Bettino nostro che sei nei cieli

E’ disponibile il secondo DVD di Passaparola: “Senza stato, né legge…”

La puntata di oggi:

Il tesoro di Craxi
Craxi, lo Statista che fece la Storia
Craxi, i terroristi e Saddam Hussein
L’On. Gerry Scotti e boom del debito pubblico
La latitanza di Craxi

Testo:
“Buongiorno a tutti.
Chi di noi ha avuto la sfortuna di essere sintonizzato su Canale 5 ieri a mezza sera, avrà notato uno spettacolino degno della Korea di Kim Il Sung, una specie di monumento equestre in versione televisiva a Bettino Craxi, nel nono anniversario della sua scomparsa.
Un filmino messo insieme da alcuni suoi ex famigli e ovviamente trasmesso in pompa magna, è il caso di dirlo, da Mediaset.
E’ chiara la devozione di Mediaset al suo santo protettore: senza Craxi, Berlusconi non sarebbe dov’è, Mediaset non sarebbe lì visto che è sopravvissuta alle varie violazioni di legge che prima Fininvest e poi Mediaset hanno perpetrato in barba alle normative nazionali, europee, alla Corte Costituzionale, eccetera.
Grazie al padrinaggio di Craxi e poi al padrinaggio dello stesso Berlusconi che poi è andato in politica a sostituirlo.
Si comprende la ragione per cui Mediaset e Fininvest e il mondo Berlusconiano sono così affezionati allo scomparso leader pregiudicato e latitante.
La cosa interessante è che probabilmente nemmeno Mediaset si era mai ridotta così male, si era mai abbassata e umiliata a tal punto, nella sua campagna revisionista e negazionista di quello che è avvenuto nella storia italiana negli ultimi quindici-vent’anni.
Si provava imbarazzo persino per Mediaset, ieri sera, nel vedere scorrere quella specie di vita dei Santi, quella specie di agiografia di Santa Maria Goretti con gli occhiali e il garofano.
Purtroppo, molti di quelli che hanno visto quella cosa, spero pochi grazie alle vacanze, erano persone che hanno dimenticato, altri sono persone che non hanno mai saputo, altri sono persone che non c’erano perché sono giovani e quindi non hanno gli strumenti per verificare.
Forse è il caso di mettere qualche puntino sugli “i” per evitare gli effetti collaterali di queste vere e proprie armi di distruzione di massa intellettuale e cerebrale e della memoria collettiva, onde evitare che poi queste radiazioni si propaghino per anni.
Meglio fermarle, meglio immunizzarsi.
Intanto era chiaro a tutti che se fosse vero quello che è stato raccontato non si capirebbe per quale motivo questo signore è dovuto scappare dall’Italia in fretta e furia, per sfuggire a varie sentenze di condanna e a un destino di galera, visto che Craxi era stato condannato a dieci anni di galera.
Voi sapete com’è difficile in Italia riuscire a condannare un potente, non dico a dieci anni ma a dieci minuti di galera.
Lui era riuscito a totalizzare dieci anni e, se non fosse morto prematuramente, ne avrebbe totalizzati altri perché c’erano tanti altri processi per tangenti che avevano già superato la prima fase e probabilmente Craxi se la sarebbe cavata con una ventina d’anni di galera, visto quel poco che si era scoperto rispetto a quello che aveva fatto.
Soprattutto, non si capirebbe per quale motivo questo statista di fama mondiale, nei periodi di massimo fulgore, riuscisse a ottenere il 14 e qualcosa percento dei voti.
All’epoca si votava col proporzionale. Il miglior Craxi ha ottenuto meno voti del peggior Fini, perché voi vi rendiate conto di quanto poco gli italiani si fossero accorti di questo tesoro che avevano in casa, incompreso.

