Da oggi non abbiamo più scuse: case a efficienza energetica per un Paese sostenibile

Di seguito l’intervista rilasciata a Il Sole 24 Ore dal Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri Riccardo Fraccaro. A cura di Giorgio Santilli.


«Da oggi non abbiamo più scuse: ogni cittadino può fare la propria parte per ridurre l’inquinamento che arriva dalle nostre case, renderle efficienti sul piano energetico con effetti positivi di riduzione delle bollette. Abbiamo creato condizioni favorevoli perché tutti possano partecipare a questo sforzo collettivo che peraltro, con gli incentivi alla realizzazione delle colonnine per ricaricare le auto elettriche, già si proietta sull’altro grande fattore di inquinamento urbano, la mobilità. La sostenibilità ambientale e l’economia circolare si reggono su un gioco di squadra e noi ora diamo a tutti la possibilità di partecipare, ricordando che in questo preciso momento storico recuperiamo posti di lavoro e spingiamo sulla crescita soltanto se cambiamo davvero priorità, scelte e comportamenti».

Il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Riccardo Fraccaro, saluta così il varo dei provvedimenti dell’Agenzia delle Entrate che completano il quadro normativo di attuazione del superbonus al 110%. Un percorso iniziato proprio da Fraccaro con l’annuncio della nuova misura al Sole 24 Ore il 6 maggio scorso.

«Ora non manca nulla – dice – banche, imprese, professionisti, condomini possono da oggi utilizzare a pieno titolo il superbonus. Abbiamo poi in cantiere altre iniziative con cui vogliamo sostenere gli interventi – convenzioni con gli ordini professionali, un portale unico e la piattaforma per la cessione dei crediti, facilitatori presso Mef e Mise per rispondere ai dubbi di tutti – ma da oggi è già tutto operativo. Chi vuole partire con gli interventi, può farlo».

Avete anche facilitato le decisioni in assemblea condominiale con la norma inserita nel decreto Agosto. Era una delle difficoltà reali nel processo di decisione.

«Riteniamo che le norme esistenti fossero sufficienti e già portassero a quella conclusione. Ma, poiché c’erano anche interpretazioni discordanti, abbiamo voluto eliminare l’incertezza e dare una interpretazione univoca e chiara».

C’è chi teme forzature nelle progettazioni e una lievitazione di costi abnorme.

«Faremo tutti i controlli possibili, stiamo già lavorando con l’Enea per potenziarli. Ma noi chiediamo agli italiani un cambiamento profondo: prendersi ognuno la propria quota di responsabilità per guadagnare il giusto, con etica e senza speculazioni, di fronte a un progetto che fa l’interesse di tutti. Come dicevo, è il senso profondo dell’economia circolare essere una leva di partecipazione, una leva per cambiare il Paese in meglio».

Fra i nodi di prospettiva che restano da sciogliere c’è l’orizzonte temporale del superbonus. Molti sostengono che la durata fino al 2021 non basta.

«Questo è quello che siamo riusciti a fare a oggi con il bilancio dello Stato. Stiamo lavorando già, con molta convinzione, con la presidenza del Consiglio, con il Mef e con il Ministero dello Sviluppo, per allungare la durata al 2022. Vogliamo collegare questo intervento ai progetti del Recovery Fund. Siamo tutti convinti che sia la strada giusta per intervenire sulle nostre città».

A proposito di città, il decreto Agosto varato venerdì prevede altri 5 miliardi di finanziamenti ai comuni con il modello spagnolo che in Italia è diventato «metodo Fraccaro». Per altro sono investimenti che vanno prevalentemente in direzione green.

«È vero, la specifica norma Fraccaro, che pure è stata rifinanziata con un miliardo, è diventato un metodo che si applica ormai trasversalmente a vari fondi e capitoli di spesa degli enti locali per cui in effetti le risorse aggiuntive sono di 5 miliardi. Diamo una somma all’ente locale che deve spenderlo entro un certo termine; se non ce la fa, viene definanziato e le risorse passano al comune vicino che ha speso meglio e di più. È un metodo vincente perché abbiamo tassi di spesa che non hanno eguali in Italia, intorno al 98% fin dalla prima edizione. Da un certo punto in poi si è autopromosso perché sono gli stessi enti locali a spingerlo. Il miglioramento che c’è stato dalla prima edizione a oggi è, semmai, nella qualità degli interventi perché l’efficientamento energetico, che era il 40% dei progetti finanziati, è diventato il 60%».

Pensa che queste misure si tradurranno in spesa e saranno sufficienti per far ripartire l’Italia?

«Intanto siamo riusciti, sull’efficienza energetica, a fare quello che volevamo fare: creare una domanda che fosse maggiore dell’offerta. Questa è la strada per creare posti di lavoro e rilanciare l’economia, soprattutto l’edilizia, in una chiave sostenibile. Questa è la strada giusta e dobbiamo percorrerla anche con il Recovery Plan. Stiamo vivendo un momento storico che ci segnerà per lungo tempo e che io chiamo sostenibilità di transizione: dobbiamo cambiare il Paese in meglio, fare un grande sforzo in questa direzione. Mi faccia, però, aggiungere una cosa».

Prego.

«Anche la sostenibilità, come più in generale la trasformazione del Paese, passa anzitutto da un cambiamento sociale. Se un cambiamento dev’esserci, questo non può che passare dalla scuola. Pensare alla scuola vuol dire non solo preoccuparsi di cosa imparano i nostri figli ma anche come sono costruiti gli edifici dove studiano, cosa mangiano, che mezzi di trasposto usano. Significa ripensare il mondo a partire dal luogo dove una società costruisce il suo futuro. È dunque dalla scuola che dobbiamo cominciare a far capire che la sostenibilità è anzitutto una transizione culturale. La scuola forma il capitale più importante, quello umano».

Vi aspetta una sfida durissima a settembre sul fronte della scuola. E non è detto che vi porti consenso.

«Investire politicamente nella formazione forse non porterà consenso nel breve periodo. Serve maturità politica e lungimiranza per farlo. Bisogna avere la forza di avere uno sguardo lungimirante. Nel pensare al Paese che vogliamo dobbiamo sapere che non faremo il salto sociale necessario senza un investimento di lungo periodo nella scuola».