I muri delle nostre città sono conciati da far paura da scarabocchi, colori, firme inventate. Noi ci siamo, un po' alla volta, abituati a questo degrado. Non ci facciamo più caso se non quando vediamo un palazzo pulito e ci sorprendiamo. Anche se alcune volte fa più schifo un palazzo grigio ossido di carbonio malato terminale di una scritta. I graffiti sono il simbolo delle città spazzatura, una sorta di certificazione. La tolleranza zero o il buonismo nei confronti dei ragazzi che imbrattano servono a poco. Vanno cambiati gli spazi cittadini e va restituita la città ai suoi abitanti, a partire dai ragazzi. Uno studio ha accertato che il fenomeno dei graffiti è legato alla mancanza di spazi pubblici, di verde, di giardini, di luoghi di incontro nelle città. Nelle città privatizzate, in cui tutto è di qualcuno, in cui tutto è cemento, i graffiti si diffondono come un virus. Sono una forma di rifiuto sociale. Una aggressione simbolica a chi li osserva. I graffiti nascono dall'eccesso di proprietà privata esattamente come i cartelloni pubblicitari che ci rubano tempo e immagini e ci stancano anche quando passeggiamo.