Lo spreco si impara a scuola, fin da bambini. L'inquinamento anche...
"Sono un'insegnante di una scuola dell'infanzia di Modena. Nelle nostre scuole (a parte rarissimi progetti-pilota) i bambini pranzano nelle stoviglie di plastica. Alcune considerazioni: la tristezza del tavolo: per educare il senso estetico li portiamo alle mostre d'arte contemporanea facendoli lavorare sulle opere d'arte e tutti i giorni vedono questa tavolata triste, nel rumore sgradevole della frizione della plastica che nessun corso di musica può cancellare... i piatti di plastica... ogni giorno, solo nella nostra scuola, viene buttata una quantità minima di 200 pezzi di plastica non riciclabile... cosa imparano i nostri bambini, il nostro futuro, dal bere un goccio d'acqua e buttare il bicchiere? Passare ai piatti in ceramica comporterebbe l'acquisto di una capiente lavastoviglie, ma soprattutto l'impiego di una persona per due ore ogni giorno e indovina? Le risorse non ci sono... ti ringrazio per quello che hai messo in moto, comunque vada. Buon viaggio a tutti." manuela barani

Scuole usa e getta
22 novembre 2009 alle ore 13:23•di MoVimento 5 Stelle
Commenti (29)
Gennaro C.
22 novembre 2009 alle ore 14:06Da piccolo andavo a scuola con il panierino, mia mamma mi ci metteva la scodellina con il bicchiere che poi provvedeva a lavare a casa, non capisco perché la scuola dovrebbe dotarsi di piatti e lavastoviglie...
Russo Caterina
22 novembre 2009 alle ore 14:53Ciao Manuela,insegno in una scuola dell'infanzia del Comune di Bologna.Nel nostro Quartiere molte scuole hanno ripristinato il vecchio "cestino":tutti portiamo piatti e bicchiere di plastica(non usa e getta),posate di metallo.Poi al termine della giornata ognuno riporta a casa il proprio cestino per lavare le stoviglie e riportarle il giorno seguente.In questo modo abbiamo eliminato la pastica usa e getta(utilizzata solo nel caso che qualcuno dimentichi il cestino).All'interno di questo processo abbiamo inserito ,durante la sparecchiatura,anche la raccolta differenziata dell'umido.Ti dirò che queste nuove modalità stanno funzionando veramente bene grazie anche al grande entusiasmo dei bambini.Tutto (o qausi)è possibile,se il gruppo ci crede davvero.
Giovanni Destito
22 novembre 2009 alle ore 15:01Ho 39 anni. Alle scuole materne ed elementari io a merenda portavo sempre cibo da casa e non facevamo il tempo pieno, quindi non c'era la refezione. Ma oggi che c'è, non capisco come la scuola NON CAPISCA che comprare piatti di cartone e posate di materiale biodegradabile sia un investimento per il futuro: il non inquinare OGGI vuol dire progettare un avvenire più pulito per i nostri figli e i nostri nipoti. Chi pagherà gli effetti della diossina che scaturisce dall'incenerimento (scusate, "termovalorizzazione...") della plastica delle stoviglie? Dovrebbero essere le istituzioni pubbliche (ministeri, scuole, municipi, ecc.) a cominciare a consumare meno e meglio.
Viva pane, burro e marmellata o pizza del fornaio con la mortadella, altro che merendine di plastica!
solidea bianchini
22 novembre 2009 alle ore 14:51io negli anni 70 mangiavo a mensa (e facevo i corsi di francese musica e giornalismo GRATIS!!!!)in piatti indistruttibili che le pingui signore della cucina (Dipendenti del comune e non di qualche cooperativa subappaltante che tenevano la scuola come fosse uno specchio) ritiravano e lavavano in una cucina nella quale erano stati preparati dei pasti caldi come al ristorante.
quando eravamo stupidi e poveri facevamo cose sagge e lungimiranti.....
Ariela fugattini
22 novembre 2009 alle ore 15:05carissima Manuela sono una tua collega di Fusignano-Ra praricamente una vicina di casa, mi fa piacere leggerele tue parole perchè avolte ho la sensazione di essere un extra terrestre approdato in queste scuole dell'infanzia che di "educativo" purtroppo non hanno più molto se non i "progetti". Pensa nella scuola dove lavoro quest'anno fortunatamente posate e piatti non sono di plastica, ma i bicchieri si in base all'umore della persona che sporziona il pranzo......per non parlare dello spreco buttando via, sotto gli occhi dei bambini, tutti gli avanzi che potrebbero andare nei canili comunali e fare un gesto ben più educativo ditanti progetti!