Il tesoro di Craxi

In compenso il tesoro ce l’aveva Craxi che in Svizzera era tenutario di due conti, il conto Constellation finanzier e il conto Northen Holding, che gli gestiva un suo compagno di scuola, Giorgio Tradati, fiduciariamente – un prestanome – sui quali accumulava i soldi delle tangenti che le più grandi imprese italiane gli pagavano.
Dalla Fiat, all’Olivetti, alla Fininvest, il gruppo Ligresti, il gruppo Torno… vari grandi costruttori, piccoli e medi.
Soldi suoi, non soldi del partito. Poi c’erano anche le tangenti per il partito che venivano gestite su altri conti, sempre in Svizzera, da un altro gestore che era il tesoriere del partito, l’On. Vincenzo Balzamo.
Sui soldi personali di Craxi andò poi a spazzolare tutto un barista di Portofino che Craxi designò al posto di Tradati, quando nel 1993 temeva che Di Pietro e il pool di Milano gli sequestrassero la roba sua.
Cioè era roba nostra però se ne era appropriato lui.
Raggio fu mandato in Svizzera: era il fidanzato della contessa Vacca Agusta , una vecchia amica di Craxi che abitava a Portofino, spazzolò i conti, portò via cinquanta miliardi di lire che Craxi teneva in quel momento e scappò in Messico, dove rimase latitante per un paio d’anni.
Una volta preso confessò e fece la lista della spesa, dimostrando che Craxi quei soldi non li usava per il partito ma per se, e infatti i giudici poi hanno ricostruito questa lista della spesa.
Una lista che fa un po’ spavento se uno pensa alla fama che hanno costruito intorno a questo presunto statista, che in realtà era un comune ladro, se “ladro” ha ancora il senso che gli abbiamo dato nei vocabolari: persona che si appropria di denaro altrui.
Si era comprato appartamenti a Barcellona, New York, La Tuille, Milano, Madonna di Campiglio.
Si era comprato un aereo privato del valore di un milione e mezzo di dollari, aveva regalato alla sua amica – la possiamo chiamare così – Ania Pieroni una televisione. Non un televisore, proprio una stazione televisiva, Roma CineTV, che pagava a botte di cento milioni al mese.
Non bastando, le pagava anche la servitù, l’autista, la colf e le acquistò – sempre a questa ragazza dalle doti spettacolari – un hotel, l’hotel Ivanhoe, a Roma e un appartamento.
Poi, naturalmente, c’erano gli affetti familiari: il fratello Antonio era un signore, dev’essere anche simpatico, che si era invaghito del guru Sai Baba, quindi pascolava per le indie al seguito del Sai Baba.
Era piuttosto squattrinato e una Craxi, coi soldi nostri, gli comprò una villa e un’altra volta gli prestò 500 milioni di lire che non rivide mai più, tanto non erano suoi.
C’era la cognata che si occupava di queste vicende, mi pare che si chiami Silvy.
Poi c’era il figlio Bobo, che a Milano in quel periodo sentiva un’aria poco favorevole, e gli affittò un bel villino a Saint Tropez perché andasse anche lui esule a svernare lontano da occhi indiscreti e malevoli.
Queste ed altre sono le destinazioni di quei soldi, ma ieri sera la parola “tangenti” non è mai risuonata in tutta l’ora del cosiddetto documentario perché si parlava d’altro.

Craxi, lo Statista che fece la Storia.

