La fine della conoscenza

Figura: la mappa di Internet

Piano, piano, senza che nessuno si accorga di niente, si sta impedendo il libero sviluppo della conoscenza attraverso leggi, insensate, fatte apposta.

Creare un’opera digitale ha un costo molto basso, distribuirla in Rete non costa quasi nulla.
E questo non va bene…

Le corporation dell’informazione e dell’intrattenimento negli Stati Uniti, spalleggiate dalla RIAA (Recording Industry Association of America), stanno limitando la libertà di creare, di innovare.

La legge sulla durata del copyright viene continuamente estesa e, dai pochi decenni iniziali, sta per arrivare al secolo.
I contenuti coperti da copyright non possono più essere rielaborati e commercializzati.
Le pene sono sempre più pesanti, un milione e mezzo di dollari se si scaricano dieci copie di un brano musicale dalla Rete.

Ma la creazione della conoscenza deriva, sempre, dalla conoscenza precedente e, per puri motivi commerciali, questo viene impedito.

E siccome le c..e di solito gli americani le esportano arriveranno anche qua (in parte lo sono già).

I Creative Commons sono una forma di difesa, ne ho già parlato, consentono di rendere disponibile liberamente in Rete la nostra conoscenza.
Da poco il loro sito ha messo a disposizione un motore di ricerca per accedere a contenuti liberi da copyright.

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