Teniamo duro!
Franco Conti
22 novembre 2009 alle ore 16:51Il cestino fatto di canapa intrecciata... che la mamma preparava con amore... con dentro il tovagliolo, la forchetta (di casa), il coltellino (di casa) e il cucchiaio (sempre di casa), il bicchiere di plastica (solo quello perchè la mamma diceva che poteva rompersi e mi ci sarei fatto male ma... sempre di casa), il formaggino, il pezzetto di cioccolato e la merenda!
Quando ero a scuola e veniva l'ora della ricreazione aprivo quel cestino e in quel cestino, sentivo l'amore della mamma, vedevo la mia casa, sentivo l'odore della mia cucina, vedevo mia nonna intenta ai fornelli.
Oggi la canapa non c'è più... oggi solo la plastica indistruttibile...
Meditate gente... meditate perchè è una storia vera!
Paolo P.
22 novembre 2009 alle ore 18:00A Modena c'è l'inceneritore ed è chiaro che la plastica delle stoviglie è materia pregiata per la combustione. Ecco spiegato l'arcano. Finchè esistono queste macchine infernali ve lo potete scordare che si ragioni in maniera più sostenibile.
stefano bergonzini
23 novembre 2009 alle ore 13:38devo dire che la penso allo stesso modo ,anzi penso che ci potrebbe essere anche lo zampino dell hera, a pensare male è difficile sbagliare
piero benedetti
22 novembre 2009 alle ore 18:17Non solo nelle scuole succede questo.
nella mensa dell'azienda dove lavoro ci danno da mangiare nei piatti di plastica.
Hanno installato un distributore di bevande cosi' si evitano le bottigliette ma il bicchiere è sempre di plastica mentre fino a poco piu' di in anno fa i bicchieri erano di vetro i piatti di ceramica e si fa un passo avanti e 2 indietro.
capisco che è piu' facile sparecchiare e pulire con i piatti di plastica ma ogin giorno sono chili e chili di plastica che finiscono in discarica solo di piatti e bicchieri
Francesco Mucciardi
22 novembre 2009 alle ore 20:52- SCUSATE, SO KE NN C'ENTRA NULLA MA ABBIAMO BISOGNO DI AIUTO!!! ISCRIVETEVI A QUESTO GRUPPO!!! DOBBIAMO VINCERE QUESTA BATTAGLIA, KE VOI GRILLINI CONDIVIDETE IN PIENO!!!:
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GRAZIE DI CUORE!
Michelangelo M.
22 novembre 2009 alle ore 21:36Vorrei comprendere, ma non posso, quindi ti passo delle idee, per ipotesi:
1 - se il problema é solo il lavaggio (lavastoviglie e personale):
a) perchè allora non adottare piatti e bicchieri in carta non plastificata e posate portate da casa?
a+) Sostituire i bicchieri con tazze infrangibili personalizzate con il nome del bambino, da lavare a casa o subito dopo il pasto (esistono macchine lava tazze integrate agli erogatori di bevande, le viste nelle università olandesi già nel 1996).
2 - se il problema è il personale addetto alle pulizie.
b) dotatevi di sufficienti lavastoviglie con carrello estraibile (viste nei bar, ma anche in modelli da casa).
Assistete i pargoli nel riporre le stoviglie usate nel carrello estraibile del lavastoviglie a fine pasto (basta un adulto nelle vicinanze). Azionate il lavastoviglie appena pieno ed invitate i bambini restanti a riporre il piatto nel successivo carrello.
I carrelli possono essere estratti a fine lavaggio o poco prima del successivo pasto.
:) Mai semplice é educativo.
alvisea fossa
22 novembre 2009 alle ore 21:44CIAO BEPPE,
LE STOVIGLIE PER BAMBINI FATTI IN MANIERA BIODEGRADABILE , C'E' PURE LA CELLULOSA PER BICCHIERI DI CARTA, E' LA PLASTICA CON IL MAIS BIODEGRADABILE LE IDEE NON MANCANO, MANCANO SOLO LE PERSONE QUELLE PER FAR CAMBIARE AL MEGLIO LA SCUOLA ANCHE PER I BAMBINI
ALVISE
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23 novembre 2009 alle ore 00:57proponi piatti di carta
oppure le famiglie su turni lavano i piatti di ceramica
Federico Conti
23 novembre 2009 alle ore 08:51Nella scuola in cui vanno i miei figli, sia dell'infanzia che alle elementari, i bambini pranzano in stoviglie si di plastica ma di quelle lavabili, quelle da pic-nic per intendersi, che portano da casa. Stessa cosa per i bicchieri, ogni bambino ha il proprio che porta da casa.
roberto p. roma
23 novembre 2009 alle ore 09:04ma nell,esercito esiste ancora la gavetta?e perche' non sono adottabili nelle scuole?
