novembre 2010 alle ore 16:56anch' io avrei potuto produrre in Romania, la banca mi finanziava anche più di che volevo
non fidandomi del buffo (debito) e visti i tempi...
m' è andata bene
m' è rimasto il campionario fattomi affittando un terzo d' officina per sei quintali di ferro in mobili da giardino, a Campina (Cimpina), 5 anni fa
Fabio Aprea
27 novembre 2010 alle ore 17:05Lo stesso sta accadendo per le lingue e i dialetti. Riporto alcune citazioni da M. K. Gandhi:
«Solo noi, popolo educato all'inglese, non riusciamo a valutare la grande perdita che questo fattore ha provocato. [...] L'educazione attraverso il mezzo di una lingua estranea spezza l'armonia che dovrebbe esistere. Coloro che infrangono tale rapporto sono nemici del popolo, anche se mossi dalle più oneste motivazioni. Offrirsi come vittime volontarie di questo sistema educativo non è meno ignobile che tradire il nostron dovere verso le nostre madri» 'L'educazione', (1962), pp. 12-3.
«E' mia ponderata opinione che l'educazione all'inglese, nella maniera in cui è stata impartita, ha svirilizzato gli indiani educati all'inglese [...] e ci ha trasformati in imitatori [...] Nessun paese può diventare una nazione, se produce una razza di imitatori» 'Giovane India', 27 aprile 1921, p. 130.
«L'nglese oggi viene studiato per via del suo valore commerciale e del suo cosiddetto valore politico. [...] Centinaia di giovani credono che senza una conoscenza dell'inglese, la libertà per l'India sia praticamente impossibile. Tale cancro ha roso la società al punto che, in molti casi, il solo significato di educazione è quello di conoscenza dell'inglese. Tutti questi, per me, sono segnali della nostra schiavitù e degredazione. Non sopporto che i dialetti vengano schiacciati e lasciati languire come è accaduto» 'Giovane India', 1 giugno 1921, p. 177.
«L'obbligo dell'inglese [...] ha reso l'educazione innecessariamente costosa. Se si insisterà ancora con questo sistema, la nazione correrà il rischio di restare depredata della propria anima. Prima l'India si libererà dell'ipnotica malia del mezzo straniero, meglio sarà per lei e per il suo popolo» 'Giovane India', 5 luglio 1928, p. 224.
«Il mezzo straniero ha reso i nostri bambini praticamente stranieri nella propria terra. E' la più grande tragedia del sistema esistente. Il mezzo straniero ha impedito lo sviluppo dei nostri vernacoli»
red.rollers
27 novembre 2010 alle ore 17:10Altra azienda italiana che produce in cina ma vende in Italia,(materiale per la pulizia anche a marchio COOP), a chiuso o venduto stabilimenti in Italia con esuberi e cassa integrazione per i dipendenti.
Il propietario è pure cavagliere del lavoro!!!
ORLANDI S.P.A.
Gallarate (VA)
Lalla M.
27 novembre 2010 alle ore 18:00http://www.beppegrillo.it/2010/02/il_dodo_e_il_ma/index.html
Rosanti P.
27 novembre 2010 alle ore 19:18Grazie di esistere a Beppe e a tutti voi che scrivete.
Sono anni che cerco una lista delle imprese produttici in Italia perché ogni volta che faccio acquisti non voglio creare povertà nel mio Paese.
Ricordo che se la politica è in mano all'economia, l'economia la facciamo anche noi con i nostri quotidiani consumi ... cambiamoli subito!
Vi segnalo : http://www.fabricaethica.it
Paola F.
27 novembre 2010 alle ore 19:34al posto di made in Italy basterebbe che ci fosse la certificazione etica che il prodotto è stato fatto rispettando i diritti dei lavoratori..
Andrea Petaccia
28 novembre 2010 alle ore 11:10E perchè non tutte e 2 le certificazioni? Con una certificazione che dica il prodotto è fatto senza sfruttamento del lavoro e con l'impiego di materiali controllati avremmo la fine del problema "concorrenza sleale" da parte di molti Paesi!
tiziana brizzaldi
27 novembre 2010 alle ore 20:22Scappate dalle città! Bisogna riorganizzarsi, il lavoro dipendente nelle fabbriche per produrre beni di consumo è una fregatura! Torniamo a coltivare i campi, uniamoci in nuclei di sopravvivenza, che poi senza essere sfruttati da chi vorrebbe arricchirsi sulla nostra pelle, diventerebbe vita piena di dignità,senza inutili prodotti da consumare e gettare, come se fossimo tante scimmie ammaestrate. Coltiviamo il nostro cibo ed aiutiamoci a vicenda. Preferisco lavorare tutto il giorno per coltivare il mio cibo, farmi la legna, produre da sola il sapone e cucirmi i vestiti NECESSARI, piuttosto che essere umiliata tutti i giorni da chi mi dà un calcio nel culo quando non gli servo più. Io non sono più disposta a vendermi. Non compro più, non voglio un lavoro dipendente,e non pago lo stipendio a Dell'Utri & Company. Piuttosto la fame.
