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8 Novembre 2018

L'Italia ha bisogno della fantasia dei nuovi Ferrari e dei nuovi Olivetti

di Luigi Di Maio

Ecco il mio intervento integrale alla Cerimonia di consegna al Quirinale delle onorificenze ai nuovi Cavalieri del Lavoro. Ho parlato di lavoro, impresa e giovani e ho ricordato due Cavalieri del Lavoro illustri: Adriano Olivetti e Enzo Ferrari. Leggete e condividete!

Buongiorno a tutti, saluto il Presidente della Repubblica e le alte cariche dello Stato presenti alla cerimonia. Do il benvenuto ai nuovi Cavalieri del Lavoro e saluto con grande gioia i 25 giovani Alfieri del Lavoro che li accompagneranno e che vivono in questa giornata una esperienza di vita non comune per chi da poco è entrato nella maggiore età.

Oggi celebriamo il lavoro e l’impresa consegnando un’onorificenza che ha un grande valore, non solo simbolico. I 25 nuovi Cavalieri sono nel loro campo quotidianamente impegnati a rendere grande il nostro Paese. Le loro intuizioni, il loro essere pronti a sfidare l’evoluzione dei mercati e a comprenderne le opportunità, sono l’esempio concreto di come l’Italia può oggi affrontare le difficili sfide che si presentano in un’economia sempre più globalizzata ed interconnessa.
Ognuno di voi nel suo campo, in realtà territoriali anche molto diverse, ha creato un modello d’impresa vincente e solido. Siete uno spaccato del nostro Paese, reale concreto, che quotidianamente porta avanti grandi progetti e crea occupazione e benessere. Rappresentate le eccellenze di questa nostra Italia, in particolare quella spina dorsale di piccole e medie imprese su cui si regge tutto il nostro sistema produttivo e ci rende la seconda potenza manifatturiera d’Europa. Siamo orgogliosi di voi.

Quello che ricevete oggi è un riconoscimento importante. Uomini e donne che hanno fatto la storia della nostra nazione sono stati come voi oggi “Cavalieri del Lavoro” e in questo giorno speciale vorrei ricordare due di loro, il cui pensiero ancora oggi per me è fonte di ispirazione quotidiana. Vorrei citarne due frasi che sono straordinarie per la loro incredibile attualità e che possono essere una bussola per orientarci in questo periodo di rivoluzione del mondo dell’impresa e del lavoro. Sia a noi come governo, sia a voi come imprenditori.
La prima frase è del Cavaliere del Lavoro Adriano Olivetti, che ha concepito anche l’idea di comunità che per me ha rappresentato la base del mio impegno politico. Olivetti disse che “Il lavoro dovrebbe essere una grande gioia ed è ancora per molti tormento, tormento di non averlo, tormento di fare un lavoro che non serva, non giovi a un nobile scopo”. Il lavoro è oggi più di ieri la grande sfida che dobbiamo affrontare. Ci troviamo infatti davanti a sfide epocali, innescate dalla rivoluzione apportata dalle nuove tecnologie del digitale, in particolare l'intelligenza artificiale e l'automazione.

È una rivoluzione che ha due implicazioni fondamentali. Una sulle imprese, che devono necessariamente rinnovarsi, e una sui lavoratori, che devono essere accompagnati in un nuovo e costante percorso di formazione. L'Italia deve essere in prima linea in questa fase di trasformazione globale e infatti abbiamo predisposto un piano d'azione per affrontare le trasformazioni tecnologiche. Il nostro obiettivo è fare dell'Italia una Smart Nation. Abbiamo deciso di puntare nei settori che secondo noi sono fondamentali e che sono quelli in cui ci sarà una sempre maggiore esigenza di nuovo lavoro, di nuovi investimenti e di nuove imprese nei prossimi anni:

- l’intelligenza artificiale;
- la tecnologia della Blockchain;
- il venture capitalism.

Queste misure saranno la base di quello che abbiamo chiamato INNOVATION ACT.

Contemporaneamente abbiamo dato il via a una nuova forma di protezione sociale per i cittadini, il Reddito di cittadinanza. Voglio ribadirlo anche qui. Il Reddito di Cittadinanza è finalizzato al lavoro, ma se per alcuni è una gioia, come ricordava Olivetti per altri è un tormento. Un tormento non averlo, un tormento cercarlo, un tormento farne uno percepito come inutile o peggio ancora, aggiungo io, sottopagato, non tutelato, senza dignità. Il Reddito di Cittadinanza serve non per sostituirsi al lavoro, ma per lenire questo tormento. Ti aiuta quando non ce l’hai con un sostegno economico per continuare a poter mantenere te stesso e la tua famiglia. Ti aiuta a cercarlo con la rivoluzione dei centri per l’impiego per la quale è stato stanziato un miliardo di euro. Ti aiuta a farne uno utile che ti soddisfi, intervenendo nel percorso della formazione. Il Reddito di Cittadinanza è il lavoro senza tormento, senza l’ansia, senza il ricatto. È il lavoro con la dignità.