Simone G.
23 novembre 2009 alle ore 11:22Attenzione anche a Pontassieve in Prov. di Firenze, succedeva una cosa simile. Guardate quì cosa hanno fatto i genitori per far tornare le stoviglie di porcellana. Adesso servono stoviglie di porcellana con bicchieri in vetro, e ACQUA del rubinetto.
Simone. Pontassieve.
Loro non mollano, noi neppure.
http://www.video.mediaset.it/video.html?sito=iene&data=2007/10/25&id=3840&categoria=&from=iene
f t
23 novembre 2009 alle ore 12:27i nostri bambini imparano quello che gli insegniamo noi. volete sapere cosa imparano i bambini ad esempio giapponesi ? imparano (a partire dall'asilo) ad apparecchiare la tavola, a servire a tavola, a lavare le aule ed anche i bagni della scuola. proprio così, tutti, compreso il mega direttore della multinazionale giapponese, hanno lavato i bagni della loro scuola da bambini. forse è così che hanno imparato il rispetto delle regole e della cosa pubblica, l'umiltà e l'uguaglianza, e l'efficienza che li contraddistingue.
Massimiliano Vessi
23 novembre 2009 alle ore 12:39Anch'io preferisco le posate in ceramica rispetto a quelle di plastica. Le trovo piu' ecologiche e salutari. Pero'... pero' la soluzione piu' economica e' sempre quella piu' ecologica.
Se effettivamente c'e' un risparmio considerevole, allora vuol dire che si "spreca meno"; anche se sembra assurdo vedendo ogni giorno tutta quella plastica buttata.
In casa, per me, è piu' economico lavare i piatti: un bottiglia di detersivo mi dura per mesi. Evidentemente tra corrente, sapone e una persona stipendiata è piu' economico/ecologico prendere le stoviglie di plastica. Questo finchè lo stato caricherà con troppe tasse le aziende che assumono personale, questa e' l'unica strada da seguire.
Il problema e' l'organizzazione e la dimensione.
E' chiaro che se ci fosse un'organizzazione piu' efficiente, basterebbe una lavapiatti per molte scuole (o una scuola con piu' aule) e si passerebbe ai piatti in ceramica e si inquinerebbe meno.
Non è semplice trovare sempre la soluzione migliore e non è sempre uguale.
inguscio giorgio
23 novembre 2009 alle ore 13:16Stamane abbiamo kiamato il quirinale,fatalità le nostre pratiche d'aiuto son ferme,ECCO LO STATO ITALIANO CI STA UCCIDENDO;E CI UCCIDE L'INDIFFERENZA ANKE DELLA GENTE,DATEMI UNA PISTOLA LO FARO IO A CHI NON A PALLE DI SPONDARGLI IL CRANIO A TUTTI QUESTI POLITICI DI MERDA,LADRI;E MAFIOSI;ALTRIMENTI NON SAREBBE MORTA BRENDA,QUESTO è UN'OMICIDIO POLITICO,E STA AMMANZANDO ANKE NOI NEL SILENZIO,AIUTATECI,DA MAMMA DISPERATA,041/711040(AQUARIUS313@HOTMAIL:IT(DAI POPOLO DI BEPPE GRILLO SPACCATE IL CULO A CHI STA IGNORANDO LA SOLIDUTINE DEI GIORNI NOSTRI;DIVENTA TU UN PREMIER,AIUTATEMI VI PREGO
Alessandra Vigorito
23 novembre 2009 alle ore 13:24E vogliamo prlare delle mense. Per lavoro sono costretto a servirmene quotidianamente e anche lì lo spreco si spreca: posate e bicchieri di plastica, piatti di plastica, tonnellate di tovagliolini di carta ecc., per non parlare delle porzioni monouso che producono imballaggi. E i maledetti guantini di plastica al supermercato? E i bicchieri di plastica usati nei bar per bere un dito d'acqua? Il tutto in nome dell'igiene e ovviamente del risparmio da parte di chi produce questi servizi.
