Comunicato politico numero tredici


Le elezioni hanno lasciato un senso di vuoto. Vuoto di rappresentanza. Vuoto di partecipazione. Il voto è stato soltanto una croce. Un gesto rituale. I partiti erano uno e bino, psiconano e Topo Gigio. PDL e PD-meno-elle. Stesse logiche di potere. Stessa paura di perdere il potere. Stesso programma. Stessi candidati, intercambiabili, Ichino, Calearo, Carra, Ciarrapico. In passato gli italiani hanno scelto. Per la Repubblica o per la Monarchia. Per il fronte socialcomunista o per la Democrazia Cristiana. Hanno deciso del loro futuro. Gli italiani hanno votato per il divorzio, per l’aborto, per il no al nucleare. Per l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti. Per una nuova legge elettorale. In passato sono stati elettori, opinione pubblica, movimenti. Oggi non sono più niente. Hanno la consapevolezza di non avere riferimenti. Nessuna istituzione si fa voce per i cittadini. La paura del cambiamento rende tutti parenti, complici, da Morfeo in giù. I partiti stanno spogliando la democrazia una foglia alla volta, come un carciofo. Una piuma alla volta, come una gallina. Il cittadino sente solo un leggero dolore. La democrazia diventa dittatura, ma non lo sa nessuno. La Costituzione è un peso insopportabile per i partiti. Organizzano larghe intese per cambiarla. Un inciucio benedetto dal Capo dello Stato. La magistratura è quasi impotente. La legge sulle intercettazioni le darà il colpo finale. La Polizia, per ammissione del suo capo, vive in un perpetuo indulto. I delinquenti arrestati, un minuto dopo sono fuori, grazie alle leggi ad personam dallo psiconano. L’Italia è fallita per salvare una sola persona. Era meglio dargli l’impunità a vita, un assegno in bianco e un biglietto aereo di sola andata per Hammamet. La politica è morta. I cittadini lo hanno capito, stanno interiorizzando il lutto. Il vuoto. Alla parola futuro si risponde con il vuoto delle parole. Inceneritori, centrali nucleari, militarizzazione del Paese. Il sistema scolastico produce i migliori somari di Europa. Il sistema politico ha sdoganato i pregiudicati in Parlamento. Stanchezza. L’Italia è stanca. Non ha vie di uscita. Il sistema è bloccato. Bokassa Bassolino e Testa d’Asfalto sono la stessa cosa. Si amano senza più nascondersi. I testimoni di Spartacus, il processo a Monnezzopoli, vengono uccisi come le ciliegie. Uno tira l’altro. La scorta per loro non c’è. E, se non c’è, una ragione c’è sempre. I cittadini onesti sono clandestini. Sono maggioranza, ma sfiduciata, perplessa, incredula. In attesa di un segnale. Piccole crepe nei muri. Questa politica finirà, o finirà il Paese. Gli italiani lo sanno, i partiti, forse, non ancora.

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