Bacilli senza frontiere

La tubercolosi è una malattia infettiva. In Italia ci sono quasi 6.000 contagiati. Almeno 1.000 in Lombardia. Circa 400 nella sola città di Milano. Dopo lo smog che uccide, anche il bacillo che infetta. Da capitale morale a capitale mortale. Da cosa dipenderà? Dalla spazzatura? Dalla mancanza di igiene dei lombardi? Dall’immigrazione?
E’ impopolare, lo so, ma qualcuno deve dirlo. Chi arriva in Italia da Paesi a rischio, dove sono diffuse malattie come la tbc e la lebbra, deve essere visitato e, se positivo, curato. Al posto dei Cpt un controllo medico e le cure. Che senso ha vaccinarsi contro la malaria e la febbre gialla prima di andare all’estero per respirare la tbc in metropolitana?
Avrei una domanda per le autorità sanitarie. Le aziende, le scuole, le pubbliche amministrazioni con casi di tbc devono comunicarlo? O devono stare in silenzio per ragioni di privacy e aiutare il bacillo? Viene prima il contagio o la privacy?
Certo è strano questo silenzio. Con 6.000 casi di tbc dovremmo chiedere l’intervento dell’OMS. Nel frattempo propongo a Livia Turco di riaprire i sanatori. Quelli algidi, in alta montagna. E alla frontiera vorrei, a turno, i nostri ministri a dare ai nuovi arrivati un bacio alla francese di benvenuto.

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