Andrea Pelli
27 novembre 2010 alle ore 20:38Ottima idea.In altri paesi (leggi Australia) la certificazione MADE IN AUSTRALIA è motivo di orgoglio per le aziende e per gli australiani.Il BOICOTTAGGIO può fare più di ogni altra cosa.
marco
27 novembre 2010 alle ore 21:47Sono un operaio di un'azienda di calzature. Facciamo tutto in ditta, vero made in Italy QUELLO CHE ANCORA TIRA.
I proprietari investono in ricerca per avere prodotti sempre innovativi DA POTER VENDERE. ALTRO CHE INTERVENTI DEL GOVERNO CHE INVECE SPILLA UN MARE DI DENARO A NOI OPERAI ED ALLA DITTA. ABBIAMO LA VISITA QUASI ANNUALE DI FINANZA O DELL' ISPETTORATO DEL LAVORO( FORSE E' PROPRIO VERO CHE SONO RIMASTE POCHE AZIENDE IN ITALIA).
Rosanti P.
28 novembre 2010 alle ore 07:59Per Marco: posso sapere il nome della tua azienda? È solo per avere il sacrosanto diritto di poter scegliere quando acquisto un paio di scarpe e magari iniziare così a fare una lista delle imprese che producono in Italia con il rispetto dei diritti dei lavoratori.
Grazie.
Ferdinando S.
28 novembre 2010 alle ore 13:03Facci conoscere il nome di questa ditta veramente made in Italy!!!
Alberto Simeoni
28 novembre 2010 alle ore 03:11Caro beppe, io lavoro per una multinazionale americana che produce, ovviamente, qua in italia ed anche in tutto il resto del mondo.
Quando aprite una bottiglia di Coca Cola da 1.5 o 2 litri girate il tappo e guardateci dentro: troverete il nome dell'azienda per cui lavoro. e non e' la Coca-Cola... Questo vi fara' pensare che la colonizzazione globale puo' avvenire soprattutto da cio' che mangiamo e beviamo.O SIAMO CIO' CHE MANGIAMO, O LO DIVENTEREMO!
FORSE UN GIORNO CAPIREMO CHE GLI AMERICANI HANNO UN'ARMA DI COLONIZZAZIONE DI MASSA PIU'POTENTE DI QUALSIASI ALTRA: LA COCA-COLA!
quindi potrei concludere con un inalienabile principio: DELOCALIZZARE PER COLONIZZARE! "Dubitate, gente, dubitate..."
Rosanti P.
28 novembre 2010 alle ore 11:43Basta poca cognizione della storia, quindi dovrebbe essere palese alla massa, che le guerre di colonizzazione oggi si combattono con le armi raffinate ed incruente dell'economia. Il territorio si conquista prima impoverendolo poi schiavizzando il nemico.
Per questo motivo è sempre più necessario per la nostra sopravvivenza spendere consapevolmente, cioè conoscere una lista di imprese corrette sulle quali investire il nostro consumo quotidiano.
Le sedi di una fabbrica sono dati verificabili nel Registro Imprese, mentre l'Ispettorato del Lavoro potrebbe rendere noti i nomi delle imprese che non violano le norme sui lavoratori. Infine, con una verifica anche al Ministero delle Finanze sul pagamento delle tasse, finalmente si potrebbe avere un elenco pubblico di imprese oneste. Del resto l'Amministrazione Pubblica dovrebbe esistere per assicurare il capillare rispetto delle normative (cioè sia i diritti che i doveri) a partire dalla Costituzione. Utilizziamo bene le ultime Leggi e gli ultimi strumenti che sono rimasti a favore del cittadino.
Ma, le associazioni dei consumatori cosa fanno?
Massimiliano Coraggio
28 novembre 2010 alle ore 15:27complimenti! vedo che si cancellano i commenti scomodi...
Massimiliano Coraggio
29 novembre 2010 alle ore 15:15Chiedo scusa per la svista! Non c'è stata nessuna censura dal Blog perché ho visto il mio commento precedente!
Vai avanti così Beppe!!!
Edoardo Bartoletti
2 dicembre 2010 alle ore 13:04Vivo in Australia da qualche mese e molti prodotti hanno il marchio AUSBUY, ovvero fatto in Australia e di proprietà di aziende australiane. Gli aussie cercano il più possibile di comprare prodotti con questo marchio. Loro hanno capito come funziona il discorso... E noi?
marco f.
2 dicembre 2011 alle ore 03:12non ho trovato nessuna lista di queste aziende che delocalizzano, e per di più mettono finta etichetta made in italy, potetet darmi indicazioni?