L’albero delle banane

Alfred Kahn, professore emerito alla Cornell University, ha ancora molto da insegnare a tutti noi e a quanti continuano a rappresentare il nostro paese in “recessione” (come riportato la settimana scorsa dall’Economist e dall’Istat).

Gli economisti sono, infatti, dei “medici” strani: ti osservano come paziente e ti dicono: “sai che c’e’? Che sei morto sei mesi fa”. Ma non lo capiscono dalla puzza. E’ la statistica a rivelarglielo.

Cosi’ la recessione e’ definita come un periodo di crescita negativa per 2 trimestri.

Come e’ accaduto da noi 2 volte durante gli anni del Berlusconi boom.

Quando Kahn era uno dei consiglieri del presidente Carter, ebbe la malagurata idea di segnalare al Presidente ed ai suoi ministri che il paese rischiava la recessione. Carter e i suoi lo ammonirono: non usare mai piu’ quella parola, porta sfiga.

Kahn non si scoraggio’ e disse: bene, vuol dire che anziche’ recessione usero’ il termine “banana(è tutto vero).
Tra il 1973 ed il 1975 – pote’ dichiarare in termini politicamente corretti – il paese ha avuto la piu’ grande “banana” dagli anni della Grande Depressione“.

Ma poiche’ le parole hanno un senso, e le multinazionali piu’ peso dei produttori dei paesi sottosviluppati, i distributori di banane iniziarono a lamentarsi.

Tanto che Kahn dovette cambiare il termine “banana” con “kumquat”, un piccolo frutto simile all’arancio originario dell’Indocina.

Le parole dovrebbero essere brevettate con il loro senso originario e tutelate come le grandi invenzioni.
La benzina è diventata verde, il gasolio bianco, un inceneritore viene chiamato termovalorizzatore, i rifiuti materie prime.

Non c’è niente di male ad immaginarsi dei castelli in aria, il problema è quando ci si vuole vivere dentro.

Ringrazio per le informazioni inviate il Professor Mauro Gallegati, dell’ Universita’ Politecnica delle Marche, Dipartimento di Economia.

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