Ricomincio da capo


Un italo australiano di Agrigento è tornato in Italia dopo quarant’anni. Gli è venuta la nostalgia canaglia. Aveva lasciato il suo Paese nel 1968 con Mike Bongiorno e Pippo Baudo in televisione. Andreotti in Parlamento. L’Alitalia in sciopero (era dovuto partire in nave). I treni dei pendolari pieni, sudici e in ritardo. Si ricordava dei lavori stradali di allora, dei cantieri aperti dappertutto. Della Salerno-Reggio Calabria in via di completamento. Ai suoi tempi c’erano la crisi del Mezzogiorno, il problema della mafia e i neo fascisti. Ha trovato tutto uguale, preciso.
In un programma televisivo c’erano persino Mino Reitano, Peppino di Capri e Gianni Pettenati che cantava “Bandiera gialla”. “E Pannella?“, mi ha chiesto. “C’è ancora?” L’ho rassicurato che è sempre lì e fa lo sciopero della sete che è una bellezza. “E Albertazzi e Raimondo Vianello? Stanno bene?” L’ho informato che sono spesso in prima serata. “E Fede e Vespa” ha incalzato “quelli dei telegiornali?” “Hanno cambiato padrone, ma disinformano più di prima, hanno esperienza da vendere”, ho risposto. In quel momento alla radio Tony Dallara cantava “Come prima più di prima” e Mina era in vetta alle classifiche di vendita.
L’emigrante ha pensato che volessi prenderlo per i fondelli e ha fatto zapping sui canali televisivi per cercare conferme. C’erano un dibattito sulla modernità dell’opera del Manzoni con letture scelte dei Promessi Sposi, Benigni che declamava la Divina Commedia e il Papa che parlava dal balcone. L’ultima auto dell’emigrante era stata una Fiat Cinquecento, color grigio topo, con la capote. “E la Fiat come va? I suoi modelli di oggi?” Ho preso tempo, per paura della sua reazione, e gli ho mostrato una pubblicità della nuova Cinquecento Fiat, la macchina dell’anno. “Mago Zurlì?” ha sibilato. Volevo mentire, ma non ci sono riuscito. “Presenta anche quest’anno lo Zecchino d’oro, ma non c’è più Topo Gigio, adesso si è messo in politica”.
Mi ha scritto una cartolina da Sidney, dove è subito ritornato. Una vecchia cartolina con le macerie del Belice in Sicilia, dopo il terremoto del 1968, uguali ad oggi.

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