stefano bergonzini
23 novembre 2009 alle ore 13:27Non è una novità, a vignola si combatte per far bere ai bambini l acqua del rubinetto ma molte mamme sono in disaccordo perchè i loro preziosi figli non possono bere questa cosa non pura, poi si portano da casa bottigliette d acqua di marche assolutamente sicure con magari una temperatura alla sorgente di 20 gradi, praticamente tolta dal rubinetto,non vedo la differenza
gigi boi
23 novembre 2009 alle ore 13:55mense:pane confezionato.frutta confezionata,verdura confezionata,stoviglie confezionate,dolce confezionato,il tutto per la salute e l'igene.BASTEREBBERO UN PAIO DI GUANTI E DELLE PINZE PER ALIMENTI.
gigi boi
23 novembre 2009 alle ore 14:02più imballaggi(plastica)si producono,più ingrassa il cane a sei zampe ENI.
Ezio P.
23 novembre 2009 alle ore 14:40Messaggio inviato anche a "La Voce".
A proposito della giustizia, sarebbe opportuno chiedere al ministro Alfano perché anziché ventilare la possibile assegnazione di maggiori risorse non provvede a ristrutturare la giustizia così come emerge dalle indicazioni dell'intero documento di cui riporto un breve estratto ? Perché i nostri giornalisti non fanno cenno alcuno a questo documento nelle trasmissioni o negli scritti riguardanti il tema della giustizia ?
Estratto da:
"Ministero dell'Economia e delle Finanze
Commissione Tecnica per la Finanza Pubblica
Libro verde sulla spesa pubblica
Spendere meglio: alcune prime indicazioni
Doc. 2007/6
Roma, 6 settembre 2007
Par.: 2.1
Per quanto riguarda il settore della giustizia, nel confronto internazionale l'Italia risulta disporre di un numero di magistrati e di un impiego di risorse finanziarie non inferiore, e talvolta superiore a paesi che pure mostrano una performance giudiziaria migliore. Anche considerando la dinamica delle dotazioni totali di magistrati e collaboratori negli ultimi anni, non risultano vistose carenze strutturali dell'Italia sul fronte delle risorse umane. Poiché i risultati del sistema giudiziario sono invece ben inferiori a quelli esteri, è evidente che esiste uno spazio promettente di intervento per spendere meglio, anche prescindendo dai problemi dell'ordinamento e restando sul terreno meramente organizzativo.
Un aspetto importante per il perseguimento di maggiore efficienza ed efficacia nella spesa per la giustizia, riguarda la dimensione degli uffici giudiziari. L'analisi dei dati evidenzia l'esistenza nell'organizzazione di rilevanti economie di scala non sfruttate e rivela che un importante elemento di inefficienza dell'offerta di giustizia in Italia risiede nella dimensione troppo limitata degli uffici giudiziari."
capitan harlock
23 novembre 2009 alle ore 15:22MA SE RINCOGLIONISCONO GLI ADULTI FIGURATI I BIMBI!!!!
hai mai visto una scuola che educhi ??? ad esempio a leggere le etichette degli alimenti ??? se ci sono sono delle eccezioni ben imboscate...
o un insegnante dire ai bimbi" chi fuma è un coglione!!!"...anche perchè gran parte dei loro genitori si offenderebbero !!!!!
GF docett!!!!!
consumate gente...o sono cazzi!!!!!