La seconda frase è del Cavaliere del Lavoro Enzo Ferrari, che ho sempre ammirato fin da quando da piccolo ho iniziato ad appassionarmi dell’automobilismo e delle macchine da corsa. Ferrari disse a proposito dell’Italia: “Non abbiamo petrolio e miniere, ma possiamo primeggiare nel mondo con la fantasia”. Parole che dovrebbero essere scolpite sulla pietra per quanto sono vere, attuali e potenti. Ci parlano della Storia che fu, ma ci dicono anche qual è la direzione da seguire per superare questo mare in tempesta.

Le rivoluzioni del digitale cui accennavo prima hanno avuto come conseguenza quella che viene definita “smaterializzazione” dell’economia. E quale terreno più fertile possiamo immaginare per chi, non avendo petrolio e miniere, ha sempre primeggiato e può primeggiare nel mondo proprio grazie alla fantasia, alla creatività, all’inventiva! Queste nostre peculiarità, in un mondo in cui il nuovo petrolio è rappresentato dai Big Data, possono essere la chiave per vincere tutte queste sfide. Ci sono sicuramente alcune cose su cui lo Stato deve intervenire. Ad esempio per sfruttare al massimo la potenzialità dei Big Data è necessario superare il digital divide e infatti come governo abbiamo deciso per prima cosa di affrontarne la componente infrastrutturale. Dobbiamo realizzare le infrastrutture digitali, le autostrade del futuro su cui circolerà il bene più importante oggi a disposizione: l’informazione. Abbiamo iniziato liberando le frequenze per il 5G, ma c’è ancora tanto da fare. La banda larga deve raggiungere ogni cittadino italiano. Così come per il miracolo economico degli anni ’60 furono fondamentali autostrade, porti e aeroporti, oggi per il nuovo miracolo saranno necessarie le nuove infrastrutture digitali. E anche questa volta lo Stato farà la sua parte nel costruire un nuovo patrimonio pubblico a disposizione dei cittadini.
Big Data, intelligenza artificiale, internet of things. Questo è il terreno in cui la nostra fantasia si può sbizzarrire. Da qui possono nascere nuove imprese, nuovi posti di lavoro, nuovi servizi di successo. Parlo di servizi e non di prodotti perché la tendenza generale e quella che prevarrà nei prossimi è quella delle aziende che non si limitano a fornire un prodotto ma un servizio tagliato su misura del consumatore. Il consumatore del futuro piuttosto che desiderare un’auto, preferirà un servizio garantito, pagato con abbonamento, che gli assicura di potersi spostare con semplicità dal punto a al punto b. E magari questo avverrà con una macchina completamente elettrica e a guida completamente autonoma.

Nel Paese della Ferrari e delle Olivetti abbiamo tutte le carte in regola per realizzare nuove invenzioni di questo tipo. Anche la dimensione delle nuove aziende del digitale ben si presta alle dimensioni dell’impresa italiana. Non servono dimensioni mastodontiche, ma piccole imprese unite da un forte spirito di squadra e da intenti e valori comuni. Instagram, il popolare servizio di condivisione delle foto, al momento dell’acquisizione da parte di Facebook dava lavoro a 15 dipendenti, aveva 30 milioni di utenti ed era stata valutata un miliardo di dollari. La differenza col sistema americano è il sistema di venture capital, quindi la possibilità di reperire gli investimenti iniziali per costruire un’impresa attorno a un’idea, e il finanziamento della ricerca da parte dello Stato. Lacune che vogliamo colmare tramite l’azione di governo. La fantasia, come diceva Ferrari, di certo infatti non ci manca.

Le aziende hanno tanti bisogni. Bisogna deburocratizzare, bisogna abbassare il costo del lavoro, bisogna formare nuovi lavoratori. Ma è prioritario andare avanti insieme in una direzione che sia chiara e in un progetto che sia di ampio respiro. Puntiamo sull’innovazione, puntiamo sulla dignità del lavoro, puntiamo sulla fantasia italiana! Voi avete già realizzato tanto e potete dare una grossa mano a far continuare a sviluppare questo Paese. Il mio auspicio è che i 25 alfieri del lavoro possano crescere, formarsi e realizzarsi in Italia. E che tra di loro, magari, sia presente il prossimo Ferrari e il prossimo Olivetti.

Postato da Luigi Di Maio alle 14:14 in Il blog delle stelle