Amnesty International sta da tempo denunciando la repressione attuata dal Governo cinese contro i cosiddetti cyberdissidenti e la libertà di espressione in Rete. Dal Rapporto di Amnesty: "People's Republic of China control tighten as Internet activism grows", almeno 54 persone sono in carcere per: - aver scaricato informazioni da Internet, - aver espresso le loro opinioni o aver fatto circolare opinioni di terzi in Rete, - aver aderito a petizioni on line, - aver pubblicato informazioni on line sulla SARS, - essersi opposti alla persecuzione del movimento Falun Gong, - aver chiesto di rivedere le posizioni governative su Tienanmen, - aver comunicato con gruppi stranieri su Internet, - aver pianificato la fondazione di un partito democratico. In Cina, l'accesso alla Rete è regolamentato e filtrato dal governo con la collusione di molte aziende tecnologiche americane. In Cina chi cerca su Internet con Google o Yahoo! parole come "Free Tibet", "Falun Gong" o "Taiwan" trova il nulla o quello che vuole il governo. La tecnologia al servizio della repressione. In Cina esportiamo i diritti civili e non le nostre industrie. Chi sa di cosa parlerà oggi Prodi in Cina...