Monica Martini
23 novembre 2009 alle ore 15:32Sono Monica Martini e sono la mamma di due bimbe che a scuola sono costrette ad usare stoviglie di plastica usa e getta e non ti dico la commozione scoprendo che la mia battaglia non è solo mia. Sono contraria anche all'usa e getta biodegradabile il messaggio educativo mi fa venire i brividi di disgusto, dobbiamo smettere di produrre rifuti!!!!!!!! non trovare altri modi di produrli. I bambini non ci ascoltano, purtroppo ci guardano e vedono cose non tanto belle, che senso c'è a parlargli di ecologia e rispetto dell'ambiente se poi a pranzo gli porgiamo un' inquinantissimo piatto di plastica?. Che massaggio lanciamo con i nostri gesti? Chi è interssato a provare a fare qualcosa per smontare il meccanismo mi contatti: monicamartini1971@libero.it
Maria Josè Cinti
24 novembre 2009 alle ore 08:50CI SONO ANCHE ALTRE SOLUZIONI MOLTO PIU' ECOLOGICHE (ARTICOLO TRATTO DAL WEB)
Pappami: il piatto che non si lava.Arriva nelle mense milanesi ed è tutto ecologico
Secondo quanto riporta il sito di Repubblica di Milano, ogni anno scolastico i bambini che mangiano nelle mense milanesi usano 13 milioni di set di piatti, posate e bicchieri di plastica. Il risultato è una valanga di 550 tonnellate di rifiuti da smaltire, con conseguente dispendio di risorse e danno per l'ambiente. E i genitori si lamentano, proponendo che ogni bambino porti a scuola il proprio piatto di ceramica. Si porrebbe però a quel punto la questione del lavaggio.
Ora un imprenditore trentino, Tiziano Vicentini, propone la sua soluzione: Pappami. Si tratta di un piatto commestibile, con un gusto simile a quello del pane, che può essere messo nel forno a microonde ed è comodamente smaltibile tra i rifiuti organici. "Gestivo un servizio di catering per banchetti - spiega Vicentini a Repubblica - e ho notato che uno dei maggiori problemi logistici era dato dallo spostamento e dal lavaggio dei piatti. Pappami è completamente commestibile e, tra l'altro, molto economico. Il costo è di circa 30 centesimi a pezzo". La produzione su larga scala dovrebbe cominciare la prossima primavera. Resta però il problema delle posate e dei bicchieri.
patrizia battiston
26 novembre 2009 alle ore 08:21Stamattina come ogni mattina quardo il tg veneto,potete immaginare quanto una mamma puo' soffrire vedendo che stanotte i ROM sono stati scortati al campo sinti dove il signor Cacciari x queste persone xbene gli ha costruito le case,e ora è soddisfatto,mentre noi sapendo le nostre condizioni non a mosso mai un dito,mi auguro prima o poi ke qua ha venezia scoppi una rivoluzione vera e propia x questa giunta comunale x questi schifosi zingari sfruttatori ladri e magnacci,Italia deve essere libera da questa gente,e deve essere libera da chi non sa comandare,o gestire un paese che è alla deriva della merda,ed ecco COME NOI STIAMO MORENDO.
Anna Castaldo
21 gennaio 2010 alle ore 11:41Caro Beppe Grillo,
sono una mamma disperata che da 5 anni cerca d'inserire il proprio figlio a scuola per garantirgli quello che la scuola dovrebbe garantirgli: l'istruzione e l'inserimento. Questo diritto a mio figlio è stato negato. Pur essendo affetto da trisomia 21 (probabilmente si tratta di lieve mosaicismo, ma è difficile diagnosticarlo) mio figlio non ha problemi cognitivi e ha avuto un normale sviluppo psicofisico fino ai sei anni, età d'ingresso nella scuola dell'obbligo. Avendolo sempre tenuto lontano dalla ASL di appartenenza e non avendogli fatto fare altro che terapie private, era stato tenuto lontano da quelli che poi ho saputo essere non altro che "protocolli di livellamento". Le terapie praticate nei centri di riabilitazione livellano tutti i bambini, rendendoli uguali e, se i meno dotati vengono avvantaggiati, i più dotati ne fanno le spese perché devono regredire. Ora, se mio figlio a sei anni ha raggiunto un livello pari ai normodotati perché deve regredire per trovarsi nella media dei bambini down? Perché fermarlo negli apprendimenti, quando a detta delle insegnanti è addirittura più veloce? Siamo stati costretti ogni anno a ritirarlo dalle scuole, perché veniva sistematicamente allontanato dalle classi, con conseguenze disastrose: vomito, rifiuto della scuola, non solo, ma anche rifiuto di vestirsi la mattina per paura di essere portato a scuola. Gli infliggevano frustrazioni, umiliazioni, la facevano spaventare, deridere dai compagni
Tutti "trattamenti" come li chiamavano loro che non fanno altro che provocare regressioni. Mi sembrava di portarlo nei "lager" dove vedevo che anche altri bambini con altri problemi subivano le stesse torture, soffrivano allo stesso modo. Forse mio figlio un poco di più, perché più sensibile e perché meno pre-trattato (le terapie cominciano a tre anni e a sei sono quasi tutti livellati)
(I parte)
