L’Italia guiderà la strada verso la transizione ecologica

Da decenni sappiamo che il nostro modo di abitare questo pianeta non è sostenibile.

Era infatti il 1972 quando il Club di Roma presentava il suo rapporto sui limiti dello sviluppo, in cui si pronosticava che la crescita economica non sarebbe potuta continuare indefinitamente a causa della limitatezza delle risorse naturali, della limitata capacità dell’ambiente di assorbire i sottoprodotti inquinanti della produzione industriale, della distruzione degli habitat, dall’alterazione del clima.

Ogni anno, tranne che nel 2020 segnato dalla pandemia, l’Earth Overshoot Day , il giorno in cui l’umanità finisce le risorse disponibili nel pianeta per quell’anno, arretra di qualche giorno.

Nel 2017 questo giorno è caduto il 1° agosto. Nel 2019, il 29 luglio. Mentre nel 2020, per la prima volta da quando sono iniziate le misurazioni, è stato il 22 agosto. La pandemia ha rallentato il nostro ‘consumo del pianeta’, ma ovviamente non possiamo aspettare una pandemia per migliorare il nostro rapporto con la casa che abitiamo.

Possiamo certo guardare indietro ai decenni persi e alle occasioni mancate, ma è soprattutto questo il momento per investire su una vera e propria Transizione Ecologica e Solidale, che copra tutti gli aspetti del vivere e del produrre. E questo è vero per una serie di fattori internazionali e nazionali.

Innanzitutto ricordiamoci che i più grandi mutamenti della storia avvengono quando si sviluppa una sufficiente massa critica per sostenerli. Oggi sembra che questa presa di coscienza si stia verificando, e sempre più persone si rendono conto che questa stessa pandemia è stata causata dall’interferenza dell’uomo con gli habitat naturali e dall’interconnessione fisica della società globalizzata.

Allo stesso tempo, i singoli Paesi stanno convergendo sulla prospettiva che queste grandi questioni possano essere affrontate solo a livello internazionale, perché l’inquinamento e lo sconvolgimento del clima non conoscono confini.

In Europa, la crisi economica derivata dalla pandemia ha reso evidente la necessità di agire collettivamente e ha portato alla formulazione del Piano di Ripresa dell’Unione Europea (Recovery Plan), di cui l’Italia riceverà una porzione rilevantissima (oltre 200 miliardi di euro su 750 totali). Saranno in parte contributi a fondo perduto e in parte prestiti a tassi minimi.

Questi fondi serviranno sia ad aiutare la ripartenza economica, sia a progettare il nostro futuro, appunto per le prossime generazioni. Oggi abbiamo un’occasione incredibile di riconfigurare, tramite gli investimenti pubblici (e quelli privati che vi si agganceranno), il nostro modo di abitare il pianeta.

A questo si aggiungono il Nuovo Patto Verde (Green New Deal) dell’Unione Europea, che si è recentemente posta l’ambizioso obiettivo di ridurre le emissioni di CO2 di almeno il 55% da qui al 2030 (rispetto al 1990) per poi giungere all’azzeramento (neutralità climatica) entro il 2050, e gli “Importanti Progetti di Comune Interesse Europeo” (IPCEI) in materia di batterie elettriche, catene del valore della microelettronica e produzione, trasporto e distribuzione di idrogeno verde, che nei prossimi anni consentiranno alle istituzioni italiane di garantire alle nostre imprese innovative importanti finanziamenti e aiuti per la ricerca e lo sviluppo di nuove tecnologie verdi. In tutti questi progetti l’Italia c’è ed è leader con una chiara volontà politica e industriale.

Ma che cosa significa nel concreto “Transizione ecologica”? E perché non è più rimandabile? Transizione ecologica è un cambio di paradigma. Significa che è giunto il tempo di migliorare e rendere perfettamente sostenibile il modo in cui produciamo, ci spostiamo, coltiviamo il nostro cibo e lo consumiamo. Tutte queste attività finora sono avvenute ignorando di fatto gli enormi danni ambientali che abbiamo causato e tuttora causiamo. Per decenni abbiamo pensato di poter continuare a creare tonnellate di rifiuti che impiegano centinaia di anni per essere smaltiti, di poter continuare a inquinare l’aria che respiriamo con emissioni nocive di industrie, trasporti o allevamenti, di poter continuare a inquinare il suolo in cui crescono i prodotti che mangiamo, il mare da cui traiamo i prodotti ittici e le falde acquifere.

Non è così naturalmente, e questo lo dicono da anni scienziati, economisti ed ecologisti.

In Italia la divulgazione di un visionario come Beppe Grillo, con la sua fitta rete di luminari del settore, ha piantato semi di “ecologismo moderno” negli ultimi 30 anni.

Questi semi hanno portato dapprima alla nascita del MoVimento 5 Stelle, l’unico movimento politico con numeri da governo centrato sulla sostenibilità ambientale, e poi alla possibilità, colta in pieno dallo stesso Movimento nel 2019, di favorire in Unione Europea un radicale cambio di visione, contribuendo a varare misure epocali come i già menzionati Green New Deal e il Recovery Plan, totalmente incentrati sull’ambiente.

Questa nuova visione introdotta dal MoVimento 5 Stelle ha guidato gran parte delle scelte dei Governi Conte I e II, inducendo passi fondamentali come: lo stop alla trivellazione per le fonti fossili; le norme sulla riduzione dell’utilizzo di plastiche nel ciclo industriale; l’eliminazione delle plastiche monouso dalle istituzioni; l’introduzione di soluzioni di finanza climatica all’interno degli strumenti pubblici; il rafforzamento della partecipazione italiana all’Agenzia Internazionale per le Energie Rinnovabili; il potenziamento e il successivo accorpamento delle Cabine di Regia su Geopolitica Ambientale ed Energetica presso il Ministero degli Affari Esteri; l’impostazione della presidenza italiana del G20, fondata sulle parole “Persone, Pianeta e Prosperità” ed in linea con la pianificazione della Conferenza delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici, che prevede per la prima volta una riunione Ministeriale congiunta Energia-Clima; in prospettiva poi, la battaglia per una Carbon Tax europea e per il vincolo di ottemperanza a impegni e linee guida sulla lotta al cambiamento climatico da imporre a qualsiasi nuovo accordo commerciale della UE.

Il Governo Draghi ha visto la creazione, voluta dal MoVimento 5 Stelle, del nuovo Ministero per la Transizione Ecologica (MiTE), cui è seguita la costituzione del Comitato Interministeriale per la Transizione Ecologica (CiTE). Si tratta di una vera rivoluzione copernicana nell’assetto dell’amministrazione pubblica che indirizza tutte le politiche nazionali sotto una visione, appunto, di transizione ecologica.

Una visione innovativa e complessiva che rompe lo schema tradizionale d’antagonismo tra industria, sviluppo e tutela dell’ambiente e pone le basi affinché l’energia e lo sviluppo stessi siano messi in funzione dell’ambiente. Un’inversione totale di prospettiva: le politiche di transizione ecologica creano nuove opportunità economiche. Non una “decrescita felice”, ma una crescita virtuosa e sostenibile.

Tutto questo solo parlando di Italia ed Unione Europea ma, come già detto, non esiste cambiamento radicale globale senza la giusta massa critica a sostenerlo.

Oggi i tempi per questa svolta sono maturi.


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