Luca Floris
19 aprile 2005 alle ore 16:12Vi ricordate di costanzo che diceva:
"attenzione che se tolgono la pubblicità vi levano il karaoke...", o qualcosa di simile. Se non erro era una specie di referendum per le interruzioni pubblicitarie nei film. Beh, cari amici quel referendum l'abbiamo già perso.
di Tobias Jones* (apparso su "Repubblica" del 31/01/2003)
Autore di "The Dark Heart of ltaly" una serie di saggi sull'Italia contemporanea
Ovviamente ogni scrittore del mondo aspetta, accetta- addirittura è grato - per le critiche. Però quando uno scrittore viene demonizzato da persone che non lo hanno mai letto giustamente
lo scrittore si arrabbia. È come se ci fosse un giornalista che critica un calciatore senza mai darsi la briga di andare a vederlo giocare. Due settimane fa ho pubblicato un lungo saggio sulla televisione italiana per il Financial Times. NON mi aspettavo neanche che 1'articolo interessasse agli italiani. Era per i lettori inglesi ed americani. II risultato, però, è stato affascinante. Nel giro di una settimana, ho ricevuto più di 500 lettere ed e-mail di lettori italiani, ringraziandomi per aver raccontato una verità palese. Dall'altra parte, la risposta era agghiacciante. Sono stato sfidato sgarbatamente in tv, denunciato come "Trotzkista", il Financial Times veniva paragonato a il manifesto da qualcuno che aveva "sentito dei brani".
Allora, cosa ho scritto per suscitare una polemica tale? Scrissi, primo, che la televisione italiana è basata purtroppo sulla quantità invece della qualità, L'indice d'ascolto è diventato più importante del prodotto. Ciò va benissimo in un supermercato, dove esiste una vera scelta tra prodotti. Però per la televisione, in cui quasi tutti i canali si assomigliano, noi- gli spettatori italiani - non abbiamo una scelta. C'e pochissima diversità perché tutti sono alla caccia dello share d'ascolto e usano i mezzi più volgari per vincere "la battaglia dell'audience".
La conseguenza è che la tv non è un mezzo per istruire o dibattere. II suo unico dovere è vendere: vendere spazi pubblicitari che poi vendono prodotti, Così personaggi televisivi diventano commesse insistenti. Esortano i loro "cari amici"-noi spettatori- a comprare dei prodotti in
innumerevoli "messaggi promozionali". Poi ci sono le pubblicità che - nonostante il referendum di qualche anno fa e nonostante il canone Rai appaiono ogni quarto d'ora su ogni canale. Difficile far una tv di qualità se la vera intenzione è soltanto attrarre spettatori per alzare i prezzi dei"consi-gli consumistici".
Poi, ho sottolineato che esiste un legame poco salutare tra la televisione e la politica. Come negarlo? Nei vecchi tempi, scrissi, la politica tentava di colonizzare la tv. Adesso, secondo me, vediamo il contrario. Non lo dicevo per fare allarmismo sullo stato della democrazia, ma per sottolineare le conseguenze deleterie sui nostri schermi. Faccio un solo esempio: Emilio Fede è un politico straordinario, geniale. Ma fare finta che sia un giornalista mi fa ridere. C'erano altre critiche (il maschilismo puro, la spinta sempre a "Karaoke-tv" e cabaret), ma anche molti comp1imenti. Ho nominato le emittenti locali (quelle di Parma in primo piano) come bastioni di qualità; il pubblico italiano l'ho descritto come meno supino dl quello britannico. Enrico Ghezzi -ho detto- Gad Lerner, Sveva Sagramola, Licia Colò sono tutti abilissimi.
Perché allora tante critiche? Sicuramente perché sono straniero e quelli che non mi hanno letto (e sono tanti) credono che l'articolo sia stato suggerito da una sorta di malinteso patriottismo britannico. Forse, anche, critiche perché ho detto le cose in un modo, diciamo, molto chiaro. Alla fine, però non ho scoperto l'acqua calda. Non avevo nessuno scoop. Ho semplicemente ripetuto la frase della moglie del presidente della Repubblica: "Tv deficiente".
Delle tantissime lettere che ho ricevuto, centinaia erano di persone che mi ringraziavano. I gruppi cattolici, gli intellettuali, i genitori con bambini, soprattutto le donne: tutti sono stufi di una televisione volgare, basata sul peggio del modello americano: celebrità, nudità, pubblicità. Il nocciolo della questione è proprio questo. Scrissi che la tragedia della tv italiana è che non è proprio "italiana". A me, 1'aggettivo suggerisce intelligenza, generosità, creatività. La televisione, però, rispecchia ben poco di un popolo di altissima cultura. È cabaret, karaoke e importazioni americane.
Capisco soltanto adesso, dopo settimane di polemiche, che la tv è una vacca sacra. Noi, gli spettatori, dobbiamo inchinarci ad adorarla. È intoccabile, indiscutibile. Perché dietro c'e palesemente più di quello che appare. La televisione italiana è 1'epicentro del potere del capo, e criticarlo è vietato.
La conseguenza? Certe persone nel governo adesso vorrebbero una protesta ufficiale sul livello diplomatico, una condanna all'ambasciata britannica a Roma per le parole pubblicate sul Financial Times. Tentiamo di immaginare la scena:
Sottosegretario agli Esteri: "Ambasciatore, vorrei fare una protesta ufficiale al governo di sua maestà", Ambasciatore: "Mi dica". "C'e stato un insulto gravissimo. Un vostro giornalista ha detto che ci sono troppi bikini in televisione". "Accipicchia non lo sapevo". "E non solo. Dice che Costanzo è sempre in tv, tranne il sabato, quando ci va sua moglie". "Vergognose queste accuse". "Poi ambasciatore, il giovane ha osato dire che non è normale avere un premier con tre reti televisive". "Veramente una polemica internazionale".
Pirandello 1'avrebbe scritto meglio, ma capite l'assurdità?
II punto più divertente è che il dibattito è stato condotto su un livello personale. Invece di rispondere alle mie idee, alcuni personaggi se la sono presa con me. Benissimo se avessero letto l'articolo, o il corrispondente capitolo ("I Mezzi di Seduzione") del mio libro. Però no. Bastava smontare il "giovanotto" dargli del "comunista", insinuare che si trattasse di una femminuccia inglese in parrucca, Altri sono andati all'attacco con il solito appello all'ascolto. Divertente questo, perché non negherei mai gli ascolti altissimi; scrissi semplicemente che c'è troppa quantità e pochissima qualità.
Ho iniziato 1'articolo blasfemo citando Karl Popper. "La democrazia", disse, "non può esistere se non ha sotto controllo la sua televisione". Secondo me, adesso in Italia sta succedendo precisamente il contrario. C'è un pericolo che lo studio televisivo diventi più potente del senato. Forse lo è già. Per me non è un bene, ne per la televisione ne per la politica. Ed e quello che ho scritto. Se ho offeso qualcuno chiedo scusa, ma credo che in questo caso a essere offensiva sia la nuda verità dei fatti.