Guerriero Selvaggio
7 aprile 2005 alle ore 12:07Alla domanda su quale dovesse essere l’atteggiamento dell’intellettuale di fronte al potere e ai potenti, il famoso scrittore Leonardo Sciascia, rispondeva – Comunque, contro. Questo atteggiamento, che comunque non è un valore assoluto, ma il pensiero di un uomo di assoluto valore, non mi sembra che sia una consuetudine che hanno gli italiani. L’intellettuale, colui che lavora con la testa più che con le braccia, è puntualmente asservito al potere, quando questo gli serve, salvo rivendicare, al momento opportuno, il legittimo diritto di cambiare opinione. Anche l’operaio a suo modo è asservito al potere, nel senso che dipende da questo per sopravvivere, ma la fondamentale differenza è che lo fa per bisogno e senza sorrisi. Le sue braccia, al momento opportuno sono quelle che fanno le rivoluzioni (quelle vere). La stampa, al cui interno militano a vario titolo, presunti esponenti del mondo intellettuale, e su cui occorre stendere un velo pietoso, tace, quando conviene, su tutto ciò che è dannoso a questo o quel potente, sia di governo che di opposizione. Questo nuoce gravemente alla salute della democrazia, tiene il popolo nell’ignoranza dei fatti, impedisce ogni forma di autentico rinnovamento, quello cioè che porta benefici alle masse. Il governo Berlusconi, ha incassato una sonora sconfitta elettorale alle ultime regionali, perché, nonostante gli intellettuali di destra e di sinistra, il popolo, soprattutto quello dei giovani, è sempre più utente di una stampa alternativa a quella tradizionale, libera da condizionamenti politici, fatta di email, di forum, di blog di condivisione di idee, cultura, musica, libertà. Questo popolo ha fatto la differenza, poiché comprende la differenza che passa tra un paese libero ed un paese apparentemente libero. L’Italia di adesso è un paese apparentemente libero. Fatto di trucchi, plastiche facciali, trapianti di capelli, bellezza e gioventù apparenti, che mascherano persone piccole, internamente vecchie e con idee abnormi. La nostra classe dirigente. Non importa che sia di destra, di sinistra o di centro, ma è la nostra classe dirigente, di tutti gli italiani. Una classe che è composta da una ristretta cerchia di persone, spesso dai nomi sconosciuti ai più, che a rotazione dirigono questa o quella mega azienda, partito politico, giornale o televisione. I ladri di Pisa, si dice, litigano di giorno per andare a rubare assieme la notte. Destra e sinistra litigano su tutto per non cambiare le cose, o meglio, per cambiarle a proprio vantaggio. La Costituzione viene modificata da Berlusconi? La sinistra che vincerà non ne stravolgerà l’operato: sarebbe stupido cambiare delle regole che assicurano al vincitore più poteri. Tutto questo il popolo, o meglio l’@popolo (at-popolo), lo sa, perché legge, discute, analizza e giudica. C’è un progetto, neanche tanto nascosto, per mantenere il popolo nell’ignoranza, attraverso la dipendenza intellettuale dalle multinazionali, che si tratti di Microsoft, Teelcom, Sony, Siae o altra sigla poco conosciuta ma altrettanto forte. Una piccola fetta di mondo che vuole decidere che cosa dobbiamo mangiare, di che malattie dobbiamo morire, che musica dobbiamo ascoltare, quale vestito dobbiamo indossare. La stessa fetta di mondo che ci sta facendo precipitare nell’abisso dell’ovvio, che ci dice stupita che d’inverno c’è freddo e nevica e che d’estate c’è caldo e si suda. Queste persone stanno riempiendo le nostre teste di immani cazzate, facendoci perdere di vista i valori autentici della vita. Questa piccola fetta di mondo, vive indisturbata, circondata da una corte di persone a cui ha fatto dei favori e che devota li mantiene al loro posto. Molti di coloro che più o meno inconsapevolmente alimentano questo sistema, occupano piccoli posti all’interno della società: si tratta di padri di famiglia che accettano il piccolo ricatto del lavoro in cambio del voto e così via. Queste sono le persone più tolleranti: tollerano soprusi, vessazioni e umiliazioni incapaci di reagire, impotenti di fronte alla necessità. La classe dirigente fa leva sul soddisfacimento delle piccole necessità quotidiane per garantirsi la permanenza al potere. È un circolo vizioso da cui non è facile uscire, una situazione che non è facile da governare, da parte di chi vorrebbe fare qualcosa. L’@popolo però comincia a muoversi, ha solo bisogno di maturare una sufficiente capacità critica nello smistamento delle informazioni che si scambiano e che spesso possono risultare artefatte. L’@popolo non vuole rimanere ignorante, ha bisogno di capire, di vivere e perciò mette in campo tutte le proprie conoscenze per tentare di scardinare il monopolio culturale dei poteri forti. Un esempio ci viene dalla possibilità di scaricare musica, libri, software via internet. È stata la naturale reazione alla politica dei prezzi e ad una politica culturale sbagliata, contro chi vuole impedire che la gente sviluppi idee e programmi per crescere. La reazione dei potenti quale è stata? Cercare di impedire ad ogni costo la condivisione delle forme di cultura, in nome di profitti sempre più elevati. Così si è riusciti ad imporre a nazioni intere l’approvazione di leggi che anziché promuovere la condivisione delle idee e la cooperazione, reprimono duramente ogni azione diretta in tal senso, mascherandola da violazione del diritto d’autore, pirateria, uso indebito di opere dell’ingegno. Mi ricordo una battuta di Massimo Troisi nelle vesti del postino di Neruda, il quale di fronte alla disapprovazione del poeta che lo rimproverava di aver utilizzato dei suoi versi per conquistare una donna, spacciandoli per opera sua, rispondeva che la poesia non è del poeta ma di colui al quale serve. Nessuno nega che il giusto compenso debba essere riconosciuto, ma nel momento in cui questo si trasforma in mero lucro, allora entra in crisi l’intero sistema della cultura.
Insomma, la questione di fondo è che una minoranza del genere umano, vuole mantenere nell’ignoranza la maggioranza, ed adopera ogni mezzo per farlo. L’unica arma che abbiamo è la condivisione di ideali comuni. Non sono la fame e le malattie che uccidono l’uomo, ma l’ignoranza.