Le authority e il dit-segnale

Le authority ci proteggono. Noi comuni cittadini, noi utenti, noi consumatori. Sorvegliano le aziende del Paese. Sono come Superman o Batman quando nella notte (sempre di notte) vede il bat-segnale. Loro vedono il segnale del dito medio, il dit-segnale, di giorno e di notte e, ormai, non ci fanno più caso.
Le authority, l’inglese conferisce più autorità, mi ricordano una battuta del magistrato Piercamillo Davigo. Disse che soltanto in Italia ci sono cartelli con scritto: “Assolutamente vietato”. Negli altri Paesi basta la parola: “Vietato”. Qui, anche con ‘assolutamente’, ognuno continua a fare quello che gli pare. Questo, è ovvio, se non ci fossero le authority preposte. Preposte, mai posposte, forse supposte: Parmalat, Cirio, Tango bond, Banca Popolare di Lodi.
I monopoli telefonici, elettrici, dell’energia, delle autostrade tremano all’arrivo dell’autorità delle authority. Ma le authority non dovrebbero proibire i monopoli? E se ci sono i monopoli saranno almeno autorevoli? Domande difficili, come il voler sapere perchè i servizi da noi costano sempre di più che nel resto d’Europa. Forse le authority hanno un effetto stimolatore sui prezzi? Più in Italia che altrove? E’ la famosa teoria dell’aumento di prezzo sostenibile. E’ sostenibile fino a quando il cittadino utente non ha alternative o si inc..za e dà fuori di matto.
L’Italia con le sue authority è un caso di studio mondiale. Le authority permettono al cittadino di usufruire di costi non richiesti a pagamento. Costi inutili, ma nazionali. Un orgoglio dei nostri monopoli invidiatoci da tutti i magliari del mondo. Un esempio sono i costi di ricarica. Costi pagati quando si ricarica il telefono cellulare. A seguito di una petizione popolare per la loro abolizione un tandem di Authority, Antitrust e Agcom, ha aperto un’inchiesta. Senza una soffiata non ci sarebbero mai arrivate da sole. Loro il telefono non lo ricaricano. Il costo di ricarica esiste solo in Italia. O lo esportiamo o lo cancelliamo insieme alle authority di competenza. Dopo quattro mesi non è successo nulla. Diamogli una mano.
Ricordiamo con una mail al presidente, e nostro dipendente, dell’Agcom Corrado Calabrò di occuparsene, ma con authority.

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