Le rinnovabili al centro: forum legislatori 2021

di Virginia La Mura, Capogruppo della Commissione Ambiente al Senato


Il momento politico che sta vivendo il nostro Paese deve riportarci alle nostre responsabilità e al lavoro quotidiano che nonostante tutto continua ad andare avanti, secondo gli impegni presi con i cittadini. Per questo ho preso parte al Forum legislativo IRENA 2021. IRENA è l’Agenzia internazionale per le energie rinnovabili e l’incontro ha avuto come focus le azioni parlamentari volte ad aumentare gli investimenti nelle energie rinnovabili intese come elemento abilitante dei servizi. Riporto dunque il mio intervento all’interno del quale ho trattato tematiche che mi stanno molto a cuore e dell’approccio da utilizzare che deve mettere assieme questioni climatiche, energia e tutela ambientale.

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In Commissione Ambiente al Senato abbiamo approvato (mercoledì 13 gennaio) una risoluzione relativa alla proposta di regolamento che modifica l’obiettivo di riduzione delle emissioni di gas a effetto serra di almeno il 55% entro il 2030.

Questo nuovo obiettivo ci impone di rivedere gli obiettivi indicati nel Piano Nazionale Integrato per l’Energia e Clima e gli strumenti predisposti per conseguirli.

Come risulta dalla Relazione annuale del MISE sulla situazione energetica nazionale nel 2019, “per le fonti energetiche rinnovabili (FER), si sono rilevati trend di crescita in tutti i settori di impiego (elettrico, termico, trasporti); la quota stimata dei consumi complessivi nazionali di energia coperta da rinnovabili ha superato la soglia del 18%”.

Questo è un dato importante, un buon punto di partenza, tuttavia, l’impegno deve essere ulteriore, e le risorse del Next Generation EU rappresentano uno strumento essenziale per operare la transizione verde e blu.

Voglio soffermarmi su un aspetto: occorre avere un approccio olistico e integrato, quindi, pensare insieme a clima, energia e ambiente. Infatti, gli obiettivi climatici europei impongono di potenziare il ricorso all’energia rinnovabile. Ciò deve avvenire nel rispetto degli ecosistemi naturali e la biodiversità.

Il Governo italiano ha approvato il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, che presto approderà in Parlamento. Sono previsti contributi significativi per lo sviluppo di progetti fotovoltaici galleggianti ed eolici. Gli obiettivi fissati al 2026 sono rappresentati da un aumento di 4,5-5 GW della capacità di rinnovabili installata, al fine di supportare l’obiettivo del PNIEC per il 2025. In combinazione con gli impianti eolici, saranno progettati e installati impianti fotovoltaici galleggianti da 100 MW in un’area ad alto irraggiamento, aumentando così la produzione totale di energia.

Il programma punta alla realizzazione di un primo gruppo di impianti integrati eolici/fotovoltaici/storage e relative infrastrutture di connessione.

L’Italia ha ottenuto il ruolo di co-chair (assieme a Tonga) della piattaforma sulle rinnovabili offshore/energia marina: è un riconoscimento significativo dell’azione italiana nell’Agenzia, che offre possibilità di creare molte sinergie anche in vista della nostra presidenza G20 il prossimo anno.

La delegazione italiana ha suggerito che IRENA evidenzi ancor più il nesso tra rinnovabili, prosperità (benefici socioeconomici) e conservazione del Pianeta (positive ricadute su clima, biodiversità’ etc..), ha ricordato l’approccio italiano al G20 “People, Planet, Prosperity”.

Gli impianti a energia rinnovabile, sia a terra che a mare, hanno un impatto sugli ecosistemi naturali, e questo impatto deve essere ridotto il più possibile. Questa chiara indicazione è contenuta nella Strategia per la biodiversità per il 2030 e nella Strategia per le energie rinnovabili offshore.