Voi avete visto, a Craxi sono stati attribuiti tutti i grandi avvenimenti dell’ultimo secolo, mancava soltanto, per motivi anagrafici, che gli attribuissero anche la vittoria nella prima Guerra Mondiale alla battaglia di Vittorio Veneto o alla guerra di Crimea ai tempi del Risorgimento, o un ruolo decisivo nel Congresso di Vienna.
Ma solo perché non era nato, altrimenti l’avremmo visto spuntare anche al Congresso di Vienna con un bel parrucchino.
In compenso gli hanno attribuito la caduta di Pinochet, il ritorno della democrazia in Cile; la Primavera di Praga; la battaglia dell’Occidente contro i missili dell’Unione Sovietica.
Se l’Unione Sovietica ha dovuto disarmare e poi è tracollata è stato merito di Craxi.
Gli hanno attribuito meriti clamorosi nella vittoria di Solidarnosc in Polonia, gli hanno attribuito addirittura la paternità di Blair.
Blair sarebbe un figlioccio di Craxi: Blair non lo sa ma è un figlioccio di Craxi.
Gli hanno attribuito la caduta del Muro di Berlino, trionfi in tutto il mondo e su tutto l’Orbe Terracqueo.
Addirittura, a un certo punto, si è sentito che Craxi sarebbe il padre dell’Europa.
Noi credevamo che fossero De Gasperi, Shuman e Adenauer: no, l’Europa che ci piace come la conosciamo ora nasce a Milano negli anni Ottanta, per merito di Craxi.
Questo abbiamo sentito dire ieri sera: Craxi che lotta contro i militari sudamericani, Craxi anticomunista perché l’Italia, se non lo sapevate, è stata governata per cinquant’anni dai comunisti, tranne il periodo in cui c’è stato Craxi.
Questa è la versione che ci hanno dato, e quando si faceva accenno alla Democrazia Cristiana era per dire che questa stava con i comunisti.
In realtà non c’è mai stato nessun governo con ministri comunisti, mentre dagli anni Sessanta al Novantadue tutti i governi, salvo rare eccezioni, hanno avuto ministri democristiani e socialisti.
Si sono dimenticati di dire che questo portentoso anticomunista di Craxi governava a Roma con i democristiani e nelle giunte locali con i comunisti.
Lui governava sempre, l’alleato cambiava a seconda di chi era a disposizione.
A Milano, per esempio, le giunte rosse erano capitanate da suo cognato Pillitteri.
Ma anche di questo familismo amorale di Craxi, che aveva sistemato il cognato a sindaco di Milano, il figlio al vertice del Partito Socialista milanese, una corte di nani e ballerine non si è minimamente sentito raccontare.
E’ stato elogiato Craxi perché si opponeva alla linea della fermezza, cioè voleva trattare con le Brigate Rosse, e questo elogio arriva dagli stessi che oggi ci dicono che bisogna avere una linea della fermezza contro il terrorismo, quello degli altri: quando il terrorismo ci tocca allora bisogna trattare.
Questa è la loro posizione.
Ci hanno raccontato che Pertini era un grande amico di Craxi, proprio un suo sponsor, mentre sappiamo benissimo che Pertini non sopportava Craxi e faceva delle sfuriate incredibili, anche pubbliche, nei confronti di questo ducetto che si comportava come se l’Italia fosse diventata una Repubblica presidenziale o, anzi, come una Repubblica dove comanda il premier.
Ci hanno fatto vedere che Craxi fu il primo a toccare il tabù della intoccabilità della Costituzione, come se fosse un bene predicare contro la Costituzione del proprio Paese – una cosa che si può fare soltanto in Italia, quello di sputare sulla propria Costituzione e di vantarsene come se fosse un merito.
Fu il primo a denunciare la politicizzazione della magistratura: non hanno precisato che Craxi si accorse della politicizzazione della magistratura quando i magistrati cominciarono ad arrestare i socialisti che rubavano.
Quando presero i socialisti della giunta di Torino, giunta rossa, che rubavano. Giunta capitanata da un galantuomo, come Diego Novelli, ma dentro c’erano anche delle persone che si sono scoperte essere permale e che infatti Novelli immediatamente segnalò, grazie alla denuncia di un imprenditore alla Procura della Repubblica.
Quando i magistrati andarono a prendere un altro boss socialista, Teardo, in Liguria, quando furono scoperti scandali che riguardavano ruberie socialiste in tutti gli anni Ottanta; quando Beppe Grillo fu cacciato dalla Rai per avere cominciato a dire quello che la vox populi sapeva e diceva sottovoce da tempo, cioè che i socialisti erano diventati dei gran bei forchettoni.
Craxi, quando cominciarono a prendere i ladri di casa sua, sentendo ovviamente avvicinare le sirene a se stesso, tuonò contro la politicizzazione della magistratura e questo viene addotto come un suo merito, mentre in realtà è l’inizio di una deriva devastante del potere politico che attacca il potere giudiziario quando questo ci vede molto bene e le rare volte che faceva il suo dovere, negli anni Ottanta.
Craxi aveva magistrati amici suoi: consulente a Palazzo Chigi, quando Craxi fu presidente del Consiglio tra l’83 e l’87, c’era il giudice Squillante che poi si è scoperto prendere soldi in Svizzera dagli avvocati dei suoi imputati, a cominciare da Previti.
Squillante era il consigliere giuridico di Craxi, era una specie di attaché del Partito Socialista nella magistratura romana dove era il vice capo dell’ufficio istruzione e, con il nuovo codice, il capo dell’ufficio GIP.
Era quello che decideva chi si arresta e chi no, chi si rinvia a giudizio e chi no, e infatti non rinviava a giudizio e non arrestava mai nessun socialista, nemmeno sotto tortura, era contro i suoi princìpi.
Ma questo, naturalmente, non era un giudice politicizzato perché era un giudice che, ad honorem, aveva la tessera del PSI, anzi la tessera col faccione di Bettino Craxi.
Berlinguer tirò fuori la questione morale e infatti, nel documentario, viene dipinto come un losco figuro, uno che parla di questione morale in casa socialista è come uno che parla di corda in casa dell’impiccato, o meglio uno che parla di manette in casa del ladro.
Ci viene raccontato che quando Berlinguer manifestava contro gli euromissili era pagato per fare quelle manifestazioni dall’Unione Sovietica.

