Idee ribelli: Reddito Energetico

Le idee ribelli sono le idee che possono rendere straordinario il nostro Paese e che si ribellano alla quieta disperazione del non cambiare nulla. Le idee ribelli si compongono di due parole dove ribelle è l’aggettivo come: Identità Digitale, Acqua Pubblica o Reddito Energetico.

Il 25 e 26 luglio nel corso del Villaggio Rousseau – Le Olimpiadi delle Idee abbiamo raccontato le prime idee ribelli e dato spazio a chi ha deciso di proporne di nuove. Compito di chi si proporrà come custode di un’idea ribelle sarà quello di promuoverla, ma anche e soprattutto di creare la consapevolezza che il tempo per quella idea è oggi. Proponi la tua idea ribelle!


Parliamo di Reddito Energetico un’idea ribelle che rivoluzionerà nei prossimi anni il sistema di produrre energia nelle nostre case.
Questa idea è nata a Porto Torres, dove i cittadini risparmiano già sulle proprie bollette energetiche, e si sta espandendo in tante altre parti d’Italia, come nella regione Puglia. Ne parliamo con il professore Maurizio Fauri, docente di sistemi energetici all’Università di Trento.

Buongiorno Maurizio, qual è oggi il problema in Italia dal punto di vista della produzione di energia?

«Prima di tutto vorrei partire con una definizione che penso possa semplificare il concetto di reddito energetico. C’è un proverbio cinese attribuito forse a Confucio che dice: “Dai un pesce a un uomo e lo nutrirai per un giorno. Insegnagli a pescare e lo nutrirai per tutta la vita”. Questo è il reddito energetico. Abbiamo bisogno tutti i giorni di energia, quindi piuttosto che regalare una bolletta o dare un incentivo economico, diamo un impianto fotovoltaico in maniera tale che le persone possano produrre automaticamente e autonomamente il proprio reddito. La produzione da fonte rinnovabile deve essere anche necessariamente collegata ad un effetto di efficienza energetica, come il miglioramento delle condizioni del consumo e l’ottimizzazione e la riduzione dei consumi termici ed elettrici delle abitazioni».

Quali problemi possono esserci nell’attuare questa misura?

«I problemi sono legati sostanzialmente alla non programmabilità delle fonti rinnovabili. A parte gli impianti idroelettrici che hanno dighe che possono accumulare l’acqua, gran parte delle fonti rinnovabili non sono programmabili, quindi nel momento in cui manca il sole, manca il vento perché la rete funzioni: c’è bisogno che dietro ci siano degli altri gruppi di generazione che solitamente vengono realizzati con delle centrali termoelettriche turbogas, che hanno la rapidità di essere inserite e quindi hanno la disponibilità nel coprire la variazione delle fonti rinnovabili. Per il fotovoltaico questo tra l’altro coincide, quando il sole comincia a tramontare, con il momento in cui c’è un aumento dei consumi energetici nelle abitazioni».

Quindi cosa dovremmo fare, considerando anche che sta partendo in questi giorni un’altra importante misura, il super bonus 110%? Cosa dovremmo fare per risolvere queste criticità?

«Si può risolvere attraverso l’accumulo energetico. Anche l’accumulo energetico è previsto dal bonus 110% e così come va a finanziare e a incentivare impianti fotovoltaici, incentiva anche l’accumulo energetico. Sarebbe interessante riuscire ad avere un impianto fotovoltaico che produca l’energia necessaria per l’abitazione durante tutto il giorno. In tal modo una persona potrebbe diventare autonoma nella produzione e gestione dei propri consumi. Questo eviterebbe alla rete nazionale di avere gruppi pronti a intervenire con quella che viene chiamata power capacity. Si produrrebbe da fonte rinnovabile, si accumulerebbe energia e la si utilizzerebbe quando se ne ha bisogno».

Cos’è cambiato oggi in Italia con lo sviluppo delle fonti rinnovabili?

«L’incentivo che è stato dato dal 2005 al 2013 con il conto energia ha cambiato molte cose, sia nella produzione che nella gestione dell’energia. La non programmabilità ha comportato la presenza di centrali di riserva. Ma soprattutto sono cambiati i flussi energetici: prima dello sviluppo del fotovoltaico, delle fonti rinnovabili, la grande produzione era concentrata al nord nelle centrali e i flussi energetici erano tali per cui l’energia elettrica dal nord veniva trasportata verso il sud. Il conto energia nel corso di 5-10 anni ha cambiato sostanzialmente questa situazione. Dal 2005 al 2018 la distribuzione e il trasporto dell’energia si sono invertiti. Ora l’energia viene prodotta a sud e viene trasportata verso il nord. Ciò ha comportato anche la nascita di una serie di nuove infrastrutture».

Nel futuro cosa ci porteranno queste misure di cui abbiamo parlato oggi?

«Questi sono dei passaggi indispensabili. Non possiamo immaginare che nel futuro ci sia lo stesso consumo di idrocarburi che c’è stato in passato. È importante che ci sia un cambio di mentalità. È di questi giorni la notizia che in Siberia si sono toccate punte di 38 gradi in posti dove la temperatura non aveva mai superato i 16-18 °. Stiamo veramente vivendo dei momenti forse di non ritorno. Forse non riusciremo a tornare indietro ma dobbiamo necessariamente limitare i danni».

Forse è proprio il cambio di mentalità l’idea ribelle che c’è dietro il reddito energetico. Finalmente lo Stato non vede più il cittadino come un consumatore, ma lo vede come un produttore, come un suo socio. Lo Stato investe, quindi paga gli impianti fotovoltaici sulle case dei cittadini italiani e gli utili di questi impianti vanno ad abbattere la bolletta per tutta l’energia che l’utente riuscirà a consumare. La parte eccedente invece verrà venduta dallo Stato nella rete e i soldi che lo Stato riuscirà a guadagnare da questa misura a costo zero per i cittadini verranno reinvestiti per fare nuovi impianti fotovoltaici. Quindi ci guadagnano tutti: ci guadagnano i cittadini perché abbassano le proprie bollette, ci guadagna lo Stato perché dall’utilità della vendita dell’energia riuscirà a finanziare nuovi impianti fotovoltaici, ci guadagnano l’ambiente e l’aria che respiriamo.


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