Lucio Stanca, il doppiolavorista
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Ho pensato a lungo a come definire questa gente. Questa condizione umana ha molti aspetti, molte facce. Un solo aggettivo è forse insufficiente. Limitativo. Il termine doppiolavorista non è adeguato: hanno sì due lavori, ma ne praticano in prevalenza o esclusivamente uno solo. Lavativo non è corretto, in realtà lavorano per sé. Assenteista è quasi appropriato perchè in Parlamento spesso non si fanno vedere, ma non rende abbastanza l'arroganza di questi "desaparecidos" pubblici, che ostentano la loro assenza come un diritto divino. L'impiegato pubblico cerca di non farsi sorprendere fuori dal luogo di lavoro in orario di ufficio per non essere licenziato, mentre per i parlamentari è un vanto. Loro non si sentono dipendenti di nessuno. Mangiapane a tradimento? Quattro ganasce? Riduttivi.
Fare il parlamentare dovrebbe essere un'attività impegnativa, la più importante per il funzionamento dello Stato. E' molto ben pagata. Farla part time o zero time è un insulto nei confronti dei cittadini. In particolare dei precari, dei licenziati, della generazione 500 euro al mese. Chi diventa parlamentare non deve esercitare la sua professione per la durata del mandato. E' una questione di rispetto verso gli elettori che lo pagano e verso lo Stato che dovrebbe servire. Tra i tanti nomi per questa categoria di dipendenti infedeli, "Zecche di Stato" è il migliore. Succhiano il nostro sangue, qualche volta trasmettono malattie, come il Lodo Alfano e le ronde, e si ingrassano. Uno per volta devono rendere conto alla collettività del loro comportamento e dimettersi. Iniziamo da Lucio Stanca con il suo mezzo milione di euro di retribuzione come amministratore di Expo. Lucio Stanca dimettiti! Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