Craxi, i terroristi e Saddam Hussein.

Ci viene raccontato l’episodio di Sigonella, che ancora purtroppo, secondo molti, è considerato uno degli aspetti migliori della carriera politica di Craxi perché nessuno si ricorda più come andarono le cose.
Un commando di terroristi dell’OLP, capitanati da Abu Abbas, aveva sequestrato una nave da crociera dell’Achille Lauro in acque italiane, nel mediterraneo.
Il governo italiano, presidente del Consiglio Craxi, ministro degli esteri Andreotti, ministro della difesa Spadolini, trattarono con il presidente egiziano Mubarak perché si arrivasse ad una soluzione incruenta e promisero a lui, e quindi ai palestinesi che erano in collegamento diretto con Arafat che come al solito faceva il doppio gioco, che se se si fossero consegnati non sarebbero stati affidati agli americani ma sarebbero stati giudicati dalla giustizia italiana.
Questo ufficialmente venne detto, cosa fu pattuito segretamente lo possiamo immaginare da quello che successe dopo.
Quando i terroristi, una volta consegnati, arrivarono su un aereo militare nella base americana di Sigonella, successe che gli americani tentarono di farseli consegnare per portarli in America e processarli.
Li volevano processare perché, contrariamente a quello che si erano impegnati a fare, cioè una fine incruenta del sequestro, si era scoperto che questi tagliagole dell’OLP, di Abu Abbas e dei suoi uomini, avevano assassinato un ebreo paralitico anziano americano, che era in crociera in carrozzella, Leo Klinghofer, e avevano lanciato il cadavere nel mare.
C’era la chiglia dell’Achille Lauro sporca del suo sangue.
Questi assassini gli americani li volevano processare nel loro Paese: giustamente, l’Italia disse: “il delitto è avvenuto in Italia, li processiamo noi”.
Certo, ma si sarebbe dovuto prendere questi terroristi e affidarli alla giustizia italiana.
Invece, si presero i pesci piccoli cioè i membri del commando, ma il capo della banda, l’ideatore del sequestro, Abu Abbas, fu caricato su un aereo dei servizi segreti, spedito in Iugoslavia e di lì mandato in Irak, dove c’era Saddam Hussein pronto ad accoglierlo a braccia aperte.
Il governo Craxi ha preso il capo di una banda di terroristi che hanno sequestrato una nave e hanno assassinato un ebreo paralitico anziano in carrozzella a sangue freddo e lo ha gentilmente consegnato a Saddam Hussein, per evitare che venisse processato in base a un delitto commesso in Italia.
Tant’è che Abu Abbas fu condannato in contumacia all’ergastolo, ma non scontò mai la pena ed è morto due o tre anni fa a Baghdad durante le operazioni di guerra, peraltro per ragioni naturali.
Questo è il caso Sigonella: non è vero che Craxi difese a spada tratta la sovranità italiana, Craxi sottrasse il capo di una banda di assassini terroristi alla giustizia italiana per farlo scappare in Irak, dove in quel periodo c’erano le armi di distruzione di massa perché Saddam Hussein si stava occupando di gassare curdi e altre minoranze.
Ieri questo non ci è stato raccontato, ci è stato raccontato che fu un capolavoro diplomatico e che anzi furono tutti contenti, che la cosa finì a tarallucci e vino tra applausi generali.

L’On. Gerry Scotti e boom del debito pubblico.

