Il nuovo terrorismo

I politici si fanno vedere in giro il meno possibile. Per una visita di Bush a Roma o per il G8 si mobilita l’esercito per contenere l’entusiasmo dei cittadini. Solo lo psiconano non è più preso sul serio. E’ passato dal treppiede alle uova marce di Genova. Robetta per uno come lui circondato da 16 guardie del corpo a tempo pieno. 17 se si conta anche D’Alema.
I nostri dipendenti vivono sotto scorta. Si muovono con auto blindate. Li ascoltiamo nei salotti televisivi. Mentre parlano tra di loro. Ectoplasmi, eterei, lontani. Forse usano anche dei sosia. Non prendono mai la metropolitana o il tram. Non fanno la spesa al supermercato. Non portano i bambini a scuola per mano.
Falcone e Borsellino si rifugiarono all’Asinara ai tempi del maxi processo per sfuggire agli attentati di mafia. I nostri politici si chiudono nei loro palazzi per sfuggire ai magistrati e alla gente.
Chi protesta è annullato con il semplice uso della parola: no global, estremista, antidemocratico, populista, demagogo, giustizialista. I dipendenti hanno il terrore dei loro datori di lavoro. Anche di una semplice domanda fatta in pubblico.
Il diritto di critica non è consentito. Se dai voce ai precari, vittime della legge Biagi, sei un terrorista. Se denunci la pedofilia nella Chiesa sei un terrorista. Se spieghi che gli inceneritori fanno venire il cancro sei un terrorista. Se non vuoi pregiudicati in Parlamento sei un terrorista. Il cittadino che alza la voce è un terrorista.
E se a qualcuno venisse il dubbio che il terrorista è lo Stato? E che le elezioni in questo Paese non sono più tanto regolari? E che chi rompe i coglioni è intercettato dai servizi segreti? E che la guerra in Iraq non c’entrava nulla con le armi di distruzione di massa, ma molto con il petrolio? Il cittadino, preso da questi e da molti altri dubbi, si recherebbe allora dal suo dipendente per chiedere spiegazioni. Ma prima di riuscire a raggiungerlo, sarebbe raggiunto lui da sane manganellate democratiche. Così impara a fare il terrorista.

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