“Gli spazi marini designati per lo sfruttamento dell’energia in mare aperto dovrebbero essere compatibili con la protezione della biodiversità, tenere conto delle conseguenze socioeconomiche per i settori che dipendono dalla buona salute degli ecosistemi marini e integrare il più possibile altri usi del mare”.

In ottemperanza alla Direttiva sulla pianificazione dello spazio marittimo, gli Stati membri sono tenuti a presentare entro il 2021 i piani nazionali di gestione dello spazio marittimo, e la Commissione riferirà in merito alla Direttiva entro marzo 2022, riferendo anche sull’applicazione della gestione ecosistemica. Inoltre, l’UE darà preminenza a soluzioni a somma positiva quali l’energia marina, l’eolico in mare che consente anche la rigenerazione degli stock ittici.

La pianificazione degli spazi oceanici costituisce il logico avanzamento e la logica strutturazione degli obblighi e dell’utilizzo dei diritti concessi nell’ambito della convenzione delle Nazioni Unite sul diritto del mare del 1982 nonché uno strumento pratico per assistere gli Stati membri nel rispetto dei loro obblighi.

Si dovrà, pertanto, provvedere alla pianificazione degli spazi marittimi e alla gestione integrata delle zone costiere. É importante realizzare la transizione verde e blu, ma è ancor più importante garantire che questa avvenga nel rispetto della biodiversità. Perciò, bisogna predisporre linee guida che integrino lo sviluppo delle rinnovabili a mare con l’esigenza irrinunciabile di tutelare gli ecosistemi, come quelle del progetto CoCoNet (towards coast to coast networks of marine protected areas from the shore to the high and deep sea, coupled with sea-based wind energy potential) per la realizzazione delle reti delle aree marine protette dalla costa fino al mare profondo accoppiate al potenziale di energia eolica del mare.

Si tratta di un progetto europeo che è stato realizzato con 22 stati, 39 istituti e più di 300 ricercatori, con due obiettivi:

1) creare una rete delle diverse aree marine e costiere protette (le italiane sono 27) nel Mediterraneo e realizzarne di nuove nel Mar Nero, che ne è privo.

2)  individuare i siti più adatti per l’eolico off-shore.

Il progetto prevede, inoltre, l’aggiornamento delle mappe del vento dei due mari, che hanno subito modifiche a causa del riscaldamento climatico. E soprattutto prevede di verificare lo stato dei fondali dei siti favorevoli dove potranno ancorarsi le piattaforme ed essere posati gli elettrodotti.

A fare da discriminante per la costruzione delle centrali, sarà infatti la presenza e la ricchezza di fauna e flora.

Il progetto ha individuato le linee guida in modo che il futuro network, formato dalle attuali aree protette e da quelle che saranno individuate in alto mare, sia regolato e gestito in modo più omogeneo, in un’ottica transfrontaliera.

Le linee guida ci consentiranno, quindi, di preservare anche l’habitat delle praterie di Posidonia oceanica, specie endemica del Mediterraneo, le mangrovie e le praterie oceaniche, che sono pozzi naturali, al pari delle foreste terrestri, strumento irrinunciabile per la lotta al cambiamento climatico.

Infine, voglio ricordare che l’Italia è partner del Regno Unito, sotto presidenza di Londra, nell’organizzazione della COP 26, e, nell’anno in corso, presiede anche il G20. Questa coincidenza è molto propizia: ci offre infatti un ruolo di primissimo piano sul terreno climatico-ambientale internazionale e ci consente di mettere in campo importanti sinergie per puntare a conseguire risultati ambiziosi. Peraltro, il G20 italiano contempla il “Pianeta” quale uno dei suoi tre assi centrali (gli altri sono “Persone” e Prosperità”), proprio perché, in questo anno straordinario per il clima e l’ambiente, vogliamo dare priorità ai temi climatici e ambientali e utilizzare il G20 quale momento di impulso ai negoziati in corso nei diversi forum.


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