Per fortuna c’erano gli spot, in questo vergognoso documentario, e si vedeva Gerry Scotti che annunciava qualche programma da lui presentato.
Nessuno ha raccontato che l’uomo che si vedeva negli spot, Gerry Scotti, fu candidato al Parlamento da Craxi e fu eletto deputato.
Pensate, abbiamo avuto Gerry Scotti deputato, nessuno se lo ricorda.
E’ stato uno delle più grosse conquiste ottenute da Craxi a livello politico, insieme a candidature be più terrificanti, visto che in Parlamento c’erano nani ballerine e diversi furfanti.
A Craxi è stata attribuita anche la crescita delle piccole e medie imprese: faceva tutto lui, era una cosa fenomenale.
Nessuno ha ricordato che per la sua politica economica – che è stata elogiata per tutto il documentario come se fosse un grande economista, uno che ha salvato l’economia italiana – nei quattro anni in cui fu al governo il debito pubblico passò da quattrocentomila miliardi a un milione di miliardi.
Cioè, è più che raddoppiato.
Il rapporto tra il debito e il Pil, fondamentale per rientrare nei parametri europei di Maastricht, passò dal 70 al 90%.
In quattro anni un debito pubblico che era ancora abbastanza accettabile esplose e ci portò completamente fuori.
Questo è il salvatore dell’economia italiana, lo stiamo pagando ancora adesso.
Quando voi sentite dire che abbiamo settanta miliardi di euro di interessi sul debito e viene sempre attribuito a misteriose eredità del passato, bene il grosso dell’eredità si chiama Craxi.
Naturalmente, nessuno ha fatto vedere i suoi rapporti affettuosi con Licio Gelli, con Squillante, con personaggi addirittura della mala milanese.
Ci è stato detto, invece, che lui ha abbattuto l’inflazione a due cifre, ci ha trasformati in una quinta potenza mondiale, sempre naturalmente contro i comunisti che lavoravano nell’ombra perché erano i padroni dell’Italia, figuratevi.

La latitanza di Craxi.

Ci è stato detto che nel 1992 il pentapartito era in grande salute, ha ottenuto un bel cinquantadue percento dei voti e poi non si capisce cosa sia successo perché il narratore smette di parlare e si cominciano a vedere gazzelle della guardia di finanza, i magistrati di Mani Pulite, facce, circostanze e titoli di giornale.
Ma non c’è nessuno che descrive quello che è successo: è ovvio, perché se avessero dovuto descrivere quello che è successo avrebbero dovuto raccontarvi i nomi dei conti in Svizzera, i cinquanta miliardi che c’erano dentro, le spese private personali e familiari che faceva coi soldi che aveva rubato a noi.
La fuga per sfuggire, latitante, alle leggi del suo Paese, le condanne che nel frattempo si accumulavano, le confessioni che tutti quelli che gli avevano dato i soldi stavano facendo.
Alla fine ci hanno fatto sentire solo la sua versione dei fatti, cioè il suo discorso alla camera che è un altro dei grandi fraintendimenti, delle grandi leggende metropolitane perché ci viene raccontato come un grande discorso di verità e di coraggio.
In realtà non ci vuole nessun coraggio, essendo protetti dall’immunità parlamentare, ad andare in Parlamento e dire: “Signori, qui abbiamo rubato tutti: chi pensa che non sia vero si alzi in piedi e giuri”.
Questo ha fatto lui e questo si è vantato di avere fatto in un’intervista trasmessa in questo documentario.
Non ci vuole nessun coraggio perché non è che Craxi, alla fine di quel discorso, visto che diceva “ho rubato anche io”, per la sua parte di furti si è spogliato dell’immunità parlamentare e si è consegnato nella più vicina questura o caserma dei Carabinieri o della Guardia di Finanza perché gli mettessero le manette e lo portassero via a espiare la pena delle porcate che aveva commesso.
No, lui diceva “abbiamo rubato tutti” perché sottintendeva “quindi ci salviamo tutti, con una bella legge salvaladri”.
Questo era il discorso di Bettino Craxi.
Indipendentemente dal fatto che avessero rubato tanti altri – e infatti ne hanno presi tanti altri di sinistra, di centro, di destra; Mani Pulite sapete che ha preso di tutto, comunisti, persino un missino, democristiani, repubblicani, liberali – tu sai quello che hai fatto, l’hai appena detto, vai e paghi.
Questo non è avvenuto e non c’è niente di coraggioso in quello che ha fatto.
Quello era un ricatto, era un discorso ricattatorio e se c’è qualunquismo in Italia, se si dice nei bar che è tutto un magna magna, che rubano tutti, che sono tutti uguali, è colpa di discorsi come quelli.
E’ colpa di chi va in Parlamento e dice che rubano tutti.
Quando dici “qua rubano tutti” autorizzi la gente a pensare che sono tutti uguali.
Voi potete pensare che i mille parlamentari che c’erano in quel momento tra Camera e Senato rubassero tutti? Evidentemente no, c’erano un sacco di persone perbene.
Semplicemente non potevano giurare sull’onestà di tutto il resto del loro partito, ma dato che la responsabilità penale è personale, su Craxi e su tanti altri si sono trovate le prove perché c’erano ma magari su altri non si sono trovate perché le hanno nascoste, su altri ancora non si sono trovate perché non c’erano.
E’ quello che porta al qualunquismo, ed è strano che un uomo che con quel discorso e con le sue ruberie ha distrutto il più antico e glorioso partito cento anni dopo la sua nascita – perché il Partito Socialista è stato il primo partito italiano e Craxi lo ha distrutto, non i giudici, come Moggi ha portato la Juventus in serie B e non i magistrati – non venga ricordato come il distruttore del Partito Socialista.
Dopo che la gente ci era morta per costruirlo e per ricostruirlo durante la Resistenza, la gente ci aveva speso, dal più umile dei militanti ai grandi leader come Pertini, Nenni, Riccardo Lombardi, Turati.
Perché continuano a beatificare proprio quello che lo ha distrutto, portandolo nel fango e nello sterco?
Perché certi favori poi si pagano anche postumi: invece di raccontarci le tangenti, le valigette, i soldi, ci hanno raccontato la giustizia politica, la giustizia a orologeria, i suicidi in carcere.
Sappiate che per Mani Pulite non si è suicidato nemmeno un imputato. Quando dico nemmeno uno, vuol dire nemmeno uno: zero sono i suicidi in carcere dell’inchiesta Mani Pulite.
Abbiamo sentito parlare di golpe.
A un certo punto Craxi fa un parallelo tra l’inchiesta Mani Pulite e le bombe che la mafia sta mettendo in quel momento.
Di Berlusconi non si è parlato in tutto il documentario, come se Berlusconi non esistesse, come se gli imprenditori fossero solo De Benedetti e Romiti.
Berlusconi non c’era: i ventuno miliardi che ha pagato a Craxi tramite la All Iberian sui conti in Svizzera, le due leggi che gli ha fatto Craxi negli anni Ottanta per neutralizzare le ordinanze dei pretori sulla Fininvest, la legge Mammì che gli ha scritto su misura per mantenere il suo monopolio sulla TV privata.
Craxi che festeggia con Berlusconi lo scampato pericolo quando nell’Aprile 1993 la Camera nega l’autorizzazione a procedere chiesta dai giudici di Milano.
Berlusconi che scende in campo calpestando la memoria di Craxi, fingendo quasi di non conoscerlo e dicendo: “Io sono Mani Pulite, basta con questi partiti che rubano”.
Non si è detto una parola su niente, non s’è detto una parola sui rapporti tra Craxi e l’imprenditoria più losca del Paese.
Craxi è stato presentato come uno che contrastava le grandi famiglie del salotto buono del capitalismo, quando poi in Svizzera nei suoi conti arrivavano i soldi dalle grandi famiglie del salotto buono.
Persino De Benedetti a un certo punto confessò di aver pagato tangenti a Craxi perché se no nella pubblica amministrazione non lo lasciavano entrare.
Che la Fiat l’abbia pagato è scritto in sentenze definitive, eppure Craxi viene presentato come un ostacolo, una pietra d’inciampo delle grandi famiglie.
Alla fine si vede la spiaggia di Hammamet, il mare, il tramonto e ogni tanto compaiono anche i ritratti di Mazzini e Garibaldi, come per dire “avete capito che questo non è un latitante, ma un esule”.
Purtroppo Mazzini e Garibaldi non rubavano, questa era la differenza: non erano scappati dall’Italia perché rubavano ma evidentemente per motivi politici.
Per chi vorrà approfondire è inutile che vi dica che ci sono libri, documenti, delle sentenze (ne metteremo altre sui nostri blog).
Tenete presente che c’è un motivo per cui va in onda oggi.
Non c’è nemmeno la cifra tonda dei dieci anni, sono nove gli anni dalla scomparsa di Craxi.
La ragione per cui è andata in onda questa agiografia è perché, insieme a Licio Gelli, si sta avverando il progetto craxiano: presidenzialismo e controllo politico sulla magistratura.
E’ sembrato giusto, a chi di dovere, dopo il grande ritorno televisivo del Gran Maestro Unico Licio Gelli, con tanto di grembiulino, omaggiare anche un altro ispiratore di questi tempi mefitici e laidi che stiamo vivendo.
Passate parola.”